LAICITA’


Ritengo seriamente che solo la laicità dello Stato e quindi della intera società civile che lo compone, possa essere un fattore di difesa dagli assolutismi che si ripresentano a causa di crisi economico sociali che ci attanagliano. Come afferma Zygmunt Bauman, il grande sociologo tedesco, il Max Weber contemporaneo,  il mondo occidentale oggi  vive una situazione cosmopolita  che ci vede obbligati a coabitare in modo permanente con culture, modi di vita , fedi diverse, con uomini e donne di diversa etnia.                   Ma ciò avviene  senza che siano state sviluppate le capacità  per comprenderne  il contesto,  le logiche, i requisiti .

Da questa impreparazione derivano le ansie , le paure . E quando su queste ultime  s’innesca la demagogia del populismo   , di coloro che ritengono di poter risolvere tutto questo elevando muri e barriere si rischia di mettere in discussione l’evoluzione tanto duramente raggiunta. Il neo liberismo ha fatto la sua parte conducendoci ad una società opulenta , dipendente dal benessere  e dalla crescita. Da oltre dieci anni la crescita si è spenta a livello mondiale, dagli USA ,all’Europa ,all’ Asia.                                                         Ciò che è in crisi è il modello di sviluppo che oggi richiede da una parte più investimenti  e sempre meno manodopera.  Si aggiunga  la tecnologia che richiede sempre più forza lavoro di elevata istruzione.

A fronte di queste sfide gigantesche  il neoliberismo e la globalizzazione fungono da fattore e motore disgregante per gli Stati Nazione che non hanno né la scala dimensionale per poter reagire e competere , né il potere e le strategie necessarie a farvi fronte .  Senza dover ricorrere a tecnocrazie , occorre comprendere  che crescita e benessere  non possono prescindere dal contesto socio- economico. Occorre ritornare ad una redistribuzione della ricchezza accumulata , in un  modo più solidale e egualitario. Se vogliamo evitare il collasso  delle istituzioni democratiche occorre rivedere i sistemi politici  che devono ristrutturarsi ed adattarsi a questa nuova fase.  . Un esempio su tutti,  a proposito di democrazia , integrazione e libertà soggettive.       La Francia , paese laico per eccellenza , dove la laicità è vissuta ad ogni livello istituzionale  e sociale e’  garantita da uno Stato super partes.

Oggi vive momenti duri . Non è certo in discussione la politica dell’accoglienza.             Al contrario.  La storia coloniale è parte di questo problema. Ma non solo.                          In Francia vige lo “jus soli”. Chi nasce nel paese  è automaticamente  cittadino francese.  Ottimo.  Ma cosa è avvenuto, negli ultimi dieci anni , si sono create nelle periferie delle grandi città dei ghetti , delle vere e proprie cittadine quasi sospese nel nulla  , non collegate alle città  che ne sono inglobate. 

In Italia , non per un disegno voluto, organizzato, pianificato, i centri urbani si sono svuotati e si sono riempiti di immigrati, di residenti permanenti. Con ciò, non volutamente ,almeno nel centro-nord,  abbiamo evitato, la marginalizzazione , la ghettizzazione . E queste persone vivono in mezzo a noi , senza creare alcun serio problema sociale e /o politico. Regioni intere vivono oggi in Italia senza particolari problemi.   Salvo quelli sui quali si soffia per accreditare l’idea di una situazione grave e di pericolo.  La realtà è ben diversa.   Interi settori economici chiuderebbero senza il contributo di questi 5 milioni di immigrati. Pesca, agricoltura, lavorazioni metalli , fonderie, costruzioni edili ecc. ecc.  Pensate,  persone che contribuiscono al sistema previdenziale,  che vivono da 20 anni e più in Italia quali residenti permanenti.

Bene,  i loro figli , nati in Italia,  non saranno mai italiani. Eppure frequentano le scuole italiane , fino alla maturità , con un costo individuale  per lo Stato di circa 180 mila euro … E poi al compimento del 18° anno si chiede loro di ritornare nel loro paese d’origine , dove magari non sono mai stati …..Investiamo su di loro e poi li consideriamo stranieri quando hanno convissuto con i nostri figli per anni!                  Ecco questo è un problema .

Se vogliamo rendere l’integrazione completa , se vogliamo evitare il problema del rigetto, se vogliamo evitare il problema francese  dei cittadini di serie B,   occorre intervenire oggi …….Ma questo non è un problema solo nazionale , deve essere un problema europeo.   L’Europa deve poter difendere i propri valori . Certo .                          Il primo di questi è il riconoscimento della Repubblica.  Dei valori e dei diritti individuali e soggettivi  che impregnano  la nostra cultura.                                                    Tra questi il diniego di ogni riconoscimento ad alcuna religione  di supremazia storica , così come sancito dal Parlamento Europeo  ormai un decennio fa !                     Nel contempo evitare che l’ Arabia Saudita  sia l’unico finanziatore della costruzione delle moschee in Europa.     Che si applichi un controllo capillare sugli Imam che predicano in quelle moschee.    Che vengano inseriti in un’albo ufficiale, onde evitare la diaspora continua dei musulmani in Italia divisi in decine di organizzazioni  .       Chiarire bene  che il termine arabo , non significa musulmano e che quest’ultimo non ha niente a che vedere con islamista.    Occorre organizzare per difendersi da elementi e schegge  impazzite, non denigrare, o peggio discriminare senza ragione.                           Mi auguro che nel prossimo incontro di Ventotene tra Merkel, Hollande  e Renzi si lanci un programma di rilancio dell’idea europea , di una maggiore integrazione e solidarietà tra coloro che vogliono esserci.

Che siano 6/9/12 Stati  poco importa!  Occorrono un’ unica fiscalità, un’  unica tassazione, un’ unico esercito per evitare competizioni idiote che invece di risolversi a scapito interno debbono rilanciare il ruolo europeo nel mondo.                                   Inaccettabile che si permettano delocalizzazioni produttive, finanziarie  di interi colossi industriali all’interno del nostro continente.   La competizione deve orientarsi verso l’esterno. Siamo il maggior mercato mondiale, la più ricca area al mondo in termini reddituali , uno dei maggiori poli tecnologici, che nei prossimi anni dovranno far fronte a Cina e India  e agli USA in declino ….. E stiamo a discutere di Brexit ? Di abbandono dell’area UE.  Solo degli sprovveduti ,  degli ignoranti , utili idioti del populismo dei guitti , dei cialtroni , possono davvero pensare di vivere e progredire fuori dall’UE.  Ciò non vuol dire che le cose vadano bene . Al contrario .                       Occorre abbandonare la gestione dei governi nazionali   attualmente in vigore in sede UE. Le élites dei vari Stati tentano con ogni mezzo di mantenere il potere di cui godono  e che i Trattati hanno loro concesso!   Occorre rivedere il sistema di partecipazione  e rendere valida  immediatamente la legislazione  “erga omnes” all’interno della Federazione Europea.   I nostri problemi socio-politico- economici  non possono certo essere risolti in ambito territorial nazionale.

Occorre più Europa , non meno Europa.  Occorre addivenire ad una nuova classe dirigente più capace e competente, selezionata in funzione di queste caratteristiche che superino lo stallo culturale  nel quale siamo finiti . Il territorialismo, il campanilismo, il regionalismo,  devono essere superati. Il fascino degli uomini forti che promettono a masse di analfabeti funzionali ,in modo irresponsabile ed ingannevole,     imponendo loro un’obbedienza  incondizionata. A tutto questo si aggiunga un  sistema mediatico che amplifica lo stato comatoso che sui social  networks diviene il vuoto , che  forze eterogenee  vogliono riempire con soluzioni improbabili !

 

Informazioni su exult49

JOHNS HOPKINS UNIVERSITY - MANY DIFFERENT LIVES- MORE THAN HALF SPENT ABROAD- CRITIC OF THE NOWADAYS ITALIAN WAY OF THINKING NEVERTHLESS OPTIMISTIC ! Leggete, il quotidiano del blog "free": "The exult49 Daily". www.paper.li/exult168/131966546
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Una risposta a LAICITA’

  1. redpoz ha detto:

    A parte il passaggio sullo Stato nazionale, perfetto per chiarezza espositiva del problema, credo meriterebbe una riflessione condivisa il raffronto che abbozzi fra Francia ed Italia banlieues/centri storici e criteri per la cittadinanza.
    Innanzitutto, vediamo ancora una volta come l’Italia sia frutto del “caso fortuito” piuttosto che della programmazione politica. In questo caso, e non è il solo, è stato un bene: una programmazione avrebbe facilmente relegato gli immigrati nelle periferie più disagiate (d’altronde la Lega ha governato vent’anni…). Ovviamente, vi sono anche lati negativi.
    Ad ogni modo, questa circostanza (cui non avevo pensato) offre una potenziale spiegazione validissima per l’attuale contesto sociale meno conflittuale in Italia rispetto a Francia o Belgio.
    Il problema, come tu stesso esponi, è che al contrario di quei paesi noi ammettiamo un’ “integrazione di fatto” ma non un’ “integrazione formale” (ovvero la cittadinanza): questo evita alcuni conflitti, ma ci priva di potenziali risorse fondamentali.
    Questo ci riporta alla questione della programmazione politico-legale, perché solo questa può prevedere ed attuare norme per l’adozione della cittadinanza. Insomma, il “caos creativo” nazionale è croce e delizia.
    Naturalmente, al riconoscimento della cittadinanza dovrebbero accompagnarsi tutta una serie di altre misure “sostanziali” (come quelle che citi) per evitare le fratture sociali

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