Crisi di rappresentanza


Cari amici mi sono preso quattro mesi sabbatici perché ritengo che si possa e debba scrivere quando si ha qualcosa che meriti . Ammetto inoltre che dividersi , discutere , su temi come il referendum e per interposta persona su Renzi non mi attrae e non interessa.

Ultimamente ho portato ad esempio la Spagna che , in preda ad una crisi politico-istituzionale di grave entità , é riuscita,  grazie a partiti politici responsabili ed intelligenti, a mettere da parte le animosità e formare un governo.  Da noi al contrario ci dividiamo ad arte su tutto. Non ricordando , non sapendo che la concentrazione del potere economico e politico é tra le più alte della UE e che la comunicazione , i media, sono appannaggio di  sei gruppi familiari industriali.  Quanto ai social media  non dobbiamo dimenticare il loro funzionamento ed il potere di aggregazione con cui operano.    

Citavo giorni fa il decalogo di Noam Chomsky.                                                          Ecco dovrebbe essere metabolizzato da ogni cittadino- elettore.

Attraversiamo ormai da oltre 10 anni un lento e progressivo declino.

Il ruolo di pedagogia democratica che ha pervaso l’opera dei padri costituenti   che teorizzavano una  continua evoluzione del sentimento democratico attraverso una maggiore istruzione e civismo  del popolo é stato dimenticato.  

Questo declino costante sembra non arrestarsi.   Ha origine con la fine dei partiti .                                                            Partiti in senso tradizionale come quelli operanti nella prima Repubblica.  Con l’avvento di Berlusconi , di F. I.  lentamente si é interrotto il rapporto territorio / partito/organizzazione .     Con quest’ultimo é scomparso il voto di preferenza che, da una parte era il legame che univa il cittadino elettore al candidato parlamentare e dall’altra ha dato spazio a fenomeni di familismo, tribalismo e mafia.                                    

Questi due trends  hanno dato vita a partiti/ movimenti  padronali , unico esempio in Europa.  Ecco che si é incorsi in quel fenomeno della “politica politichese”. La politica che si sostanzia da sola , che si autoalimenta con processi di comunicazione interamente artificiosi, che invece di generare dal basso della piramide sociale  , vengono costruiti ed assemblati dall’alto per generare reazioni e risposte di sostegno. Certo non un fenomeno di cui andar fieri , partiti/ movimenti dove il Padrone determina un livello di democrazia interna  da terzo mondo.  

Ridicolo leggere , ascoltare, atteggiamenti anti casta, anti sistema , anti poteri forti quando si usano gli stessi strumenti all’interno delle proprie formazioni e dove i criteri  di comportamento e di etica sono scritti sull’acqua.  

Questo è il populismo. Un populismo che sta rapidamente crescendo ed affermandosi  in tutta Europa e nel mondo occidentale. Ultimo fragoroso , incredibile  evento la designazione di Trump a presidente eletto.   Il Tycoon, il miliardario figlio di papà , che diviene  l’eletto degli Wasp , della classe media bianca in preda al delirio della perdita di status economico e della classe afro-americana che,  dalla miseria socio-economica ritiene di poter essere salvata dal demagogo eliminando 11 milioni d’immigranti illegali ! (sic) vissuti e intesi come competitori.

Il verbo, la strategia di questo populismo ,risiedono in un concetto che noi conosciamo bene, praticandolo da oltre due millenni :   Divide et Impera !                                                           A livello geo politico la strategia per l’Europa  del “nuovo” Trump sarà quella di sfruttare al massimo   le vecchie divisioni   tra gli Stati europei, sapendo bene quanto queste siano ancora  presenti.

Veniamo adesso all’aspetto della rappresentanza in termini domestici , nazionali. Contrariamente all’idea ampiamente diffusa , il turn-over del nostro Parlamento è superiore  a quella degli altri parlamenti europei.   Di fatto il rinnovamento dei parlamentari di legislatura  in legislatura avviene . 

Ma il sistema che regola il sistema di selezione é inceppato .  Ecco dobbiamo  comprendere che in luogo delle preferenze si é introdotto il sistema  della cooptazione. Le segreterie , i padroni , dirigono il flusso premiando i personaggi più  disponibili , gli interessi più vicini . E sono proprio essi a praticare la cooptazione nel peggiore dei modi. Si scelgono quindi in relazione ai territori di provenienza i supporters più influenti nella raccolta dei flussi di voto : gruppi industriali, banche ,organizzazioni collaterali.       Si giunge in tal modo ad una rappresentanza formale.

La catena di trasmissione della volontà popolare é interrotta.                                   La dicotomia tra volontà popolare , interesse comune e rappresentanza politica si é ampliata .  Il voto é canalizzato dalle segreterie dei partiti e movimenti , dal padrone, dai gruppi di riferimento delle lobbies, dal sistema .                                                                       Altro che selezione alla base  . Solo vassalli , salvo  eccezioni , che rappresentano gli interessi dei gruppi economici di riferimento. Ecco la sostanza dello status quo !

Ed allora voi direte che fare?  La democrazia diretta di riferimento classico , quella di Pericle,  vedeva appena l’8% della popolazione discutere e decidere della politica .           La  democrazia deve essere prima di tutto sostanziale , non formale.  

La Costituzione é il prodotto di un insieme di valori.    E’ anche il metodo a cui si rifà il funzionamento delle Istituzioni.                                                                              

La prima parte é inalienabile,  pena la visione stessa della società e dei diritti individuali e soggettivi che la compongono.  La seconda attiene al suo funzionamento.  Non credo si sia fatto granché per migliorare il funzionamento delle Istituzioni da 50 anni. Lo stesso ruolo delle Regioni , il loro peso economico, gli sprechi , i dualismi , la continua conflittualità Stato /Regioni , ha prodotto enormi sprechi di tempo e  denaro senza alcun miglioramento dei servizi rivolti ai cittadini.                

Personalmente, come ho reiterato più volte su FB , ritengo che ridurre l’apparato  a 4  macro regioni,  con ampie devoluzioni in ambito periferico , ma salvaguardando l’indirizzo generale che deve essere dello Stato , sarebbe migliorativo.                                    Tengo inoltre a precisare che la mia speranza é una maggiore integrazione europea che possa condurci ad una fiscalizzazione e tassazione unica, una difesa  ed una politica estera comune , dove i nazionalismi, periodo storico tramontato , non siano più d’impaccio all’evoluzione e progresso che tutti noi meritiamo.                                                    In un periodo di globalizzazione  galoppante occorre porsi al riparo.  

Non con stupidi muri , ma mettendo assieme le risorse comuni.                         Non competendo tra noi , ma con il resto del mondo.   Per una determinazione dell’identità europea.   E per tornare al tema della rappresentanza , occorre riprendere il filo del territorio, non del web!

Combattere la disoccupazione giovanile con politiche di recupero della digitalizzazione. Con investimenti mirati nel campo dell’istruzione  secondaria e universitaria .     Attraverso periodi di internship  presso aziende ed amministrazioni statali.         Solo attraverso politiche di partecipazione inclusive si può evitare i fenomeni ,oggi in espansione ,tra i giovani che non studiano e non lavorano. La crisi della rappresentanza  che oggi genera rifiuto , distacco, disinteresse , o peggio,  dalla politica , può essere combattuta cambiando alla radice la selezione della classe politica.

Modificandone alla base caratteristiche metodi e procedure di selezione.

Almeno 10 anni di esperienza professionale , limite di accesso alla politica su scala nazionale a 35 anni,  voto di preferenza al candidato , sistema a doppio turno di collegio, obbligo di presenza dell’eletto nel collegio di elezione due gg al mese,  pubblicazione delle motivazioni di voto dell’eletto  sulle leggi di maggiore importanza ed eventuale discussione con gli elettori. Queste e molte altre condizioni possono accrescere la capacità di relazione tra eletto e rappresentanti e riprodurre un percorso di comunicazione a doppio senso in grado di migliorare il rapporto ed implementare la democrazia .

Buona vita

 

 

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LAICITA’


Ritengo seriamente che solo la laicità dello Stato e quindi della intera società civile che lo compone, possa essere un fattore di difesa dagli assolutismi che si ripresentano a causa di crisi economico sociali che ci attanagliano. Come afferma Zygmunt Bauman, il grande sociologo tedesco, il Max Weber contemporaneo,  il mondo occidentale oggi  vive una situazione cosmopolita  che ci vede obbligati a coabitare in modo permanente con culture, modi di vita , fedi diverse, con uomini e donne di diversa etnia.                   Ma ciò avviene  senza che siano state sviluppate le capacità  per comprenderne  il contesto,  le logiche, i requisiti .

Da questa impreparazione derivano le ansie , le paure . E quando su queste ultime  s’innesca la demagogia del populismo   , di coloro che ritengono di poter risolvere tutto questo elevando muri e barriere si rischia di mettere in discussione l’evoluzione tanto duramente raggiunta. Il neo liberismo ha fatto la sua parte conducendoci ad una società opulenta , dipendente dal benessere  e dalla crescita. Da oltre dieci anni la crescita si è spenta a livello mondiale, dagli USA ,all’Europa ,all’ Asia.                                                         Ciò che è in crisi è il modello di sviluppo che oggi richiede da una parte più investimenti  e sempre meno manodopera.  Si aggiunga  la tecnologia che richiede sempre più forza lavoro di elevata istruzione.

A fronte di queste sfide gigantesche  il neoliberismo e la globalizzazione fungono da fattore e motore disgregante per gli Stati Nazione che non hanno né la scala dimensionale per poter reagire e competere , né il potere e le strategie necessarie a farvi fronte .  Senza dover ricorrere a tecnocrazie , occorre comprendere  che crescita e benessere  non possono prescindere dal contesto socio- economico. Occorre ritornare ad una redistribuzione della ricchezza accumulata , in un  modo più solidale e egualitario. Se vogliamo evitare il collasso  delle istituzioni democratiche occorre rivedere i sistemi politici  che devono ristrutturarsi ed adattarsi a questa nuova fase.  . Un esempio su tutti,  a proposito di democrazia , integrazione e libertà soggettive.       La Francia , paese laico per eccellenza , dove la laicità è vissuta ad ogni livello istituzionale  e sociale e’  garantita da uno Stato super partes.

Oggi vive momenti duri . Non è certo in discussione la politica dell’accoglienza.             Al contrario.  La storia coloniale è parte di questo problema. Ma non solo.                          In Francia vige lo “jus soli”. Chi nasce nel paese  è automaticamente  cittadino francese.  Ottimo.  Ma cosa è avvenuto, negli ultimi dieci anni , si sono create nelle periferie delle grandi città dei ghetti , delle vere e proprie cittadine quasi sospese nel nulla  , non collegate alle città  che ne sono inglobate. 

In Italia , non per un disegno voluto, organizzato, pianificato, i centri urbani si sono svuotati e si sono riempiti di immigrati, di residenti permanenti. Con ciò, non volutamente ,almeno nel centro-nord,  abbiamo evitato, la marginalizzazione , la ghettizzazione . E queste persone vivono in mezzo a noi , senza creare alcun serio problema sociale e /o politico. Regioni intere vivono oggi in Italia senza particolari problemi.   Salvo quelli sui quali si soffia per accreditare l’idea di una situazione grave e di pericolo.  La realtà è ben diversa.   Interi settori economici chiuderebbero senza il contributo di questi 5 milioni di immigrati. Pesca, agricoltura, lavorazioni metalli , fonderie, costruzioni edili ecc. ecc.  Pensate,  persone che contribuiscono al sistema previdenziale,  che vivono da 20 anni e più in Italia quali residenti permanenti.

Bene,  i loro figli , nati in Italia,  non saranno mai italiani. Eppure frequentano le scuole italiane , fino alla maturità , con un costo individuale  per lo Stato di circa 180 mila euro … E poi al compimento del 18° anno si chiede loro di ritornare nel loro paese d’origine , dove magari non sono mai stati …..Investiamo su di loro e poi li consideriamo stranieri quando hanno convissuto con i nostri figli per anni!                  Ecco questo è un problema .

Se vogliamo rendere l’integrazione completa , se vogliamo evitare il problema del rigetto, se vogliamo evitare il problema francese  dei cittadini di serie B,   occorre intervenire oggi …….Ma questo non è un problema solo nazionale , deve essere un problema europeo.   L’Europa deve poter difendere i propri valori . Certo .                          Il primo di questi è il riconoscimento della Repubblica.  Dei valori e dei diritti individuali e soggettivi  che impregnano  la nostra cultura.                                                    Tra questi il diniego di ogni riconoscimento ad alcuna religione  di supremazia storica , così come sancito dal Parlamento Europeo  ormai un decennio fa !                     Nel contempo evitare che l’ Arabia Saudita  sia l’unico finanziatore della costruzione delle moschee in Europa.     Che si applichi un controllo capillare sugli Imam che predicano in quelle moschee.    Che vengano inseriti in un’albo ufficiale, onde evitare la diaspora continua dei musulmani in Italia divisi in decine di organizzazioni  .       Chiarire bene  che il termine arabo , non significa musulmano e che quest’ultimo non ha niente a che vedere con islamista.    Occorre organizzare per difendersi da elementi e schegge  impazzite, non denigrare, o peggio discriminare senza ragione.                           Mi auguro che nel prossimo incontro di Ventotene tra Merkel, Hollande  e Renzi si lanci un programma di rilancio dell’idea europea , di una maggiore integrazione e solidarietà tra coloro che vogliono esserci.

Che siano 6/9/12 Stati  poco importa!  Occorrono un’ unica fiscalità, un’  unica tassazione, un’ unico esercito per evitare competizioni idiote che invece di risolversi a scapito interno debbono rilanciare il ruolo europeo nel mondo.                                   Inaccettabile che si permettano delocalizzazioni produttive, finanziarie  di interi colossi industriali all’interno del nostro continente.   La competizione deve orientarsi verso l’esterno. Siamo il maggior mercato mondiale, la più ricca area al mondo in termini reddituali , uno dei maggiori poli tecnologici, che nei prossimi anni dovranno far fronte a Cina e India  e agli USA in declino ….. E stiamo a discutere di Brexit ? Di abbandono dell’area UE.  Solo degli sprovveduti ,  degli ignoranti , utili idioti del populismo dei guitti , dei cialtroni , possono davvero pensare di vivere e progredire fuori dall’UE.  Ciò non vuol dire che le cose vadano bene . Al contrario .                       Occorre abbandonare la gestione dei governi nazionali   attualmente in vigore in sede UE. Le élites dei vari Stati tentano con ogni mezzo di mantenere il potere di cui godono  e che i Trattati hanno loro concesso!   Occorre rivedere il sistema di partecipazione  e rendere valida  immediatamente la legislazione  “erga omnes” all’interno della Federazione Europea.   I nostri problemi socio-politico- economici  non possono certo essere risolti in ambito territorial nazionale.

Occorre più Europa , non meno Europa.  Occorre addivenire ad una nuova classe dirigente più capace e competente, selezionata in funzione di queste caratteristiche che superino lo stallo culturale  nel quale siamo finiti . Il territorialismo, il campanilismo, il regionalismo,  devono essere superati. Il fascino degli uomini forti che promettono a masse di analfabeti funzionali ,in modo irresponsabile ed ingannevole,     imponendo loro un’obbedienza  incondizionata. A tutto questo si aggiunga un  sistema mediatico che amplifica lo stato comatoso che sui social  networks diviene il vuoto , che  forze eterogenee  vogliono riempire con soluzioni improbabili !

 

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Riforma costituzionale


Questo tema del referendum, sulle modifiche  di alcune parti della Costituzione,  ha già preso la solita china del tifo da stadio, della divisione campanilistico settaria che nel nostro paese distingue sempre i momenti di transizione. Bene,  questo è lo spirito con cui i media affrontano in maniera superficiale il tema , adeguandosi ai partiti e movimenti politici che si coalizzano l’un contro l’altro armati in un confronto che non ammette riflessioni, meditazioni ragionamenti più concreti e profondi. 

Sarò pure un elitista , ma se penso , come spesso scrivo , che il 48% degli italiani è analfabeta di ritorno,  il discutere su cose che metà della popolazione non comprende , a me ricorda la cena dei cretini. Ma ci rendiamo conto che l’80% non conosce , nel senso letterale la Costituzione italiana. Magari ne fa riferimento, ne parla , spesso a sproposito. Questo vale anche per molti di quei parlamentari che siedono in una delle due aule. La maggiora parte non va al di là dei primi 10 articoli.

Ecco  questo è il primo problema. Votare sì , o no richiede quanto meno una riflessione sul dettato costituzionale , sulla visione delle Istituzioni che sono chiamate ad esprimere il senso della democrazia che ne discende. Il diritto in quanto tale, sia esso di origine  romana ,o  di common law  tende a regolare i rapporti tra le Istituzioni stesse , i cittadini e tra di essi.

Per tale ragione la giurisprudenza  , ovvero la pratica delle interpretazioni rese dalle sentenze  emanate dai tribunali di ogni grado tendono a regolare,  talvolta a modificare il senso della legge . Attraverso la giurisprudenza il diritto , la legge, vengono adeguati ai casi oggetto di analisi e , nel senso più ampio,  allae circostanze ed al contesto che sono mutevoli . Molto più nei Paesi di common law (USA, GB, ecc.) la giurisprudenza stessa , ovvero le sentenze,  divengono esse stesse legge nel senso che fanno testo per i casi similari  successivi.

Ho usato questa lunga prefazione per sottolineare che con il tempo la legge , le leggi , e persino parti delle Costituzioni possono essere modificate con il mutare del contesto giuridico, con i cambiamenti legati all’evoluzione delle Istituzioni e della efficacia della loro attività. La Francia ha modificato per ben due volte  il suo assetto passando dal sistema parlamentare  a quello presidenziale.   

Che il bicameralismo perfetto sia oggi un sistema  inadatto al funzionamento ed alla necessaria rapidità ed efficacia richieste dalla società contemporanea é fuori dubbio. Che un progetto / disegno di legge debba subire il processo di lettura e discussione nelle due camere , per poi eventualmente ritornare ad una di esse quando  sono state apportate modifiche al testo originario,  è fuori da ogni logica presente.

Inverosimile,  perché 50 anni fa il numero della massa legislativa a livello annuale era un decimo dei progetti/disegni  attuali. Occorre quindi una gestione più idonea al mondo in cui viviamo ed alla massa di disegni, progetti , decreti che devono essere discussi!   Quindi modificare questo assetto è assolutamente necessario.                        Una sola Camera di Deputati in grado di valutare e votare rende l’iter più snello .           Le attribuzioni e la differenza di competenze devono seguire lo stesso criterio,  tra Camera e Senato si distingue sia l’ambito legislativo che la specificità delle attribuzioni per giustamente evitare doppioni , o peggio contrapposizioni. Il problema che a mio avviso è ancora aperto e che deve essere modificato è relativo alla selezione dei senatori . Sull’esempio tedesco il Bundesrat ( il Senato tedesco)  è la rappresentanza dei Landers . Bene , ma in questo caso i suoi membri sono scelti dai cittadini con votazioni specifiche.

Credo fermamente che la qualità ed il ruolo dei senatori debba essere tecnicamente superiore a quella dei deputati . I temi oggetto delle loro competenze hanno a che vedere con il funzionamento amministrativo-legislativo delle Regioni e delle loro specifiche competenze.  Quindi usare dei “semplici consiglieri regionali”  è dequalificante ,  poiché molti di essi non hanno competenze e cultura necessarie.             Tanto meno è accettabile che la selezione di questi consiglieri  sia demandata ed avvenga nelle segrete stanze dei partiti e movimenti politici,   attraverso metodi  tipici della cooptazione di cui vogliamo liberarci!!!  

Infine lo stesso ruolo e competenze delle Regioni nel prossimo futuro , per non parlare del loro numero , dovrà subire  un’ attento  e rigoroso esame .  Rendere più agile ed efficace la rappresentanza di interessi diversi , ma senza dimenticare l’etica  ed i costi pubblici relativi!

Politicamente un’ errore macroscopico è l’aver voluto collegare questa riforma costituzionale che, per molti versi è assolutamente indispensabile ,se svolta con trasparenza e accompagnata da un’informazione adeguata ed esaustiva,  con una legge elettorale che lascia molto a desiderare.

L’errore non è solo politico, ma anche sostanziale,  vista la differenza di peso e di estensione dei due provvedimenti. L’Italia è l’unico paese che dal 1946 si è data 5 leggi elettorali . A seconda dei governi e dei loro interessi elettorali specifici , che non erano certo interesse della popolazione. Nella maggior parte dei paesi europei la legge elettorale non ha subito cambiamenti. E’ d’altronde si tratta di  una legge ordinaria! Ovvero può essere modificata senza il doppio passaggio richiesto da quelle costituzionali.   Non vedo l’utilità di proporla in accoppiata con una riforma di tutt’altro peso ed ordine!

Ritengo inoltre che il doppio turno di collegio sia la legge elettorale che meglio si adatta al nostro sistema , a maggior ragione se il bicameralismo viene superato ! Da buon allievo di Giovanni Sartori,  credo fermamente  negli attributi di tale sistema che tende a fornire una migliore selezione dei candidati.   Strano che questo sistema sia  stato per decenni il sistema preferito dal PD , ed oggi abbandonato per un una brutta copia , senza base democratica , con premi di maggioranza inadatti , inaccettabili e cooptativi.                    

Ma tornando al punto,  onde evitare discussioni politiche di bassa lega che evidentemente conducono al populismo più becero ,  andare al referendum senza l’accoppiata con la legge elettorale  sarebbe non solo più intelligente , ma soprattutto lascerebbe più dignità al processo di riforma costituzionale  che ormai ci tramandiamo da decine di legislature senza alcun risultato . 

Sarebbe una dimostrazione di sincera volontà di cambiamento,  senza la zavorra che inevitabilmente la legge elettorale trascina con se.  Volendo essere ancor più preciso in termini di scienza politica ,  la demografia del paese sta rapidamente mutando con una popolazione che invecchia rapidamente. La parcellizzazione ,  la composizione/  scomposizione dei collegi elettorali,  muta  anch’essa sia in termini urbani , che periferici.  Al di là della legge elettorale , credetemi  ai fini del risultato elettorale finale,   questi dati e modifiche contano più della legge elettorale stessa …..                      E la classe politica, o meglio i  loro consulenti ,questo lo sanno benissimo.

Ragion per cui potrebbe il Governo essere più aperto e posticipare il referendum sulla legge elettorale ,   approvarla come nel passato senza sottoporla al referendum modificandone le parti discusse!  E’ seriamente difficile ragionare di questi temi cercando di essere chiari e precisi. Per tale ragione ho preferito offrirvi dei punti di vista legati ai vari metodi con i quali si interviene nell’ambito . Ci saranno certamente occasioni per continuare il discorso. Mesi di discussioni sono davanti a noi.                    Mi auguro più informativi , per dare l’opportunità a tutti di  comprendere il senso e gli obiettivi che si desiderano raggiungere.

Non esprimo oggi la mia personale decisione in merito.     Nei prossimi mesi possono venire accolte, discusse e rese operative  alcune modifiche come quelle  da me espresse . L’Italia  ha una profonda necessità di cambiamento. Certo Occupazione e Politica industriale forse sono più urgenti. Ma da qualche parte occorre pur cominciare . Ed allora che si proceda , ma senza lotte politiche idiote tra governo ed opposizione.     La Costituzione è di tutti . E tale deve restare . Cercare di abbattere il governo attraverso un referendum  sulla costituzione è da poveri cialtroni, da populisti, da repubblica della banane , spesso tirata in ballo proprio da coloro che oggi si scagliano contro la riforma.

Buona vita a tutti !

 

 

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Ideologia , fede e diritti soggettivi


L’interesse a scrivere ed esprimere le mie personali considerazioni mi sta abbandonando. Tanta è la delusione nei confronti dell’evoluzione  del civismo praticato.

Il declino del paese del quale sono cittadino è sempre più evidente e credetemi non è solo economico, ma soprattutto culturale ed etico. Vedete,  giusto ieri dimostravo sul mio muro FB la  personale soddisfazione per il passaggio alla Camera del progetto di legge sulle unioni civili.  Lascio agli pseudo intellettuali le polemiche sterili sulle astensioni e la fiducia posta dal Governo .                                                                                                                             Considerata la pochezza intellettuale mostrata dalle opposizioni  in  merito alle libertà e ai diritti individuali e soggettivi dei cittadini della Repubblica,   nei confronti dei quali si legiferava e decideva,  credo fosse l’unica seria iniziativa da prendere per evitare le cacofonie dei soliti cialtroni.

In un paese dove il 48% dei cittadini italiani è nella condizione  educativa di analfabeta funzionale  (s’ intende  coloro che non sanno comprendere  ed interpretate il significato di 50 linee dattiloscritte ) risulta evidente che la comprensione del tema è affidata a poveri buffoni dotati di una miserevole maturità quali ;   Salvini ,  Di Matteo,  Di Battista, per citare solo i  demiurghi, od  ologrammi .   Pupazzi di un un sistema in preda ad una angosciosa  deriva , che blaterano stupidaggini , senza comprenderne il completo e vero significato.

Bene,  dichiariamo con tutta evidenza  che una cosa é la maggioranza , sia in termini politici ed ideologici ed  un’altra é la libertà dei cittadini di poter realizzare  e condurre la propria vita personale ed affettiva come più loro aggrada! Ascoltare questa massa d’idiotica follia dei fondamentalisti cattolici  è veramente deprimente.  Vedete,  il problema è tanto semplice , quanto contingente. Una cosa è discutere di maggioranza ed opposizione in termini politici riguardo a progetti e visioni.                                                  Un’altra è quella di “ritenersi maggioranza  investita  del potere d’ imporre ad una minoranza comportamenti e valori fideistici “. Medioevo, islamismo , concezione autoritaria  della fede valida “erga omnes” !

Ovvero, se una moltitudine di cittadini  che in realtà è maggioranza in Italia, circa il 70%,  ritiene di comportarsi e seguire le proprie convinzioni,  non si comprende come una minoranza possa ,nell’ambito dei diritti individuali,  imporre loro un’accettazione di principi religiosi che non appartiene loro!

Vedete questo è lo “iatus” , la dicotomia,  tra paese reale  e le frange di fondamentalisti cattolici che credono di poter imporsi alla società civile con le loro  convinzioni.

Ecco questo è il punto . In Europa , in tutta Europa,  nei 28 paesi della UE , salvo il nostro , confessionale, tradizionalista , conservatore , le forze di una destra becera, ignorante, irrispettosa dei diritti altrui  , dopo una votazione che ci pone finalmente  al pari degli altri 27 ,  si rifiuta di finalmente “concedere”  al resto dei cittadini la libertà di seguire le proprie convinzioni e comportamenti di vita.!   In un paese civile, che non è il nostro , chiarisco subito la differenza, il classismo e la fede  di certuni , s’impone su altri che questa fede non hanno, non apprezzano, non condividono.                                                             Ma peggio ancora , si attua di fatto una discriminazione tra coloro che comunque possono affrancarsi da tale ghetto di fede , grazie all’istruzione, informazione , denaro di cui dispongono e la maggioranza che non può permetterselo! Il ricordo degli aborti delle figlie dei benpensanti  e delle figlie dei meno abbienti che si rivolgono alle mammane!              No,  non è affatto un ricordo, purtroppo non è  cambiato niente. Il 90% di questi fetenti  ostetrici, obiettori di coscienza,  è la realtà in questo paese in cui non cambia mai niente.

Ho sempre affermato che nutro rispetto per i cattolici che rispettano le mie convinzioni, molti sono amici,  ma qualora ciò non fosse il caso, non solo li combatto , ma grazie all’informazione , alla cultura  di cui dispongo,  mi sottraggo ad un potere clericale che non solo oggigiorno ritengo idiota , ma soprattutto auto- distruttivo vista la rapidità del processo di secolarizzazione.

Ai fulgidi  caratteristi cattolici che, come Fanfani ed i suoi supporters, ,  considerarono di poter contare sull’ignoranza  degli italiani negli anni ’70 nei referendum su divorzio ed  aborto ,  ed oggi dichiarano di voler  richiedere un referendum sulle  unioni civili, ,  invito a proseguire per realizzare e verificare “de visu” quale sia oggi la distanza tra la loro fede e il paese Italia.  Me lo auguro !!!  .   Per una maggiore informazione dei miei lettori , da vari sondaggi , risulta che oltre il 65% degli italiani sono in favore dell’affermazione e tutela giuridica dei diritti soggettivi. Tra questi  ; unioni civili, maternità surrogata, eutanasia ecc. ecc. . Questi mentecatti che discorrono di fede  e principi , si ricordino della cloaca della Curia romana che un giorno sì e l’altro pure nella sostanza si comporta in modo deviato da quanto proclama dai propri pulpiti.

Risulta quanto mai dicotomico il divario tra le visioni del teocrate,  progressista  Francesco e la curia romana. Anche nel caso delle unioni civili , la battaglia  lanciata da questi fondamentalisti è quantomeno in contrasto con la visione di comprensione e di carità cristiana  da quest’ultimo sempre dichiarata e professata.                                                Ah già , dimenticavo,  la differenza tra cristiano e cattolico si va facendo sempre più  profonda.

Ma a prescindere da quanto esposto circa,  fede vs. diritti soggettivi,  resta il fatto che la secolarizzazione in atto in Europa,  ed  in ritardo in Italia , è in atto  e sta modificando rapidamente   la relazione tra cittadino ed istituzioni.                                                                   Dove la  società civile ha e deve avere  supremazia assoluta in termini di laicità ed equidistanza tra Stato e fedi.  In una società che diviene multi- etnica , multi culturale,  la fede , le fedi divengono sempre più fattori di portata personale ai quali si deve rispetto in quell’ambito .

Non a livello generale . I cattolici osservanti sono oggi in Italia il 23% ,secondo le ultime statistiche della Cei,  e certo non possono permettersi d’imporre la loro visione al resto della società.  Ma, ancora una volta,  contano su partiti, movimenti , parlamentari in cerca di voti per affermare la loro preminenza..  Avete notato l’assenza in questo paese di un partito, o movimento di agnostici, atei , non credenti? Sono ben più numerosi del 23% di cui discutevamo…….

Ma nessuno si azzarda a cercare di mettere insieme i laici di questo paese che sono maggioranza,! Neanche  il PD attuale , o i partiti socialisti  , che cercano al contrario di nascondere il fondamento storico dal quale originano , la laicità!

Davvero incredible l’affermazione del capo del governo di quest’oggi.

“Ho giurato sulla Costituzione  , non sul Vangelo”. Ulla la’ .  Un ex boyscout  che si ravvede?   No…. Solo una battuta ….  Comunque sia , sarà bene che ci attrezziamo di fronte a cotanta sicumera .                                                                                                                                   Sarò ben lieto di vedere le legioni dei cattolici fondamentalisti  rientrare mesti alle loro dimore , come sempre , quando i benpensanti avulsi dalla realtà si autocandidano al ruolo di paladini . La maggioranza è schiacciante  e loro lo sanno.                                                               Ed i politicanti accattoni e cialtroni che li rappresentano anche.                                              Faranno un po’ di caciara per le amministrative , raccontando le loro fregnacce  , dal basso della loro cultura fino al referendum di autunno.

Purtroppo si procede per slogans.  Per lotta tra bande. Per non ritornare a casa,  da dove non usciranno   mai più,  se non  per essere travolti da pernacchie epocali.

Non ritornerete in Parlamento, non ne siete degni. 240 parlamentari hanno cambiato casacca negli ultimi 30 mesi. Rappresentano sé stessi.  Ed i loro interessi personali.             Di fede , di onestà intellettuale, di rappresentanza degli interessi dei loro elettori non sanno cosa farne. Ed oltre 2/3 di quei parlamentari è fideista  e si proclama cattolico….. A parole .

Ecco allora che assistere ad una tale reazione , una tale alzata di scudi  nei confronti di cittadini che non la pensano come loro , ma che hanno il diritto di esprimere le loro opinioni ed i loro desiderata di vita , senza che altri si arroghino il diritto di negar loro ciò che in tutta Europa è loro diritto per legge e normalità , é assolutamente incivile ed inaccettabile !

Buona vita. Ma con un serio distinguo , solo a coloro che rispettano il pensiero e la vita altrui!

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Libia, risultati ed effetti della tripartizione.


Noto con piacere che nell’articolo pubblicato oggi sul Sole 24 Ore , a  firma di Negri  con analisi di Vittorio Emanuele Parsi si sostiene la mia stessa tesi e  perplessità circa la situazione libica e le contraddizioni evidenti circa gli schieramenti in atto . Avrei dedicato un’ulteriore articolo  alla situazione della tripartizione che sembra abbia luogo  ed in particolare alla situazione del Fezzan. Ma l’articolo di Negri mi ha convinto ad anticipare le mie convinzioni e considerazioni circa il Fezzan ed il controllo relativo a questo territorio. 

Egli afferma giustamente che la Francia desidera acquisire il controllo sul Fezzan.       Ma ad oggi questa eventualità non è conclamata , né attuata.  Le ragioni dell’interesse francese verso il controllo di questo vasto territorio, due volte l’Italia, desertico e al momento sprovvisto di riserve d’idrocarburi , è poter avere accesso al Mali confinante con la scusa di meglio controllare, da buona potenza coloniale,  la situazione interna  a quel paese.  Ora è bene chiarire che su quel territorio il controllo politico è esercitato da circa 30 tribù che da sempre negli ultimi 50 anni sono rimaste piuttosto indipendenti dal potere centrale di Tripoli e che, a seconda dei loro interessi si schierano con Tripolitania , o  Cirenaica.

L’Italia ha vari interessi con quelle tribù e l’ENI stesso ha sviluppato con quel territorio delle relazioni strette e amichevoli.  Oltre a quelle tribù,  sono inoltre da menzionare le comunità berbere che sono sparse sul fronte ovest e confinante con la Tunisia , da sempre molto indipendenti e pervase ,da buon popolo nomade, da una volontà di non integrazione .    Sul punto del controllo del Fezzan mi auguro che l’Italia possa ,voglia e sappia  esprimere la sua determinazione. Pur tenendo conto del limitato ruolo sul campo e ,come affermato  nel precedente articolo , dell’interesse a concentrarsi sulla Tripolitania, per non disperdere forze , energie, e denaro, è assolutamente strategico competere con la Francia sul “corridoio” che oggi ,e soprattutto in futuro, rappresenta il Fezzan per l’esodo migratorio ed il flusso che viene generato dal Centro Africa ed in particolare proveniente da ; Nigeria , Niger, Burkina Faso e dallo stesso Mali. 

Nel mio precedente articolo dove affrontavo il problema della demografia  saldamente collegato alle migrazioni , menzionavo il rapporto esistente in quell’area in termini riproduttivi e di crescita esponenziale della popolazione.. La Nigeria conta  oggi 180 milioni di abitanti. Bene tra trenta anni si stima che la popolazione raggiunga i 500 milioni.

Ecco che allora avere un controllo sul corridoio diviene e diverrà strategico, se non fondamentale!  Se applicassimo  una strategia a medio lungo termine , il controllo di quel corridoio sarà molto più importante  di tutti gli idrocarburi prodotti in Libia. Tenuto conto che il loro utilizzo sarà sempre più ridotto negli anni a venire senza considerare le energie alternative.  Nel 2050 si stima che la stessa Arabia Saudita sarà alla fine dello sfruttamento dei suoi attuali pozzi.

Il controllo di quel corridoio sarà una valvola di sicurezza ed uno strumento politico di primaria importanza   molto più  degli idrocarburi!!  Ecco perché l’Italia deve assolutamente valutare di partecipare attivamente alla suddivisione territoriale che gli occidentali vogliono imporre.

E su questo punto stimo ne abbia non solo le opportunità , ma anche i mezzi!        Volendo ritornare al contesto attuale ed a questa volontà di spartizione “de facto” ed “in fieri”, le mie considerazioni sono le seguenti.   E’ del tutto evidente che s’interviene con metodi neo – colonialisti. S’interviene per ottenere dei benefici economici approfittando della situazione ed in assenza di una struttura istituzionale mai esistita d’altronde  , neanche ai tempi di Gheddafi.    Resta altresì chiaro  che questa azione rappresenti nel futuro un’ appiglio politico per recriminazioni nazionaliste  ed un potenziale focolaio insurrezionale permanente.                                      Il Daesh che oggi conta 20 mila unità potrà in parte essere  limitato e controllato, ma l’Europa, non gli USA , ben distanti da questi luoghi, deve tener ben presente che Lampedusa dista 150 miglia marine da Libia , o Tunisia.

Mantenere un controllo politico -militare stretto ha costi piuttosto elevati e la loro suddivisione resta sempre dubbia.  Con ciò intendo dire che questa impostazione deve intrinsecamente  prevedere una sua evoluzione e nel breve medio termine  preordinare il ristabilimento di condizioni  più democratiche per non subire gli effetti di ritorno ……..

Buona Vita

 

 

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Libia , visione italica a geometria variabile!


Nelle ultime settimane con l’evoluzione del contesto politico in Libia ho letto varie interpretazioni che della situazione vengono fornite dalla stampa , dai media televisivi ed infine dai social.  Sulla stampa si continua a trattare l’omicidio di  Regeni quale affare di Stato. Non voglio assumere le posizioni della giornalista egiziana, ma certo “l’affaire” ha assunto proporzioni che vanno al di là della semplice richiesta di riscontri oggettivi sulla uccisione del ricercatore italiano. Sono due mesi ,  ed ancora si tratta come “affaire di Stato”. Possiamo attenderci al massimo delle scuse da parte del governo egiziano,  come affermavo due mesi orsono.

Niente di più.  Cinismo il mio? Non credo , la politica stessa ed in particolare la politica estera è impregnata di cinismo , da sempre. Le ragioni di Stato sono sempre state temi di rilevanza assoluta. 

Basti considerare il genocidio perpetrato dall’Arabia Saudita negli ultimi due anni, nei confronti degli yemeniti del nord , in quanto sciiti . Dei curdi , da parte della Turchia, iniziato da ormai 80 anni . Degli armeni da parte della Turchia,   da oltre cento anni.      O degli oltre 100 italiani morti, o in carcere, in vari paesi del mondo nel solo  2015.    Non ultima la studentessa italiana uccisa in Svizzera un mese fa.                                     Dopo l’annuncio il niente. Notizie non degne di essere ulteriormente approfondite da parte di una stampa ” di regime” che sottolinea e amplifica a dismisura l’impatto. Chiariamo,  la famiglia  Regeni ha tutto il diritto di venire a conoscenza  e vedere i responsabili assicurati alla giustizia, ma la politica estera di un paese che si promuove e vuole essere guida di una coalizione in Libia non può e non deve essere condizionata , se lo è, da un omicidio .

La politica è cinica, se non lo fosse , sarebbe altro ….Quando mi è accaduto di leggere tutta una serie di rivendicazioni da parte di specialisti , professori, giornalisti che sostanzialmente criticavano il non potere , la non adeguatezza , la complementarietà dell’azione italiana circa il caso Regeni , la mia del tutto personale reazione è stata di sconforto pieno.   Ma come , ci si propone di guidare una coalizione su richiesta del governo libico, si sostiene il governo di Tobruk come unico governo riconosciuto dalla comunità internazionale, si declama la sintonia con la politica del governo egiziano di Al Sisi , si forniscono armi e munizioni oltre ad una recentissima visita di Stato del Premier italiano al Cairo……… E poi sull’omicidio Regeni si monta un caso politico?      Si lanciano accuse ed invettive, si giunge al richiamo dell’ eccellente ambasciatore  italiano?  Bene,  miei cari osservatori vicini e lontani,  se volete credere a questa messa in scena e volete che i vostri lettori ci credano è affar vostro…..

Da parte mia ,come ho già avuto modo di scrivere in alcuni interventi non in Italia , vi hanno abbindolato ……. Il sostegno al governo di Tobruk era errato fin dagli inizi. Politicamente e militarmente. Ma tant’è , se il gen. Haftar dopo 20 anni in esilio in Usa , torna in Libia e diviene il padre padrone della Cirenaica, qualcuno lo ha nominato a quel ruolo. Se continua a non accettare il governo di Serray , qualcuno lo appoggia…..Se riceve armi, copertura , munizioni e supporto politico da parte di Egitto, A.S. , Qatar, ed in parte da Turchia e supinamente da Usa non è un caso.                             La Comunità internazionale, l’ONU , hanno creduto di bypassarlo con l’escamotage del governo di unità nazionale, ma lui ha trovato modo di respingere ogni voto in tal senso, di ricevere da parte di GB e Francia circa 1500 uomini delle forze speciali per cercare di rimuovere il Daesh dal litorale e quindi dai porti di carico del greggio , spostandolo verso la Tripolitania ed il sud del Fezzan. C’è uno “strabismo”  da parte degli occidentali che ha dell’incredibile, o almeno,  questo è ciò che si vuol fare credere alle rispettive opinioni pubbliche nazionali.

La realtà è più complicata ed in parte molto più semplice.   Del Daesh , parliamoci chiaro , non importa molto a nessuno. Sono circa 15 mila le milizie, non 5/7 mila , visto che buona parte di coloro che erano in Irak , oggi sono in Libia, ma sono capaci  di creare problemi interni.     Non ancora dotati di strategia per attaccare l’Europa. L’interesse è sempre il medesimo. La Francia e la GB sono interessate ad ottenere, tramite gli aiuti militari e l’accompagnamento del regime di Haftar , le concessioni per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi cirenaici.   

Quindi , come sostengo da tempo,  la reale volontà degli occidentali europei e, velatamente  degli USA , è quella di una divisione della Libia  tra Tripolitania, Cirenaica e Fezzan. Dunque la fragilità che assicuri il controllo..

Non esiste a mio avviso , a breve termine,  la possibilità di un governo di unità nazionale. Ecco allora che, spostandosi l’interesse italiano, ben conscio del suo ruolo più limitato nella parte Tripolitania ,ha cominciato a distaccarsi dalla “comunità internazionale”, seguendo con maggiore attenzione l’evoluzione di Serray.                    Tanto che nel suo insediamento ufficiale ,nella base navale di Tripoli, il corteo delle tre navi su cui  si è spostato il governo in esilio libico dalla Tunisia  alla Libia  , sono state poi tre navi della marina militare italiana a scortare dal confine delle acque territoriali tunisine  a Tripoli il convoglio governativo.  Nessuna notizia in merito.                                Si è anche avuto il coraggio di smentire la notizia…….. Ridicolo.

Ecco che allora il caso Regeni è stato in parte usato come “casus belli ” per raffreddare i legami con l’Egitto.  Inutile , da parte dei famosi esperti , affermare che si è perduto un business di forniture militari e di export commerciale, valutato da 2 a 2.5 miliardi di euro. La Francia ne ha  circa 5 e prossimamente 6/7. La GB da sempre  offre i suoi servigi finanziari ai governi egiziani. Niente di nuovo sotto il sole.  Obama che aveva per un periodo lanciato fiori sul governo  Morsi, ha da allora riveduto e modificato la visione.

Il giuoco di apparire più fessi di quanto in realtà siamo, è parte integrante della comunicazione politica governativa che ,nei limiti oggettivi ,trova ragione d’essere.    Certo , non siamo molto intelligenti.     Non disponiamo di strategie e visioni di medio – lungo termine, ma compatibilmente  ci muoviamo da furbetti , cercando di barcamenarsi  in un contesto che certamente è più grande di noi e dove non disponiamo della forza necessaria per imporre iniziative ……

Quindi per ricapitolare ….Il nostro esercito è orientato alla difesa, i nostri mezzi non sono in linea con operazioni e logistica  fuori dal territorio,  pochi i segmenti delle forze armate in grado di operare in contesto bellico. Non abbiamo accumulato esperienze belliche  in tal senso dalla seconda guerra mondiale ed i nostri comandi sono insicuri ed incerti in merito.  In ogni caso non idonei a guidare operazioni di una tale portata. Infine un’opinione  pubblica non informata ,  pacifista e abulica  senza comprendere a fondo  le implicazioni della difesa degli interessi nazionali.    Ecco allora che i vari commentatori dovrebbero rendersi conto,  ed invece di recriminare azioni e decisioni differenti , dovrebbero comprendere che il Renzi fa ciò che può , con i mezzi ed il popolo di cui dispone.  L’errore piuttosto è mostrare verbalmente una forza e capacità che non si detiene ….    Il re è nudo e l’offerta dei 250 militi riassume la verità .   Occupiamoci della Cirenaica, se ci riusciamo…. Camp Elephant (il maggior campo petrolifero dell’Eni in  Libia) dispone già di 500 contractors che ne assicurano la sicurezza.  Meglio tenersi stretto quanto abbiamo , piuttosto che cercare di afferrare l’irraggiungibile!

Buona Vita.

 

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Se la politica italiana studiasse la demografia


Purtroppo i politici italiani mancano decisamente di conoscenze ed istruzione per affrontare argomenti e temi che siano leggermente superiori al livello del populismo tipico delle povere maturità che in grande maggioranza hanno conseguito. Spesso tratto del tema perchè  di tante discussioni fondate sul niente, o peggio su convinzioni errate, la verità dei dati è evidente e sconcertante.

Pensate, secondo i dati del rapporto della Fondazione Migrantes i cittadini che hanno lasciato l’Italia nel 2012 erano circa 80 mila, 95 mila nel 2013 , circa 100 mila nel 2014 ed infine oltre 100 mila nel 2015!  Stiamo parlando di circa 400 mila persone mediamente sotto i 40 anni con cultura media .Circa 35% con una formazione universitaria. Non solo ci stiamo impoverendo in termini di Pil,  ma anche in termini di competenze e di risorse umane. A fronte di 21 miliardi investiti in istruzione nell’ultimo quinquennio!

Non va certo meglio se analiziamo  i dati relativi all’immigrazione. Al di là delle idiozie di certi leaders la cui crassa ignoranza é arcinota , gli stranieri che in tutto il 2015 si sono iscritti alle nostre anagrafi sono stati 39 mila (sic) . Un niente, se consideriamo che il flusso migratorio si aggira sui 200 mila annuo. La crisi economica e la percezione del paese da parte dei migranti si é degradata.  Giungono in italia  solo per raggiungere i paesi del nord Europa dove hanno dei parenti , o comunque dove l’assorbimento del mercato del lavoro é più ricettivo.

Insieme alla Germania  condividiamo in Europa il tasso più elevato di cittadini con l’età media più elevata ; 22% con una popolazione oltre i 65 anni, contro una media europea  del 18%.   Ma il peggio é che circa 1/3 della polazione supera i 55 anni. Comprenderete che con questi dati di fondo ed una disoccupazione giovanile che supera il 43% non saremo in grado di rovesciare il trend. Occorre una visione strategica in grado di ribaltare il sistema. Occorre capovolgere il mercato del lavoro introducendo tutta una serie d’incentivi che diano speranza ad una generazione che ancora a 25 anni non é in alcun modo inserita  e vive alla periferia di questa società .

Niente di peggio che la politica dei voucher. Strumenti ulteriori di sfruttamento e di precarietà strutturale in un paese la cui economia sommersa vale circa il 28% del globale.  Solo a dei mentecatti culturalmente labili può venire in mente l’introduzione di simili elementi di sfruttamento del capitale umano!  Ma vedete la differenza tra la politica tedesca e quella italiana si differenzia notevolmente proprio per le politiche di ricezione ed integrazione. Perché ? Perché la Germania del 2015 conta 80.7 milioni di cittadini residenti. Le proiezioni ben conosciute e valutate dalla classe dirigente tedesca sono basate su una popolazione che nel 2050 sarà di 71.9 milioni di cittadini. Ecco che si comprende la differenza nei confronti dell’immigrazione. 

Possibilmente istruita, capace d’integrarsi e divenire parte del sistema.  Ecco,  sappiate che l ‘Italia che oggi conta 57 milioni di cittadini residenti , ne conterà nel 2050  51.5 milioni. Modificare queste proiezioni che si basano sull’equilibrio nascite/morti é praticamente impossibile.  A parte la riottosità di un paese conformista e tradizionalista, di una classe dirigente non all’altezza delle sfide  attuali , significherebbe cambiare profondamente l’allocazione delle risorse  e l’attuazione di strumenti tali che attengono all’istruzione, al sistema sanitario , ed alla prevenzione. Oltre a modificare alla radice  comportamenti sociali e culturali !

Pensate che in Europa la popolazione attiva , quella cioe’  tra i 20 ed i 65 anni  ,                si ridurrà del 25% . Lo stesso vale per gli USA. Non per niente l’attuale campagna elettorale americana ha tra i suoi temi di maggior scontro l’immigrazione.                      Lo stesso dicasi per l’Europa dove i populismi, presenti ovunque,  stanno cavalcando il tema.  Pensate che a fronte di questa riduzione di popolazione attiva in Europa nei paesi meno sviluppati si passerà da 3.7 miliardi  a 4.8 miliardi di persone.  Giusto per farvi comprendere  il boom della popolazione a livello di  fascia subshariana;  Nigeria , Sudan, Etiopia,  quella che subirà il massimo di crescita , prevedendo un tasso di natalità del 3.1  si passerà da 962 milioni di abitanti a 2.1 miliardi. Per essere ancor più chiari prendendo la singola Nigeria dai 182 milioni  di oggi si passerà a 500 milioni!!!  Per coloro che desiderino approfondire il tema,  consiglio il testo del Prof. Livi Bacci        ” Il pianeta stretto” .Ed.Il Mulino. Un’eccellente lettura per la comprensione dei fenomeni che ci attanagliano.

Risulta  evidente che con questi dati,  l’idea peregrina degli imbecilli alla Salvini, Orban, Le Pen , ecc. ecc. di costruire muri , reti  di filo spinato e tutta la giaculatoria dei poveri di spirito non ha alcun senso. Così come quanto accaduto negli ultimi 20 anni nei conflitti geo-politici avvenuti in Afghanistan, Irak e Siria…… Conflitti ai quali l’Occidente ha partecipato attivamente , intervenendo su dinamiche religiose , basti pensare allo scontro sunnita – sciita , che a loro volta hanno prodotto genocidi e flussi migratori. 

Queste migrazioni prodotte dal desiderio di fuggire da guerre intestine  e tribali, si aggiungono ai flussi migratori causati da  ragioni economiche. Fuggire dalla fame , da esistenze terribili.  Ecco che, se si prendono in considerazione i vari fattori dirompenti  di questo esodo,  forse si riesce meglio a comprendere i danni  causati da interventi militari che non solo  non hanno conseguito gli obiettivi prefissati , ma reso il contesto socio-economico più fragile. Il terrorismo , il sorgere di milizie fondamentaliste rispondono ad una logica di espansione fondata sul controllo che alcune potenze quali, Arabia Saudita , Qatar  e Turchia per citare solo i maggiori finanziatori,  desiderano porre in essere.

Appoggiate dall’Occidente, praticano una politica binaria.  Il desiderio della Turchia é quello di espandersi ad est e sud ,vista la impossibilità di allargarsi ad ovest dove la UE si oppone,  e giustamente.  Quello dei Paesi del Golfo è di conseguire uno spazio vitale in Nord Africa e la fascia dei paesi musulmani asiatici dove la maggioranza sunnita impone il proprio credo. La religione è parte integrante e trainante di questa espansione. Basti vedere con quale attenzione il Daesh non manca  di eseguire,  ove mantiene il potere,  una rigida epurazione etnico religiosa nei confronti degli sciiti.  Non a caso il pensiero waabita  e la dottrina  sono imposti dai finanziatori stessi ,le teocrazie  saudite e  qatariote  Saudi ed Al Thani.  Sono questi i mandanti che dovrebbero essere colpiti , invece di dedicare tanti fiumi d’inchiostro a poveracci  pagati per immolarsi ad una causa che non potranno mai conoscere per la loro totale ignoranza! 

Buona vita a tutti

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