IL DIBATTITO


Ho scritto il post sulle primarie poco prima del dibattito televisivo.                                     , L’ho seguito con attenzione , con i vari battibecchi degni della peggior TV elettorale  italiana.             

Il livello  , come mi aspettavo , non era certo all’altezza  del paese più potente del mondo. Almeno nominalmente.  No , si direbbe che il populismo stia mettendo radici ovunque e che i candidati non superino la selezione di una volta…….                                                          Persino le primarie in USA hanno perso questa capacità.    Non mi riferisco ai dibattiti televisivi , ma ai diversi percorsi che i candidati dovevano percorrere all’interno dei loro territori e Stati .    Certo, durante il dibattito il differenziale culturale e di know-how  era percepibile, ma la media tendeva sempre a glissare verso il basso.                                            Le diatribe scoppiate  ad arte , tra il moderatore ed alcuni candidati ravvivano la monotonia espositiva.   Molti recitavano  a memoria , pochi a soggetto ed in tema.      Trump si è rivelato per ciò che rappresenta . Il re buffone! Ma sicuramente ha il suo elettorato e vuole omaggiarlo con performance degne del suo ruolo.                                     Non credo proprio che arriverà al finale della nomination . Ma , mai dire mai!                      Se ci è riuscito Berlusconi , niente è impossibile…… E l’opinione pubblica  in USA non è molto dissimile dalla nostra quanto a cultura politica.   Lo dichiarano numerosi studi OCSE, non certo il sottoscritto.   Alcuni amici hanno fatto i nomi di Rand Paul, altri di Jeb Bush ecc…….. I programmi dei candidati sono scritti sull’acqua ……..                                        Il partito in funzione dell’evoluzione della candidature impone dei mutamenti  assai notevoli.   Certo la capacità dei candidati , la loro empatia contano.   Ma,  ad esempio,  la tipologia del candidato intellettuale non viene quasi mai scelta!!!!                                                                                                                                                      La comunicazione tende ad avvantaggiare il linguaggio diretto, la resilienza ecc. ecc.  Ovvero per intendersi l’elettrice/elettore attivo,  non s’innamora, come in Italia,  del modo di esporre   (ah, ma come parla bene……)  , no, se non comprende non lo appoggia , né lo vota!    Per indicare in una parola ciò che l’americano medio considera “foutaises” , cose inutili , si dice “Philosophy” . Si avete capito bene! Filosofia”.  Roba inutile ……..!           Quindi l’approfondimento è lasciato alla comunicazione collaterale strutturata per la stampa,  per i comunicati.   Il candidato si guarda bene dall’essere percepito come culturalmente profondo.     Obama è stato l’unico presidente intellettuale degli Usa del dopo guerra.     E credo resterà un ricordo! Almeno osservando la panoplia dei candidati di oggi! 

Buona vita

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LE PRIMARIE AMERICANE


Il lungo percorso delle primarie americane è iniziato.                                             Molti saranno gli sviluppi sia a livello dei singoli candidati , sia delle piattaforme politiche, espressione del ventre profondo della società americana.                                                                                                                                Una società per certi versi non dissimile da quella italiana a cominciare dalle disparità socio economiche interclasse e dalla diseguaglianza esistente tra le varie etnie che compongono il puzzle sociale.   Un dato che la dice lunga sullo stato della politica dell’opposizione è il numero dei candidati nella corsa alla nomination nel campo dei GOP : 16 ! Una pletora di candidati decisamente agguerrita, maschilista e fortemente legata ai valori repubblicani del neoliberismo più spinto, sostenitore a spada tratta del complesso militare-industriale che Barak Obama , primo Presidente dal dopo guerra ha avuto il coraggio di contrastare riducendo il budget del Pentagono di ben il 30%!!!                                                                                                                                Chiaramente alienandosi buona parte di quelle lobbies fortemente radicate nella tradizione  del contributo di riconoscenza presidenziale partecipando attivamente al supporto finanziario del candidato.  

A tal proposito sarà interessante vedere la reazione del Senato sulla votazione al via libera dell’accordo sulle limitazione dell’armamento nucleare iraniano.   I concetti e le parole espresse da Obama per mettere in guardia dal rigetto di questo accordo da parte dei repubblicani  sono pesanti. 

E si collocano giusto nel solco di una forzata pace , o a breve-medio termine in una prevedibile  guerra in M.O.  Un’area dove gli USA hanno condotto una politica incerta che potrebbe scatenare davvero un conflitto pesante.              Ma torniamo alle primarie.  Evidente che la figura di  Donald Trump ha acceso i riflettori dei media europei su questo “Tycoon” che per molti versi ricorda il “nostro” Berlusconi.

Per i toni , le battute , il razzismo malcelato  ed il populismo che lo contraddistinguono rispetto agli altri candidati.  La differenza tra i due è che mentre il “nostro” risultava spesso un imbonitore , Trump soffre chiaramente di sicumera debordante.   Certo la notorietà e la familiarità di cui gode sovrasta  gli altri…….. Ma certo pur partendo da favorito in termini di notorietà , si coglie già nei sondaggi Gallup il tallone d’Achille che lo abbatterà.  La difficoltà nel costruire e sviluppare , al di là delle battute populiste , un consenso reale da parte della classe media bianca che in USA è più pragmatica circa il ruolo  del paese . La sua credibilità politica rimane fortemente  in dubbio. 

Va inoltre ricordato che dal 2025 la demografia degli USA affronterà un “turning point” epocale. La classe bianca ,  Wasp , (White ango saxon protestants)  che ha guidato il paese per due secoli,  cederà la preminenza all’etnia latino americana.  Con questo capovolgimento   i candidati repubblicani, tutti,  dovranno fare i conti .    Un altro aspetto assai “dividing” nei due campi è la totale diversità nella proposta delle candidature alla nomination…….

Nel campo democratico si punta ad un unica candidatura omnicomprensiva, quella di Hillary Rodham Clinton . Una diversità d’intenti che la dice lunga sul contesto politico che la riproduce. Il doppio mandato di Obama, se segna notevoli differenze con i precedenti ,  seppur in un contesto di crisi economica perdurante, marca anche un contesto molto deteriorato nella relazione bianchi /neri .  Da vari sondaggi la peggiore negli ultimi 15/20 anni. La figura della Clinton gode di un certo fascino da parte dell’elettorato bianco femminile  , middle class …..                                                                                             Peccato che la middle class , come in Europa,  stia assottigliandosi , pagando il prezzo più alto dal dopoguerra. Vedremo  come reagirà nei diversi talk shows e scontri che la attendono.  Il “mood” attualmente sembra essere molto critico e tende a dare una leggera preminenza ai repubblicani.

Un altro candidato eccellente nel campo repubblicano è Marco  Rubio, di origini cubane, che può contare sul voto dell’elettorato ispanico.                      Nei sondaggi è colui che tiene testa a Trump . Nel Gallup survey più recente,  ottiene  53% di voti favorevoli , Il 14% di voti contrari e gode di una notorietà del 66%. Trump a sua volta , gode del 55% di voti favorevoli, ben 37% contrari ed una notorietà del  92%.                                                                                                                                                        Jeb Bush  rispettivamente ; 52% , 19 contro  , 70 di familiarità.                              Rand Paul 43% , 20 contrari  , 63% notorietà.  La notorietà è di fatto un coltello a doppia lama.   Nel caso di Trump nel medio termine rischia di farlo precipitare nei consensi.                                                                                                      Jeb Bush sconta il suo non eclatante ruolo di governatore della Florida ed al pari della Clinton la ritrosia di parte dell’elettorato verso le famose dinastie politiche americane che tanta fortuna hanno avuto nell’ultimo cinquantennio.    La campagna per le presidenziali sarà lunga , costosa come sempre,  a suon di milioni  di dollari.                                                                               

Il ruolo dei media  risulterà sempre primordiale.  La comunicazione ed il suo ruolo fattuale nell’orientare un’ elettorato passivo e poco partecipativo, come quello americano,  dove in media raramente i votanti superano il 40% degli aventi diritto.  Giocheranno a favore del candidato che commetterà meno errori.  La sovraesposizione, la tendenza a mantenere ruoli aggressivi saranno fattori estremamente negativi in una  società che ancora pratica il “politically correct” !    Ed infine  le lobbies.                                                                       Il peso , l’importanza di queste ultime,  ha acquisito valori  e peso del tutto fuori dal comune senso della democrazia , intesa come rappresentanza equanime dell’interesse pubblico ,   del senso di comunità,  per assumere un valore  relativo . Vedremo come i candidati si posizioneranno nei confronti dei maggiori portatori d’interessi “particulari”……

Sanità, finanza, difesa, trasparenza , sono i settori di punta dove gli interessi scontano le maggiori conflittualità. In tal senso il peso demografico e di potere di alcuni Stati sarà determinante ;Texas, California , Illinois, New York, oltre al ventre del paese costituito dagli Stati centrali .                                  Il Texas conta ben il 60% delle multinazionali legate al complesso militare-industriale …………

Difficile prevedere oggi un vincitore. Troppo lungo il lasso temporale che ci separa dall’elezione. Innumerevoli gli avvenimenti che accadranno.                Nel campo repubblicano, a mio avviso, Rubbio e Bush hanno entrambi buone chances  di battersi per la nomination . Outsider ; Rand Paul , ma molto distaccato .                                                                                                                                      In quello democratico Hillary sembra avere in mano le sorti del partito democratico. Con tutti i rischi che ciò comporta!   Non sembra al momento che i democratici vogliano realmente aprire un serio dibattito sulla visione degli Usa a medio termine. Ci si orienta  verso la continuazione della politica di Obama. Peccato che la Clinton non sia Barack Obama.                                     Brava nello  svolgere compiti assegnati,  meno nel proporre e gestire politiche innovative. Risentirà inoltre degli strascichi del passato che in una campagna lunga e difficile potrebbero lacerarne le speranze.                                            Comunque sia, sarà una campagna per molti versi diversa,  dove la visione degli USA e del  ruolo che vorranno avere nel XXI secolo sarà da seguire con molta attenzione ,  tenuto conto dei cambiamenti epocali a cui andranno incontro.

Buona vita . 

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I NEMICI DEI MIEI NEMICI SONO MIEI AMICI


Da tempo mi ero reso assente dal blog.                                                                           Avevo scritto che il periodo estivo era decisamente non interessante da un punto di vista evolutivo della crisi libica.   Solo baruffe e , come nel caso dei nostri 4 connazionali presi in ostaggio , azioni di disturbo , o  azioni volte a finanziare le attività terroristiche.   Ma ecco che la fine del mese di Agosto si avvicina.

Con la fine dell’estate e della calura torrida del deserto nord-africano 45/50° gradi celsius in media, si chiude il periodo di riposo . Le guerre, i conflitti sono gli uomini, non i mezzi a condurli…..  e gli uomini a 50° non reggono con le bardature in kevlar oggi utilizzate.  Era dato già per scontato che alla fine dell’estate , come avevo preannunciato,  si sarebbe scatenata la reazione occidentale.  Prevista per metà Settembre , potrebbe subire qualche anticipo , o ritardo,  a seconda della scaletta di interventi sul campo messi insieme dalla coalizione europea che vedrà  ; Italia, Francia, Germania, Gb,  in prima linea sferrare un’attacco in grande stile  alle postazioni del Daesch.                             Gli USA non saranno direttamente coinvolti, salvo fornire assistenza di supporto aereo e droni.   Eufemisticamente questa operazione è definita  :   Piano di stabilizzazione.  Prevede, nella tipica versione semantica ONU :   azioni di peace keeping e peace enforcement! 

L’Italia dovrebbe avere due piani di intervento principali da condurre . L’addestramento delle forze nazionali di sicurezza per contrastare l’azione  delle milizie islamiche nel prosieguo,  e  la copertura dell’intelligence sul campo , oltre che delle informazioni sul e  dal campo di azione.     Decisamente due piani sui quali possiamo dare il meglio e sui quali ci viene riconosciuta alta capacità e qualità d’intervento!                                                         E’ comprensibile d’altronde che non veniamo usati per azioni operative di guerra,  avendo noi da sempre un legame con territori e tribù.                           Un legame storico-politico che deriva dall’amministrazione coloniale  che ci ha permesso comunque, fino ad oggi,  di essere presenti ed operativi nei campi di estrazione gas/ petrolio dell’ENI.    Non a caso all’ENI oggi  in qualità di V.P. operativo si trova un certo Lapo!

Presenza che mai è stata posta seriamente  in discussione, né dai governi di Tobruk , internazionalmente riconosciuto , né da quello di Tripoli, oltre che dalle milizie che compongono il puzzle impazzito del Paese. Oltre agli aspetti puramente operativi , l’intervento ha come obiettivo strategico la messa in sicurezza dei due terminal petroliferi  di Sidra  e Ras Lanuf che portano il gas in Europa in quantitativi estremamente importanti, tali da  mettere in crisi, in caso di blocco, l’approvvigionamento dei tre,  dei quattro paesi che intervengono.    Occorre metterli in sicurezza con l’approssimarsi della stagione invernale. 

Quanto alla politica,  inutile girarci attorno , come recita il titolo di questo post , ancora una volta ci troviamo di fronte al risultato lampante dei  fallimenti della politica estera americana.  Oltre agli interventi costosi, inutili in Afghanistan ed Irak che oggi mostrano tutta la loro debolezza, si assommano quelli perpetrati in Siria che hanno dato origine all’evoluzione del Daesch. 

Basti vedere il supporto oggi dato ai due governi libici presenti , Tobruk quello riconosciuto internazionalmente  e supportato direttamente da Egitto ed Emirati Arabi Uniti e quello di Tripoli  supportato da Turchia, via Fratelli Musulmani e Qatar, oltre che dall’Arabia Saudita sostenitrice dei salafiti/wabiti di ogni latitudine.   A questi si aggiungano le milizie  , come quelle di “Alba della Libia” a capo della quale  si trova Salah Badi  che oggi forma, insieme ad altre formazioni, il Fronte Samud!                                        Questa formazione ha impedito ai suoi rappresentanti la firma dell’accordo  ONU per ricondurre la Libia ad uno Stato unitario.  Oltre a questa formazione vi sono quelle di Misurata  che invece sono nel quadro di azione del governo di Tobruk. 

E’ evidente che l’atomizzazione , il frazionamento delle forze sul campo, impedisce ogni risoluzione del negoziato, al di là dei buoni uffici del negoziatore Bernardino Leon.    Quanto poi alla situazione sul campo, in vista della ripresa delle ostilità,  mancano a tutti , ma in particolare alle forze del governo di Tobruk , armamenti , leggeri e  pesanti  ed un’aviazione in grado di poter coordinare attacchi sul territorio.   Armamenti che invece non mancano alle forze di Tripoli che ricevono armi da Arabia Saudita e Turchia poiché a loro non si applica l’embargo !!!!

Ridicole ed inutili talvolta le sanzioni applicate. Ma ancor più ridicolo vedere Paesi che sono a pieno titolo  membri della Nato comportarsi da veri e propri nemici degli altri membri europei.  Ma , ciononostante  amicalmente trattati dagli USA che li ritengono indispensabili sullo Stretto dei Dardanelli  che  oggi , ormai non conta granché…….. E vedono invece l’Egitto, ex porta aerei americana sul canale di Suez,  subire tutta una serie di atti negativi quando il presidente attuale ,Al Sissi , ha sgominato il movimento dei Fratelli Musulmani sponsorizzato da Turchia e Qatar.

Proprio oggi Al Sissi mostra la sua capacità di governare il paese  con il raddoppio del navigabilità del canale di Suez  cercando di far uscire il paese dalla profonda crisi economica in cui è stato precipitato!                               Quanto ai tre anni di caos del governo Morsi, ritengo che ciò non possa considerarsi democrazia, ma populismo e demagogia di cui le religioni sono da sempre portatrici!                                                                                                                Come i tre anni del governo islamico di Nhada in Tunisia che   hanno ricondotto il paese ad una miseria mai conosciuta dal paese prima.   Dobbiamo smetterla noi occidentali di guardare ad altre realtà politico-socio-economiche con lo sguardo  al quale siamo abituati.                    La latitudine ancor oggi determina differenze  sostanziali!                                                                                                                                       Il laico Bourguiba negli anni ’50 ha condotto la Tunisia fuori dal colonialismo francese senza versare una goccia di sangue, con politiche educative e di progresso economico eccezionali , mentre l’Algeria sprofondava in un decennio di guerra intestina .                                                                                              La laicità , o meglio la superiorità dello Stato , di fronte alle religioni monoteistiche  è sinonimo di libertà e progresso.   A maggior ragione oggi, quando per ragioni di mancanza di autodeterminazione, molti popoli arabi sono ostaggio di teocrazie sunnite che,  oltre al genocidio nei confronti della componente sciita , maggioranza in molti di quei paesi , tenta di varcare i confini nazionali cercando di espandere la propria influenza politico economica a tutto il nord-africa tramite le milizie del  Daesch.     

Vari analisti stanno ponendo l’accento sul doppio gioco praticato scientemente da alcuni dei maggiori paesi del M.O. . L’Arabia Saudita sta attualmente ordinando un ‘arsenale militare di enormi proporzioni   alla GB , dopo aver richiesto armi nucleari agli USA.   Salvo il Times,  nessun giornale europeo ha trattato la materia. Qualche accenno sul NYT……

Si parla della nuclearizzazione iraniana, ma non della continua militarizzazione saudita!   Credo che l’Europa debba assumersi le proprie responsabilità ed affrontare le questioni medio-orientali con la dovuta attenzione.  Limitando nel contempo le mire espansionistiche di paesi come Turchia , Arabia Saudita , Qatar che, usando l’islamismo , di fatto vogliono estendere la loro influenza geo-politica ben al di là dei loro confini!                     Il denaro è sterco del diavolo ed anche gli europei dovrebbero smetterla di valutare gli investimenti arabi su piani diversi .   Il denaro che affluisce in Europa a vario titolo per investimenti immobiliari ed acquisizioni di aziende , proviene dagli stessi Paesi che finanziano ed armano il Daesch ,o IS. 

Buona vita a tutti 

Oltre

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Why Tunisia?


exult49:

Ho decisamente apprezzato molte delle considerazioni svolte da Nadim Oudali sulle quali concordo pienamente. Ma la situazione attuale é molto più complicata e dicotomica di quanto asserito. In primo luogo nel corso dell’excursus , Oudali scientemente lascia in secondo piano , ma ben evidente che il nemico di questa Tunisia , sia un nemico esterno. No non é così. Il terrorismo in Tunisia é di fatto integralmente interno! Vedasi sia l’attentato del Bardo , sia quello di Sousse. Questo governo che ha vinto delle elezioni democratiche , unico paese del Maghreb , ha commesso un’errore tipico di un potere che teme l’opposizione e cerca di evitare uno scontro. Il compromesso con En-nhada é un errore politico che i commentatori tunisini hanno volutamente taciuto. Perché? Ma perché una società civile democratica non accetta compromessi con i fondamentalisti. Con un governo di transizione islamico che ha rotto l’equilibrio della laicità del paese voluta ardentemente dal padre della patria Bourguiba. Unico paese negli anni ’50 ad ottenere la fine del colonialismo senza versare una goccia di sangue. Unico paese a concedere il voto alle donne in quegli anni, unico paese dove il ruolo e la parità delle donne é stato rispettato.

I fondamentalisti con le loro stupide teorie hanno di fatto rimesso indietro l’orologio della storia . Orologio degli anni’70 quando il populista ignorante Gannouchi , leader della formazione é stato posto in esilio da Ben Alì . Una dittatura presidenziale la sua , imposta con un colpo di stato , aiutato dal governo italiano di Craxi …..
La primavera araba é stata un vero fallimento ovunque , salvo che parzialmente in Tunisia.
Ma questa primavera é stata innescata per interessi geo-politici da alcuni paesi del Golfo ;Qatar, Arabia Saudita e dalla Turchia che ha visto nell’affievolimento del ruolo dell’Egitto la porta aperta per un islamismo attivo
La guerra in Siria ed Iraq ha fatto il resto.
Dai 3 ai 4000 tunisini sono stati lasciati andare a combattere in Siria con la Jihad dal governo tunisino islamista .
Ed il loro ritorno in patria é oggi sulle coscienze di questi leaders che meritano di essere nuovamente rinviati in esilio senza se , senza ma..! Certo la società tunisina resta una società liberale , ma dove sono stati recentementi operate una serie di inoculazioni religiose che purtroppo hanno attecchito.
Le moschee sono divenute centro di indottrinamento , alcuni imam predicano la sharia. La disoccupazione giovanile endemica costituisce una bomba in un paese di 11 milioni di abitanti con una piramide demografica rovesciata 2/3 della popolazione sotto i 35 anni!!!!! Quanto alla sinistra si può ragionevolmente dire che non riesce ad assumere un ruolo più invasivo nella società civile.
Cosa che potrebbe modificare l’equilibrio attuale ,dove la politica appartiene a ottuagenari.
Chokri Belaid aveva compreso l’impasse del paese e quello politico.
Per questo é stato ucciso. I sindacati in Tunisia devono prendere peso, allargare la loro capacità d’influenza nella base.
Meno operaisti , più movimentisti. La sinistra in Tunisia può assumere un ruolo , solo se sarà capace di coinvolgere la classe media.
Quella classe media che oggi soffre ed é arrabbiata.
Occorre riprendere in mano i principi di Bourguiba .
Quelli dei primi dieci anni. Il problema é e resta a livello la classe della borghesia nazionale che é rimasta alla finestra durante questi ultimi 3/4 anni.
Che ancor oggi non smette di attendere. Quella che ha vissuto come i rentiers francesi del ‘700, di privilegi e rendite che non possono più esistere.
La solidarietà e la partecipazione al bene pubblico attualmente in Tunisia non esistono più! Occorre rivedere la distribuzione della ricchezza del paese!
Anche su tale terreno occorre ritornare al laicismo di Bourguiba . Libera chiesa in libero Stato.
Ed infine una parola sulla recente politica fatta di accordi , di compromessi , spesso , troppo spesso, basati su ruberie, escrocs, raccomandazioni , familismo.
Una burocrazia da modificare e rinnovare rapidamente per mutare il corso del paese. Bonne chance aux amis tunisiens …

Originally posted on A bleeding heart lib Social Ocean. In the company of N. Chiaromonte, E. Levinas, M.Conceiçao Tavares & S. Weil:

Riporto il chiaro, sintetico post su facebook di Nadim Oudali-

Qualcuno mi chiede: perché vogliono distruggere la Tunisia? perché i terroristi ce l’hanno con questo paese? perché dopo il Bardo anche l’attentato di oggi a Port el Kantaoui? perché così tanta violenza e barbarie in posti così belli?

Cercherò di dare la mia opinione personale, da tunisino, da militante politico ( sono il portavoce a Roma del Front Populaire (Tunisie), da persona che conosce questo paese, che ci è nato e vissuto, che lo ama ma cerca anche di avere una visione lucida malgrado questo momento difficile.
Intanto sgombiamo il campo: la religione non c’entra nulla. è una questione di potere e di soldi.

– La Tunisia ha una posizione strategica, in mezzo al mediterraneo, capace di controllare tutto il flusso tra i due bacini del mare nostrum. (il canale di Sicilia, è largo solamente 90 km)
– E’…

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LA SCONFITTA DELLA POLITICA ESTERA AMERICANA IN MEDIO ORIENTE


“Certo lo scontro é ormai a livello di genocidio tra sunniti e sciiti ed ha nell’Arabia Saudita e nel nuovo vertice la sua massima espressione.        Eppure tutto ciò non provoca alcuna onda, gli USA tacciono per motivi finanziari, politici , geostrategici, militari.”

Così sintetizzavo nell’ ultimo post la politica estera americana nei confronti del Medio Oriente e delle precedenti  guerre svoltesi in quella vasta area geografica .         Dall’Irak all’ Afghanistan. Dopo il disastroso intervento di W. Bush decretato soprattutto dal volere delle lobbies che da sempre controllano il complesso militare-industriale americano e dai neocon,   allora maggioranza assoluta nei due rami ,House of Représentatives e Senato , gli errori commessi sono enormi.  Errori strategici , politici, culturali, etnici. Credere di poter modificare l’assetto tribale, etnico, religioso di un paese attraverso una pioggia continua di denaro é davvero pura idiozia . Pensate tra americani e britannici sono stati gettati al vento circa 25 miliardi di dollari in dieci anni! Se poi aggiungiamo  armi e infrastrutture , la spesa per le forze armate irakene é stata di circa 60 miliardi di dollari. L’esercito irakeno forte di 193 mila uomini e circa 500 mila riservisti  é sparito  nel giugno 2014 avanti all’offensiva di 40 mila jihadisti!!!!

Perché? Perché su 193  mila sulla carta i veri stipendiati , fonte Ministero Interni, erano 135 mila, 50 mila erano fittizi , inventati per lucrare sugli aiuti. In realtà l’esercito di cui disponeva lo Stato Maggiore era di appena 80 mila.  Il governo irakeno non ha mai speso denaro per il loro addestramento.             Ed infine le tensioni all’interno di quell’esercito sono eclatanti perché  il comando é affidato agli sciiti  ed i sunniti si sentono fortemente discriminati  dai loro stessi comandi.  Non sorprende quindi che l’Isis abbia potuto minacciare ora la stessa Baghdad!

La perdita di Ramadi ha prodotto un corto circuito nel governo iracheno. Il premier Al-Abadi ordina quindi alle milizie sciite e non alle truppe regolari dell’esercito sunnite di riconquistare Ramadi e di lanciare un’offensiva in grande stile contro l’Isis.. Non solo, i due ex nemici  da sempre,  Irak e Iran,  che si sono massacrati in una guerra costata milioni di vittime, si ritrovano fianco a fianco per lottare contro il comune nemico , Isis fondamentalisti sunniti supportati da Arabia Saudita, in primis ,  dai Paesi del Golfo , non tutti , la cui strategia é l’asservimento totale dgli sciiti nella loro area d’influenza!. 

Sono lieto di questo capovolgimento perché ancora una volta le contraddizioni della politica estera americana e del Pentagono vengono alla luce nella loro quintessenza. Giustamente Al Amiri ,leader del gruppo paramilitare Badr, ha dichiarato “avrebbero dovuto ascoltarmi prima . Non ci hanno voluto a Ramada , riferito ai leaders sunniti dell’Anbar, ma ora che rischiano , ci pregano di ripulire Ramadi da quei bastardi sunniti dell’Isis!”      Il governo iraniano nel contempo sfrutta l’occasione e promette a Baghdad il massimo sostegno e di accettare ogni richiesta di aiuto contro l’Isis.

Akbar Velayati, consigliere della guida suprema  Ali Khamenei , ha dichiarato ” Faremo di tutto per l’Iraq. Ovvero, daranno copertura area alla milizie sciite irakene ed alle loro stesse truppe.   Oltre   ad Al Badr  di Al-  Amiri che conta circa  15 mila uomini armati ed addestrati in Iran, ci sono i 90 mila uomini della formazione sciita popolare  di Al -Shabi.Infine gli sciiti irakeni di Kataeb Hezbollah  , sciiti irakeni  addestrati da  libanesi ed iraniani che di fatto  obbediscono alla guida suprema iraniana Kamenei .

Tutto questo mette gli USA in una condizione  precaria ed infelice!!!. 

John Kerry ed il Pentagono  si trovano ora ad ammettere notevoli errori. L’Iran ha trovato la via d’uscita più eclatante dalle  sanzioni e da una situazione di estremo isolamento mostrando tutta la sua forza nell’appoggiare i fratelli sciiti irakeni. L’altra faccia della medaglia dell’impasse, per non definirla débacle , della strategia americana é la            posizione  estremamente accondiscendente  nei confronti dall’Arabia Saudita e della sua recente politica di espansione nell’area  , e del supporto dato a movimenti e milizie terroristiche.

L’assenza dall’incontro al vertice con Obama, la reiterata volontà di essere autonomi e più indipendenti nelle scelte politiche e strategiche nella loro zona d’influenza, la volontà di sottomettere , vedi epurare , gli sciiti nelle loro aree e di farlo senza scrupolo alcuno, mostra e rende evidente la rottura con lo status precedente. Il nuovo vertice mostra i denti!

Ciò che affermavo nel post precedente circa uno scontro potenziale tra Arabia Saudita ed Iran é dimostrato dalla recente volontà espressa dall’Arabia di volersi dotare di armi atomiche. Una tale eventualità scoperchierebbe il vaso di Pandora. Gli USA non dispongono più  della forza di dissuasione del passato, né del potere di veto che hanno detenuto fino al decennio scorso. Il mondo sta cambiando . La finanza , gli equilibri geo – politici, il ruolo di certi paesi richiedono quindi attenzioni particolari.

Occorre limitare la proliferazione di armi nucleari in aree dove la conflittualità  genera mostri, dove la fede é sinonimo di sopraffazione, di  visione teocratica e castale .Il denaro é uno strumento non il fine!                                         

Ecco l’errore , il virus letale che spesso ha accompagnato la politica estera degli USA. L’altro é quello di credere di poter sempre giocare su due tavoli. Con gli arabi  ed il loro “modus pensandi” é deleterio.  Il denaro é sterco del diavolo ,   Il nemico del mio nemico é mio amico! Queste due semplici considerazioni sintetizzano il pensiero. Dick Cheney ha mostrato nel  suo  voler negoziare con tutti , dai  tagliagole  alle milizie,  di essere   un  vero  dick! Quando  fai affari  per il tuo impero  aziendale, Halliburton, e incontri  Al  Baghdadi credendolo un potenziale alleato, vuol dire che non hai compreso nulla . 

Buona vita.

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EUROPA – NORD AFRICA – IMMIGRAZIONE


Niente é mutato sotto il cielo africano!

I tentativi di ricondurre le molteplici fazioni/ tribù libiche ad un accordo per il cessate il fuoco languono sotto il cielo marocchino.  I due governi presunti su quel territorio sono,    e restano sempre più nelle mani di coloro che ne reggono le sorti dall’esterno ……      L’inviato delle Nazioni Unite continua nelle sue peregrinazioni ed inutili colloqui.             Non é questione di uomini , ma di politica e strategia.  La Libia diviene sempre più un “teatro di pupi”, al servizio d’interessi quanto mai evidenti , ma volutamente celati dai media .

Recentemente irridevo alla richiesta ufficiale della UE per poter intervenire contro il traffico di esseri umani nel Mediterraneo ed in Libia quando l’Arabia Saudita,  senza chiedere alcunché,  bombarda bellamente popolazioni civili in Yemen senza che si sollevi il benché minimo alto là.   Certo lo scontro  é ormai a livello di genocidio tra sunniti e sciiti ed ha nell’Arabia Saudita e nel nuovo vertice la sua massima espressione.        Eppure  non provoca alcuna onda.   Gli USA tacciono per  vari motivi, finanziari, politici, geo strategici, militari.   

Ed allora i Paesi del Golfo sono indotti a considerare la loro area geografica  un “piccolo santuario”, dove regimi teocratici che vivono socialmente e culturalmente  nel 18° secolo governano  come desiderano fottendosene delle N.U.

Noi europei che viviamo nel 21° secolo invece,  ci sentiamo vincolati dai trattati che abbiamo sottoscritto.  Una questione che prima , o poi dovrà avere risposte , se non conseguenze.   I poteri di veto dei 5 grandi +1  (si fa  per dire) purtroppo nella fase di stallo attuale non fanno che peggiorare una situazione sempre più conflittuale tra status quo ed evoluzione dei rapporti di forza globali.    In tal senso alcune mie considerazioni circa la creazione di una Comunità Europea di Difesa svolte in precedenti post  rappresenterebbero  una svolta, un’evoluzione ed uno smarcamento da parte della Potenza Europa da una supposta “univoca visione  e strategia occidentale”   .                                   L’incidente dell’altro ieri circa la nave bombardata in acque territoriali libiche battente bandiera turca,  é l’esempio lampante di una informazione asservita.                                Mentre il governo di Tobruk subisce un blocco di forniture militari, il Daech le riceve candestinamente. 

La Turchia ed il Qatar da oltre cinque  anni sovvenzionano movimenti legati al DAECH. L’Arabia Saudita dal suo canto  supporta  il movimento salafita.  Molta parte del rigurgito di questo fondamentalismo nasce dal wabismo . La visione fondamentalista sulla quale poggia il potere della teocrazia saudita ed a cui si ispira la parte integralista più asservita. 

Lo ripeto da oltre due anni e con dati incontrovertibili riguardo alle fonti.                              E’ evidente che il comandante delle forze armate governative di Tobruk , il gen. Haftar, sia costretto ad agire per prevenire lo sbarco di armi e munizioni dirette al Daech le cui milizie  si trovano lungo la fascia costiera Tripoli /Misurata.                                                                    Se gli occidentali  non hanno  il coraggio, l’interesse , la voglia d’intervenire nei confronti delle teocrazie dei Paesi del Golfo , allora che  lo  si dica e non si accrediti l’idea che non c’é niente da fare.   Prima , o poi si dovrà prendere atto che quei Paesi vogliono espandersi e realizzare un grande blocco  islamico che vada dal Medio Oriente a tutto il Nord Africa.    

La fine del petrolio come principale risorsa energetica  prevista per il 2050 é maledettamente vicina…….. Nel frattempo occorre valutare come arginare l’espansione, ponendo quei paesi in una condizione di sicurezza.                                                                  Tutta l’area del Maghreb , il sud del Mediterraneo , i nostri vicini  , sono sotto attacco .

Mauritania, Marocco, Algeria, Tunisia , e Libia , oltre l’Egitto,  sono divenute aree contendibili che ,a  mio avviso , debbono essere difese.                                                                Ed allora,  insieme alle azioni di risposta all’immigrazione , allo sfacelo libico, alle richieste di aiuto dell’Egitto , ritengo si debba  adottare una strategia comune di contenimento prima,  e di chiusura impermeabile dell’area poi . Il gen. Al -Sisi rappresenta un valido alleato per sigillare l’area del Daech …… 

Nel contempo  si deve pensare ad una politica improntata ad una strategia di coinvolgimento del bacino sud del Mediterraneo.                                                                  Realizzare uno sviluppo coerente ed armonico che tenga conto delle diversità , ma anche delle numerose similitudini.                                                                                                         Mare Nostrum si definiva ieri  , e lo é a maggior ragione oggi ,con la globalizzazione in atto. Dimenticarsene, oltre che un errore clamoroso,  sarebbe una immane sciagura politica.

L’intervento europeo che é in procinto di essere realizzato ha, e deve possedere , una duplice caratura .  Umanitaria e militare.  Il governo di Tobruk deve comprendere che deve sottostare alle regole imposte , se vuole operare come tale, non profferendo minacce velate, o peggio propaganda  ( jihadisti imbarcati con migranti) …..                                          Il Daech , ed i suoi supporters , Turchia, Qatar, Arabia Saudita , devono comprendere che il loro ruolo e la loro strategia non ha spazio alcuno!!!!    E che non sarà loro consentito di infiltrarsi oltre ……   Lo stesso massaggio  ,  ma ben più attenuato vale per la Russia che oggi rivolge lo sguardo ad Est , ma sempre guarda con interesse al M.O.

Ecco, qui ancora una volta gli interessi europei non sono, e non coincidono,   con quelli USA , né quelli della NATO, nella versione ultimo decennio.                                                  L’Ucraina rappresenta un falso idéologico!   Per giunta mal posto e peggio gestito! Tornando al prossimo  intervento in Libia,  é evidente che le operazioni dovranno avere  uno scenario di terra , oltre che marittimo.                                                                         E’ altrettanto chiaro che il fronte terrestre operativo supera i mille kilometri! Un’estensione enorme.

Su quest’area si fronteggiano 4 diverse milizie appartenenti a campi avversi, più l’esercito del governo di Tobruk che é  di fatto assediato nel nord est del Paese.                            Quindi  le operazioni del nostro intervento  , quando avverranno ,  si svolgeranno su territori  occupati dal nemico.    La nostra intelligence  gode di buone fonti ed ottime   relazioni.    Questo é un Paese dove l’ENI ha sempre avuto eccellenti  contatti  e mantenuto  un notevole fair play nei confronti delle tribù .                                                         La Libia rappresenta il più grosso investimento Eni fuori dall’Italia, come ha dichiarato Descalzi in un suo recente intervento .Operiamo là dagli anni ’50. Camp Elephant é il più grande campo petrolifero in Libia .

Occorre saper  fondare l’intervento sulla fiducia delle tribù ostili al Daech.                                Offrire loro l’appoggio per riportare la Libia allo stato di paese autonomo, indipendente e sovrano .  E’ fondamentale ricucire l’errore macroscopico dell’intervento anglo-francese!  Nel quale siamo stati trascinati da un governo incapace e privo di senso della realtà!                                                                                                                                                                                                                 Saper fornire aiuto e supporto nel costruire istituzioni e mezzi  per porre le basi di una convivenza civile tra le etnie del paese. E creare le condizioni politiche per una pacificazione , essenziale per la continuità .                                                                                   Le risorse finanziarie  non mancano:  1.6 milioni di barili costituivano  la produzione nel 2013 , pari a circa 420 milioni di dollari al giorno per il governo libico!  Oggi la produzione non raggiunge neanche 180 mila barili !                                                                               Occorre  ricondurre le varie tribù alla negoziazione   attraverso un coordinamento  obbligato.   Le tre aree geografiche  ;  Cirenaica, Tripolitania e Fezzan , devono comprendere che una loro divisione condurrebbe al disastro , mentre una forma federativa potrebbe dare spazio alle attese ed aspettative di ciascuna di quelle comunità.   

Soprattutto su questo progetto deve lavorare l’Italia. Con l’augurio che ciò possa realizzarsi.  

Buona vita 

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HAPPY DAYS


Come promesso, eccomi a cospargere il capo di ceneri!       

Per quanto possa contare dopo anni di previsioni azzeccate,  ho toppato il risultato delle elezioni britanniche. Si così le definisco! In realtà gli “opinion pols” hanno toppato alla grande. Perché britanniche ? Ma perché in UK le differenze tra i tre soggetti cominciano a farsi notare                                                Gli scozzesi hanno ottenuto un risultato eccezionale ed inaspettato a pochi mesi dal referndum che li aveva visti soccombere.. I Gallesi hanno dato la preferenza al Labour , ma ciò non ha modificato il risultato finale.

I Lib-dem hanno perso, così come L’UKIP del grillo guitto inglese. Un risultato decisamente diverso da quanto prospettato.  Certo vedere i leaders dei partiti perdenti dimettersi il giorno stesso fa un certo effetto a noi che viviamo in un paese ingessato , dove le dimissioni sono un eccezione e gli imbecilli di politici abbondano! Ma questa resta un’amara soddisfazione, visto che gli italiani non selezionano i loro rappresentanti e decisamente non sanno sceglierli. Ma lasciamo perdere….. Torniamo all’analisi del voto. Thomas Kempfer columnist del Guardian , giornale che aveva appoggiato la candidatura di Milliband , é giustamente ricorso ad   un vecchio , ma sempre attuale adagio; si finisce sempre per votare con il portafoglio , mai con il cuore! Mi sembra assai corretta come osservazione. Molte sono le considerazioni da fare. Le diversità tra le varie componenti socio-economiche in cui si divide oggi il paese sono sempre più ampie. 5% della popolazione con nazionalità sono dei nativi delle ex colonie. Gallesi e Scozzesi sono sempre più tentati dall’uscire dal Regno che  definire unito a me sembra eufemistico. 

La miseria , intesa per condizioni economiche pessime si allarga sempre più nelle periferie di tutti i maggiori centri urbani. Gli ultimi 10 anni sono a livello sociale i peggiori  vissuti in termini di disoccupazione, welfare, e condizione giovanile. La dicotomia tra la  Britannia e le altre regioni dell’UK é in crescita. Il referendum svoltosi poche mesi fa , non ha modificato di una virgola il desiderio ed il progetto degli scozzesi di riprovarci. Anche alla luce della nuova leader che sembra possedere un forte carisma e notevole competenza politica.

E’ vero come si sottolinea oggi da più parti che Ed Milliband non é un grande comunicatore , capace di “bucare lo schermo” , ma é senza dubbio un’eccellente organizzatore . Suo fratello, ex ministro, é preferito dai media, ma fu trombato da Ed alle ultime primarie di partito. Il Labour aveva affrontato queste elezioni al meglio, ponendo seri interrogativi circa la politica dei Tories in termini economici.  Ma decisamente ciò non ha funzionato.  Lo stesso dicasi per gli ultra-nazionalisti dell’UKIP il partito con cui si é alleato il guitto Grillo al P.E.  Niente in comune . Solo una necessità numerica da parte di entrambi per poter creare un gruppo . Bene anche il fratello guitto ha perso e si é dimesso.  L’ultimo a dimettersi il leader dei Lib-Dem. Partito cerniera spesso alleato con i Tories , ha perso di brutto , praticamente spariti. Un partito che ha sempre accompagnato al governo i conservatori stessi e talvolta  in caso di grandi svolte i laburisti.  Letteralmente finiti!

Già si discute di modificare la legge elettorale . Ciò in quanto  il contesto politico era funzionalmente basato su tre partiti. Oggi i partiti  sono almeno 9 ed allora il problema si pone. Al di là del premio di maggioranza del quale il bischero nazionale oggi ha parlato a sproposito in quanto i collegi, il rapporto con il territorio e la rappresentanza in termini di coefficienti  è completamente diversa . Sia in termini di découpages elettorali , sia di peso loro attribuito. Ma si sa i nostri cianciano  e molto..!

La vittoria dei conservatori conduce inevitabilmente al tema referendum sull’Europa. Previsto  per il 2017 dagli stessi conservatori che sono da sempre anti UE , più volte posticipato, oggi  lo stesso Cameron l’ha evocato per per ingraziarsi  i conservatori  più irriducibili. La  posizione in merito dei laburisti é sempre stata più blanda. Ma la maggioranza dei britannici  da sempre é isolazionista e quindi anti europea! Britannici , badate bene, non Scozzesi, né Gallesi in buona parte. A parte Londra  in mano ai laburisti e da loro gestita , il resto della Britannia é profondamente restata quello  che era……….Ecco quindi che ,se  confermato,  l’uscita della GB dalla UE diviene cosa certa. Nessun dubbio,  non c’é bisogno alcuno di sondaggi.

Da europeista convinto quale sono attendo con impazienza questo momento. La GB é l’ostacolo principale all’integrazione europea. Al superamento degli attuali trattati che ancora concedono agli Stati nazionali potere di veto sul proseguimento dell’integrazione . Il dualismo  della Gb nei confronti dell’Unione  é  da sempre evidente! Il fatto che la City rappresenti ,  grazie alla speculazione contro euro ed Europa il 20% del PIL UK , la dice lunga sul ruolo ed il peso che la GB ed i suoi governi giuocano nel limitare l’evoluzione delle Istituzioni europee.

L’Europa confederata , o federata che sia sarà continentale , o non lo sarà mai ! Credo sia a medio termine più probabile una Brixit che una Grexit! Certo  ciò comporterebbe mutamenti a catena . La Scozia diverrebbe comunitaria ,  e forse il Galles. La Nato subirebbe una débacle e ciò porterebbe alla nascita, at last,  della Comunità Europea di Difesa. Organizzazione che alla luce dei problemi strategici nel Mediterraneo e della globalizzazione in atto supererebbe l’attuale dimensione  USA- Cina- Russia ,offrendo al più grande mercato ed al più ricco agglomerato sulla terra i mezzi che le competono. Oltre a  contribuire all’aggregazione/creazione  di un complesso militare-industriale européo indipendente. E’ evidente che molto dipenderà dalla volontà del governo  Cameron di lanciarsi in questa sfida referendaria. Quanto ho aggiunto sarebbe  corollario dell’esito certo del voto popolare.

Buona vita . Ai  posteri..

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