Il dibattitto repubblicano? Che pena!


Mentre gran parte dei miei connazionali s’inebriavano ascoltando Rai 1 ed il suo programma , mi sono interessato al dibattito del G.O.P. . Vi prego  di credermi , ne valeva la pena. Il peggio del peggio andava in onda, e pensare che tra quei candidati sortirà il candidato alla presidenza degli USA da parte repubblicana c’è di che preoccuparsi seriamente. Un dibattito che è scaduto  a livelli grotteschi.                            La commemorazione del giudice conservatore Antonin Scalia è stata un’ulteriore discesa agli inferi per questa infausta compagine  di candidati in cerca d’autore.

Insulti, urla, accuse tra Trump e Jeb Bush. E tra quest’ultimo e Marc Rubio.                      Jeb Bush, Marc Rubio  Cruz sono tutti indistintamente  sotto pressione.                      Trump è in testa ed il Grand Old Party è letteralmente nella confusione più estrema nel cercare di arginare la logorrea di questo candidato che esula dal perimetro politico fissato dal suo establishment.

La pressione è dovuta alle pessime performances offerte nelle ultime settimane.          Ed al rischio per i più deboli di dover ritirarsi dopo il super martedì del 1° Marzo.   Trump continua nel suo sport preferito a denigrare e mostrare il suo egotismo stellare.   Ma ammetto, nel suo caso non sono obiettivo, avendo subito “il fascino” del berlusconismo negli ultimi 20 anni. Gli attacchi più virulenti tra Trump e Jeb Bush hanno avuto come tema la guerra in Irak. La guerra madre di tutte le nostre attuali situazioni in M.O.  L’accusa rivolta a George Bush ed alla famiglia tutta , di aver commesso un’imperdonabile errore nell’invadere l’Irak sul falso presupposto che possedesse armi di distruzione di massa .

Ed infatti non ce n’erano!!!!!! Come lo stesso Blair ha ammesso 10 anni dopo!            Come ha dichiarato poco dopo il dibattito il responsabile della campagna di Trump , Lewandowski , l’attacco era premeditato. Si conta sul pessimo ricordo che i due Bush hanno lasciato nell’opinione pubblica americana dopo 12 anni di presidenza, tanto sul piano interno,  che in politica estera. In particolare per la mistificazione e  le falsità   che hanno prodotto migliaia di morti di militari americani. Il commento del Republican Polster ,organo d’informazione del GOP è stato al vetriolo. “Seriamente questo dibattito è quantomeno tragico. Il GOP sta distruggendo se stesso questa notte …..Non hanno alcun capro espiatorio  , se non se stessi!”.

Come accennato il dibattito avveniva poche ore dopo l’annuncio della morte del giudice della Corte Suprema , Antonin Scalia. Anche su questo l’animosità dei sei candidati si é manifestata nell’affermare che il Senato dovrà mettere in atto il massimo “filibustering” per rinviare la nomina del nuovo giudice,  impedendo ad Obama di poterlo fare entro il Gennaio 2017.  Per inciso i giudici della Corte Suprema sono eletti a vita. E ciò ha permesso ai conservatori di avere 5 a 4 la maggioranza all’interno della Corte. Riequilibrare il numero dei  membri liberali, sarebbe un’eccellente lascito da parte di Obama. Unico presidente intellettuale degli ultimi anni che ha praticamente subito l’opposizione acerrima dei due rami del Parlamento per quasi tutta la sua presidenza. Credo personalmente che farà carte false per lasciare questo suo lascito esercitando il suo potere fino all’ultimo.

Il dibattito ha continuamente mostrato  un’aggressività febbrile  e nel contempo gratuita  , tanto che uno dei candidati Kasich  è intervenuto affermando  ;              “Ritengo  che stiamo rendendo un favore ad Hillary Clinton se  continuiamo  in questo modo” !  Ma a parte gli insulti da bar, degni della peggior soap opera , ciò che lascia esterrefatti è la mancanza di un serio dibattito , di tematiche all’altezza dell’evento. Ogni candidato ripeteva incessantemente il proprio refrain.  Trump delle sue doti imprenditoriali, Kasich offrendo come “plus” il sistema sanitario dell’Ohio  di cui è governatore, Rubio e Cruz che discutevano sulle rispettive amnistie.   Un teatro dell’assurdo! Dove  circolarmente ogni candidato esprimeva il suo odio personale nei confronti del seguente.  Politicamente  una catastrofe per il G.O.P. 

Il risultato fino a qui espresso da questa lunga campagna presidenziale  è piuttosto imbarazzante. In primis per i due partiti contendenti. Entrambi alle prese con situazioni, contesti e candidati che non sembrano riflettere le reciproche aspettative. Un G.O.P che si trova di fronte ad un Trump che di fatto ritiene “unfitted” per ricoprire la candidatura, ma che non ha né la forza , né il coraggio di limitarne il supporto nel timore che il magnate possa comunque candidarsi indipendentemente .                               I due candidati che sono  i favoriti  delle lobbies e del partito,  Rubio  e Bush che non riescono a fare la differenza e subiscono malamente gli attacchi degli altri contendenti, non offrendo alcuna capacità di risposta , ma soprattutto restando in balia di dibattiti che potrebbero evitare , rilanciando temi ben più vicini al cuore del proprio elettorato.

Nel campo democratico sembra si assista ad un simile  rigetto della candidatura unica della candidata per eccellenza, Hillary Clinton.  Una candidata “in pectore” che ha avuto dalla sua le massime chances . Un supporto finanziario notevole che le permetterà di perseguire la candidatura fino all’ultimo senza alcun dubbio.                  Sembra di assistere all’ennesima ripetizione del confronto con Obama.                     Partita in assoluto vantaggio, la moglie di Bill Clinton , donna intelligente, di grandi risorse, paladina “ante litteram” dell’emancipazione femminile negli USA degli anni ’70  si spense lentamente di fronte ad uno sconosciuto professore nero .                            

Il fattore razziale per una volta fu sconfitto grazie ad un’onda di cittadini che con somme da $5 rimpinguarono le casse di questo outsider.  I tempi sono mutati, il fattore razziale, ancora una volta,  ha ripreso il sopravvento.  Gli attacchi contro Obama sono il frutto di questo ritorno al passato.   Causa primaria di questo razzismo ,   la crisi economica, che come in tutte le società occidentali  finisce per dividere  ed opprimere i più deboli. E la classe media americana è oggi molto , ma molto più fragile di 10 anni fa

Ed allora la candidata democratica non viene più percepita come uguale, ma diversa. Lei inizia ogni discorso con IO, il suo contendente , un’ Obama bianco, meno istruito , vecchio , ma combattivo e credibile  con un NOI.    Piccole differenze voi direte ….       No, enormi per un elettorato che non è mai stato ideologico  come quello europeo.      Per potenziali elettori che spesso non votano, proprio in quanto non fanno parte del sistema . Che mai hanno creduto di poterlo mutare.   Ma che oggi sono alla canna del gas.  Odiano i “politici”, detestano la casta dei rappresentanti che  dichiara alla Camera non meno di un milione di dollari di reddito annuo ed al Senato addirittura 2 milioni di dollari!  Ecco le ragioni di questo estremo desiderio di cambiare. 

E chi più dei giovani americani e delle donne può volere cambiare un sistema che letteralmente li ignora.  Queste le ragioni ,tra le altre,   per il supporto democratico all’outsider Bernie Sanders. V  edremo, ma certo con una tale crisi socio-economica la campagna fin qui condotta da entrambe le parti dovrà  cominciare a guardare la realtà del paese più che i singoli  sterili egotismi.

Buona vita  

 

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2 risposte a Il dibattitto repubblicano? Che pena!

  1. redpoz ha detto:

    Sulla situazione interna del GOP leggevo dei commenti molto interessanti su fivethirtyeight, secondo i quali la preoccupazione maggiore dell’establishment repubblicano in questo momento è fermare Cruz prima di Trump… possibile, il che spiegherebbe il caos che regna sovrano.

    Quanto alla morte di Scalia, è evidente che i repubblicani faranno tutto il possibile per evitare una nomina da parte di Obama, che per loro sarebbe una sconfitta politica enorme. Già hanno cominciato a tuonare che un presidente a fine mandato non può procedere alla nomina… ma mi paiono argomenti deboli e pretestuosi.
    Certo che se Obama portassa a casa la nomina, magari con un profilo talmente alto da essere quasi incontestabile, per i liberals sarebbe una vittoria enorme, che potrebbe cambiare parecchie prospettive.

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  2. Gian Carlo ha detto:

    Nei paesi cosiddetti “sottosviluppati” ci sono i signori della guerra che una volta sfasciato quel minimo di potere unificante, perseguono fini di clan o semplicemente personalistici; negli usa ci sono invece i signori della politica che, seppur non cruento, hanno comportamenti molto simili che portano caos e disunione.

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