Primarie USA, ancora un lungo cammino


Tante le valutazioni ed i giudizi. Molto spesso per sentito dire , o per partito preso.    Una cosa è certa sia Trump, che Sanders hanno definitivamente marcato queste primarie e ciò modificherà l’approccio dei due partiti sia all’interno che sul territorio. Trump rappresenta oggi una scheggia impazzita per il proprio partito , il G.O.P.       Grand Old Party.  Non gli attribuivo tanto spazio e forza ,ma decisamente mi sbagliavo. Nonostante rappresenti una variabile imprevista,  il suo populismo fa perno su una crisi socio-economica che ha reso gli Usa del post  2008 , un paese molto diviso.                       Come scrive Riotta , estremamente infelice , che non riesce più ad identificarsi con l’immagine che media e classe dirigente intendono e vogliono ancora proiettare. 

Non per niente ripetutamente Trump , il miliardario, fa appello ai sotto-scolarizzati, apostrofandoli e definendoli i suoi amati elettori. In un paese dove oggi inviare i propri figli all’Università  è restato solo un sogno per la classe media. Dove la continuità dell’impiego è pressoché irrealizzabile , dove una massa notevole di adulti ha subito tagli salariali e riduzione di funzioni. In parte ricorda l’elettorato Berlusconiano in Italia di 20 anni fa. La sua forza risiede  in una  comunicazione improntata al rifiuto del conformismo tipico del sistema , al rifiuto dell’establishment , ad un pragmatismo che si basa su  un recupero del potere da parte della classe media bianca di media età e di quella pensionata.  Certo le differenze di censo , anagrafiche , culturali sono nette  e molto chiare tra i candidati maggiori.  Profili ben studiati, targets definiti , politiche comunicative che non lasciano niente al caso.

I due candidati  maggiormente in luce secondo i media , Trump e Clinton , sono riusciti a conquistare 7 Stati ciascuno e ciò permette loro di tirare un sospiro di sollievo.             Ma entrambi non hanno ancora in tasca  , come invece si vuole accreditare da parte della stampa , il ticket vincente per la nomination. Trump perché il G.O.P. si rende conto che buona parte del suo elettorato, in particolare gli elettori sotto i 35 anni , non voterà mai un tale candidato per provata sostanziale diversità con lo spirito e la visione  del partito.   La Clinton perché nonostante il numero dei delegati ottenuti , la sua figura non riesce a penetrare nell’animo degli elettori di un Partito democratico che al suo vertice si mostra compatto nel supporto , ma che a livello territoriale non riesce a convincere parte del suo storico elettorato.   Trump rischia , anche se il fattore temporale gioca a suo favore,  di  giungere a Luglio a quella che viene definita la “broken nomination”.    Ovvero i maggiorenti del partito non ritengono Trump un candidato in linea con il partito e negoziano il nome di un candidato in pectore.       Certo è dagli anni ’60 che non succede, ma le condizioni sembrano esserci.              Trump comunque a Novembre non ce la farebbe contro una Clinton , e forse neanche con un Sanders. Politicamente sarebbe una rottura non da poco che modificherebbe gli equilibri interni al G.O.P ed anche tra quest’ultimo e le lobbies che lo sostengono da decenni.

Per la Clinton il discorso è diverso. E’ probabile che riesca ad ottenere la nomination, anche se il numero dei grandi elettori ad oggi non è a suo favore.  Ma la spaccatura notevole sia in termini numerici , sia di classe d’età e cultura che si è creata nel contesto dell’elettorato democratico è una frattura che non si rimarginerà tanto facilmente. E’ evidente a chiunque che Sanders gode del consenso dei giovani acculturati , dell’America di domani ed  il partito non può ignorarlo.                                 Inoltre Sanders ha di fatto ricreato nel quadro del Partito democratico una sinistra che non si fermerà con queste elezioni. Intendo affermare che ciò comporterà uno spostamento a sinistra del partito sui temi cari a Senders. Sanità, ingiustizie sociali,  iniquità generazionali .   La stessa Clinton ha modificato il suo approccio nel trattare determinati temi. Il tema della redistribuzione della ricchezza in un paese dove l’1% della popolazione controlla il 65% della ricchezza del paese, non è cero un argomento privo d’interesse quando i giovani sono di fatto esautorati …….

Infine se Trump non dovesse essere disarcionato , come personalmente ritengo , è tutto interesse del Partito democratico e della stessa Clinton continuare ad avere un Sanders come avversario per evitare una focalizzazione Trump/ Clinton che potrebbe nuocerle . Quindi ben venga una continuazione del duello fino al fatidico Luglio quando le nomination saranno fatte.   Di delegati dopo questo super martedì ce ne sono ancora molti da acquisire.

Trump conta oggi su 335 delegati, Rubio su 116, Cruz su 235 .                                               Hillary Clinton su 619 delegati,  contro 395  di Sanders.  Siamo ancora distanti ancora circa 60% dei delegati da attribuire sul fronte democratico e circa il 55% sul fronte repubblicano. La situazione interna al GOP resta aperta sulle figure di Rubio e Cruz. Cruz , nonostante non abbia ottenuto grandi risultati , sembra essere ancora la scelta dei vertici del partito. Cruz , rappresenta un’incognita , forse ancor più dello stesso Trump. La sua connotazione estremamente evangelica , fideistica, tipica del sud degli Usa non è  certo percepita positivamante dal resto del paese.  

Ecco anche qui che una rottura alla nomination di Luglio potrebbe modificare  e non di poco la fragilità dei candidati antagonisti di Trump.  E’ evidente che il fattore temporale  sarà determinante per affinare la competizione.  La scelta di abbandonare  da parte di uno dei due competitors repubblicani darebbe all’altro una forza non indifferente per almeno contrastare l’ascesa di Trump.  La negoziazione all’interno del Partito Democratico  tra la sinistra di Sanders che gode di una notevole appoggio e l’establishment  del partito solidamente affiancato alla candidatura Clinton. 

Occorre ricordare che l’elettorato potenziale riguarda meno del 50% degli aventi diritto al voto. Che la motivazione al voto è scarsa. Ma la crisi economica , la rabbia contro il governo,  la miseria crescente nel paese possono determinare spostamenti non indifferenti.  Certo è che gli USA sono di fronte all’ultima elezione  ove gli Wasp ,bianchi anglosassoni protestanti , sono maggioranza. Alle prossime sarà la quella latino-americana a dettare il giuoco , sempre che si rechino alle urne.                   La variabile etnica ritorna ad essere un’elemento  di peso nelle elezioni . Ecco che la famosa  linea Mason -Dixon  riassume un certo differenziale politico che non si è mai assopito ……

Buona  vita

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Libia : tempo scaduto


Ci avviciniamo rapidamente al punto di non ritorno. L’ipotesi tanto desiderata e ricercata dall’occidente di un ‘accordo tra le parti , ovvero tra i due governi di Tobruk e Tripoli non si è avverata, nonostante gli sforzi diplomatici dei negoziatori.                D’altronde le premesse lasciavano presagire questa conclusione.                                        Troppo marcate le differenze, troppo interessati i paesi che finanziano i due gruppi . Troppo divise e territorialmente diverse le tribù che da sempre controllano il paese in un coacervo di movimenti.   Ed infine troppo acerrimi i conflitti su base etnica fondati  su diversità reali tra le tre macro regioni che compongono da sempre la geo politica libica:   Tripolitania, Cirenaica e Fezzan.

Senza dimenticare il ruolo preponderante che Turchia e Qatar giuocano nel sovvenzionare con mezzi finanziari e bellici i Fratelli musulmani che controllano il governo di Tripoli.  Altrettanto evidente il ruolo esercitato da Egitto ed Emirati Arabi Uniti sul governo di Tobruk , dove il gen. Haftar gode di un’influenza preponderante sullo stesso esecutivo, avendo impedito di fatto ogni possibile accordo per un nuovo governo di unità nazionale. Sulla formazione di questo governo si basava la strategia italiana, per poi giungere ad un’esplicita richiesta d’intervento ed aiuto che consentisse l’invio di truppe per battere il Daesh.  E’ ormai evidente che questa soluzione non è ricercata , né voluta dai vari attori sulla scena. Ognuno dei quali convinto di poter risolvere a proprio favore la situazione.  Dimenticando tutti che il terzo e più tragico elemento è costituito dal Daesh che ormai controlla notevoli porzioni di territorio,  sia in Tripolitania , l’area di Sabratha ,  sia in Cirenaica,  lungo il confine libico egiziano e sulla stessa costa in prossimità delle maggiori postazioni petrolifere portuali. L’obiettivo del Daesh è quello di bloccare definitivamente l’esportazione di idrocarburi che mantiene in vita i due governi provvisori.  Anche se ormai l’ammontare estratto è esiguo. Da 1.7 milioni di barili del 2012,  siamo oggi a 200 mila …..

Ma il vero obiettivo , di cui ho ripetututamente scritto negli articoli precedenti,  è il caos che il Daesh vuole provocare per stabilire un vero e proprio controllo su almeno una parte preponderante del paese. Un vero e proprio Stato islamico.                                   Ciò che, anche in questo caso  abbastanza erroneamente , viene definito Califfato.        La realizzazione di quello che in inglese impropriamente è definito IS , islamic state.    Non esiste ancora di fatto. Hanno cercato di realizzarlo in Siria ed in parte dell’Irak , ma non ci sono riusciti . Non solo per gli interventi americani e degli alleati, ma soprattutto per la resistenza mostrata dalle popolazioni locali che si sono battute  e di cui la stampa ed i media in generale poco hanno scritto! In Libia la situazione sta rapidamente precipitando. come ho avuto modo di sottolineare nel precedente articolo. La brigate e le milizie che compongono le forze paramilitari dei diversi attori sul terreno sono allo sbando. La pletora di attori è essa stessa la ragione di fondo di una situazione tragica. Alba Libica , formazione legata ai Fratelli Musulmani, ha perduto molto del consenso di cui godeva. Non avendo un nemico , ma più nemici con cui battersi. Le brigate di Zauwia  e Janzour  stanno attualmente aiutando la prima  nel cercare di rispondere agli attacchi del Daesch .  Ma ciò che sta avvenendo,  come in precedenza accaduto in Siria e Libano , è che il Daesh sta creando vari campi di addestramento lungo il confine tuniso – libico dove, non solo tunisini ex combattenti in Siria, circa 7000 , ma nuovi arrivi dal Mali e Niger stanno giungendo di continuo.     La stima per la Tripolitania è che vi siano almeno 10 mila tunisini  che si trovano nel paese .  Un numero altrettanto numeroso di combattenti  si trova in Cirenaica , dove si raggruppano i combattenti di ritorno dalla Siria, , gli ex fratelli musulmani egiziani  ricercati dalla polizia di Al Sisi  e finanziati  dall’ Arabia Saudita e Turchia con mezzi e munizioni.

Ecco perché il tempo è scaduto.  Offrire al Daesh un’ulteriore spazio temporale significherebbe fornire loro il tempo di aggregarsi ulteriormente e di fatto impiantarsi permanentemente nel paese,  di fatto annientando il potere stesso dei due governi fantoccio che si dividono il paese senza averne di fatto alcun controllo reale!                Ovvero si è voluto credere , o far credere , che i due governi provvisori rappresentassero in una qualche misura il potere delle tribù nelle quali il paese reale è diviso.                     La realtà amara è che si è sopravvalutato il ruolo di questi ultimi in quanto i rappresentanti hanno finito per rappresentare solo se stessi!!!  E le 60 tribù maggiori che determinano il vero potere nel paese hanno ritirato la loro fiducia.                                 Ecco perché non si è giunti ad un accordo di massima. Egotismi, leaderismi hanno affossato la possibilità per il paese di restare unito. Lo stesso Haftar con il suo protagonismo sterile,  ha finito per fare il gioco al massacro. Purtroppo in questo supportato dall’intelligence americana di cui è di fatto espressione dopo 20 anni di soggiorno negli Usa .  

Inutile credere che si possa risolvere il problema Daesh con bombardamenti mirati. Occorre mettere  sul terreno dai 5 ai 10 mila uomini!! Lo stesso numero di cui la Pinotti parlò in un’ impeto di trasparenza un anno fa!    Ma per fare cosa?   Ecco, qui la visione strategica diviene più confusa e opaca. Una suddivisione della Libia attuale che conduca ad entità indipendenti delle tre Regioni? Questa la soluzione preferita  dalle 4 potenze territoriali impegnate nel conflitto :  Egitto. Turchia.,Qatar ed Emirati Arabi .     Ottenere aree d’influenza dove poter esercitare i loro interessi .Certo è che all’Italia verrebbe in tal caso  affidato il controllo della Tripolitania……L’influenza italiana e dell’ENI si é sempre esercitata  in questo territorio.  Alla Francia quello del Fezzan , enorme territorio desertico confinante con le ex colonie francesi Mali ecc. dove esercitare un controllo – filtro degli islamisti che risalgono dal sud e dove metalli e terre rare sono in gran quantità.    E la Cirenaica?  Quella, forse, sarebbe affidata agli inglesi con dualismo operativo americano come i fratelli siamesi. 

Una cosa è certa, l’intervento è prossimo. L’Italia ne è profondamente coinvolta.       Non può certo restare alla finestra. Né ritenere di giocare la partita di riflesso.             Non solo sono in gioco interessi enormi in quel paese per il futuro, ma soprattutto la ragione primaria è garantire la propria sicurezza. Le coste libiche distano 250 km  dall’Italia. Il flusso dei profughi e migranti con l’approssimarsi della primavera estate  diviene un rischio assoluto in condizioni di guerra totale al Daesh . Ed infine non si può restare spettatori di un caos che produce migliaia di morti e profughi .

Questo è il prodotto di politiche scellerate che non comprendono che la globalizzazione non rappresenta  un fattore di progresso “tout azimut”. La democrazia non discende dall’alto , ma si crea dal basso in condizioni date.   Queste condizioni variano da latitudine a latitudine, da continente a continente, da territorio a territorio, non volendo considerare i fattori religiosi e socio – economici. L’interventismo ottuso provoca solo disastri  e gli ultimi 25 anni lo dimostrano ampiamente.  Occorre prenderne atto e cercare d’intervenire il meno possibile e solo in casi di emergenza .

Buona vita a tutti.

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Chi finanzia i candidati alla presidenza americana?


Prima di dare semplici , ma quanto mai interessanti dati sul modo in cui i candidati ricevono i fondi per la loro campagna,  è fondamentale sottolineare che questa informazione è raccolta e diffusa per rendere pubblici i contributi. 

Questa rappresenta  una reale e corretta trasparenza che permette di comprendere chi sono i supporters e su quali interessi si fondino le loro donazioni. La legge prevede cioè che le lobbies siano iscritte in uno specifico Albo. Non solo, ma  che siano nominati i lobbisti che operano intorno alle Istituzioni parlamentari. Ciò che permette a chiunque di valutare l’apporto politico delle lobbies in cambio di rappresentarne gli interessi al momento del voto di provvedimenti legislativi che abbiano per oggetto i loro rispettivi settori industriali e merceologici. Quando anche  in Italia avremo una simile legge avremo conquistato un pezzo di trasparenza in più ed avremo fatto fuori qualche interesse illegittimo e corruttore.

CLINTON

Dall’Aprile del 2105 , quando annunciò la sua candidatura ; $163 milioni !

Di cui 1/3  attraverso il Super Pac  che sono comitati  autorizzati  a ricevere donazioni illimitate. Tra questi Priorities  USA Action , da solo,  per 41 milioni. Steven Spielberg , Jeffrey Katzenberger.  La lobby delle donne  della Emile’s List , Geroge Soros  con 8 milioni. Oltre a $15 milioni pervenuti da circa 100mila donazioni individuali 

SANDERS.

Unico candidato che non dispone di un PAC , avendo rinunciato  a ricevere donazioni da lobbies di qualsiasi tipo ed avendo fatto della lotta alla corruzione politica ed al potere espresso da Wall Street il suo manifesto politico e l’asse  portante del suo agire politico. Incredibilmente ha messo insieme 73 milioni  con contributi che in media sono di $27 !!! Lontano dalle somme di altri candidati delle ricche famiglie americane. Nelle 18 ore seguenti che hanno seguito alla sua vittoria in New Hampshire   ha raccolto  5.2 milioni di dollari . Un record quello conseguito anche nei confronti di Obama che  vinse proprio grazie ai contributi volontari.  Dal 1° Gennaio ha raccolto tra i cittadini ben 20 milioni di dollari.   

TRUMP  Magnate miliardario  che dispone di un patrimonio personale di circa 4.5 miliardi di dollari.  Con il solito approccio lui ne dichiara 10 ! Attraverso il suo PAC ha ricevuto 1.8 milioni.  Nell’insieme  i suoi contributi in totale assommano a 20 milioni.

RUBIO 

Ha raccolto circa 65 milioni. Tra il Gruppo GEO ed il Responsive  Politics. Vari i contributi di vri e propri attoridella finanza internazionale . Goldmann&Sachs , Bank of America,  Koch Industries  e pure Walt Disney.

CRUZ 

Circa 60 milioni di dollari . Due principali donatori , i fratelli Farry e Dan  Wilks  per un totale di 15 milioni. Due petrolieri texani molto pii  e benpensanti che fanno parte della vasta area dei Tea Party. Il gruppo Caprok Partners con 10 mioni  ed il Renaissance  Technologies con 11 milioni.

BUSH

Di difficile quantificazione sembra essere accreditato con 80 milioni di dollari.                In particolare provenienti da gruppi industriali legati al settore degli idrocarburi  e del complesso militare industriale che ha in TX il 70% delle proprie aziende di produzione. Gode inoltre dei contributi familiari Il suo PAC deve ultimare le informazioni relative ai contributi individuali.

Buona vita

 

 

 

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Il dibattitto repubblicano? Che pena!


Mentre gran parte dei miei connazionali s’inebriavano ascoltando Rai 1 ed il suo programma , mi sono interessato al dibattito del G.O.P. . Vi prego  di credermi , ne valeva la pena. Il peggio del peggio andava in onda, e pensare che tra quei candidati sortirà il candidato alla presidenza degli USA da parte repubblicana c’è di che preoccuparsi seriamente. Un dibattito che è scaduto  a livelli grotteschi.                            La commemorazione del giudice conservatore Antonin Scalia è stata un’ulteriore discesa agli inferi per questa infausta compagine  di candidati in cerca d’autore.

Insulti, urla, accuse tra Trump e Jeb Bush. E tra quest’ultimo e Marc Rubio.                      Jeb Bush, Marc Rubio  Cruz sono tutti indistintamente  sotto pressione.                      Trump è in testa ed il Grand Old Party è letteralmente nella confusione più estrema nel cercare di arginare la logorrea di questo candidato che esula dal perimetro politico fissato dal suo establishment.

La pressione è dovuta alle pessime performances offerte nelle ultime settimane.          Ed al rischio per i più deboli di dover ritirarsi dopo il super martedì del 1° Marzo.   Trump continua nel suo sport preferito a denigrare e mostrare il suo egotismo stellare.   Ma ammetto, nel suo caso non sono obiettivo, avendo subito “il fascino” del berlusconismo negli ultimi 20 anni. Gli attacchi più virulenti tra Trump e Jeb Bush hanno avuto come tema la guerra in Irak. La guerra madre di tutte le nostre attuali situazioni in M.O.  L’accusa rivolta a George Bush ed alla famiglia tutta , di aver commesso un’imperdonabile errore nell’invadere l’Irak sul falso presupposto che possedesse armi di distruzione di massa .

Ed infatti non ce n’erano!!!!!! Come lo stesso Blair ha ammesso 10 anni dopo!            Come ha dichiarato poco dopo il dibattito il responsabile della campagna di Trump , Lewandowski , l’attacco era premeditato. Si conta sul pessimo ricordo che i due Bush hanno lasciato nell’opinione pubblica americana dopo 12 anni di presidenza, tanto sul piano interno,  che in politica estera. In particolare per la mistificazione e  le falsità   che hanno prodotto migliaia di morti di militari americani. Il commento del Republican Polster ,organo d’informazione del GOP è stato al vetriolo. “Seriamente questo dibattito è quantomeno tragico. Il GOP sta distruggendo se stesso questa notte …..Non hanno alcun capro espiatorio  , se non se stessi!”.

Come accennato il dibattito avveniva poche ore dopo l’annuncio della morte del giudice della Corte Suprema , Antonin Scalia. Anche su questo l’animosità dei sei candidati si é manifestata nell’affermare che il Senato dovrà mettere in atto il massimo “filibustering” per rinviare la nomina del nuovo giudice,  impedendo ad Obama di poterlo fare entro il Gennaio 2017.  Per inciso i giudici della Corte Suprema sono eletti a vita. E ciò ha permesso ai conservatori di avere 5 a 4 la maggioranza all’interno della Corte. Riequilibrare il numero dei  membri liberali, sarebbe un’eccellente lascito da parte di Obama. Unico presidente intellettuale degli ultimi anni che ha praticamente subito l’opposizione acerrima dei due rami del Parlamento per quasi tutta la sua presidenza. Credo personalmente che farà carte false per lasciare questo suo lascito esercitando il suo potere fino all’ultimo.

Il dibattito ha continuamente mostrato  un’aggressività febbrile  e nel contempo gratuita  , tanto che uno dei candidati Kasich  è intervenuto affermando  ;              “Ritengo  che stiamo rendendo un favore ad Hillary Clinton se  continuiamo  in questo modo” !  Ma a parte gli insulti da bar, degni della peggior soap opera , ciò che lascia esterrefatti è la mancanza di un serio dibattito , di tematiche all’altezza dell’evento. Ogni candidato ripeteva incessantemente il proprio refrain.  Trump delle sue doti imprenditoriali, Kasich offrendo come “plus” il sistema sanitario dell’Ohio  di cui è governatore, Rubio e Cruz che discutevano sulle rispettive amnistie.   Un teatro dell’assurdo! Dove  circolarmente ogni candidato esprimeva il suo odio personale nei confronti del seguente.  Politicamente  una catastrofe per il G.O.P. 

Il risultato fino a qui espresso da questa lunga campagna presidenziale  è piuttosto imbarazzante. In primis per i due partiti contendenti. Entrambi alle prese con situazioni, contesti e candidati che non sembrano riflettere le reciproche aspettative. Un G.O.P che si trova di fronte ad un Trump che di fatto ritiene “unfitted” per ricoprire la candidatura, ma che non ha né la forza , né il coraggio di limitarne il supporto nel timore che il magnate possa comunque candidarsi indipendentemente .                               I due candidati che sono  i favoriti  delle lobbies e del partito,  Rubio  e Bush che non riescono a fare la differenza e subiscono malamente gli attacchi degli altri contendenti, non offrendo alcuna capacità di risposta , ma soprattutto restando in balia di dibattiti che potrebbero evitare , rilanciando temi ben più vicini al cuore del proprio elettorato.

Nel campo democratico sembra si assista ad un simile  rigetto della candidatura unica della candidata per eccellenza, Hillary Clinton.  Una candidata “in pectore” che ha avuto dalla sua le massime chances . Un supporto finanziario notevole che le permetterà di perseguire la candidatura fino all’ultimo senza alcun dubbio.                  Sembra di assistere all’ennesima ripetizione del confronto con Obama.                     Partita in assoluto vantaggio, la moglie di Bill Clinton , donna intelligente, di grandi risorse, paladina “ante litteram” dell’emancipazione femminile negli USA degli anni ’70  si spense lentamente di fronte ad uno sconosciuto professore nero .                            

Il fattore razziale per una volta fu sconfitto grazie ad un’onda di cittadini che con somme da $5 rimpinguarono le casse di questo outsider.  I tempi sono mutati, il fattore razziale, ancora una volta,  ha ripreso il sopravvento.  Gli attacchi contro Obama sono il frutto di questo ritorno al passato.   Causa primaria di questo razzismo ,   la crisi economica, che come in tutte le società occidentali  finisce per dividere  ed opprimere i più deboli. E la classe media americana è oggi molto , ma molto più fragile di 10 anni fa

Ed allora la candidata democratica non viene più percepita come uguale, ma diversa. Lei inizia ogni discorso con IO, il suo contendente , un’ Obama bianco, meno istruito , vecchio , ma combattivo e credibile  con un NOI.    Piccole differenze voi direte ….       No, enormi per un elettorato che non è mai stato ideologico  come quello europeo.      Per potenziali elettori che spesso non votano, proprio in quanto non fanno parte del sistema . Che mai hanno creduto di poterlo mutare.   Ma che oggi sono alla canna del gas.  Odiano i “politici”, detestano la casta dei rappresentanti che  dichiara alla Camera non meno di un milione di dollari di reddito annuo ed al Senato addirittura 2 milioni di dollari!  Ecco le ragioni di questo estremo desiderio di cambiare. 

E chi più dei giovani americani e delle donne può volere cambiare un sistema che letteralmente li ignora.  Queste le ragioni ,tra le altre,   per il supporto democratico all’outsider Bernie Sanders. V  edremo, ma certo con una tale crisi socio-economica la campagna fin qui condotta da entrambe le parti dovrà  cominciare a guardare la realtà del paese più che i singoli  sterili egotismi.

Buona vita  

 

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Elezioni USA, secondo capitolo……


Rileggendo il precedente post,  credo che quanto scritto stia svolgendosi nel modo  anticipato.  Cominciamo da Hillary Clinton. Come affermavo la sua campagna sta perdendo colpi ed il suo staff di comunicazione rischia di saltare. Ma certo le parole di sostegno espresse da Madeleine Allbright  non hanno avvantaggiato la corsa , anzi al contrario le femministe d’antan le hanno procurato dei problemi.  Come affermavo, la sua candidatura incontra difficoltà crescenti , e proprio nel campo  femminile.

Il principio secondo il quale la candidatura presidenziale potrebbe  per la prima volta condurre una donna  al vertice dell’esecutivo, non pare così attraente.                              Non perché il discorso di genere non sia sentito, ma certo l’elettore della classe media  oggi in Usa è molto più interessato alla sua personale quotidiana esistenza che diviene sempre più incerta e talvolta economicamente aleatoria. Eh sì,  perché per la prima volta, dopo decenni,  le elezioni si svolgono in un periodo economico che limita i fasti , gli sprechi  ed il flusso di denaro che storicamente ha accompagnato l’appuntamento elettorale. Dodici candidati repubblicani e tre democratici da lunedi 1° Febbraio si sono lanciati in ben 4 mesi e mezzo di primarie.  Siamo già scesi a 11  repubblicani e i democratici sono 2. Un primo turning point avverrà  al super martedì  in Marzo dove ben 14 Stati sono chiamati al voto sfoltendo notevolmente il gruppo del Grand Old Party.

Tornando ai risultati del New Hampshire ciò che ha colpito, non è solo l’affermazione dei due candidati estremi,  Trump e Bernie  Sanders. Il primo con circa il 33% dei voti contro 15.5% per Kasich e poco più dell’11% per Jeb Busch, 10.5% Marco Rubio                                                                

Sanders ha vinto con un distacco sulla Clinton superiore ad ogni attesa 58%  contre 40%. Tenuto conto dell’enorme diversità  di supporto tra i due candidati democratici , delle differenze socio economiche e demografiche del loro elettorato, e della loro presunta forza territoriale,   la campagna sarà lunga e si svolgerà con alti e bassi  ancora per  due mesi. 

I  fondi raccolti da  Hillary Clinton presso lobbies e istituzioni , nonché da parte di numerose “zaibatsu finanziarie”quali; Goldman&Sachs,JP Morgan, Price Waterhouse , Deloitte, incluso qualche fondo da parte della famiglia  Al Saud ,  le permetteranno di continuare la campagna  con alcuni cambiamenti in corso d’opera. Già alcune modifiche nella strategia elettorale sono e saranno ancor più visibili quando saremo al Sud ,nella Dixon line . La convinzione del team Clinton è che in South Carolina, Nevada,  ecc.  vi siano supporters nella comunità latino americane e locali in grado di riequilibrare lo scompenso con Sanders.

La mia personale convinzione , per quanto valga, è , come affermavo, che le donne della middle class non si identifichino affatto con la candidata. Inoltre come affermavo nel post precedente,   la maggioranza dei votanti  attivi è sotto la soglia dei 50 anni, in prevalenza femminile . Si conta molto sul ruolo svolto dalla Clinton in passato nei confronti dello  status della donna nella evoluzione della società americana.  Credo che questo ruolo e contributo appartengano al passato e non venga più computato , né attribuito.

Veniamo adesso al fenomeno Bernie Sanders .  Già previsto vincitore in New Hampshire come il rivale Trump, ha stupito per il distacco inflitto alla Clinton.  Ma già in Iowa il suo risultato praticamente di parità era stato straordinario.  Lui originario del Vermont.      Più plausibile il risultato nello stato vicino.  Ma qui si assiste ad un onda che sembra non arrestarsi.  Giovani di entrambi sessi , donne in carriera , impiegati , ogni tipo di etnia, tutti sembrano aver scoperto il candidato “socialista”.  Così lui stesso si è definito. Sfrontatezza, ,coraggio, non chalance , comunque sia un candidato diverso per la sua età , per l’ideologia  a cui si richiama. Si perché in USA socialista  è sinonimo di comunista, non di social democratico.

E credetemi non è certo con queste carte che ti presenti in Usa candidato alla presidenza! Ebbene il candidato outsider,  che più outsider non si potrebbe,  ha accumulato negli ultimi tre mesi una platea di elettori di proporzioni notevoli.  I suoi temi sono semplici, così pure i concetti . Niente più , niente meno di quanto esiste in Europa e che l’americano ha sempre sognato di avere.  Assistenza sanitaria garantita per tutti, Minimo salariale orario , Istruzione gratuita fino all’Università.                                           Tre pilastri di una società evoluta , nord-europea che gli americani sognano da sempre.  E che oggi è divenuta un miraggio,  a fronte di una crisi economica che rende l’ inviare i figli all’Università , un miraggio per la classe media. Per non parlare dell’assistenza ed oggi dell’invecchiamento della popolazione con le patologie di senilità ed Alzheimer che hanno costi irraggiungibili . Tra $4000 e  $5000 /mese in una struttura media! Da noi siamo tra 2500/3000 euro. Ma dove farmaci , visite , diagnostica , ospedalizzazioni coperture , sono in gran parte gratuite. Tutto ciò in USA lo si paga!

Ecco che allora si comprende che in un momento di grande transizione , dove il sogno americano non è più tale, dove la vita quotidiana diviene pesante e le sfide molto meno attraenti, si comprende perché i giovani americani che sanno di non poter contare su un futuro scintillante,   che vivono l’incertezza sulla loro pelle,  e si rendono sempre più conto che il potere , la rappresentanza,  il sistema  non s’interessa  a loro.                             Ecco questa presa di coscienza rende il messaggio di Bernie diretto, semplice, partecipativo e solidale.  Lo spot stesso della campagna è il prodotto di questa semplice visione dei rapporti tra  cittadini, o meglio di come dovrebbero essere. Potete vederlo sulla mia pagina FB.

E adesso veniamo a Trump. Ripeto quanto espresso nel precedente blog.                              Il G.O.P detesta Trump perché mette in risalto quanto di peggio ed infausto c’è nella destra. Quella gretta, illiberale, ignorante, ciò che definirei  “berlusconismo” .               Un concetto che in questo occidente è visibile ovunque a qualsiasi latitudine  .

La logica dell’uno su mille ce la fa ed omette di dire cosa succede agli altri 999. Elettoralmente non credo che mai riuscirà  ad imporsi come candidato GOP.                        La stampa americana lo sta letteralmente demolendo . Il Daily News di ieri lo ha decritto in prima pagina come un clown malefico  con la seguente dicitura;                                    L’alba del morto cerebrale !  L’Huffington Post ,edizione Usa,  lo dipinge come ;              Un razzista , sessista, xenofobo e demagogo…… Il New York Post, afferma che  il voto del New Hampshire mostra quanto  gli americani detestino i politici di carriera.                       E stavolta la copertina riporta la Clinton con la scritta Berned! 

Nel caso i due contendenti finali dovessero essere Trump che,  in questo caso si presenterebbe da indipendente  e non con l’appoggio GOP e Senders mi spendo nel dire che tale e tanta è la voglia dell’elettore americano medio di un serio cambiamento dello scenario politico che Sanders potrebbe vincere.  Ma nel frattempo un altro outsider potrebbe scendere in campo Bloomberg, il magnate dell’editoria , ex sindaco di N.Y.      Tra i repubblicani che sono nell’ottica dell’establishment  Marco Rubio , anche dopo la figuraccia , e Jeb Bush.    Ma entrambi devono migliorare e di molto il loro score !  Vedremo…. Personalmente , pur se ancora scettico sulle chances finali di Bernie Sanders,  lo considero il mio preferito. Per quel desiderio di rottura degli schemi e la voglia sublime di un settuagenario di rendere il mondo migliore per i nipoti .

Buona Vita.

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Libia,equilibri inconciliabili, equilibri insostenibili.


La bocciatura da parte del Parlamento di Tobruk dell’accordo tra i due governi , riporta indietro le lancette dell’orologio per un’ intervento di “peace keeping e peace enforcing” da parte di una coalizione UE con appoggio tattico statunitense.    Fayez Al-Serraj, il premier incaricato,  incontra notevoli difficoltà a superare le divisioni all’interno della coalizione delle tribù e quindi della milizie  che da ovest ad est si dividono il paese e le sue risorse.  

Molto si è discusso sul ruolo del gen. Khalifa Haftar  circa il rifiuto opposto all’art.8  dell’LPA che prevede un numero smodato di ministeri , 32 , ma soprattutto sul fatto che l’uomo forte ed a capo della difesa di Tobruk fosse stato esautorato da ogni ruolo di prestigio e potere.                                                                                                                            

Al di là degli scontri personali tra Haftar e l’attuale ministro della Difesa incaricato , Al  Barghati,  il problema della posizione e della personalità stessa di Haftar sono da sempre oggetto di rigetto .    La sua più che ventennale vita  in USA quale rifugiato politico , dopo essere stato uno dei più attivi gen. di Gheddafi, il suo ritorno in Libia  , la sua visione del conflitto e la pressione esercitata sull’intero governo , la dicono lunga sulle riserve espresse.  L’LPA , acronimo di Libyan political Agreement , è frutto di una serie di equilibri che rendono l’accordo molto fragile . 

A mio modesto avviso del tutto inconciliabili nel breve termine .   A cominciare dalla visione stessa su cui si fondano.  La differenza sostanziale tra la visione occidentale , definiamola in tal modo per comprendersi meglio,  e quella geo-territoriale delle fazioni e milizie coinvolte .  Quella occidentale vede nell’accordo  il prologo di un governo che,  una volta insediatosi richiede l’appoggio ed il supporto della UE  con il supporto tattico USA per combattere il Daesh e  giungere ad uno Stato libico unitario capace di riprendere in mano il governo del paese.   La visione  delle realtà geo-politiche  che compongono il mosaico sul territorio e che vede  varie figure assumere il ruolo di veri “Signori della guerra”  è di non concedere  al Governo provvisorio  il potere di fatto per strutturarsi ed agire in tal modo….. Bensì di mantenere sulla carta e ancor più sul territorio dei “caveat” onde rimarcare i propri interessi e  garanzie. 

Occorre ricordare inoltre ,  “last but not least” , il ruolo che sullo scenario libico giocano  i supporters delle fazioni (governi) decisamente interessati ai risvolti che prenderanno le varie fasi nel corso della lunga evoluzione del paese.

Da sempre la Turchia , alla quale la UE vuole concedere aiuti  per 3 miliardi di euro!      Chi controllerà il loro utilizzo una volta erogati?  Quali le garanzie offerte per il mantenimento dei profughi? Appoggia il governo di Tripoli in mano agli islamisti (Fratelli musulmani)  e li rifornisce in armi via mare . Un Giano bifronte in piena regola. Membro Nato che fomenta i Fratelli musulmani in Libia , che ha supportato e supporta il partito islamista En-Nhada in Tunisia ed ha sovvenzionato il regime islamista di Morsi in Egitto  per tre anni fino alla caduta.

Dall’altra parte Egitto ed Emirati Arabi Uniti che  appoggiano il governo di Tobruk .       Da sempre Al-Sisi,  il presidente egiziano,  mantiene una stratta sorveglianza sul confine libico-egiziano ,  non solo per contrastare  le milizie dei fedelissimi di Morsi  che hanno trovato rifugio nel sud  della Libia e che da lì organizzano delle incursioni in territorio egiziano, ma anche per aiutare il governo di Tobruk nel governare il territorio di confine ad est dove le milizie di Misurata fino a poco tempo fa , controllavano una vasta parte di territorio.    Gli EAU  intervengono da sempre a livello finanziario nel fornire mezzi ed armi , oltre che istruttori militari.

Quindi varie sono le pressioni che sono esercitate sulle parti dall’esterno .                       Per non parlare delle divisioni e diatribe tra le tribù nelle quali si divide la Libia da est ad ovest , da nord a sud.  In questo puzzle di tribù, etnie, lingue , dialetti, si trova oggi il paese reale che sostanzialmente si augura di non essere più sottoposto a ricatti di ogni genere e di poter riprendere  a praticare una vita normale dopo anni di eccidi e  di atrocità. Un paese che conta su una ricchezza in idrocarburi che certamente complica , e non poco, la soluzione per una pace duratura. Un paese che fino a al 2014 produceva 1.7 milioni di barili anno e che oggi arriva a malapena a 200 mila. Un ‘introito per le casse della ex Jamarya  di circa 400 milioni di dollari/giorno che permetteva ai 5 milioni di libici di vivere senza lavorare.

Per tornare alla fase di intervento è evidente che, come affermavo negli articoli precedenti,  la volontà della UE è quella di porre l’intervento stesso sotto l’egida delle NU e della richiesta stessa del Governo provvisorio. Ma se ciò non dovesse accadere,  nel senso che l’esecutivo non riuscisse a formarsi e ci si trovasse dinanzi ad una “no man’s land”,  la pressione che potrebbe essere esercitata  prenderebbe una forma diversa.         In un precedente intervento,  fissavo ad un  massimo di 60 giorni il periodo in cui intervenire , fine Marzo!  Dallo scorso Settembre se ne discute, ma sempre si è voluto credere in un intervento  sotto l’ombrello giuridico ONU , anche per evitare discorsi colonialistici di dubbio gusto.

Quindi oggi di fronte  ad uno stallo si afferma che si potrebbe aggirare l’impasse della non agibilità governativa imponendo sanzioni nei confronti di alcuni esponenti dei Parlamenti rivali che ostacolano l’insediamento del Governo provvisorio .                    Certo è che ormai da Novembre lo stato maggiore del Daesh si è insediato in Libia.        Che continua ad espandere la sua influenza pur non contando su numeri eclatanti.           Si stima a non più di 20 mila le unità affiliate!  Ma è chiaro che ove esiste il vuoto , è semplice e facile occuparlo.  Il lasso temporale ormai è agli sgoccioli..

Ma se non si vuole rendere sempre più complicato e sanguinoso l’intervento occorre muoversi. Con gli alleati  nord africani , con il supporto della maggioranza libica, con il governo provvisorio.  Perché Marzo è il limite temporale?  Per il meteo che diviene buono e permette spostamenti più rapidi senza tempeste di sabbia. Per la ripresa delle ondate di profughi che prenderanno il mare e potranno essere soggetti a ricatto  e/o ad eventuali prese d’ostaggio. Per evitare che insediamenti ramificati e protetti possano essere posti in essere  nel frattempo,  determinando ostacoli ancor maggiori alla liberazione del territorio. 

Vorrei infine sottolineare che quanto espresso circa un’ intervento concordato , è frutto di una ragionevole e strategicamente pianificata azione che ha per fine la messa in sicurezza della popolazione libica e della fascia sud dell’Europa di cui l’Italia è lo Stato più prossimo.    Non più di 100 km ci separano da Lampedusa.                                                Un Daesh che dovesse prendere piede in Libia , non solo ci porrebbe di fronte a rischi di ogni tipo, ma costituirebbe un pericolo per l’intero territorio europeo divenendo la base operativa per attentati su larga scala.

Buona vita a tutti. 

 

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Usa, elezioni e populismo


Giusto un assaggio di quello che da osservatori vivremo nei prossimi mesi. Sociologicamente sembra proprio che il nostro paese assomigli sempre più a ciò che molti ritengono essere il miglior paese al mondo. Peccato che ad un’ attenta analisi  questa visione si dissolva rispetto alle idealizzazioni originarie.  Intendo con ciò la dicotomia sempre più evidente tra abbienti e classe media. Tra Wasp e le altre etnie.    Tra élites e cittadini. Tra Nord Mason e Sud Dixon.  Il razzismo latente diviene nuovamente un elemento di divisione. Un razzismo che prima divideva il bianco dal nero e oggi si allarga alle altre etnie che diverranno prossimamente dominanti , i latino americani. 

La crescita  del  paese è rallentata,  il melting pot di cui per decenni si é positivamente parlato ed argomentato comincia a preoccupare la middle class che si sente minacciata.  Minacciata dalla precarietà crescente , da salari che non crescono più al ritmo di una volta.    Da costi dell’istruzione che risultano sempre più irraggiungibili.

Negli anni ’50 e ’60 il sogno della middle class era riuscire ad inviare almeno uno dei 2/3 figli all’università. Un    sogno che é stato realizzato da oltre la maggioranza delle famiglie. Oggi le cosiddette università dell’Ivy league hanno costi medi tra tuition e board dai 25 mila dollari annui in su…… Ma dove Princeton , Harvard, Yale si arroccano sui 40 mila . Senza contare l’esame di entrata che oggi diviene una vera roulette a fronte del numero di stranieri che concorrono , cinesi , giapponesi,   in gran parte ,che già selezionati nei loro rispettivi paesi sono inviati da questi ultimi con borse di studio statali.

Per non parlare dell’incubo della copertura sanitaria .  Un   vero incubo per ogni americano che si avvicina alla vecchiaia.  Il buon Obama ha tentato anche in questo campo di introdurre una copertura parzialmente simile a quella europea, ma senza riuscirvi. Le lobbies in questo paese sono arroccate nei loro profitti e la sanità privata  non é pronta a concedere cure  gratis!!!! Pensate che una semplice visita da un medico generico costa dai 70 ai 90 dollari. Non  esiste il medico condotto. L’ospedale ti accoglie se hai una copertura sanitaria  che significa  avere un’impiego con minimo di 8 ore giornaliere.  Il part time  di  quattro  ore per diem non é contemplato.  Oltre 90 milioni  su 300 non hanno assitenza medica. La mortalità infantile pone gli USA al 167 ° posto nel mondo , dati OMS.   In Europa,da sempre,c’é un’accordo di base su ciò che é definito stato sociale,un consenso interclassista metabolizzato .Niente di tutto questo é mai stato contemplato negli Usa dalla loro nascita .

E la situazione sembra peggiorare di  anno in anno. La sicurezza, un tema molto caro ai repubblicani, la cui  lobby delle armi é la più facoltosa dell’universo politico americano, é divenuta  un tema di scontro . E’ un problema strutturale da sempre  nelle periferie urbane americane .      Non dissimili dalle banlieues parigine , dove la polizia ormai rin cia ad entrare, come a Napoli . Ecco immaginatevi se in Francia, o in Italia  in questo tipo di contesti un cittadino su 2 possedesse un’arma. Non solo pistole , ma armi da guerra , mitra  da combattimento. Possono essere acquistate con la semplice presentazione di un documento d’identità! Centinaia di morti ogni anno! Ecco contro tutto questo il povero Obama , unico presidente intellettuale americano dal dopoguerra, ha cercato di battersi , senza riuscirvi……

.La lobby repubblicana dispone di un blocco al Senato ,alla House of  Representative capace di evitare qualsiasi progetto tendente a limitare l’acquisto di armi. Così come dispone di una lobby sanitario farmaceutica  che impedirà una minima assistenza medica per la generalità della popolazione. Ecco adesso dopo questa lunga prefazione capirete che le prossime elezioni sono assai difficili per il Partito Democratico.  La figura di Hillary Clinton é piuttosto controversa nella percezione dell’elettorato femminile, maggioritario in termini numerici.  Troppo elitistica per il ceto medio. Troppo distante dall’elettore medio. Capace , ma poco assimilabile ed assimilata alla donna che vive nell’ America profonda , non urbanizzata, non in carriera , non bianca!  Personalmente non credo che ce la farà, nonostante che il partito le conceda tanto spazio e la consideri candidata unica.

Un’errore anche questo che a mio avviso pagherà caro. La scena infatti si concentra sempre più sulle primarie dei GOP. Anche se attualmente siamo agli inizi e che il sentiment si formerà solo verso Settembre quando si avvicineranno le elezioni, i democratici sono in surplace. Trump , il  Berlusconi americano, come lo definisce la stampa americana , lasciando intendere il suo populismo becero e la sua straordinaria sicumera da ricco parvenu, é un buffone che attira interesse . E di interesse lo show business ha visceralmente bisogno.      Nessuna chance per lui di giungere in fondo.  Vedremo   a chi andranno i suoi pochi voti reali. 

Il dato su cui occorre meditare è il  seguente:  l’81%dell’elettorato sarà composto da donne , persone di colore  e giovani tra 18 e 35 anni! Ma é altrettanto vero che l’affluenza alle urne é strutturalmente bassa  da sempre. Obama ha attirato una massa enorme di elettori che mai prima di allora aveva espresso un voto ! I repubblicani sperano di alienare una buona parte di questi potenziali elettori e non cercare motivazioni tali da smuoverli dal loro torpore.  Ora il problema é che i democratici  ed in particolare la Clinton  non riescono  ad  attrarre quelle masse che hanno supportato sin dagli inizi la candidatura di Obama. Una candidatura finanziata oltre il 65% da contributi individuali dell’ordine di 5/10 dollari!  Troppo presto per esprimere oggi un pronostico motivato e fondato.  Ma certo posso tranquillamente affermare che Jeb Bush  e Marc Rubio saranno i due contendenti repubblicani al ticket presidenziali. Il primo appartiene  a quella  lobby del petrolio e delle armi che tutto determina. Ed oggi per vincere nella democratica America se non hai denaro e supporto mediatico a sufficienza non sei nessuno! Rubio più intelligente e culturalmente preparato ha dalla sua il fattore C…..        No, no, non fraintendiamo , cubano. I  latinoamericani soppianteranno come maggioranza etnico culturale gli Wasp come indicavo ed avere il loro supporto nel sud del paese può fare la differenza. A sinistra é più difficile fare al momento delle previsioni.  Dipende dallo stato maggiore democratico, dai sondaggi che si realizzeranno , dal comportamento di Hillary clinton capire se ci sarà un serio spareggio tra leie ad esempio un candidato com Bernie.  Troppo socialista per i gusti dell’americano medio , ma più vicino alla percezione dei giovani , dei senza lavoro della classe che non sopporta più un establishement tanto distante e tanto diverso dalla realtà quotidiana degli USA 2016!

Buona vita a tutti

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