Primarie USA, ancora un lungo cammino


Tante le valutazioni ed i giudizi. Molto spesso per sentito dire , o per partito preso.    Una cosa è certa sia Trump, che Sanders hanno definitivamente marcato queste primarie e ciò modificherà l’approccio dei due partiti sia all’interno che sul territorio. Trump rappresenta oggi una scheggia impazzita per il proprio partito , il G.O.P.       Grand Old Party.  Non gli attribuivo tanto spazio e forza ,ma decisamente mi sbagliavo. Nonostante rappresenti una variabile imprevista,  il suo populismo fa perno su una crisi socio-economica che ha reso gli Usa del post  2008 , un paese molto diviso.                       Come scrive Riotta , estremamente infelice , che non riesce più ad identificarsi con l’immagine che media e classe dirigente intendono e vogliono ancora proiettare. 

Non per niente ripetutamente Trump , il miliardario, fa appello ai sotto-scolarizzati, apostrofandoli e definendoli i suoi amati elettori. In un paese dove oggi inviare i propri figli all’Università  è restato solo un sogno per la classe media. Dove la continuità dell’impiego è pressoché irrealizzabile , dove una massa notevole di adulti ha subito tagli salariali e riduzione di funzioni. In parte ricorda l’elettorato Berlusconiano in Italia di 20 anni fa. La sua forza risiede  in una  comunicazione improntata al rifiuto del conformismo tipico del sistema , al rifiuto dell’establishment , ad un pragmatismo che si basa su  un recupero del potere da parte della classe media bianca di media età e di quella pensionata.  Certo le differenze di censo , anagrafiche , culturali sono nette  e molto chiare tra i candidati maggiori.  Profili ben studiati, targets definiti , politiche comunicative che non lasciano niente al caso.

I due candidati  maggiormente in luce secondo i media , Trump e Clinton , sono riusciti a conquistare 7 Stati ciascuno e ciò permette loro di tirare un sospiro di sollievo.             Ma entrambi non hanno ancora in tasca  , come invece si vuole accreditare da parte della stampa , il ticket vincente per la nomination. Trump perché il G.O.P. si rende conto che buona parte del suo elettorato, in particolare gli elettori sotto i 35 anni , non voterà mai un tale candidato per provata sostanziale diversità con lo spirito e la visione  del partito.   La Clinton perché nonostante il numero dei delegati ottenuti , la sua figura non riesce a penetrare nell’animo degli elettori di un Partito democratico che al suo vertice si mostra compatto nel supporto , ma che a livello territoriale non riesce a convincere parte del suo storico elettorato.   Trump rischia , anche se il fattore temporale gioca a suo favore,  di  giungere a Luglio a quella che viene definita la “broken nomination”.    Ovvero i maggiorenti del partito non ritengono Trump un candidato in linea con il partito e negoziano il nome di un candidato in pectore.       Certo è dagli anni ’60 che non succede, ma le condizioni sembrano esserci.              Trump comunque a Novembre non ce la farebbe contro una Clinton , e forse neanche con un Sanders. Politicamente sarebbe una rottura non da poco che modificherebbe gli equilibri interni al G.O.P ed anche tra quest’ultimo e le lobbies che lo sostengono da decenni.

Per la Clinton il discorso è diverso. E’ probabile che riesca ad ottenere la nomination, anche se il numero dei grandi elettori ad oggi non è a suo favore.  Ma la spaccatura notevole sia in termini numerici , sia di classe d’età e cultura che si è creata nel contesto dell’elettorato democratico è una frattura che non si rimarginerà tanto facilmente. E’ evidente a chiunque che Sanders gode del consenso dei giovani acculturati , dell’America di domani ed  il partito non può ignorarlo.                                 Inoltre Sanders ha di fatto ricreato nel quadro del Partito democratico una sinistra che non si fermerà con queste elezioni. Intendo affermare che ciò comporterà uno spostamento a sinistra del partito sui temi cari a Senders. Sanità, ingiustizie sociali,  iniquità generazionali .   La stessa Clinton ha modificato il suo approccio nel trattare determinati temi. Il tema della redistribuzione della ricchezza in un paese dove l’1% della popolazione controlla il 65% della ricchezza del paese, non è cero un argomento privo d’interesse quando i giovani sono di fatto esautorati …….

Infine se Trump non dovesse essere disarcionato , come personalmente ritengo , è tutto interesse del Partito democratico e della stessa Clinton continuare ad avere un Sanders come avversario per evitare una focalizzazione Trump/ Clinton che potrebbe nuocerle . Quindi ben venga una continuazione del duello fino al fatidico Luglio quando le nomination saranno fatte.   Di delegati dopo questo super martedì ce ne sono ancora molti da acquisire.

Trump conta oggi su 335 delegati, Rubio su 116, Cruz su 235 .                                               Hillary Clinton su 619 delegati,  contro 395  di Sanders.  Siamo ancora distanti ancora circa 60% dei delegati da attribuire sul fronte democratico e circa il 55% sul fronte repubblicano. La situazione interna al GOP resta aperta sulle figure di Rubio e Cruz. Cruz , nonostante non abbia ottenuto grandi risultati , sembra essere ancora la scelta dei vertici del partito. Cruz , rappresenta un’incognita , forse ancor più dello stesso Trump. La sua connotazione estremamente evangelica , fideistica, tipica del sud degli Usa non è  certo percepita positivamante dal resto del paese.  

Ecco anche qui che una rottura alla nomination di Luglio potrebbe modificare  e non di poco la fragilità dei candidati antagonisti di Trump.  E’ evidente che il fattore temporale  sarà determinante per affinare la competizione.  La scelta di abbandonare  da parte di uno dei due competitors repubblicani darebbe all’altro una forza non indifferente per almeno contrastare l’ascesa di Trump.  La negoziazione all’interno del Partito Democratico  tra la sinistra di Sanders che gode di una notevole appoggio e l’establishment  del partito solidamente affiancato alla candidatura Clinton. 

Occorre ricordare che l’elettorato potenziale riguarda meno del 50% degli aventi diritto al voto. Che la motivazione al voto è scarsa. Ma la crisi economica , la rabbia contro il governo,  la miseria crescente nel paese possono determinare spostamenti non indifferenti.  Certo è che gli USA sono di fronte all’ultima elezione  ove gli Wasp ,bianchi anglosassoni protestanti , sono maggioranza. Alle prossime sarà la quella latino-americana a dettare il giuoco , sempre che si rechino alle urne.                   La variabile etnica ritorna ad essere un’elemento  di peso nelle elezioni . Ecco che la famosa  linea Mason -Dixon  riassume un certo differenziale politico che non si è mai assopito ……

Buona  vita

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3 risposte a Primarie USA, ancora un lungo cammino

  1. redpoz ha detto:

    Grazie per la risposta!
    Stavo pensando: non è che, per i repubblicani, tuttosommato Trump e Cruz sono due facce della stessa medaglia? In fondo, per quanto Cruz sia nell’establishment del GOP, le sue posizioni sono tanto radicali da apparirne esterne…

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  2. exult49 ha detto:

    Ciao, dal primo articolo sulle elezioni Usa ho ritenuto che Trump non arriverà alla nomination e continua ancora a crederlo.
    Trump non vincerà mai comunque…… Sulla Clinton ho le stesse perplessità e non sono l’unico , milioni di americani la condividono.
    Trump perderebbe anche contro Senders. Sì riguardo alla sinistra , non possono ignorarla. Oltre il 60% dei giovani americani potenziali elettori democratici votano Senders .
    Il futuro è il suo programma, al di là della sua persona.
    Buona serata e scusa del ritardo nel rispondere.

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  3. redpoz ha detto:

    Scrivi che Trump perderebbe contro Clinton, personalmente ho una sensazione diversa. Sensazione, perché ovviamente non è fondata su dati.
    Tuttavia temo che il sentimento anti-establishment sia il fattore trascinante di questa campagna e la Clinton ne rappresenta il bersaglio più evidente….
    Perfetto il concetto secondo cui Sanders ha “di fatto ricreato nel quadro del Partito democratico una sinistra che non si fermerà con queste elezioni”, resta da vedere come potranno proseguire dopo la fine delle primarie. E non è un problema secondario…
    Cruz il candidato della leadership del GOP? Credevo fosse Rubio…

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