Libia, risultati ed effetti della tripartizione.


Noto con piacere che nell’articolo pubblicato oggi sul Sole 24 Ore , a  firma di Negri  con analisi di Vittorio Emanuele Parsi si sostiene la mia stessa tesi e  perplessità circa la situazione libica e le contraddizioni evidenti circa gli schieramenti in atto . Avrei dedicato un’ulteriore articolo  alla situazione della tripartizione che sembra abbia luogo  ed in particolare alla situazione del Fezzan. Ma l’articolo di Negri mi ha convinto ad anticipare le mie convinzioni e considerazioni circa il Fezzan ed il controllo relativo a questo territorio. 

Egli afferma giustamente che la Francia desidera acquisire il controllo sul Fezzan.       Ma ad oggi questa eventualità non è conclamata , né attuata.  Le ragioni dell’interesse francese verso il controllo di questo vasto territorio, due volte l’Italia, desertico e al momento sprovvisto di riserve d’idrocarburi , è poter avere accesso al Mali confinante con la scusa di meglio controllare, da buona potenza coloniale,  la situazione interna  a quel paese.  Ora è bene chiarire che su quel territorio il controllo politico è esercitato da circa 30 tribù che da sempre negli ultimi 50 anni sono rimaste piuttosto indipendenti dal potere centrale di Tripoli e che, a seconda dei loro interessi si schierano con Tripolitania , o  Cirenaica.

L’Italia ha vari interessi con quelle tribù e l’ENI stesso ha sviluppato con quel territorio delle relazioni strette e amichevoli.  Oltre a quelle tribù,  sono inoltre da menzionare le comunità berbere che sono sparse sul fronte ovest e confinante con la Tunisia , da sempre molto indipendenti e pervase ,da buon popolo nomade, da una volontà di non integrazione .    Sul punto del controllo del Fezzan mi auguro che l’Italia possa ,voglia e sappia  esprimere la sua determinazione. Pur tenendo conto del limitato ruolo sul campo e ,come affermato  nel precedente articolo , dell’interesse a concentrarsi sulla Tripolitania, per non disperdere forze , energie, e denaro, è assolutamente strategico competere con la Francia sul “corridoio” che oggi ,e soprattutto in futuro, rappresenta il Fezzan per l’esodo migratorio ed il flusso che viene generato dal Centro Africa ed in particolare proveniente da ; Nigeria , Niger, Burkina Faso e dallo stesso Mali. 

Nel mio precedente articolo dove affrontavo il problema della demografia  saldamente collegato alle migrazioni , menzionavo il rapporto esistente in quell’area in termini riproduttivi e di crescita esponenziale della popolazione.. La Nigeria conta  oggi 180 milioni di abitanti. Bene tra trenta anni si stima che la popolazione raggiunga i 500 milioni.

Ecco che allora avere un controllo sul corridoio diviene e diverrà strategico, se non fondamentale!  Se applicassimo  una strategia a medio lungo termine , il controllo di quel corridoio sarà molto più importante  di tutti gli idrocarburi prodotti in Libia. Tenuto conto che il loro utilizzo sarà sempre più ridotto negli anni a venire senza considerare le energie alternative.  Nel 2050 si stima che la stessa Arabia Saudita sarà alla fine dello sfruttamento dei suoi attuali pozzi.

Il controllo di quel corridoio sarà una valvola di sicurezza ed uno strumento politico di primaria importanza   molto più  degli idrocarburi!!  Ecco perché l’Italia deve assolutamente valutare di partecipare attivamente alla suddivisione territoriale che gli occidentali vogliono imporre.

E su questo punto stimo ne abbia non solo le opportunità , ma anche i mezzi!        Volendo ritornare al contesto attuale ed a questa volontà di spartizione “de facto” ed “in fieri”, le mie considerazioni sono le seguenti.   E’ del tutto evidente che s’interviene con metodi neo – colonialisti. S’interviene per ottenere dei benefici economici approfittando della situazione ed in assenza di una struttura istituzionale mai esistita d’altronde  , neanche ai tempi di Gheddafi.    Resta altresì chiaro  che questa azione rappresenti nel futuro un’ appiglio politico per recriminazioni nazionaliste  ed un potenziale focolaio insurrezionale permanente.                                      Il Daesh che oggi conta 20 mila unità potrà in parte essere  limitato e controllato, ma l’Europa, non gli USA , ben distanti da questi luoghi, deve tener ben presente che Lampedusa dista 150 miglia marine da Libia , o Tunisia.

Mantenere un controllo politico -militare stretto ha costi piuttosto elevati e la loro suddivisione resta sempre dubbia.  Con ciò intendo dire che questa impostazione deve intrinsecamente  prevedere una sua evoluzione e nel breve medio termine  preordinare il ristabilimento di condizioni  più democratiche per non subire gli effetti di ritorno ……..

Buona Vita

 

 

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Libia , visione italica a geometria variabile!


Nelle ultime settimane con l’evoluzione del contesto politico in Libia ho letto varie interpretazioni che della situazione vengono fornite dalla stampa , dai media televisivi ed infine dai social.  Sulla stampa si continua a trattare l’omicidio di  Regeni quale affare di Stato. Non voglio assumere le posizioni della giornalista egiziana, ma certo “l’affaire” ha assunto proporzioni che vanno al di là della semplice richiesta di riscontri oggettivi sulla uccisione del ricercatore italiano. Sono due mesi ,  ed ancora si tratta come “affaire di Stato”. Possiamo attenderci al massimo delle scuse da parte del governo egiziano,  come affermavo due mesi orsono.

Niente di più.  Cinismo il mio? Non credo , la politica stessa ed in particolare la politica estera è impregnata di cinismo , da sempre. Le ragioni di Stato sono sempre state temi di rilevanza assoluta. 

Basti considerare il genocidio perpetrato dall’Arabia Saudita negli ultimi due anni, nei confronti degli yemeniti del nord , in quanto sciiti . Dei curdi , da parte della Turchia, iniziato da ormai 80 anni . Degli armeni da parte della Turchia,   da oltre cento anni.      O degli oltre 100 italiani morti, o in carcere, in vari paesi del mondo nel solo  2015.    Non ultima la studentessa italiana uccisa in Svizzera un mese fa.                                     Dopo l’annuncio il niente. Notizie non degne di essere ulteriormente approfondite da parte di una stampa ” di regime” che sottolinea e amplifica a dismisura l’impatto. Chiariamo,  la famiglia  Regeni ha tutto il diritto di venire a conoscenza  e vedere i responsabili assicurati alla giustizia, ma la politica estera di un paese che si promuove e vuole essere guida di una coalizione in Libia non può e non deve essere condizionata , se lo è, da un omicidio .

La politica è cinica, se non lo fosse , sarebbe altro ….Quando mi è accaduto di leggere tutta una serie di rivendicazioni da parte di specialisti , professori, giornalisti che sostanzialmente criticavano il non potere , la non adeguatezza , la complementarietà dell’azione italiana circa il caso Regeni , la mia del tutto personale reazione è stata di sconforto pieno.   Ma come , ci si propone di guidare una coalizione su richiesta del governo libico, si sostiene il governo di Tobruk come unico governo riconosciuto dalla comunità internazionale, si declama la sintonia con la politica del governo egiziano di Al Sisi , si forniscono armi e munizioni oltre ad una recentissima visita di Stato del Premier italiano al Cairo……… E poi sull’omicidio Regeni si monta un caso politico?      Si lanciano accuse ed invettive, si giunge al richiamo dell’ eccellente ambasciatore  italiano?  Bene,  miei cari osservatori vicini e lontani,  se volete credere a questa messa in scena e volete che i vostri lettori ci credano è affar vostro…..

Da parte mia ,come ho già avuto modo di scrivere in alcuni interventi non in Italia , vi hanno abbindolato ……. Il sostegno al governo di Tobruk era errato fin dagli inizi. Politicamente e militarmente. Ma tant’è , se il gen. Haftar dopo 20 anni in esilio in Usa , torna in Libia e diviene il padre padrone della Cirenaica, qualcuno lo ha nominato a quel ruolo. Se continua a non accettare il governo di Serray , qualcuno lo appoggia…..Se riceve armi, copertura , munizioni e supporto politico da parte di Egitto, A.S. , Qatar, ed in parte da Turchia e supinamente da Usa non è un caso.                             La Comunità internazionale, l’ONU , hanno creduto di bypassarlo con l’escamotage del governo di unità nazionale, ma lui ha trovato modo di respingere ogni voto in tal senso, di ricevere da parte di GB e Francia circa 1500 uomini delle forze speciali per cercare di rimuovere il Daesh dal litorale e quindi dai porti di carico del greggio , spostandolo verso la Tripolitania ed il sud del Fezzan. C’è uno “strabismo”  da parte degli occidentali che ha dell’incredibile, o almeno,  questo è ciò che si vuol fare credere alle rispettive opinioni pubbliche nazionali.

La realtà è più complicata ed in parte molto più semplice.   Del Daesh , parliamoci chiaro , non importa molto a nessuno. Sono circa 15 mila le milizie, non 5/7 mila , visto che buona parte di coloro che erano in Irak , oggi sono in Libia, ma sono capaci  di creare problemi interni.     Non ancora dotati di strategia per attaccare l’Europa. L’interesse è sempre il medesimo. La Francia e la GB sono interessate ad ottenere, tramite gli aiuti militari e l’accompagnamento del regime di Haftar , le concessioni per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi cirenaici.   

Quindi , come sostengo da tempo,  la reale volontà degli occidentali europei e, velatamente  degli USA , è quella di una divisione della Libia  tra Tripolitania, Cirenaica e Fezzan. Dunque la fragilità che assicuri il controllo..

Non esiste a mio avviso , a breve termine,  la possibilità di un governo di unità nazionale. Ecco allora che, spostandosi l’interesse italiano, ben conscio del suo ruolo più limitato nella parte Tripolitania ,ha cominciato a distaccarsi dalla “comunità internazionale”, seguendo con maggiore attenzione l’evoluzione di Serray.                    Tanto che nel suo insediamento ufficiale ,nella base navale di Tripoli, il corteo delle tre navi su cui  si è spostato il governo in esilio libico dalla Tunisia  alla Libia  , sono state poi tre navi della marina militare italiana a scortare dal confine delle acque territoriali tunisine  a Tripoli il convoglio governativo.  Nessuna notizia in merito.                                Si è anche avuto il coraggio di smentire la notizia…….. Ridicolo.

Ecco che allora il caso Regeni è stato in parte usato come “casus belli ” per raffreddare i legami con l’Egitto.  Inutile , da parte dei famosi esperti , affermare che si è perduto un business di forniture militari e di export commerciale, valutato da 2 a 2.5 miliardi di euro. La Francia ne ha  circa 5 e prossimamente 6/7. La GB da sempre  offre i suoi servigi finanziari ai governi egiziani. Niente di nuovo sotto il sole.  Obama che aveva per un periodo lanciato fiori sul governo  Morsi, ha da allora riveduto e modificato la visione.

Il giuoco di apparire più fessi di quanto in realtà siamo, è parte integrante della comunicazione politica governativa che ,nei limiti oggettivi ,trova ragione d’essere.    Certo , non siamo molto intelligenti.     Non disponiamo di strategie e visioni di medio – lungo termine, ma compatibilmente  ci muoviamo da furbetti , cercando di barcamenarsi  in un contesto che certamente è più grande di noi e dove non disponiamo della forza necessaria per imporre iniziative ……

Quindi per ricapitolare ….Il nostro esercito è orientato alla difesa, i nostri mezzi non sono in linea con operazioni e logistica  fuori dal territorio,  pochi i segmenti delle forze armate in grado di operare in contesto bellico. Non abbiamo accumulato esperienze belliche  in tal senso dalla seconda guerra mondiale ed i nostri comandi sono insicuri ed incerti in merito.  In ogni caso non idonei a guidare operazioni di una tale portata. Infine un’opinione  pubblica non informata ,  pacifista e abulica  senza comprendere a fondo  le implicazioni della difesa degli interessi nazionali.    Ecco allora che i vari commentatori dovrebbero rendersi conto,  ed invece di recriminare azioni e decisioni differenti , dovrebbero comprendere che il Renzi fa ciò che può , con i mezzi ed il popolo di cui dispone.  L’errore piuttosto è mostrare verbalmente una forza e capacità che non si detiene ….    Il re è nudo e l’offerta dei 250 militi riassume la verità .   Occupiamoci della Cirenaica, se ci riusciamo…. Camp Elephant (il maggior campo petrolifero dell’Eni in  Libia) dispone già di 500 contractors che ne assicurano la sicurezza.  Meglio tenersi stretto quanto abbiamo , piuttosto che cercare di afferrare l’irraggiungibile!

Buona Vita.

 

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Se la politica italiana studiasse la demografia


Purtroppo i politici italiani mancano decisamente di conoscenze ed istruzione per affrontare argomenti e temi che siano leggermente superiori al livello del populismo tipico delle povere maturità che in grande maggioranza hanno conseguito. Spesso tratto del tema perchè  di tante discussioni fondate sul niente, o peggio su convinzioni errate, la verità dei dati è evidente e sconcertante.

Pensate, secondo i dati del rapporto della Fondazione Migrantes i cittadini che hanno lasciato l’Italia nel 2012 erano circa 80 mila, 95 mila nel 2013 , circa 100 mila nel 2014 ed infine oltre 100 mila nel 2015!  Stiamo parlando di circa 400 mila persone mediamente sotto i 40 anni con cultura media .Circa 35% con una formazione universitaria. Non solo ci stiamo impoverendo in termini di Pil,  ma anche in termini di competenze e di risorse umane. A fronte di 21 miliardi investiti in istruzione nell’ultimo quinquennio!

Non va certo meglio se analiziamo  i dati relativi all’immigrazione. Al di là delle idiozie di certi leaders la cui crassa ignoranza é arcinota , gli stranieri che in tutto il 2015 si sono iscritti alle nostre anagrafi sono stati 39 mila (sic) . Un niente, se consideriamo che il flusso migratorio si aggira sui 200 mila annuo. La crisi economica e la percezione del paese da parte dei migranti si é degradata.  Giungono in italia  solo per raggiungere i paesi del nord Europa dove hanno dei parenti , o comunque dove l’assorbimento del mercato del lavoro é più ricettivo.

Insieme alla Germania  condividiamo in Europa il tasso più elevato di cittadini con l’età media più elevata ; 22% con una popolazione oltre i 65 anni, contro una media europea  del 18%.   Ma il peggio é che circa 1/3 della polazione supera i 55 anni. Comprenderete che con questi dati di fondo ed una disoccupazione giovanile che supera il 43% non saremo in grado di rovesciare il trend. Occorre una visione strategica in grado di ribaltare il sistema. Occorre capovolgere il mercato del lavoro introducendo tutta una serie d’incentivi che diano speranza ad una generazione che ancora a 25 anni non é in alcun modo inserita  e vive alla periferia di questa società .

Niente di peggio che la politica dei voucher. Strumenti ulteriori di sfruttamento e di precarietà strutturale in un paese la cui economia sommersa vale circa il 28% del globale.  Solo a dei mentecatti culturalmente labili può venire in mente l’introduzione di simili elementi di sfruttamento del capitale umano!  Ma vedete la differenza tra la politica tedesca e quella italiana si differenzia notevolmente proprio per le politiche di ricezione ed integrazione. Perché ? Perché la Germania del 2015 conta 80.7 milioni di cittadini residenti. Le proiezioni ben conosciute e valutate dalla classe dirigente tedesca sono basate su una popolazione che nel 2050 sarà di 71.9 milioni di cittadini. Ecco che si comprende la differenza nei confronti dell’immigrazione. 

Possibilmente istruita, capace d’integrarsi e divenire parte del sistema.  Ecco,  sappiate che l ‘Italia che oggi conta 57 milioni di cittadini residenti , ne conterà nel 2050  51.5 milioni. Modificare queste proiezioni che si basano sull’equilibrio nascite/morti é praticamente impossibile.  A parte la riottosità di un paese conformista e tradizionalista, di una classe dirigente non all’altezza delle sfide  attuali , significherebbe cambiare profondamente l’allocazione delle risorse  e l’attuazione di strumenti tali che attengono all’istruzione, al sistema sanitario , ed alla prevenzione. Oltre a modificare alla radice  comportamenti sociali e culturali !

Pensate che in Europa la popolazione attiva , quella cioe’  tra i 20 ed i 65 anni  ,                si ridurrà del 25% . Lo stesso vale per gli USA. Non per niente l’attuale campagna elettorale americana ha tra i suoi temi di maggior scontro l’immigrazione.                      Lo stesso dicasi per l’Europa dove i populismi, presenti ovunque,  stanno cavalcando il tema.  Pensate che a fronte di questa riduzione di popolazione attiva in Europa nei paesi meno sviluppati si passerà da 3.7 miliardi  a 4.8 miliardi di persone.  Giusto per farvi comprendere  il boom della popolazione a livello di  fascia subshariana;  Nigeria , Sudan, Etiopia,  quella che subirà il massimo di crescita , prevedendo un tasso di natalità del 3.1  si passerà da 962 milioni di abitanti a 2.1 miliardi. Per essere ancor più chiari prendendo la singola Nigeria dai 182 milioni  di oggi si passerà a 500 milioni!!!  Per coloro che desiderino approfondire il tema,  consiglio il testo del Prof. Livi Bacci        ” Il pianeta stretto” .Ed.Il Mulino. Un’eccellente lettura per la comprensione dei fenomeni che ci attanagliano.

Risulta  evidente che con questi dati,  l’idea peregrina degli imbecilli alla Salvini, Orban, Le Pen , ecc. ecc. di costruire muri , reti  di filo spinato e tutta la giaculatoria dei poveri di spirito non ha alcun senso. Così come quanto accaduto negli ultimi 20 anni nei conflitti geo-politici avvenuti in Afghanistan, Irak e Siria…… Conflitti ai quali l’Occidente ha partecipato attivamente , intervenendo su dinamiche religiose , basti pensare allo scontro sunnita – sciita , che a loro volta hanno prodotto genocidi e flussi migratori. 

Queste migrazioni prodotte dal desiderio di fuggire da guerre intestine  e tribali, si aggiungono ai flussi migratori causati da  ragioni economiche. Fuggire dalla fame , da esistenze terribili.  Ecco che, se si prendono in considerazione i vari fattori dirompenti  di questo esodo,  forse si riesce meglio a comprendere i danni  causati da interventi militari che non solo  non hanno conseguito gli obiettivi prefissati , ma reso il contesto socio-economico più fragile. Il terrorismo , il sorgere di milizie fondamentaliste rispondono ad una logica di espansione fondata sul controllo che alcune potenze quali, Arabia Saudita , Qatar  e Turchia per citare solo i maggiori finanziatori,  desiderano porre in essere.

Appoggiate dall’Occidente, praticano una politica binaria.  Il desiderio della Turchia é quello di espandersi ad est e sud ,vista la impossibilità di allargarsi ad ovest dove la UE si oppone,  e giustamente.  Quello dei Paesi del Golfo è di conseguire uno spazio vitale in Nord Africa e la fascia dei paesi musulmani asiatici dove la maggioranza sunnita impone il proprio credo. La religione è parte integrante e trainante di questa espansione. Basti vedere con quale attenzione il Daesh non manca  di eseguire,  ove mantiene il potere,  una rigida epurazione etnico religiosa nei confronti degli sciiti.  Non a caso il pensiero waabita  e la dottrina  sono imposti dai finanziatori stessi ,le teocrazie  saudite e  qatariote  Saudi ed Al Thani.  Sono questi i mandanti che dovrebbero essere colpiti , invece di dedicare tanti fiumi d’inchiostro a poveracci  pagati per immolarsi ad una causa che non potranno mai conoscere per la loro totale ignoranza! 

Buona vita a tutti

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Primarie USA, ancora un lungo cammino


Tante le valutazioni ed i giudizi. Molto spesso per sentito dire , o per partito preso.    Una cosa è certa sia Trump, che Sanders hanno definitivamente marcato queste primarie e ciò modificherà l’approccio dei due partiti sia all’interno che sul territorio. Trump rappresenta oggi una scheggia impazzita per il proprio partito , il G.O.P.       Grand Old Party.  Non gli attribuivo tanto spazio e forza ,ma decisamente mi sbagliavo. Nonostante rappresenti una variabile imprevista,  il suo populismo fa perno su una crisi socio-economica che ha reso gli Usa del post  2008 , un paese molto diviso.                       Come scrive Riotta , estremamente infelice , che non riesce più ad identificarsi con l’immagine che media e classe dirigente intendono e vogliono ancora proiettare. 

Non per niente ripetutamente Trump , il miliardario, fa appello ai sotto-scolarizzati, apostrofandoli e definendoli i suoi amati elettori. In un paese dove oggi inviare i propri figli all’Università  è restato solo un sogno per la classe media. Dove la continuità dell’impiego è pressoché irrealizzabile , dove una massa notevole di adulti ha subito tagli salariali e riduzione di funzioni. In parte ricorda l’elettorato Berlusconiano in Italia di 20 anni fa. La sua forza risiede  in una  comunicazione improntata al rifiuto del conformismo tipico del sistema , al rifiuto dell’establishment , ad un pragmatismo che si basa su  un recupero del potere da parte della classe media bianca di media età e di quella pensionata.  Certo le differenze di censo , anagrafiche , culturali sono nette  e molto chiare tra i candidati maggiori.  Profili ben studiati, targets definiti , politiche comunicative che non lasciano niente al caso.

I due candidati  maggiormente in luce secondo i media , Trump e Clinton , sono riusciti a conquistare 7 Stati ciascuno e ciò permette loro di tirare un sospiro di sollievo.             Ma entrambi non hanno ancora in tasca  , come invece si vuole accreditare da parte della stampa , il ticket vincente per la nomination. Trump perché il G.O.P. si rende conto che buona parte del suo elettorato, in particolare gli elettori sotto i 35 anni , non voterà mai un tale candidato per provata sostanziale diversità con lo spirito e la visione  del partito.   La Clinton perché nonostante il numero dei delegati ottenuti , la sua figura non riesce a penetrare nell’animo degli elettori di un Partito democratico che al suo vertice si mostra compatto nel supporto , ma che a livello territoriale non riesce a convincere parte del suo storico elettorato.   Trump rischia , anche se il fattore temporale gioca a suo favore,  di  giungere a Luglio a quella che viene definita la “broken nomination”.    Ovvero i maggiorenti del partito non ritengono Trump un candidato in linea con il partito e negoziano il nome di un candidato in pectore.       Certo è dagli anni ’60 che non succede, ma le condizioni sembrano esserci.              Trump comunque a Novembre non ce la farebbe contro una Clinton , e forse neanche con un Sanders. Politicamente sarebbe una rottura non da poco che modificherebbe gli equilibri interni al G.O.P ed anche tra quest’ultimo e le lobbies che lo sostengono da decenni.

Per la Clinton il discorso è diverso. E’ probabile che riesca ad ottenere la nomination, anche se il numero dei grandi elettori ad oggi non è a suo favore.  Ma la spaccatura notevole sia in termini numerici , sia di classe d’età e cultura che si è creata nel contesto dell’elettorato democratico è una frattura che non si rimarginerà tanto facilmente. E’ evidente a chiunque che Sanders gode del consenso dei giovani acculturati , dell’America di domani ed  il partito non può ignorarlo.                                 Inoltre Sanders ha di fatto ricreato nel quadro del Partito democratico una sinistra che non si fermerà con queste elezioni. Intendo affermare che ciò comporterà uno spostamento a sinistra del partito sui temi cari a Senders. Sanità, ingiustizie sociali,  iniquità generazionali .   La stessa Clinton ha modificato il suo approccio nel trattare determinati temi. Il tema della redistribuzione della ricchezza in un paese dove l’1% della popolazione controlla il 65% della ricchezza del paese, non è cero un argomento privo d’interesse quando i giovani sono di fatto esautorati …….

Infine se Trump non dovesse essere disarcionato , come personalmente ritengo , è tutto interesse del Partito democratico e della stessa Clinton continuare ad avere un Sanders come avversario per evitare una focalizzazione Trump/ Clinton che potrebbe nuocerle . Quindi ben venga una continuazione del duello fino al fatidico Luglio quando le nomination saranno fatte.   Di delegati dopo questo super martedì ce ne sono ancora molti da acquisire.

Trump conta oggi su 335 delegati, Rubio su 116, Cruz su 235 .                                               Hillary Clinton su 619 delegati,  contro 395  di Sanders.  Siamo ancora distanti ancora circa 60% dei delegati da attribuire sul fronte democratico e circa il 55% sul fronte repubblicano. La situazione interna al GOP resta aperta sulle figure di Rubio e Cruz. Cruz , nonostante non abbia ottenuto grandi risultati , sembra essere ancora la scelta dei vertici del partito. Cruz , rappresenta un’incognita , forse ancor più dello stesso Trump. La sua connotazione estremamente evangelica , fideistica, tipica del sud degli Usa non è  certo percepita positivamante dal resto del paese.  

Ecco anche qui che una rottura alla nomination di Luglio potrebbe modificare  e non di poco la fragilità dei candidati antagonisti di Trump.  E’ evidente che il fattore temporale  sarà determinante per affinare la competizione.  La scelta di abbandonare  da parte di uno dei due competitors repubblicani darebbe all’altro una forza non indifferente per almeno contrastare l’ascesa di Trump.  La negoziazione all’interno del Partito Democratico  tra la sinistra di Sanders che gode di una notevole appoggio e l’establishment  del partito solidamente affiancato alla candidatura Clinton. 

Occorre ricordare che l’elettorato potenziale riguarda meno del 50% degli aventi diritto al voto. Che la motivazione al voto è scarsa. Ma la crisi economica , la rabbia contro il governo,  la miseria crescente nel paese possono determinare spostamenti non indifferenti.  Certo è che gli USA sono di fronte all’ultima elezione  ove gli Wasp ,bianchi anglosassoni protestanti , sono maggioranza. Alle prossime sarà la quella latino-americana a dettare il giuoco , sempre che si rechino alle urne.                   La variabile etnica ritorna ad essere un’elemento  di peso nelle elezioni . Ecco che la famosa  linea Mason -Dixon  riassume un certo differenziale politico che non si è mai assopito ……

Buona  vita

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Libia : tempo scaduto


Ci avviciniamo rapidamente al punto di non ritorno. L’ipotesi tanto desiderata e ricercata dall’occidente di un ‘accordo tra le parti , ovvero tra i due governi di Tobruk e Tripoli non si è avverata, nonostante gli sforzi diplomatici dei negoziatori.                D’altronde le premesse lasciavano presagire questa conclusione.                                        Troppo marcate le differenze, troppo interessati i paesi che finanziano i due gruppi . Troppo divise e territorialmente diverse le tribù che da sempre controllano il paese in un coacervo di movimenti.   Ed infine troppo acerrimi i conflitti su base etnica fondati  su diversità reali tra le tre macro regioni che compongono da sempre la geo politica libica:   Tripolitania, Cirenaica e Fezzan.

Senza dimenticare il ruolo preponderante che Turchia e Qatar giuocano nel sovvenzionare con mezzi finanziari e bellici i Fratelli musulmani che controllano il governo di Tripoli.  Altrettanto evidente il ruolo esercitato da Egitto ed Emirati Arabi Uniti sul governo di Tobruk , dove il gen. Haftar gode di un’influenza preponderante sullo stesso esecutivo, avendo impedito di fatto ogni possibile accordo per un nuovo governo di unità nazionale. Sulla formazione di questo governo si basava la strategia italiana, per poi giungere ad un’esplicita richiesta d’intervento ed aiuto che consentisse l’invio di truppe per battere il Daesh.  E’ ormai evidente che questa soluzione non è ricercata , né voluta dai vari attori sulla scena. Ognuno dei quali convinto di poter risolvere a proprio favore la situazione.  Dimenticando tutti che il terzo e più tragico elemento è costituito dal Daesh che ormai controlla notevoli porzioni di territorio,  sia in Tripolitania , l’area di Sabratha ,  sia in Cirenaica,  lungo il confine libico egiziano e sulla stessa costa in prossimità delle maggiori postazioni petrolifere portuali. L’obiettivo del Daesh è quello di bloccare definitivamente l’esportazione di idrocarburi che mantiene in vita i due governi provvisori.  Anche se ormai l’ammontare estratto è esiguo. Da 1.7 milioni di barili del 2012,  siamo oggi a 200 mila …..

Ma il vero obiettivo , di cui ho ripetututamente scritto negli articoli precedenti,  è il caos che il Daesh vuole provocare per stabilire un vero e proprio controllo su almeno una parte preponderante del paese. Un vero e proprio Stato islamico.                                   Ciò che, anche in questo caso  abbastanza erroneamente , viene definito Califfato.        La realizzazione di quello che in inglese impropriamente è definito IS , islamic state.    Non esiste ancora di fatto. Hanno cercato di realizzarlo in Siria ed in parte dell’Irak , ma non ci sono riusciti . Non solo per gli interventi americani e degli alleati, ma soprattutto per la resistenza mostrata dalle popolazioni locali che si sono battute  e di cui la stampa ed i media in generale poco hanno scritto! In Libia la situazione sta rapidamente precipitando. come ho avuto modo di sottolineare nel precedente articolo. La brigate e le milizie che compongono le forze paramilitari dei diversi attori sul terreno sono allo sbando. La pletora di attori è essa stessa la ragione di fondo di una situazione tragica. Alba Libica , formazione legata ai Fratelli Musulmani, ha perduto molto del consenso di cui godeva. Non avendo un nemico , ma più nemici con cui battersi. Le brigate di Zauwia  e Janzour  stanno attualmente aiutando la prima  nel cercare di rispondere agli attacchi del Daesch .  Ma ciò che sta avvenendo,  come in precedenza accaduto in Siria e Libano , è che il Daesh sta creando vari campi di addestramento lungo il confine tuniso – libico dove, non solo tunisini ex combattenti in Siria, circa 7000 , ma nuovi arrivi dal Mali e Niger stanno giungendo di continuo.     La stima per la Tripolitania è che vi siano almeno 10 mila tunisini  che si trovano nel paese .  Un numero altrettanto numeroso di combattenti  si trova in Cirenaica , dove si raggruppano i combattenti di ritorno dalla Siria, , gli ex fratelli musulmani egiziani  ricercati dalla polizia di Al Sisi  e finanziati  dall’ Arabia Saudita e Turchia con mezzi e munizioni.

Ecco perché il tempo è scaduto.  Offrire al Daesh un’ulteriore spazio temporale significherebbe fornire loro il tempo di aggregarsi ulteriormente e di fatto impiantarsi permanentemente nel paese,  di fatto annientando il potere stesso dei due governi fantoccio che si dividono il paese senza averne di fatto alcun controllo reale!                Ovvero si è voluto credere , o far credere , che i due governi provvisori rappresentassero in una qualche misura il potere delle tribù nelle quali il paese reale è diviso.                     La realtà amara è che si è sopravvalutato il ruolo di questi ultimi in quanto i rappresentanti hanno finito per rappresentare solo se stessi!!!  E le 60 tribù maggiori che determinano il vero potere nel paese hanno ritirato la loro fiducia.                                 Ecco perché non si è giunti ad un accordo di massima. Egotismi, leaderismi hanno affossato la possibilità per il paese di restare unito. Lo stesso Haftar con il suo protagonismo sterile,  ha finito per fare il gioco al massacro. Purtroppo in questo supportato dall’intelligence americana di cui è di fatto espressione dopo 20 anni di soggiorno negli Usa .  

Inutile credere che si possa risolvere il problema Daesh con bombardamenti mirati. Occorre mettere  sul terreno dai 5 ai 10 mila uomini!! Lo stesso numero di cui la Pinotti parlò in un’ impeto di trasparenza un anno fa!    Ma per fare cosa?   Ecco, qui la visione strategica diviene più confusa e opaca. Una suddivisione della Libia attuale che conduca ad entità indipendenti delle tre Regioni? Questa la soluzione preferita  dalle 4 potenze territoriali impegnate nel conflitto :  Egitto. Turchia.,Qatar ed Emirati Arabi .     Ottenere aree d’influenza dove poter esercitare i loro interessi .Certo è che all’Italia verrebbe in tal caso  affidato il controllo della Tripolitania……L’influenza italiana e dell’ENI si é sempre esercitata  in questo territorio.  Alla Francia quello del Fezzan , enorme territorio desertico confinante con le ex colonie francesi Mali ecc. dove esercitare un controllo – filtro degli islamisti che risalgono dal sud e dove metalli e terre rare sono in gran quantità.    E la Cirenaica?  Quella, forse, sarebbe affidata agli inglesi con dualismo operativo americano come i fratelli siamesi. 

Una cosa è certa, l’intervento è prossimo. L’Italia ne è profondamente coinvolta.       Non può certo restare alla finestra. Né ritenere di giocare la partita di riflesso.             Non solo sono in gioco interessi enormi in quel paese per il futuro, ma soprattutto la ragione primaria è garantire la propria sicurezza. Le coste libiche distano 250 km  dall’Italia. Il flusso dei profughi e migranti con l’approssimarsi della primavera estate  diviene un rischio assoluto in condizioni di guerra totale al Daesh . Ed infine non si può restare spettatori di un caos che produce migliaia di morti e profughi .

Questo è il prodotto di politiche scellerate che non comprendono che la globalizzazione non rappresenta  un fattore di progresso “tout azimut”. La democrazia non discende dall’alto , ma si crea dal basso in condizioni date.   Queste condizioni variano da latitudine a latitudine, da continente a continente, da territorio a territorio, non volendo considerare i fattori religiosi e socio – economici. L’interventismo ottuso provoca solo disastri  e gli ultimi 25 anni lo dimostrano ampiamente.  Occorre prenderne atto e cercare d’intervenire il meno possibile e solo in casi di emergenza .

Buona vita a tutti.

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Chi finanzia i candidati alla presidenza americana?


Prima di dare semplici , ma quanto mai interessanti dati sul modo in cui i candidati ricevono i fondi per la loro campagna,  è fondamentale sottolineare che questa informazione è raccolta e diffusa per rendere pubblici i contributi. 

Questa rappresenta  una reale e corretta trasparenza che permette di comprendere chi sono i supporters e su quali interessi si fondino le loro donazioni. La legge prevede cioè che le lobbies siano iscritte in uno specifico Albo. Non solo, ma  che siano nominati i lobbisti che operano intorno alle Istituzioni parlamentari. Ciò che permette a chiunque di valutare l’apporto politico delle lobbies in cambio di rappresentarne gli interessi al momento del voto di provvedimenti legislativi che abbiano per oggetto i loro rispettivi settori industriali e merceologici. Quando anche  in Italia avremo una simile legge avremo conquistato un pezzo di trasparenza in più ed avremo fatto fuori qualche interesse illegittimo e corruttore.

CLINTON

Dall’Aprile del 2105 , quando annunciò la sua candidatura ; $163 milioni !

Di cui 1/3  attraverso il Super Pac  che sono comitati  autorizzati  a ricevere donazioni illimitate. Tra questi Priorities  USA Action , da solo,  per 41 milioni. Steven Spielberg , Jeffrey Katzenberger.  La lobby delle donne  della Emile’s List , Geroge Soros  con 8 milioni. Oltre a $15 milioni pervenuti da circa 100mila donazioni individuali 

SANDERS.

Unico candidato che non dispone di un PAC , avendo rinunciato  a ricevere donazioni da lobbies di qualsiasi tipo ed avendo fatto della lotta alla corruzione politica ed al potere espresso da Wall Street il suo manifesto politico e l’asse  portante del suo agire politico. Incredibilmente ha messo insieme 73 milioni  con contributi che in media sono di $27 !!! Lontano dalle somme di altri candidati delle ricche famiglie americane. Nelle 18 ore seguenti che hanno seguito alla sua vittoria in New Hampshire   ha raccolto  5.2 milioni di dollari . Un record quello conseguito anche nei confronti di Obama che  vinse proprio grazie ai contributi volontari.  Dal 1° Gennaio ha raccolto tra i cittadini ben 20 milioni di dollari.   

TRUMP  Magnate miliardario  che dispone di un patrimonio personale di circa 4.5 miliardi di dollari.  Con il solito approccio lui ne dichiara 10 ! Attraverso il suo PAC ha ricevuto 1.8 milioni.  Nell’insieme  i suoi contributi in totale assommano a 20 milioni.

RUBIO 

Ha raccolto circa 65 milioni. Tra il Gruppo GEO ed il Responsive  Politics. Vari i contributi di vri e propri attoridella finanza internazionale . Goldmann&Sachs , Bank of America,  Koch Industries  e pure Walt Disney.

CRUZ 

Circa 60 milioni di dollari . Due principali donatori , i fratelli Farry e Dan  Wilks  per un totale di 15 milioni. Due petrolieri texani molto pii  e benpensanti che fanno parte della vasta area dei Tea Party. Il gruppo Caprok Partners con 10 mioni  ed il Renaissance  Technologies con 11 milioni.

BUSH

Di difficile quantificazione sembra essere accreditato con 80 milioni di dollari.                In particolare provenienti da gruppi industriali legati al settore degli idrocarburi  e del complesso militare industriale che ha in TX il 70% delle proprie aziende di produzione. Gode inoltre dei contributi familiari Il suo PAC deve ultimare le informazioni relative ai contributi individuali.

Buona vita

 

 

 

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Il dibattitto repubblicano? Che pena!


Mentre gran parte dei miei connazionali s’inebriavano ascoltando Rai 1 ed il suo programma , mi sono interessato al dibattito del G.O.P. . Vi prego  di credermi , ne valeva la pena. Il peggio del peggio andava in onda, e pensare che tra quei candidati sortirà il candidato alla presidenza degli USA da parte repubblicana c’è di che preoccuparsi seriamente. Un dibattito che è scaduto  a livelli grotteschi.                            La commemorazione del giudice conservatore Antonin Scalia è stata un’ulteriore discesa agli inferi per questa infausta compagine  di candidati in cerca d’autore.

Insulti, urla, accuse tra Trump e Jeb Bush. E tra quest’ultimo e Marc Rubio.                      Jeb Bush, Marc Rubio  Cruz sono tutti indistintamente  sotto pressione.                      Trump è in testa ed il Grand Old Party è letteralmente nella confusione più estrema nel cercare di arginare la logorrea di questo candidato che esula dal perimetro politico fissato dal suo establishment.

La pressione è dovuta alle pessime performances offerte nelle ultime settimane.          Ed al rischio per i più deboli di dover ritirarsi dopo il super martedì del 1° Marzo.   Trump continua nel suo sport preferito a denigrare e mostrare il suo egotismo stellare.   Ma ammetto, nel suo caso non sono obiettivo, avendo subito “il fascino” del berlusconismo negli ultimi 20 anni. Gli attacchi più virulenti tra Trump e Jeb Bush hanno avuto come tema la guerra in Irak. La guerra madre di tutte le nostre attuali situazioni in M.O.  L’accusa rivolta a George Bush ed alla famiglia tutta , di aver commesso un’imperdonabile errore nell’invadere l’Irak sul falso presupposto che possedesse armi di distruzione di massa .

Ed infatti non ce n’erano!!!!!! Come lo stesso Blair ha ammesso 10 anni dopo!            Come ha dichiarato poco dopo il dibattito il responsabile della campagna di Trump , Lewandowski , l’attacco era premeditato. Si conta sul pessimo ricordo che i due Bush hanno lasciato nell’opinione pubblica americana dopo 12 anni di presidenza, tanto sul piano interno,  che in politica estera. In particolare per la mistificazione e  le falsità   che hanno prodotto migliaia di morti di militari americani. Il commento del Republican Polster ,organo d’informazione del GOP è stato al vetriolo. “Seriamente questo dibattito è quantomeno tragico. Il GOP sta distruggendo se stesso questa notte …..Non hanno alcun capro espiatorio  , se non se stessi!”.

Come accennato il dibattito avveniva poche ore dopo l’annuncio della morte del giudice della Corte Suprema , Antonin Scalia. Anche su questo l’animosità dei sei candidati si é manifestata nell’affermare che il Senato dovrà mettere in atto il massimo “filibustering” per rinviare la nomina del nuovo giudice,  impedendo ad Obama di poterlo fare entro il Gennaio 2017.  Per inciso i giudici della Corte Suprema sono eletti a vita. E ciò ha permesso ai conservatori di avere 5 a 4 la maggioranza all’interno della Corte. Riequilibrare il numero dei  membri liberali, sarebbe un’eccellente lascito da parte di Obama. Unico presidente intellettuale degli ultimi anni che ha praticamente subito l’opposizione acerrima dei due rami del Parlamento per quasi tutta la sua presidenza. Credo personalmente che farà carte false per lasciare questo suo lascito esercitando il suo potere fino all’ultimo.

Il dibattito ha continuamente mostrato  un’aggressività febbrile  e nel contempo gratuita  , tanto che uno dei candidati Kasich  è intervenuto affermando  ;              “Ritengo  che stiamo rendendo un favore ad Hillary Clinton se  continuiamo  in questo modo” !  Ma a parte gli insulti da bar, degni della peggior soap opera , ciò che lascia esterrefatti è la mancanza di un serio dibattito , di tematiche all’altezza dell’evento. Ogni candidato ripeteva incessantemente il proprio refrain.  Trump delle sue doti imprenditoriali, Kasich offrendo come “plus” il sistema sanitario dell’Ohio  di cui è governatore, Rubio e Cruz che discutevano sulle rispettive amnistie.   Un teatro dell’assurdo! Dove  circolarmente ogni candidato esprimeva il suo odio personale nei confronti del seguente.  Politicamente  una catastrofe per il G.O.P. 

Il risultato fino a qui espresso da questa lunga campagna presidenziale  è piuttosto imbarazzante. In primis per i due partiti contendenti. Entrambi alle prese con situazioni, contesti e candidati che non sembrano riflettere le reciproche aspettative. Un G.O.P che si trova di fronte ad un Trump che di fatto ritiene “unfitted” per ricoprire la candidatura, ma che non ha né la forza , né il coraggio di limitarne il supporto nel timore che il magnate possa comunque candidarsi indipendentemente .                               I due candidati che sono  i favoriti  delle lobbies e del partito,  Rubio  e Bush che non riescono a fare la differenza e subiscono malamente gli attacchi degli altri contendenti, non offrendo alcuna capacità di risposta , ma soprattutto restando in balia di dibattiti che potrebbero evitare , rilanciando temi ben più vicini al cuore del proprio elettorato.

Nel campo democratico sembra si assista ad un simile  rigetto della candidatura unica della candidata per eccellenza, Hillary Clinton.  Una candidata “in pectore” che ha avuto dalla sua le massime chances . Un supporto finanziario notevole che le permetterà di perseguire la candidatura fino all’ultimo senza alcun dubbio.                  Sembra di assistere all’ennesima ripetizione del confronto con Obama.                     Partita in assoluto vantaggio, la moglie di Bill Clinton , donna intelligente, di grandi risorse, paladina “ante litteram” dell’emancipazione femminile negli USA degli anni ’70  si spense lentamente di fronte ad uno sconosciuto professore nero .                            

Il fattore razziale per una volta fu sconfitto grazie ad un’onda di cittadini che con somme da $5 rimpinguarono le casse di questo outsider.  I tempi sono mutati, il fattore razziale, ancora una volta,  ha ripreso il sopravvento.  Gli attacchi contro Obama sono il frutto di questo ritorno al passato.   Causa primaria di questo razzismo ,   la crisi economica, che come in tutte le società occidentali  finisce per dividere  ed opprimere i più deboli. E la classe media americana è oggi molto , ma molto più fragile di 10 anni fa

Ed allora la candidata democratica non viene più percepita come uguale, ma diversa. Lei inizia ogni discorso con IO, il suo contendente , un’ Obama bianco, meno istruito , vecchio , ma combattivo e credibile  con un NOI.    Piccole differenze voi direte ….       No, enormi per un elettorato che non è mai stato ideologico  come quello europeo.      Per potenziali elettori che spesso non votano, proprio in quanto non fanno parte del sistema . Che mai hanno creduto di poterlo mutare.   Ma che oggi sono alla canna del gas.  Odiano i “politici”, detestano la casta dei rappresentanti che  dichiara alla Camera non meno di un milione di dollari di reddito annuo ed al Senato addirittura 2 milioni di dollari!  Ecco le ragioni di questo estremo desiderio di cambiare. 

E chi più dei giovani americani e delle donne può volere cambiare un sistema che letteralmente li ignora.  Queste le ragioni ,tra le altre,   per il supporto democratico all’outsider Bernie Sanders. V  edremo, ma certo con una tale crisi socio-economica la campagna fin qui condotta da entrambe le parti dovrà  cominciare a guardare la realtà del paese più che i singoli  sterili egotismi.

Buona vita  

 

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