Libia, risultati ed effetti della tripartizione.


Noto con piacere che nell’articolo pubblicato oggi sul Sole 24 Ore , a  firma di Negri  con analisi di Vittorio Emanuele Parsi si sostiene la mia stessa tesi e  perplessità circa la situazione libica e le contraddizioni evidenti circa gli schieramenti in atto . Avrei dedicato un’ulteriore articolo  alla situazione della tripartizione che sembra abbia luogo  ed in particolare alla situazione del Fezzan. Ma l’articolo di Negri mi ha convinto ad anticipare le mie convinzioni e considerazioni circa il Fezzan ed il controllo relativo a questo territorio. 

Egli afferma giustamente che la Francia desidera acquisire il controllo sul Fezzan.       Ma ad oggi questa eventualità non è conclamata , né attuata.  Le ragioni dell’interesse francese verso il controllo di questo vasto territorio, due volte l’Italia, desertico e al momento sprovvisto di riserve d’idrocarburi , è poter avere accesso al Mali confinante con la scusa di meglio controllare, da buona potenza coloniale,  la situazione interna  a quel paese.  Ora è bene chiarire che su quel territorio il controllo politico è esercitato da circa 30 tribù che da sempre negli ultimi 50 anni sono rimaste piuttosto indipendenti dal potere centrale di Tripoli e che, a seconda dei loro interessi si schierano con Tripolitania , o  Cirenaica.

L’Italia ha vari interessi con quelle tribù e l’ENI stesso ha sviluppato con quel territorio delle relazioni strette e amichevoli.  Oltre a quelle tribù,  sono inoltre da menzionare le comunità berbere che sono sparse sul fronte ovest e confinante con la Tunisia , da sempre molto indipendenti e pervase ,da buon popolo nomade, da una volontà di non integrazione .    Sul punto del controllo del Fezzan mi auguro che l’Italia possa ,voglia e sappia  esprimere la sua determinazione. Pur tenendo conto del limitato ruolo sul campo e ,come affermato  nel precedente articolo , dell’interesse a concentrarsi sulla Tripolitania, per non disperdere forze , energie, e denaro, è assolutamente strategico competere con la Francia sul “corridoio” che oggi ,e soprattutto in futuro, rappresenta il Fezzan per l’esodo migratorio ed il flusso che viene generato dal Centro Africa ed in particolare proveniente da ; Nigeria , Niger, Burkina Faso e dallo stesso Mali. 

Nel mio precedente articolo dove affrontavo il problema della demografia  saldamente collegato alle migrazioni , menzionavo il rapporto esistente in quell’area in termini riproduttivi e di crescita esponenziale della popolazione.. La Nigeria conta  oggi 180 milioni di abitanti. Bene tra trenta anni si stima che la popolazione raggiunga i 500 milioni.

Ecco che allora avere un controllo sul corridoio diviene e diverrà strategico, se non fondamentale!  Se applicassimo  una strategia a medio lungo termine , il controllo di quel corridoio sarà molto più importante  di tutti gli idrocarburi prodotti in Libia. Tenuto conto che il loro utilizzo sarà sempre più ridotto negli anni a venire senza considerare le energie alternative.  Nel 2050 si stima che la stessa Arabia Saudita sarà alla fine dello sfruttamento dei suoi attuali pozzi.

Il controllo di quel corridoio sarà una valvola di sicurezza ed uno strumento politico di primaria importanza   molto più  degli idrocarburi!!  Ecco perché l’Italia deve assolutamente valutare di partecipare attivamente alla suddivisione territoriale che gli occidentali vogliono imporre.

E su questo punto stimo ne abbia non solo le opportunità , ma anche i mezzi!        Volendo ritornare al contesto attuale ed a questa volontà di spartizione “de facto” ed “in fieri”, le mie considerazioni sono le seguenti.   E’ del tutto evidente che s’interviene con metodi neo – colonialisti. S’interviene per ottenere dei benefici economici approfittando della situazione ed in assenza di una struttura istituzionale mai esistita d’altronde  , neanche ai tempi di Gheddafi.    Resta altresì chiaro  che questa azione rappresenti nel futuro un’ appiglio politico per recriminazioni nazionaliste  ed un potenziale focolaio insurrezionale permanente.                                      Il Daesh che oggi conta 20 mila unità potrà in parte essere  limitato e controllato, ma l’Europa, non gli USA , ben distanti da questi luoghi, deve tener ben presente che Lampedusa dista 150 miglia marine da Libia , o Tunisia.

Mantenere un controllo politico -militare stretto ha costi piuttosto elevati e la loro suddivisione resta sempre dubbia.  Con ciò intendo dire che questa impostazione deve intrinsecamente  prevedere una sua evoluzione e nel breve medio termine  preordinare il ristabilimento di condizioni  più democratiche per non subire gli effetti di ritorno ……..

Buona Vita

 

 

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