Libia : tempo scaduto


Ci avviciniamo rapidamente al punto di non ritorno. L’ipotesi tanto desiderata e ricercata dall’occidente di un ‘accordo tra le parti , ovvero tra i due governi di Tobruk e Tripoli non si è avverata, nonostante gli sforzi diplomatici dei negoziatori.                D’altronde le premesse lasciavano presagire questa conclusione.                                        Troppo marcate le differenze, troppo interessati i paesi che finanziano i due gruppi . Troppo divise e territorialmente diverse le tribù che da sempre controllano il paese in un coacervo di movimenti.   Ed infine troppo acerrimi i conflitti su base etnica fondati  su diversità reali tra le tre macro regioni che compongono da sempre la geo politica libica:   Tripolitania, Cirenaica e Fezzan.

Senza dimenticare il ruolo preponderante che Turchia e Qatar giuocano nel sovvenzionare con mezzi finanziari e bellici i Fratelli musulmani che controllano il governo di Tripoli.  Altrettanto evidente il ruolo esercitato da Egitto ed Emirati Arabi Uniti sul governo di Tobruk , dove il gen. Haftar gode di un’influenza preponderante sullo stesso esecutivo, avendo impedito di fatto ogni possibile accordo per un nuovo governo di unità nazionale. Sulla formazione di questo governo si basava la strategia italiana, per poi giungere ad un’esplicita richiesta d’intervento ed aiuto che consentisse l’invio di truppe per battere il Daesh.  E’ ormai evidente che questa soluzione non è ricercata , né voluta dai vari attori sulla scena. Ognuno dei quali convinto di poter risolvere a proprio favore la situazione.  Dimenticando tutti che il terzo e più tragico elemento è costituito dal Daesh che ormai controlla notevoli porzioni di territorio,  sia in Tripolitania , l’area di Sabratha ,  sia in Cirenaica,  lungo il confine libico egiziano e sulla stessa costa in prossimità delle maggiori postazioni petrolifere portuali. L’obiettivo del Daesh è quello di bloccare definitivamente l’esportazione di idrocarburi che mantiene in vita i due governi provvisori.  Anche se ormai l’ammontare estratto è esiguo. Da 1.7 milioni di barili del 2012,  siamo oggi a 200 mila …..

Ma il vero obiettivo , di cui ho ripetututamente scritto negli articoli precedenti,  è il caos che il Daesh vuole provocare per stabilire un vero e proprio controllo su almeno una parte preponderante del paese. Un vero e proprio Stato islamico.                                   Ciò che, anche in questo caso  abbastanza erroneamente , viene definito Califfato.        La realizzazione di quello che in inglese impropriamente è definito IS , islamic state.    Non esiste ancora di fatto. Hanno cercato di realizzarlo in Siria ed in parte dell’Irak , ma non ci sono riusciti . Non solo per gli interventi americani e degli alleati, ma soprattutto per la resistenza mostrata dalle popolazioni locali che si sono battute  e di cui la stampa ed i media in generale poco hanno scritto! In Libia la situazione sta rapidamente precipitando. come ho avuto modo di sottolineare nel precedente articolo. La brigate e le milizie che compongono le forze paramilitari dei diversi attori sul terreno sono allo sbando. La pletora di attori è essa stessa la ragione di fondo di una situazione tragica. Alba Libica , formazione legata ai Fratelli Musulmani, ha perduto molto del consenso di cui godeva. Non avendo un nemico , ma più nemici con cui battersi. Le brigate di Zauwia  e Janzour  stanno attualmente aiutando la prima  nel cercare di rispondere agli attacchi del Daesch .  Ma ciò che sta avvenendo,  come in precedenza accaduto in Siria e Libano , è che il Daesh sta creando vari campi di addestramento lungo il confine tuniso – libico dove, non solo tunisini ex combattenti in Siria, circa 7000 , ma nuovi arrivi dal Mali e Niger stanno giungendo di continuo.     La stima per la Tripolitania è che vi siano almeno 10 mila tunisini  che si trovano nel paese .  Un numero altrettanto numeroso di combattenti  si trova in Cirenaica , dove si raggruppano i combattenti di ritorno dalla Siria, , gli ex fratelli musulmani egiziani  ricercati dalla polizia di Al Sisi  e finanziati  dall’ Arabia Saudita e Turchia con mezzi e munizioni.

Ecco perché il tempo è scaduto.  Offrire al Daesh un’ulteriore spazio temporale significherebbe fornire loro il tempo di aggregarsi ulteriormente e di fatto impiantarsi permanentemente nel paese,  di fatto annientando il potere stesso dei due governi fantoccio che si dividono il paese senza averne di fatto alcun controllo reale!                Ovvero si è voluto credere , o far credere , che i due governi provvisori rappresentassero in una qualche misura il potere delle tribù nelle quali il paese reale è diviso.                     La realtà amara è che si è sopravvalutato il ruolo di questi ultimi in quanto i rappresentanti hanno finito per rappresentare solo se stessi!!!  E le 60 tribù maggiori che determinano il vero potere nel paese hanno ritirato la loro fiducia.                                 Ecco perché non si è giunti ad un accordo di massima. Egotismi, leaderismi hanno affossato la possibilità per il paese di restare unito. Lo stesso Haftar con il suo protagonismo sterile,  ha finito per fare il gioco al massacro. Purtroppo in questo supportato dall’intelligence americana di cui è di fatto espressione dopo 20 anni di soggiorno negli Usa .  

Inutile credere che si possa risolvere il problema Daesh con bombardamenti mirati. Occorre mettere  sul terreno dai 5 ai 10 mila uomini!! Lo stesso numero di cui la Pinotti parlò in un’ impeto di trasparenza un anno fa!    Ma per fare cosa?   Ecco, qui la visione strategica diviene più confusa e opaca. Una suddivisione della Libia attuale che conduca ad entità indipendenti delle tre Regioni? Questa la soluzione preferita  dalle 4 potenze territoriali impegnate nel conflitto :  Egitto. Turchia.,Qatar ed Emirati Arabi .     Ottenere aree d’influenza dove poter esercitare i loro interessi .Certo è che all’Italia verrebbe in tal caso  affidato il controllo della Tripolitania……L’influenza italiana e dell’ENI si é sempre esercitata  in questo territorio.  Alla Francia quello del Fezzan , enorme territorio desertico confinante con le ex colonie francesi Mali ecc. dove esercitare un controllo – filtro degli islamisti che risalgono dal sud e dove metalli e terre rare sono in gran quantità.    E la Cirenaica?  Quella, forse, sarebbe affidata agli inglesi con dualismo operativo americano come i fratelli siamesi. 

Una cosa è certa, l’intervento è prossimo. L’Italia ne è profondamente coinvolta.       Non può certo restare alla finestra. Né ritenere di giocare la partita di riflesso.             Non solo sono in gioco interessi enormi in quel paese per il futuro, ma soprattutto la ragione primaria è garantire la propria sicurezza. Le coste libiche distano 250 km  dall’Italia. Il flusso dei profughi e migranti con l’approssimarsi della primavera estate  diviene un rischio assoluto in condizioni di guerra totale al Daesh . Ed infine non si può restare spettatori di un caos che produce migliaia di morti e profughi .

Questo è il prodotto di politiche scellerate che non comprendono che la globalizzazione non rappresenta  un fattore di progresso “tout azimut”. La democrazia non discende dall’alto , ma si crea dal basso in condizioni date.   Queste condizioni variano da latitudine a latitudine, da continente a continente, da territorio a territorio, non volendo considerare i fattori religiosi e socio – economici. L’interventismo ottuso provoca solo disastri  e gli ultimi 25 anni lo dimostrano ampiamente.  Occorre prenderne atto e cercare d’intervenire il meno possibile e solo in casi di emergenza .

Buona vita a tutti.

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2 risposte a Libia : tempo scaduto

  1. exult49 ha detto:

    Sì certo , ma non avverà… Le ragioni per l’intervento sono molte e tutte valide. Ma il paese ha una morale sdoppiata. Rifugge da ogni responsabilità , non comprende i pericoli e crede perennemente nella buona stella che, come la speranza muore nel cesso! Giusto per usare un linguaggio carico e comprensibile. Benedetti siano gli ignoranti, i sotto-scolarizzati , come afferma Trump , con loro , da loro si può ottenere tutto.

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  2. redpoz ha detto:

    Un serio dibattito sulla Libia dovrebbe essere fra i primi punti dell’agenda parlamentare e politica….

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