LIBIA , L’INTERVENTO SI AVVICINA


 Molti sono i fattori che rendono l’intervento prossimo .                                    Giusto alle 23 , ora italiana di ieri,  l’ambasciatore italiano all’ONU ha dichiarato che l’Italia “E’ pronta ad un ruolo guida per stabilizzare la situazione libica”!

Il degrado del contesto impone sia dal punto di vista territoriale , che bellico l’assoluta necessità di bloccare l’avanzata dei jihadisti del Daesch.               Prima che l’intera aerea del litorale libico passi sotto il loro controllo.          Fino ad oggi l’unica resistenza l’hanno incontrata scontrandosi con  le milizie di Feyr Libia che controllano l’area  di Misurata. Per questo nel precedente post indicavo che Sirte era stata occupata, ma solo parzialmente .                  Ma già i jihadisti stanno cercando di aggirare l’ostacolo sulla via verso ovest passando più a sud , un territorio poco abitato e desertico.

Nel contempo, come avevo accennato 10 mesi fa nei post dedicati a questo tema , i jihadisti legati ad Al Qaeda, dopo essersi accampati nel sud della Libia , nella regione del Fezzan,    stanno rapidamente raggiungendo il confine con la Tunisia . I Boko Aram ed i  gruppi provenienti dall’est del paese , da Derna e dal sud Egitto. Questo movimento di jihadisti , oltre che essere strategicamente prevedibile , poteva essere evitato.

La conferma l’ha data il premier del governo libico  di Tobruk , quello riconosciuto in sede internazionale,  Abdallah  Al -Thani.                                           In realtà una mezza conferma dell’avvicinarsi di queste milizie è la morte di 4 doganieri tunisini al confine di Kasserine.  L’esercito tunisino ha inviato circa 5000 uomini a presidiare il confine con la Libia. Il ten. col. Belhassem Ouselati , portavoce del Min. Difesa tunisino,  afferma che il sistema dispiegato dovrebbe impedire ogni infiltrazione e , soprattutto,  il traffico di armi che oggi rappresenta il problema principale.                                                   Ma il dilemma  si pone anche in direzione opposta.

Come scrivevo un’anno fa da 3000 a 4000 mila giovani tunisini sono andati a combattere in Siria ed Iraq. Adesso circa 500, o più  di questi , stanno rientrando in patria su richiesta di Al Baghdadi . Lascia perplessi il commento del ministro degli interni tunisino M. Gharsalli  in proposito: “questi soggetti non rappresentano un problema “! (sic).   

Ma a parte questo aspetto , l’opinione pubblica tunisina viene tenuta parzialmente all’oscuro del reale pericolo che incombe sul paese.                      La differenza tra Tunisia ed Algeria è in proposito notevole.                          Mentre la prima è oggi l’unico paese ad aver raggiunto una vera democrazia, dopo la primavera araba con l’elezione libera di Parlamento e Presidente  moderati , l’Algeria da decenni vive una dittatura ed un controllo assoluto da parte dell’esercito che resta decisore ultimo!

Quindi i fondamentalisti in quel paese sono braccati , in numero limitato e costretti a vivere sulle montagne al confine con la Tunisia .                      Quest’ultima invece, conta una parte di popolazione fondamentalista , circa il 10%  . Per lo più giovani , con limitata istruzione che , a causa della forte disoccupazione  , sono tentati dal raggiungere le fila  dei miliziani del Daesch. Queste sono le fila, la fonte  di coloro che si uniscono ai jihadisti.               Alcuni si pentono, ma è molto difficile , se non improbabile disertare per loro……..

Ma esaminiamo adesso i fattori politici. 

Le trattative di Ginevra sono naufragate in una miriade di veti opposti. L’inviato spagnolo Bernardino Leon  annaspa tra le mille difficoltà di una mediazione che oggi è divenuta impossibile per il precipitare degli eventi.   Qualunque mediazione è ormai fuori portata ed il crederla possibile in questa condizioni è peregrino, fuorviante , al limite della demagogia!                    Nessuno, tanto meno Prodi, può riesumarla oggi.   Leon si trova in Tunisia e parlava in video conferenza da Tunisi con il Consiglio di Sicurezza a New York.  La sua presenza in Tunisia è anche un elemento che induce a ritenere che il paese darà il suo assenso ad un “intervento umanitario” congiunto .           Una forza di pronto intervento che , come ritengo ed ho scritto , deve essere composta da paesi musulmani confinanti e che, secondo quanto è possibile intendere, sarebbe posta sotto il co-ordinamento italiano.               

Nel contempo,  quest’oggi in un colloquio telefonico durato 45 minuti , Gentiloni ed il suo omologo tedesco  Frank Steinmeier sembra abbiano delineato un’ accordo di massima  tra i due paesi circa la posizione che intendono sostenere . Germania e Italia non fanno parte del Consiglio di Sicurezza , dove invece Francia e Gran Bretagna (i guastatori ottusi dell’operazione 2011)  sono presenti.  Ecco quindi  delinearsi un mezzo per pesare al suo interno ed  imporre una visione europea meno interventista , ma più ragionevole . Pur sempre nel quadro di una guerra , non certo di una passeggiata , o di un’operazione di “peace keeping”  che nelle condizioni presenti e con un avversario come il Daesch non è minimamente concepibile! Militarmente tra Egitto , Algeria, Tunisia , forse Marocco, più Italia si puo’ pensare ad un contingente di circa 80 mila uomini tra esercito, aviazione e marina. Con un appoggio interno delle milizie che fanno capo al Gen. Haftar ed un numero non indifferente di tribù locali ,sia lungo il corridoio confinante con la Tunisia ,  che  quelle  posizionate nell’ovest del paese.

A questi fattori politici si aggiungono infine dei fattori legati al territorio, al meteo ,  alla comunicazione, alla percezione degli eventi. Le ragioni legate alla stagione. Non si può certo attendere più di 7/8 settimane, non solo perché l’avanzata verso ovest dei jihadisti sarebbe terminata, ma anche per il calore dell’estate da quelle parti.  Sbarcare su un territorio già occupato significa accettare un numero di feriti e morti più elevato. Sia che si arrivi dalle retrovie , sia sbarcando.

Concedere tempo ai jihadisti significa dar loro il tempo per armarsi e ricevere ulteriori invasati pronti a morire sul fronte .Mi riferisco qui ad un’azione congiunta ed i danni collaterali sono a carico dell’intera coalizione , non italiani.  Ma certo non si può affrontare un tale scenario con un’informazione che tratta la guerra , perché di questo si tratta ,come un video gioco!            Infine,  come da più parti sottolineato,  è evidente che come io stesso scrivevo,  occorra una strategia di medio-lungo termine capace di fornire gli strumenti necessari per ricostruire il paese Libia.

Per rendere il lato sud del Mediterraneo parte integrante della cooperazione e sviluppo economico europeo. Ed in tal modo raggiungere quella sicurezza e polizia delle frontiere marittime che sola può ragionevolmente considerare il mediterraneo un mare di tutti,  dove Nostrum sta per comune  ai paesi  che ne sono parte integrante . 

Buona vita a tutti.

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2 risposte a LIBIA , L’INTERVENTO SI AVVICINA

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