Pesi e contrappesi


Il passaggio dalla fase 1 alla fase 2  sta lentamente prendendo piede.    Gli USA negli ultimi anni si sono incartati , a causa di contraddizioni interne ed esterne evidenti ,sia in termini di alleanze e relazioni con i Paesi del Golfo , sia all’interno della compagine dell’Alleanza atlantica. Già negli articoli precedenti ho stigmatizzato il ruolo dell’Arabia Saudita nel contesto politico religioso  sunnita, wahabita- salafita  che opera su più piani con fini molto diversi e contrastanti.   Non sempre gli Stati Uniti  , e con loro gli occidentali , tengono conto della percezione e della interpretazione che gli arabi nel loro insieme  , in termini di mentalità e background,  hanno del ruolo e significato  della leadership espressa .

Il “sentiment” che nei popoli arabi si riscontra è la constatazione della perdita di potere da parte della potenza americana.  Intendo dire con ciò che nel pensiero arabo , conta la forma molto più della sostanza .        Non si comprende il tergiversare, il negoziare “ad libitum”,  il perseguire conferenza su conferenza, il nominare rappresentanti speciali delle N.U. , Bernardino Leon,  ( che per inciso poi si vendono agli E.A.U. per emolumenti da $50 mila /mese)  ed in questi giorni l’ennesimo summit sulla Libia che inizia domani a Roma ,  i cui risultati , se conseguiti , saranno noti il 13/12.

Certo,  l’Italia vorrebbe poter ottenere un proprio ruolo in Libia, ma al momento ritengo che  risultati concreti non ne scaturiranno a breve.   Ma torniamo al pensiero delle genti arabe ….                                            Potremmo condensarlo nel fatto che l’occidente ,e con esso gli Usa,  non sono più pronti a mettersi in gioco. Ed allora ognuno degli attori si rende libero, si muove orizzontalmente per perseguire il massimo risultato possibile , vedi la Turchia con le sue mire neo ottomane,            o l ‘Arabia Saudita con il suo scenario di totale controllo della penisola arabica in termini sunniti con lo scontro sotterraneo con l’altra potenza territoriale , l’Iran.

Can che abbaia non morde!  Mentre l’Alleanza opera confusamente, ognuno per proprio conto, senza un preciso scenario di riferimento,  l’elefante entra in scena nel negozio delle porcellane ; dei finti accordi, dei sotterfugi tollerati, delle alleanze  a doppio cieco …    La Russia ,nel giro di 90 gg. , non solo è riuscita a rompere l’isolamento nel quale era stata confinata  a causa della situazione ucraina , ma ha addirittura recuperato quella immagine di potenza che nell’ultimo quinquennio si era arrugginita.  Tutto ciò conta nello scacchiere arabo!                               E la situazione sta  sempre più evolvendo in favore di Putin.                      La sua scesa in campo ha letteralmente scombussolato la pigrizia , la “non chalance ” fino ad ora mostrata dagli alleati europei.   Certo la Siria rappresenta il maggior alleato nell’area, la maggior base  navale nel mediterraneo, un paese cerniera  tra sunniti e sciiti .    

Ma al di là di queste considerazioni geo politiche evidenti,  lo scacchiere medio orientale offre alla Russia uno scenario  di rivalsa.   Gli USA ne sono talmente consci che , dopo una reazione scomposta, a seguito dell’abbattimento del Su-24  , adesso operano di fatto in “liason” con l’apparato russo .  Non a caso gli ultimi interventi sono operati con scambio diretto delle informazioni circa gli obiettivi perseguiti!     Risulta evidente  che una soluzione possa sorgere solo con un accordo di principio tra USA e Russia sull’evoluzione dell’area medio-orientale.   

In questo scenario gli arabi , o meglio i Paesi del Golfo, non avevano preso in considerazione l’entrata in  scena della Russia convinti che il nemico da abbattere con le sanzioni, con l’isolamento ,  fosse l’Iran.     Questa  nuova situazione  ha modificato lo status quo,  essendo la Russia in ottime relazioni con l’Iran e con essa “de facto”  alleata contro l’Arabia Saudita.   Ecco che le relazioni tra i vari attori dell’area  si modificheranno , mutando  i rapporti di forza degli ultimi 20 anni.   Per non parlare dell’enorme quantitativo di armi, leggere  e pesanti che  gravano sull’area e che rischiano seriamente di condurre  ad una guerra con gravi implicazioni internazionali.   Per tale ragione una visione congiunta,  anche se  non condivisa , risulta fondamentale per evitare scontri di stampo nazionalistico.

Questa supervisione è inoltre essenziale per i paesi del Nord-Africa , del Maghreb , dove ora si sta spostando lo scenario terroristico.  La Libia , come ho più volte sottolineato , è una polveriera!   A parte la presenza di Al Baghdadi che non muta di molto l’evoluzione del pericolo,  il problema è rappresentato dalle migliaia di giovani che hanno raggiunto il paese negli ultimi mesi. I tunisini sono i più numerosi , circa 5000 , ma oltre a quelli presenti ne stanno arrivando da Siria ed Irak , ma anche russi , europei, asiatici ecc,.   Un totale di presenze riconducibili al Daesh  di circa 20 mila individui. A queste si aggiungono le milizie libiche che si confrontano  da due anni e che contano altri 40 mila giovani.        Infine l’esercito del governo di Tobruk , il cui capo gen. Haftar  è oggi la figura preminente,  molto più del primo ministro. Sostenuto da Al Sissi che protegge il confine libico-egiziano e  lo sostiene militarmente .

La Libia sarà il vero scenario sul quale gli occidentali ed in particolare l’Italia dovranno confrontarsi. E qui non potremo tirarci indietro.         Al di là di ogni discussione , anche a seguito di un accordo tra i due governi e quindi in presenza di un governo di unità nazionale libica, sarà improcrastinabile  un intervento di terra. Nel senso di una forza di peace keeping e peace enforcing .  Il problema  dello scontro con le forze jihadiste  sarà evidente. Non si tratta certo di una guerra come i media e certi governi vogliono farla apparire.  Il numero delle forze in campo è limitato.   Il problema politico sarà tagliare le mani a quei paesi che hanno sovvenzionato e sfruttato a fini propri il Daesh .                         Il riferimento è diretto a Turchia, Arabia Saudita, Qatar e in misura minore EAU …..Il petrolio? Tranquilli  tra Iran, Russia, Venezuela e nuove pipelines , il prezzo resterà per molto tempo ancora sui $40/50  barile.  Le materie prime energetiche  e la loro gestione resteranno  sempre predominanti nell’area . E certamente il potere nella strategia e gestione dell’OPEC sarà riveduta e corretta …..

Buona vita a tutti!

Informazioni su exult49

JOHNS HOPKINS UNIVERSITY - MANY DIFFERENT LIVES- MORE THAN HALF SPENT ABROAD- CRITIC OF THE NOWADAYS ITALIAN WAY OF THINKING NEVERTHLESS OPTIMISTIC ! Leggete, il quotidiano del blog "free": "The exult49 Daily". www.paper.li/exult168/131966546
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2 risposte a Pesi e contrappesi

  1. exult49 ha detto:

    Entrambi Giovanni.
    Purtroppo i nostri politici non hanno mai avuto grande dimestichezza con la politica estera a causa di una certa ignoranza culturale e linguistica. Ancor più nel caso dell’Africa oggi fondamentale per materie e prime ed energetiche. Potremmo avere una maggiore influenza se solo ci impegnassimo.
    Siamo ben recepiti e capaci.
    Il rischio libico è alto e noi siamo un obiettivo facile. Vedremo se e quando si riuscirà a porre un limite al caos attuale!

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  2. giovannipunzo2013 ha detto:

    Trovo molto interessante considerare l’immagine e la percezione che il mondo arabo ha dell’Occidente, anche perché di solito non lo si fa e ciò induce a grossi errori di valutazione. Quanto alla Libia perfettamente d’accordo. L’eliminazione di Gheddafi aveva chiuso un ciclo storico di rapporti tra Italia e Libia durati esattamente un secolo, rapporti che ormai – nel bene o nel male – sono da considerarsi finiti per sempre. L’occasione presentatasi subito dopo per una nuova relazione era da cogliere al volo, ma temo sia mancato il coraggio o la lungimiranza di una svolta (o forse tutti e due).

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