Why Tunisia?


exult49:

Ho decisamente apprezzato molte delle considerazioni svolte da Nadim Oudali sulle quali concordo pienamente. Ma la situazione attuale é molto più complicata e dicotomica di quanto asserito. In primo luogo nel corso dell’excursus , Oudali scientemente lascia in secondo piano , ma ben evidente che il nemico di questa Tunisia , sia un nemico esterno. No non é così. Il terrorismo in Tunisia é di fatto integralmente interno! Vedasi sia l’attentato del Bardo , sia quello di Sousse. Questo governo che ha vinto delle elezioni democratiche , unico paese del Maghreb , ha commesso un’errore tipico di un potere che teme l’opposizione e cerca di evitare uno scontro. Il compromesso con En-nhada é un errore politico che i commentatori tunisini hanno volutamente taciuto. Perché? Ma perché una società civile democratica non accetta compromessi con i fondamentalisti. Con un governo di transizione islamico che ha rotto l’equilibrio della laicità del paese voluta ardentemente dal padre della patria Bourguiba. Unico paese negli anni ’50 ad ottenere la fine del colonialismo senza versare una goccia di sangue. Unico paese a concedere il voto alle donne in quegli anni, unico paese dove il ruolo e la parità delle donne é stato rispettato.

I fondamentalisti con le loro stupide teorie hanno di fatto rimesso indietro l’orologio della storia . Orologio degli anni’70 quando il populista ignorante Gannouchi , leader della formazione é stato posto in esilio da Ben Alì . Una dittatura presidenziale la sua , imposta con un colpo di stato , aiutato dal governo italiano di Craxi …..
La primavera araba é stata un vero fallimento ovunque , salvo che parzialmente in Tunisia.
Ma questa primavera é stata innescata per interessi geo-politici da alcuni paesi del Golfo ;Qatar, Arabia Saudita e dalla Turchia che ha visto nell’affievolimento del ruolo dell’Egitto la porta aperta per un islamismo attivo
La guerra in Siria ed Iraq ha fatto il resto.
Dai 3 ai 4000 tunisini sono stati lasciati andare a combattere in Siria con la Jihad dal governo tunisino islamista .
Ed il loro ritorno in patria é oggi sulle coscienze di questi leaders che meritano di essere nuovamente rinviati in esilio senza se , senza ma..! Certo la società tunisina resta una società liberale , ma dove sono stati recentementi operate una serie di inoculazioni religiose che purtroppo hanno attecchito.
Le moschee sono divenute centro di indottrinamento , alcuni imam predicano la sharia. La disoccupazione giovanile endemica costituisce una bomba in un paese di 11 milioni di abitanti con una piramide demografica rovesciata 2/3 della popolazione sotto i 35 anni!!!!! Quanto alla sinistra si può ragionevolmente dire che non riesce ad assumere un ruolo più invasivo nella società civile.
Cosa che potrebbe modificare l’equilibrio attuale ,dove la politica appartiene a ottuagenari.
Chokri Belaid aveva compreso l’impasse del paese e quello politico.
Per questo é stato ucciso. I sindacati in Tunisia devono prendere peso, allargare la loro capacità d’influenza nella base.
Meno operaisti , più movimentisti. La sinistra in Tunisia può assumere un ruolo , solo se sarà capace di coinvolgere la classe media.
Quella classe media che oggi soffre ed é arrabbiata.
Occorre riprendere in mano i principi di Bourguiba .
Quelli dei primi dieci anni. Il problema é e resta a livello la classe della borghesia nazionale che é rimasta alla finestra durante questi ultimi 3/4 anni.
Che ancor oggi non smette di attendere. Quella che ha vissuto come i rentiers francesi del ‘700, di privilegi e rendite che non possono più esistere.
La solidarietà e la partecipazione al bene pubblico attualmente in Tunisia non esistono più! Occorre rivedere la distribuzione della ricchezza del paese!
Anche su tale terreno occorre ritornare al laicismo di Bourguiba . Libera chiesa in libero Stato.
Ed infine una parola sulla recente politica fatta di accordi , di compromessi , spesso , troppo spesso, basati su ruberie, escrocs, raccomandazioni , familismo.
Una burocrazia da modificare e rinnovare rapidamente per mutare il corso del paese. Bonne chance aux amis tunisiens …

Originally posted on A bleeding heart lib Social Ocean. In the company of N. Chiaromonte, E. Levinas, M.Conceiçao Tavares & S. Weil:

Riporto il chiaro, sintetico post su facebook di Nadim Oudali-

Qualcuno mi chiede: perché vogliono distruggere la Tunisia? perché i terroristi ce l’hanno con questo paese? perché dopo il Bardo anche l’attentato di oggi a Port el Kantaoui? perché così tanta violenza e barbarie in posti così belli?

Cercherò di dare la mia opinione personale, da tunisino, da militante politico ( sono il portavoce a Roma del Front Populaire (Tunisie), da persona che conosce questo paese, che ci è nato e vissuto, che lo ama ma cerca anche di avere una visione lucida malgrado questo momento difficile.
Intanto sgombiamo il campo: la religione non c’entra nulla. è una questione di potere e di soldi.

– La Tunisia ha una posizione strategica, in mezzo al mediterraneo, capace di controllare tutto il flusso tra i due bacini del mare nostrum. (il canale di Sicilia, è largo solamente 90 km)
– E’…

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LA SCONFITTA DELLA POLITICA ESTERA AMERICANA IN MEDIO ORIENTE


“Certo lo scontro é ormai a livello di genocidio tra sunniti e sciiti ed ha nell’Arabia Saudita e nel nuovo vertice la sua massima espressione.        Eppure tutto ciò non provoca alcuna onda, gli USA tacciono per motivi finanziari, politici , geostrategici, militari.”

Così sintetizzavo nell’ ultimo post la politica estera americana nei confronti del Medio Oriente e delle precedenti  guerre svoltesi in quella vasta area geografica .         Dall’Irak all’ Afghanistan. Dopo il disastroso intervento di W. Bush decretato soprattutto dal volere delle lobbies che da sempre controllano il complesso militare-industriale americano e dai neocon,   allora maggioranza assoluta nei due rami ,House of Représentatives e Senato , gli errori commessi sono enormi.  Errori strategici , politici, culturali, etnici. Credere di poter modificare l’assetto tribale, etnico, religioso di un paese attraverso una pioggia continua di denaro é davvero pura idiozia . Pensate tra americani e britannici sono stati gettati al vento circa 25 miliardi di dollari in dieci anni! Se poi aggiungiamo  armi e infrastrutture , la spesa per le forze armate irakene é stata di circa 60 miliardi di dollari. L’esercito irakeno forte di 193 mila uomini e circa 500 mila riservisti  é sparito  nel giugno 2014 avanti all’offensiva di 40 mila jihadisti!!!!

Perché? Perché su 193  mila sulla carta i veri stipendiati , fonte Ministero Interni, erano 135 mila, 50 mila erano fittizi , inventati per lucrare sugli aiuti. In realtà l’esercito di cui disponeva lo Stato Maggiore era di appena 80 mila.  Il governo irakeno non ha mai speso denaro per il loro addestramento.             Ed infine le tensioni all’interno di quell’esercito sono eclatanti perché  il comando é affidato agli sciiti  ed i sunniti si sentono fortemente discriminati  dai loro stessi comandi.  Non sorprende quindi che l’Isis abbia potuto minacciare ora la stessa Baghdad!

La perdita di Ramadi ha prodotto un corto circuito nel governo iracheno. Il premier Al-Abadi ordina quindi alle milizie sciite e non alle truppe regolari dell’esercito sunnite di riconquistare Ramadi e di lanciare un’offensiva in grande stile contro l’Isis.. Non solo, i due ex nemici  da sempre,  Irak e Iran,  che si sono massacrati in una guerra costata milioni di vittime, si ritrovano fianco a fianco per lottare contro il comune nemico , Isis fondamentalisti sunniti supportati da Arabia Saudita, in primis ,  dai Paesi del Golfo , non tutti , la cui strategia é l’asservimento totale dgli sciiti nella loro area d’influenza!. 

Sono lieto di questo capovolgimento perché ancora una volta le contraddizioni della politica estera americana e del Pentagono vengono alla luce nella loro quintessenza. Giustamente Al Amiri ,leader del gruppo paramilitare Badr, ha dichiarato “avrebbero dovuto ascoltarmi prima . Non ci hanno voluto a Ramada , riferito ai leaders sunniti dell’Anbar, ma ora che rischiano , ci pregano di ripulire Ramadi da quei bastardi sunniti dell’Isis!”      Il governo iraniano nel contempo sfrutta l’occasione e promette a Baghdad il massimo sostegno e di accettare ogni richiesta di aiuto contro l’Isis.

Akbar Velayati, consigliere della guida suprema  Ali Khamenei , ha dichiarato ” Faremo di tutto per l’Iraq. Ovvero, daranno copertura area alla milizie sciite irakene ed alle loro stesse truppe.   Oltre   ad Al Badr  di Al-  Amiri che conta circa  15 mila uomini armati ed addestrati in Iran, ci sono i 90 mila uomini della formazione sciita popolare  di Al -Shabi.Infine gli sciiti irakeni di Kataeb Hezbollah  , sciiti irakeni  addestrati da  libanesi ed iraniani che di fatto  obbediscono alla guida suprema iraniana Kamenei .

Tutto questo mette gli USA in una condizione  precaria ed infelice!!!. 

John Kerry ed il Pentagono  si trovano ora ad ammettere notevoli errori. L’Iran ha trovato la via d’uscita più eclatante dalle  sanzioni e da una situazione di estremo isolamento mostrando tutta la sua forza nell’appoggiare i fratelli sciiti irakeni. L’altra faccia della medaglia dell’impasse, per non definirla débacle , della strategia americana é la            posizione  estremamente accondiscendente  nei confronti dall’Arabia Saudita e della sua recente politica di espansione nell’area  , e del supporto dato a movimenti e milizie terroristiche.

L’assenza dall’incontro al vertice con Obama, la reiterata volontà di essere autonomi e più indipendenti nelle scelte politiche e strategiche nella loro zona d’influenza, la volontà di sottomettere , vedi epurare , gli sciiti nelle loro aree e di farlo senza scrupolo alcuno, mostra e rende evidente la rottura con lo status precedente. Il nuovo vertice mostra i denti!

Ciò che affermavo nel post precedente circa uno scontro potenziale tra Arabia Saudita ed Iran é dimostrato dalla recente volontà espressa dall’Arabia di volersi dotare di armi atomiche. Una tale eventualità scoperchierebbe il vaso di Pandora. Gli USA non dispongono più  della forza di dissuasione del passato, né del potere di veto che hanno detenuto fino al decennio scorso. Il mondo sta cambiando . La finanza , gli equilibri geo – politici, il ruolo di certi paesi richiedono quindi attenzioni particolari.

Occorre limitare la proliferazione di armi nucleari in aree dove la conflittualità  genera mostri, dove la fede é sinonimo di sopraffazione, di  visione teocratica e castale .Il denaro é uno strumento non il fine!                                         

Ecco l’errore , il virus letale che spesso ha accompagnato la politica estera degli USA. L’altro é quello di credere di poter sempre giocare su due tavoli. Con gli arabi  ed il loro “modus pensandi” é deleterio.  Il denaro é sterco del diavolo ,   Il nemico del mio nemico é mio amico! Queste due semplici considerazioni sintetizzano il pensiero. Dick Cheney ha mostrato nel  suo  voler negoziare con tutti , dai  tagliagole  alle milizie,  di essere   un  vero  dick! Quando  fai affari  per il tuo impero  aziendale, Halliburton, e incontri  Al  Baghdadi credendolo un potenziale alleato, vuol dire che non hai compreso nulla . 

Buona vita.

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EUROPA – NORD AFRICA – IMMIGRAZIONE


Niente é mutato sotto il cielo africano!

I tentativi di ricondurre le molteplici fazioni/ tribù libiche ad un accordo per il cessate il fuoco languono sotto il cielo marocchino.  I due governi presunti su quel territorio sono,    e restano sempre più nelle mani di coloro che ne reggono le sorti dall’esterno ……      L’inviato delle Nazioni Unite continua nelle sue peregrinazioni ed inutili colloqui.             Non é questione di uomini , ma di politica e strategia.  La Libia diviene sempre più un “teatro di pupi”, al servizio d’interessi quanto mai evidenti , ma volutamente celati dai media .

Recentemente irridevo alla richiesta ufficiale della UE per poter intervenire contro il traffico di esseri umani nel Mediterraneo ed in Libia quando l’Arabia Saudita,  senza chiedere alcunché,  bombarda bellamente popolazioni civili in Yemen senza che si sollevi il benché minimo alto là.   Certo lo scontro  é ormai a livello di genocidio tra sunniti e sciiti ed ha nell’Arabia Saudita e nel nuovo vertice la sua massima espressione.        Eppure  non provoca alcuna onda.   Gli USA tacciono per  vari motivi, finanziari, politici, geo strategici, militari.   

Ed allora i Paesi del Golfo sono indotti a considerare la loro area geografica  un “piccolo santuario”, dove regimi teocratici che vivono socialmente e culturalmente  nel 18° secolo governano  come desiderano fottendosene delle N.U.

Noi europei che viviamo nel 21° secolo invece,  ci sentiamo vincolati dai trattati che abbiamo sottoscritto.  Una questione che prima , o poi dovrà avere risposte , se non conseguenze.   I poteri di veto dei 5 grandi +1  (si fa  per dire) purtroppo nella fase di stallo attuale non fanno che peggiorare una situazione sempre più conflittuale tra status quo ed evoluzione dei rapporti di forza globali.    In tal senso alcune mie considerazioni circa la creazione di una Comunità Europea di Difesa svolte in precedenti post  rappresenterebbero  una svolta, un’evoluzione ed uno smarcamento da parte della Potenza Europa da una supposta “univoca visione  e strategia occidentale”   .                                   L’incidente dell’altro ieri circa la nave bombardata in acque territoriali libiche battente bandiera turca,  é l’esempio lampante di una informazione asservita.                                Mentre il governo di Tobruk subisce un blocco di forniture militari, il Daech le riceve candestinamente. 

La Turchia ed il Qatar da oltre cinque  anni sovvenzionano movimenti legati al DAECH. L’Arabia Saudita dal suo canto  supporta  il movimento salafita.  Molta parte del rigurgito di questo fondamentalismo nasce dal wabismo . La visione fondamentalista sulla quale poggia il potere della teocrazia saudita ed a cui si ispira la parte integralista più asservita. 

Lo ripeto da oltre due anni e con dati incontrovertibili riguardo alle fonti.                              E’ evidente che il comandante delle forze armate governative di Tobruk , il gen. Haftar, sia costretto ad agire per prevenire lo sbarco di armi e munizioni dirette al Daech le cui milizie  si trovano lungo la fascia costiera Tripoli /Misurata.                                                                    Se gli occidentali  non hanno  il coraggio, l’interesse , la voglia d’intervenire nei confronti delle teocrazie dei Paesi del Golfo , allora che  lo  si dica e non si accrediti l’idea che non c’é niente da fare.   Prima , o poi si dovrà prendere atto che quei Paesi vogliono espandersi e realizzare un grande blocco  islamico che vada dal Medio Oriente a tutto il Nord Africa.    

La fine del petrolio come principale risorsa energetica  prevista per il 2050 é maledettamente vicina…….. Nel frattempo occorre valutare come arginare l’espansione, ponendo quei paesi in una condizione di sicurezza.                                                                  Tutta l’area del Maghreb , il sud del Mediterraneo , i nostri vicini  , sono sotto attacco .

Mauritania, Marocco, Algeria, Tunisia , e Libia , oltre l’Egitto,  sono divenute aree contendibili che ,a  mio avviso , debbono essere difese.                                                                Ed allora,  insieme alle azioni di risposta all’immigrazione , allo sfacelo libico, alle richieste di aiuto dell’Egitto , ritengo si debba  adottare una strategia comune di contenimento prima,  e di chiusura impermeabile dell’area poi . Il gen. Al -Sisi rappresenta un valido alleato per sigillare l’area del Daech …… 

Nel contempo  si deve pensare ad una politica improntata ad una strategia di coinvolgimento del bacino sud del Mediterraneo.                                                                  Realizzare uno sviluppo coerente ed armonico che tenga conto delle diversità , ma anche delle numerose similitudini.                                                                                                         Mare Nostrum si definiva ieri  , e lo é a maggior ragione oggi ,con la globalizzazione in atto. Dimenticarsene, oltre che un errore clamoroso,  sarebbe una immane sciagura politica.

L’intervento europeo che é in procinto di essere realizzato ha, e deve possedere , una duplice caratura .  Umanitaria e militare.  Il governo di Tobruk deve comprendere che deve sottostare alle regole imposte , se vuole operare come tale, non profferendo minacce velate, o peggio propaganda  ( jihadisti imbarcati con migranti) …..                                          Il Daech , ed i suoi supporters , Turchia, Qatar, Arabia Saudita , devono comprendere che il loro ruolo e la loro strategia non ha spazio alcuno!!!!    E che non sarà loro consentito di infiltrarsi oltre ……   Lo stesso massaggio  ,  ma ben più attenuato vale per la Russia che oggi rivolge lo sguardo ad Est , ma sempre guarda con interesse al M.O.

Ecco, qui ancora una volta gli interessi europei non sono, e non coincidono,   con quelli USA , né quelli della NATO, nella versione ultimo decennio.                                                  L’Ucraina rappresenta un falso idéologico!   Per giunta mal posto e peggio gestito! Tornando al prossimo  intervento in Libia,  é evidente che le operazioni dovranno avere  uno scenario di terra , oltre che marittimo.                                                                         E’ altrettanto chiaro che il fronte terrestre operativo supera i mille kilometri! Un’estensione enorme.

Su quest’area si fronteggiano 4 diverse milizie appartenenti a campi avversi, più l’esercito del governo di Tobruk che é  di fatto assediato nel nord est del Paese.                            Quindi  le operazioni del nostro intervento  , quando avverranno ,  si svolgeranno su territori  occupati dal nemico.    La nostra intelligence  gode di buone fonti ed ottime   relazioni.    Questo é un Paese dove l’ENI ha sempre avuto eccellenti  contatti  e mantenuto  un notevole fair play nei confronti delle tribù .                                                         La Libia rappresenta il più grosso investimento Eni fuori dall’Italia, come ha dichiarato Descalzi in un suo recente intervento .Operiamo là dagli anni ’50. Camp Elephant é il più grande campo petrolifero in Libia .

Occorre saper  fondare l’intervento sulla fiducia delle tribù ostili al Daech.                                Offrire loro l’appoggio per riportare la Libia allo stato di paese autonomo, indipendente e sovrano .  E’ fondamentale ricucire l’errore macroscopico dell’intervento anglo-francese!  Nel quale siamo stati trascinati da un governo incapace e privo di senso della realtà!                                                                                                                                                                                                                 Saper fornire aiuto e supporto nel costruire istituzioni e mezzi  per porre le basi di una convivenza civile tra le etnie del paese. E creare le condizioni politiche per una pacificazione , essenziale per la continuità .                                                                                   Le risorse finanziarie  non mancano:  1.6 milioni di barili costituivano  la produzione nel 2013 , pari a circa 420 milioni di dollari al giorno per il governo libico!  Oggi la produzione non raggiunge neanche 180 mila barili !                                                                               Occorre  ricondurre le varie tribù alla negoziazione   attraverso un coordinamento  obbligato.   Le tre aree geografiche  ;  Cirenaica, Tripolitania e Fezzan , devono comprendere che una loro divisione condurrebbe al disastro , mentre una forma federativa potrebbe dare spazio alle attese ed aspettative di ciascuna di quelle comunità.   

Soprattutto su questo progetto deve lavorare l’Italia. Con l’augurio che ciò possa realizzarsi.  

Buona vita 

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HAPPY DAYS


Come promesso, eccomi a cospargere il capo di ceneri!       

Per quanto possa contare dopo anni di previsioni azzeccate,  ho toppato il risultato delle elezioni britanniche. Si così le definisco! In realtà gli “opinion pols” hanno toppato alla grande. Perché britanniche ? Ma perché in UK le differenze tra i tre soggetti cominciano a farsi notare                                                Gli scozzesi hanno ottenuto un risultato eccezionale ed inaspettato a pochi mesi dal referndum che li aveva visti soccombere.. I Gallesi hanno dato la preferenza al Labour , ma ciò non ha modificato il risultato finale.

I Lib-dem hanno perso, così come L’UKIP del grillo guitto inglese. Un risultato decisamente diverso da quanto prospettato.  Certo vedere i leaders dei partiti perdenti dimettersi il giorno stesso fa un certo effetto a noi che viviamo in un paese ingessato , dove le dimissioni sono un eccezione e gli imbecilli di politici abbondano! Ma questa resta un’amara soddisfazione, visto che gli italiani non selezionano i loro rappresentanti e decisamente non sanno sceglierli. Ma lasciamo perdere….. Torniamo all’analisi del voto. Thomas Kempfer columnist del Guardian , giornale che aveva appoggiato la candidatura di Milliband , é giustamente ricorso ad   un vecchio , ma sempre attuale adagio; si finisce sempre per votare con il portafoglio , mai con il cuore! Mi sembra assai corretta come osservazione. Molte sono le considerazioni da fare. Le diversità tra le varie componenti socio-economiche in cui si divide oggi il paese sono sempre più ampie. 5% della popolazione con nazionalità sono dei nativi delle ex colonie. Gallesi e Scozzesi sono sempre più tentati dall’uscire dal Regno che  definire unito a me sembra eufemistico. 

La miseria , intesa per condizioni economiche pessime si allarga sempre più nelle periferie di tutti i maggiori centri urbani. Gli ultimi 10 anni sono a livello sociale i peggiori  vissuti in termini di disoccupazione, welfare, e condizione giovanile. La dicotomia tra la  Britannia e le altre regioni dell’UK é in crescita. Il referendum svoltosi poche mesi fa , non ha modificato di una virgola il desiderio ed il progetto degli scozzesi di riprovarci. Anche alla luce della nuova leader che sembra possedere un forte carisma e notevole competenza politica.

E’ vero come si sottolinea oggi da più parti che Ed Milliband non é un grande comunicatore , capace di “bucare lo schermo” , ma é senza dubbio un’eccellente organizzatore . Suo fratello, ex ministro, é preferito dai media, ma fu trombato da Ed alle ultime primarie di partito. Il Labour aveva affrontato queste elezioni al meglio, ponendo seri interrogativi circa la politica dei Tories in termini economici.  Ma decisamente ciò non ha funzionato.  Lo stesso dicasi per gli ultra-nazionalisti dell’UKIP il partito con cui si é alleato il guitto Grillo al P.E.  Niente in comune . Solo una necessità numerica da parte di entrambi per poter creare un gruppo . Bene anche il fratello guitto ha perso e si é dimesso.  L’ultimo a dimettersi il leader dei Lib-Dem. Partito cerniera spesso alleato con i Tories , ha perso di brutto , praticamente spariti. Un partito che ha sempre accompagnato al governo i conservatori stessi e talvolta  in caso di grandi svolte i laburisti.  Letteralmente finiti!

Già si discute di modificare la legge elettorale . Ciò in quanto  il contesto politico era funzionalmente basato su tre partiti. Oggi i partiti  sono almeno 9 ed allora il problema si pone. Al di là del premio di maggioranza del quale il bischero nazionale oggi ha parlato a sproposito in quanto i collegi, il rapporto con il territorio e la rappresentanza in termini di coefficienti  è completamente diversa . Sia in termini di découpages elettorali , sia di peso loro attribuito. Ma si sa i nostri cianciano  e molto..!

La vittoria dei conservatori conduce inevitabilmente al tema referendum sull’Europa. Previsto  per il 2017 dagli stessi conservatori che sono da sempre anti UE , più volte posticipato, oggi  lo stesso Cameron l’ha evocato per per ingraziarsi  i conservatori  più irriducibili. La  posizione in merito dei laburisti é sempre stata più blanda. Ma la maggioranza dei britannici  da sempre é isolazionista e quindi anti europea! Britannici , badate bene, non Scozzesi, né Gallesi in buona parte. A parte Londra  in mano ai laburisti e da loro gestita , il resto della Britannia é profondamente restata quello  che era……….Ecco quindi che ,se  confermato,  l’uscita della GB dalla UE diviene cosa certa. Nessun dubbio,  non c’é bisogno alcuno di sondaggi.

Da europeista convinto quale sono attendo con impazienza questo momento. La GB é l’ostacolo principale all’integrazione europea. Al superamento degli attuali trattati che ancora concedono agli Stati nazionali potere di veto sul proseguimento dell’integrazione . Il dualismo  della Gb nei confronti dell’Unione  é  da sempre evidente! Il fatto che la City rappresenti ,  grazie alla speculazione contro euro ed Europa il 20% del PIL UK , la dice lunga sul ruolo ed il peso che la GB ed i suoi governi giuocano nel limitare l’evoluzione delle Istituzioni europee.

L’Europa confederata , o federata che sia sarà continentale , o non lo sarà mai ! Credo sia a medio termine più probabile una Brixit che una Grexit! Certo  ciò comporterebbe mutamenti a catena . La Scozia diverrebbe comunitaria ,  e forse il Galles. La Nato subirebbe una débacle e ciò porterebbe alla nascita, at last,  della Comunità Europea di Difesa. Organizzazione che alla luce dei problemi strategici nel Mediterraneo e della globalizzazione in atto supererebbe l’attuale dimensione  USA- Cina- Russia ,offrendo al più grande mercato ed al più ricco agglomerato sulla terra i mezzi che le competono. Oltre a  contribuire all’aggregazione/creazione  di un complesso militare-industriale européo indipendente. E’ evidente che molto dipenderà dalla volontà del governo  Cameron di lanciarsi in questa sfida referendaria. Quanto ho aggiunto sarebbe  corollario dell’esito certo del voto popolare.

Buona vita . Ai  posteri..

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FINALMENTE, A’ LA BONNE HEURE, AT LAST, ENDLICH!


L’attesa si é interrotta. I prodromi di una sinistra  alla sinistra del PD sembrano essere in corso di realizzazione.

Come ho scritto su FB,  ascoltare Civati mi ha indotto a rompere gli indugi e riprendere il mio blog. Civati rappresenta il tal caso un’anello della catena . Una maglia di cui c’era bisogno per rompere gli indugi e cominciare a costruire un partito senza leader,  propositivo, strutturato e con un progetto ed una visione capace di intercettare il maggior numero di coloro che hanno perso ogni interesse e speranza.                                                     Di coloro che ritengono   l’etica e la partecipazione attiva la base  stessa della politica.

Ho definito in alcuni interventi sul mio muro FB quelli che considero essere i fondamentali . Laicità, progresso , solidarietà,  in primis.                                                       Ritengo che Civati e con lui Landini, e spero tanti altri, diano vita ad una selezione accurata di coloro che rappresenteranno il gruppo di riferimento. Questo ritengo sia un’elemento dirimente. Intellettualismi, settarismi, elitismi mal riposti, cariatidi dovranno restarne fuori.

Si deve poter dar vita ad un partito che non ripeta gli stessi errori del passato , dal PSIUP a Sel, passando per Rifondazione. Un partito che nasca con l’intento di non essere costola di nessuno . Competitivo  ed in contraddizione con ciò che é oggi divenuto il PD, una Margherita ributtante!  Ecco , durante 8 e mezzo della Gruber,  uno dei giornalisti a chiosato l’idea con la nuova legge elettorale che la nuova formazione possa essere uno dei cespugli, o in alternativa far perdere al Pd il governo.   In primo luogo si può sempre , seguendo il voto utile,  votare per questa nuova formazione e poi in caso di secondo turno , molto probabile  , esprimere la valutazione definitiva. Ma  ancor prima di valutazione e strategie elettorali l’idea é di condizionare nel merito e nei contenuti il PD che resta.      Non da ex alleati , ma da competitors a tutto tondo. Lo spazio che l’embrione di oggi ha dinanzi é enorme.

Oltre il 50% degli aventi diritto al voto non lo esercita! Chi per protesta, altri per mancanza di offerta politica , altri ancora per disinteresse totale nei confronti di questo tipo di rappresentanza.  Ecco su questo piano il linguaggio , la comunicazione, la percezione stessa avranno sin dagli inizi una profonda importanza.

Ieri ho espresso la mia stima e interesse nei confronti di Landini in quanto operaio, in quanto sindacalista, ma soprattutto per la sua intelligente , incazzosa ,  coinvolgente semplicità ed umiltà.  Il suo linguaggio é immediato ed all’altezza dei 2/3 degli italiani che come é noto non sono degli intellettuali. Ecco in tale funzione la sinistra ha sempre prodotto personaggi. Intellettuali dal linguaggio escatologico . Fenomeni da salotto. Vendola, Bertinotti con la sua erre moscia, Ferrero ecc. ecc. Bravi alcuni , altri meno , ma non credibili , proprio per  coloro che ieri ed oggi rappresentano l’elettorato potenziale. Basta  con questi esegeti della rivoluzione borghese. Basta con le Barbara Spinelli . Basta con gli Tsipras populisti . Basta con l’antieuropeismo che conduce al nulla , alla miseria, al nazional-leghismo, al provincialismo più idiota e bieco.

Occorre ripercorrere una stagione di diritti.  Diritti individuali , diritti soggettivi, Diritto e rispetto del lavoro. Ma soprattutto Lavoro, in senso di occupazione. Sappiamo tutti che con il 43% di disoccupazione giovanile, 3.5 milioni di giovani  senza lavoro! Con altri 2 milioni di ultra cinquantenni  senza lavoro, con il 67% di donne  senza lavoro, con 1/3  della popolazione oltre i 55 anni  la ripresa non ci sarà mai! Su 22.5 milioni di popolazione attiva  (dai 15 ai 65 anni) risultano occupati 14. 5 milioni.  In GB con 27 milioni di popolazione attiva ne  lavorano 19 milioni.  Ecco questi sono i dati della nostra drammatica situazione.. Legge elettorale? Job act? Affidato al perito agrario Poletti? Riforma della scuola?  Suvvia  lasciamo perdere.

Se davvero vogliamo il cambiamento occorre il coraggio di attaccare i veri centri di potere. Rendere il nostro Paese competitivo.

a) Si richiede il recepimento della legge europea in materia,  che impone la messa all’asta delle concessioni   governative ogni 5 anni!            b)  Si denunciano i Patti Lateranensi  Siamo unico paese al mondo a concedere tali e tanti privilegi alla chiesa cattolica che elude 14 miliardi di euro all’anno tra i cespiti del 24% di immobili che le appartengono sul totale patrimonio nazionale  più le attività di vario titolo quali : Scuole, Università , Alberghi, Cliniche , Ospedali e Onlus che a vario titolo ricevono  aiuti finanziari  di notevole entità , più l’8/000 !!! Se vi pare poco ?

c)Si richiede il referendum per ogni testo legislativo che impatti con l’istituto della rappresentanza.

Ecco, giusto per enunciare tre provvedimenti che oggi siano strumento di aggregazione . La dinamica della società italiana in termini demografici sostiene questo trend.

Il fondo di Galli della Loggia sul Corsera di oggi,  Il fondo di Scalfari su Repubblica di ieri mettono in evidenza la visione trans generazionale dell’ideologia politica , della commistione tra destra e sinistra, tra vecchi e giovani ….Occorre quindi ritornare alla realtà, alla quotidianità ….Ristabilire il contatto con il territorio. Riappropriarsi dell’elettorato del PD in libera uscita , delle sue sezioni, ma perfavore nessuno  dei suoi funzionari!

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ISLAMISMI


Nel mio recente viaggio da trekker in Marocco per una veloce , ma intensa salita  al Jbel  Toubkal , la vetta della catena dell’Atlas ,  mi sono anche concesso un’arresto sul percorso.  Sidi Chamharouch, luogo di pellegrinaggio musulmano, come lo stesso  prefisso “Sidi ” annuncia.                                         

Per la  presenza di un marabout , che in dialetto berbéro sta per uomo santo, venerabile.  Che in arabo corrisponde a Sufi. La montagna luogo di raccoglimento e di meditazione offre sempre ragioni per approfondire cognizioni e valutazioni , se non giudizi. Ecco la ragione di quanto vado a scrivere avendo frequentato per quasi un ventennio ed a vario titolo il Maghreb ed il mondo islamico. 

Islamismi perché storicamente d’interpretazioni  coraniche ve ne sono molteplici,   e come corsi ricorsi storici addivengono a scontri e conflitti che generano distruzioni ed esodi da secoli. Credo che per un’analisi approfondita del mondo musulmano e del suo credo occorra un background multidisciplinare .  Sociologico, , économico e politico. I motori di questa violenza sono oggi costituiti dai rapporti di forza tra gli Stati e nel contempo dai coflitti interni allo stesso ISlam. La violenza che l’Isalm vive oggi  é la stessa tragedia , la guerra fratricida il cui obiettivo  é la definizione stessa di musulmano.  Chi sia il musulmano , quali le prerogative, le stigmati.

Una sorta di competizione a chi é il più puro……….Wahabita, takfikirista, fratello musulmano, sunnita , sciita . La lotta oggi è a chi imporrà il proprio modello di “buon musulmano”, chi deterrà il brand e quindi il monopolio della fede .

E’ evidente  a tutti coloro che s’interessano alla politica, ed alla strategia  politica che il potere économico dei Paesi del Golfo é oggi  vincente sulle altre visioni e culture islamiche. In effetti lo sponsor del salafismo di cui tratterò più tardi é l’Arabia Saudita. E ne vediamo oggi le conseguenze.  A ciò si aggiunga il ruolo di Internet che si scontra con la trasmissione classica della fede  appannaggio della tradizione musulmana che era veicolata dalla famiglia. Oggi tale trasmissione é superata . E’ superata in varie aree del M.O.,  dell’Asia ,da scuole coraniche che indottrinano, non educano.

Da interpretazioni basate su letture orientate alla violenza. Il Daech  non rappresenta  certo tutto l’Islam, ma una parte che é coltivata , e veicolata  da decenni in M.O. ad uso e consumo delle teocrazie che dominano quei territori. Spesso la lettura del Corano é legata ad un immaginario , una story teller , che rielabora il testo in un approccio dogmatico,   non meditativo/riflessivo, travisandone il contenuto ed il messaggio.

Quella in effetti la visione dogmatica dell’Islamismo del VI/VII sec.. L’educazione islamica oggi é un’immensa Babele. Dove il Profeta ( Maometto)  é sempre più spesso più importante di Allah stesso.  Il salafismo é un concetto , un modo d’intendere di vivere la religione. La dicotomia nasce dalla cultura da cui emana . Volendo prescindere dal passato di cui mi occuperò più avanti. Oggi  ha assunto una visione chiusa al mondo esterno, sia musulmano che non musulmano, una fede ultra-ortodossa. Si sviluppa alla fine degli anni ’90 e punta al sovvertimento politico istituzionale. A queste comunità salafite, sovvenzionate a piene mani dall’Arabia Saudita, come contrappeso si serrano i ranghi dei Fratelli Musulmani sovvenzionati dal Qatar.

Questa formazione già ben presente in Egitto, ha governato con Mursi per ben tre anni prima di essere posta nuovamente fuori legge dai militari che hanno ripreso il potere. La stessa formazione ispirava e sovvenzionava  Nhada in Tunisia ed ha governato per tre anni dalla caduta di Ben Alì alle regolari  elezioni di Dicembre  2015 dove hanno vinto le forze moderate e laiche.

Il Salafismo é il pensiero religioso  ispirato a Ibn Abd  al – Wahhab.

Il Wabismo é la religione dominante e di stato dell’Arabia Saudita quella su cui si fonda la teocrazia che di fatto esercita un potere assoluto sul quel territorio e di fatto su quasi tutti i Paesi del Golfo, satelliti di quel regno.                                 

Fondamento di questa versione dell’islamismo più  integralista : l’assioma dell’inferiorità della donna. Quindi liberticida e fonte d’ineguaglianza per le donne. Un’altro aspetto che lo pone ai margini della odierna visione della società civile é il concetto stesso di purezza nella fede . Questa concezione tende alla disgregazione in quanto si sviluppa in comunità chiuse che  non dialogando con l’esterno  tendono alla rottura dei rapporti sociali . Da qui  genera la visione jihadista. Un conflitto permanente ed assoluto che non conosce  mediazione. Gli stessi musulmani vengono considerati “miscredenti”!!! 

Questa é l’origine dell’Islam salafita praticata da Al Qaeda e dal Daech. Tipica del periodo dei Califfati del V°e VI sec. E poi in seguito nel 13° sec. proseguita dal pensatore Ibn Taymya. Proprio di questo periodo é  la nascita della prima opera sociologica compiuta, opera del grande pensatore  Ibn  Kaldhoum.

Un periodo in cui l’arabismo dominava e le teocrazie erano élites intellettuali  progredite  e non ancora succubi dell’oscurantismo religioso. Ma non si deve confondere il salafismo nato e praticato in M.O. con l’islamismo praticato nell’area del Maghreb. Il riferimento ed il pensiero di qust’ultimo é la scuola  Malekita. Una visione del mondo più aperta , più tollerante , più dialogante. Frutto di una maggiore istruzione , di una cultura   non settaria , né dogmatica.

Oggi assistiamo  ad una lotta tra questo islamismo  che si rifà al maraboutismo , all’islam dei confratelli  ,  della compassione, dell’umanesimo.   E  quello whabita che si sta espandendo  nel mondo.  Radicalizzandone  i contenuti , estremizzando i messaggi   per  meglio  imporre il modello d’islamismo a loro gradito .                                                           Grazie al denaro ed alle copeture  dei Paesi del Golfo , ben consci  della fine delle risorse energetiche,  devono ampliare la loro zona d’influenza entro i prossimi 50 anni.     Sarebbe opportuno ricordare che il  denaro é strumento del diavolo  per  l’arabo d’élite,  mentre per il negoziatore occidentale la filosofia imperante é ” pecunia non olet”.

Due concezioni del mondo molto, molto  diverse!!!   Buona  vita a tutti.

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TUNISIE : L’HEURE DU CHOIX EST ARRIVEE


Je viens d’apprendre de l’attentat au Bardo.

La mémorie court vers les belles journées passées au Musée et dans les jardins voisinant.     Et puis soudainement un brin de rage monte à l’esprit.    Dans mes derniers posts  sur ce blog la Libye , le contexte  politique tunisien, la situation après les élections , sont restés à la une ! 

J’avais souligné à plusieurs reprises  le danger qui allait courir le pays.

Et pourtant …… Je rappelle , encore il y a qq semaine,   les déclarations du ministre de l’intérieur qui affirmait , sans songer à la stupidité de ses propos, que le 3000 tunisiens partis en Syrie et Liban pour joindre le Daesch ne représentaient pas  un problème pour le pays.  Je soulignait cela en Aout 2014, puis en Octobre. Tout dernièrement je mentionnais l’attitude politique du gouvernement que je considérais tout à fait inadéquate vis à vis  de la ménace du Daesch .

Non seulement donc à cause des ressortissants tunisiens , mais aussi pour les champ d’entrainement qui sont à moins de 50 Km de la frontière tuniso-libyenne. L’idée de contrôler  les confins sud du pays , les frontières , me semblais folle…… Et pourtant le porte parole du ministère de la défense  soulignait le lendemain de l’effondrement  de cent camions rentrés sans s’arrêter au contrôle douanier que tout était dans l’ordre.                                         

La situation avec cet attentat contre des civils , contre des touristes dont la plupart italiens  n’est aucunement sous contrôle. Les forces politiques doivent prendre conscience des graves erreurs commis !                                     Mr. Essebsi et son Cabinet  doivent  arrêter de croire qu’avec la neutralité montrée à l’égard du fondamentalisme,  la Tunisie puisse se considérer à l’abri  .

La Tunisie est bel et bien au milieu de ce champ de guerre qui est aujourd’hui le Maghreb entier.  Faire semblance de rien est , dans ces pitoyables conditions,  faire  comme l’autruche  . Croire que donnant asile à  Djerba à certains individus, supposés leaders du Daesch , puisse maintenir la Tunisie protégée  s’est révélée une fausse idée….. 

Malheureusement  cela a coutée la vie à plusieurs personnes aujourd’hui.  Non seulement , cela va couter au pays en terme de  sécurité  et donc d’image. Après trois ans de crise économique,  la saison touristique et donc la reprise  du secteur  va subir  sans aucun doute un ralentissement d’envergure.            Je trouve inacceptable  qu’avec toutes les informations dont le gouvernement disposait , rien à été mis en œuvre pour limiter les périls qui étaient bien connus.  Il s’agit là d’une volonté d’ignorer. D’amoindrir les risques.

Eh bien cette stratégie , pour ainsi dire, n’a pas fonctionné. Il faut songer et s’y prendre autrement. Réagir avec virulence et arrêter  cette espèce  de faux “apaisement” , de cette sorte de tolérance qui ne mène aucune part….           Avec le Daesch on négocie pas. Et cela je crois soit plutôt évident . Il faudra donc tirer une ligne bien nette entre le modérantisme et le fanatisme.               

Il faudra prendre position! En un mot,  assez de neutralisme camouflé, assez de pourparlers cachés, de liaisons politiques hybrides…..La sécurité du pays est en cause. Et alors là il vaudra mieux  chercher avec les partenaires maghrébins , avec l’Egypte de Al – Sisi, avec l’Algerie de Bouteflika , avec le gouvernement libyen de Tobruk , avec l’Italie et tout autre pays méditerranéen,  une plateforme d’entente stratégique et politique pour mettre fin à l’implosion libyenne . Les pays musulmanes modérés doivent prendre position contre une menace qui les voient  fragiles et en détresse.

Il faut serrer les rangs et  informer le peuple du danger réel. Il ne s’agit donc en aucune mesure des aspectes religieux , mais de la société  civile , de sa sécurité , du bien commun , de la paix sociale! Dans ce raisonnement il n’y a rien d’occidental . Un grand ami à moi , Mohamed Louzir , hier m’a envoyé un des  derniers discours de  Bourguiba sur ma page FB.  Eh bien,  il faut que le pays retrouve  l’unité et la solidarité d’antan pour faire face au défi représenté aujourd’hui par le  Daesch.

L’Etat doit se comporter et agir au dessus de toute foi . Il doit se défendre et protéger ses citoyens. Les sociétés civiles progressées doivent se défendre de groupuscules endoctrinés et ignorants qui réclament de revenir  au V siècle! Je souhaite vivement , étant un ami du  pays que mesures extraordinaires soient entreprises pour contrecarrer et vaincre cette  menace.

Bonne vie à tous

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