Libia,equilibri inconciliabili, equilibri insostenibili.


La bocciatura da parte del Parlamento di Tobruk dell’accordo tra i due governi , riporta indietro le lancette dell’orologio per un’ intervento di “peace keeping e peace enforcing” da parte di una coalizione UE con appoggio tattico statunitense.    Fayez Al-Serraj, il premier incaricato,  incontra notevoli difficoltà a superare le divisioni all’interno della coalizione delle tribù e quindi della milizie  che da ovest ad est si dividono il paese e le sue risorse.  

Molto si è discusso sul ruolo del gen. Khalifa Haftar  circa il rifiuto opposto all’art.8  dell’LPA che prevede un numero smodato di ministeri , 32 , ma soprattutto sul fatto che l’uomo forte ed a capo della difesa di Tobruk fosse stato esautorato da ogni ruolo di prestigio e potere.                                                                                                                            

Al di là degli scontri personali tra Haftar e l’attuale ministro della Difesa incaricato , Al  Barghati,  il problema della posizione e della personalità stessa di Haftar sono da sempre oggetto di rigetto .    La sua più che ventennale vita  in USA quale rifugiato politico , dopo essere stato uno dei più attivi gen. di Gheddafi, il suo ritorno in Libia  , la sua visione del conflitto e la pressione esercitata sull’intero governo , la dicono lunga sulle riserve espresse.  L’LPA , acronimo di Libyan political Agreement , è frutto di una serie di equilibri che rendono l’accordo molto fragile . 

A mio modesto avviso del tutto inconciliabili nel breve termine .   A cominciare dalla visione stessa su cui si fondano.  La differenza sostanziale tra la visione occidentale , definiamola in tal modo per comprendersi meglio,  e quella geo-territoriale delle fazioni e milizie coinvolte .  Quella occidentale vede nell’accordo  il prologo di un governo che,  una volta insediatosi richiede l’appoggio ed il supporto della UE  con il supporto tattico USA per combattere il Daesh e  giungere ad uno Stato libico unitario capace di riprendere in mano il governo del paese.   La visione  delle realtà geo-politiche  che compongono il mosaico sul territorio e che vede  varie figure assumere il ruolo di veri “Signori della guerra”  è di non concedere  al Governo provvisorio  il potere di fatto per strutturarsi ed agire in tal modo….. Bensì di mantenere sulla carta e ancor più sul territorio dei “caveat” onde rimarcare i propri interessi e  garanzie. 

Occorre ricordare inoltre ,  “last but not least” , il ruolo che sullo scenario libico giocano  i supporters delle fazioni (governi) decisamente interessati ai risvolti che prenderanno le varie fasi nel corso della lunga evoluzione del paese.

Da sempre la Turchia , alla quale la UE vuole concedere aiuti  per 3 miliardi di euro!      Chi controllerà il loro utilizzo una volta erogati?  Quali le garanzie offerte per il mantenimento dei profughi? Appoggia il governo di Tripoli in mano agli islamisti (Fratelli musulmani)  e li rifornisce in armi via mare . Un Giano bifronte in piena regola. Membro Nato che fomenta i Fratelli musulmani in Libia , che ha supportato e supporta il partito islamista En-Nhada in Tunisia ed ha sovvenzionato il regime islamista di Morsi in Egitto  per tre anni fino alla caduta.

Dall’altra parte Egitto ed Emirati Arabi Uniti che  appoggiano il governo di Tobruk .       Da sempre Al-Sisi,  il presidente egiziano,  mantiene una stratta sorveglianza sul confine libico-egiziano ,  non solo per contrastare  le milizie dei fedelissimi di Morsi  che hanno trovato rifugio nel sud  della Libia e che da lì organizzano delle incursioni in territorio egiziano, ma anche per aiutare il governo di Tobruk nel governare il territorio di confine ad est dove le milizie di Misurata fino a poco tempo fa , controllavano una vasta parte di territorio.    Gli EAU  intervengono da sempre a livello finanziario nel fornire mezzi ed armi , oltre che istruttori militari.

Quindi varie sono le pressioni che sono esercitate sulle parti dall’esterno .                       Per non parlare delle divisioni e diatribe tra le tribù nelle quali si divide la Libia da est ad ovest , da nord a sud.  In questo puzzle di tribù, etnie, lingue , dialetti, si trova oggi il paese reale che sostanzialmente si augura di non essere più sottoposto a ricatti di ogni genere e di poter riprendere  a praticare una vita normale dopo anni di eccidi e  di atrocità. Un paese che conta su una ricchezza in idrocarburi che certamente complica , e non poco, la soluzione per una pace duratura. Un paese che fino a al 2014 produceva 1.7 milioni di barili anno e che oggi arriva a malapena a 200 mila. Un ‘introito per le casse della ex Jamarya  di circa 400 milioni di dollari/giorno che permetteva ai 5 milioni di libici di vivere senza lavorare.

Per tornare alla fase di intervento è evidente che, come affermavo negli articoli precedenti,  la volontà della UE è quella di porre l’intervento stesso sotto l’egida delle NU e della richiesta stessa del Governo provvisorio. Ma se ciò non dovesse accadere,  nel senso che l’esecutivo non riuscisse a formarsi e ci si trovasse dinanzi ad una “no man’s land”,  la pressione che potrebbe essere esercitata  prenderebbe una forma diversa.         In un precedente intervento,  fissavo ad un  massimo di 60 giorni il periodo in cui intervenire , fine Marzo!  Dallo scorso Settembre se ne discute, ma sempre si è voluto credere in un intervento  sotto l’ombrello giuridico ONU , anche per evitare discorsi colonialistici di dubbio gusto.

Quindi oggi di fronte  ad uno stallo si afferma che si potrebbe aggirare l’impasse della non agibilità governativa imponendo sanzioni nei confronti di alcuni esponenti dei Parlamenti rivali che ostacolano l’insediamento del Governo provvisorio .                    Certo è che ormai da Novembre lo stato maggiore del Daesh si è insediato in Libia.        Che continua ad espandere la sua influenza pur non contando su numeri eclatanti.           Si stima a non più di 20 mila le unità affiliate!  Ma è chiaro che ove esiste il vuoto , è semplice e facile occuparlo.  Il lasso temporale ormai è agli sgoccioli..

Ma se non si vuole rendere sempre più complicato e sanguinoso l’intervento occorre muoversi. Con gli alleati  nord africani , con il supporto della maggioranza libica, con il governo provvisorio.  Perché Marzo è il limite temporale?  Per il meteo che diviene buono e permette spostamenti più rapidi senza tempeste di sabbia. Per la ripresa delle ondate di profughi che prenderanno il mare e potranno essere soggetti a ricatto  e/o ad eventuali prese d’ostaggio. Per evitare che insediamenti ramificati e protetti possano essere posti in essere  nel frattempo,  determinando ostacoli ancor maggiori alla liberazione del territorio. 

Vorrei infine sottolineare che quanto espresso circa un’ intervento concordato , è frutto di una ragionevole e strategicamente pianificata azione che ha per fine la messa in sicurezza della popolazione libica e della fascia sud dell’Europa di cui l’Italia è lo Stato più prossimo.    Non più di 100 km ci separano da Lampedusa.                                                Un Daesh che dovesse prendere piede in Libia , non solo ci porrebbe di fronte a rischi di ogni tipo, ma costituirebbe un pericolo per l’intero territorio europeo divenendo la base operativa per attentati su larga scala.

Buona vita a tutti. 

 

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Una risposta a Libia,equilibri inconciliabili, equilibri insostenibili.

  1. redpoz ha detto:

    Ovviamente un governo che assume il controllo del territorio significa la fine di qualsiasi potere per i signori della guerra e le milizie locali… come potrebbero questi accettare di firmare la propria fine?
    E cosa avrebbe in cambio il governo da offrirgli? Certo, i soliti posti nella pubblica amministrazione… ma lo scambio, allo stato attual non sembra affatto appettibile.

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