Attacco al Daesh: un dilemma dei prigionieri


Diviene sempre più difficile comprendere questa affannosa corsa verso un impegno maggiore dei 22 paesi che formano la coalizione contro il Daesh.  Risulta evidente che i siti chiave da bombardare sono stati ripetutamente colpiti e che il rischio accresciuto di coinvolgere le popolazioni civili è scontato .  La diversità di visione e di strategia tra i diversi comandi militari ;  russo, americano, francese,  turco e siriano non propongono niente di buono . Sia in termini di regole d’ingaggio , sia di differenze linguistiche che in contesto operativo divengono macigni.  Lo stesso intervento inglese , qualora il parlamento lo consenta , non aggiunge niente  più qualitativamente  alla coalizione. 

Per inciso la posizione di Corbyn  , leader  del Labour , nei confronti della richiesta francese d’intervento, perorata da Cameron , pone gli stessi interrogativi. Per raggiungere quali obiettivi? Cosa produrrebbe  un’ulteriore  intervento via area?

Già , perché se si considera ormai futile ogni ulteriore serie di  bombardamenti , riconoscendo  che solo un intervento coordinato terra/aria può ragionevolmente aver ragione sul gruppo fondamentalista nel triangolo siriano/turco/ irakeno,  la pressione sul Daesh  servirà esclusivamente a spostare in Libia il comando delle operazioni.    Un territorio 5 volte più  grande dell’Italia,  dove non ci sono ostacoli , da due anni controllato dalle milizie islamiche , con accessi aperti verso Tunisia, Egitto, Mali e “ça va sans dire ”  Mediterraneo!

Per non trattare del ruolo che questa coalizione, piuttosto divisa al suo interno,   sta dando alla Turchia . Offrendole su un piatto d’argento un ruolo strategico che non ha ,e non dovrebbe accampare,   nei confronti del Daesh. Troppi restano i “caveat”  che sussistono in questa “armata Brancaleone”   desiderosa di mostrare i muscoli, ma terribilmente fragile nel prendere decisioni comuni, ferme e definitive.                     Ogni paese si presenta singolarmente su questo scenario, salvo il voler far credere ad un intervento comune. 

Nei precedenti articoli sottolineavo  la necessità di rispondere da europei a queste minacce , integrandosi maggiormente sia in termini di reazione politica univoca,  che in termini militari , ponendo in comune comando e strategia. Pare invece che continuiamo a non voler accettare il mutato contesto di riferimento.  A parte i costi che diverrebbero molto inferiori , mettendo in comune le migliori risorse di ciascun paese,  è la capacità di risposta che sarebbe decisamente diversa.          Ma così non è , siamo nella Nato, ma nel contempo non operiamo come tali.    Siamo formalmente alleati, ma in realtà le mire turche niente hanno in comune con le volontà francesi e russe.                                      Siamo occidentali , ma la Russia è dagli americani considerata ostile, quando invece la Russia è europea ed ha circa 20 milioni di musulmani all’interno dei suoi confini e per questo teme una potenziale minaccia  del Daesh.  

Mentre  gli USA da 20 anni hanno contributo  con i loro ondivaghi interventi a creare caos , dall’Afghanistan  all’Irak  ed oggi alla Siria. Non solo, ma appoggiando i Paesi del Golfo, in primis l’Arabia Saudita,  che ormai da 10 anni stanno conducendo una politica di sterminio e genocidio nei confronti dei 160 milioni di sciiti che popolano quegli stessi  paesi!    Tutta una politica di isolamento,  voluta dai due Bush e poi continuata per volere del Pentagono verso l’Iran,  sta oggi collassando.    In Siria a difesa di  Assad vi sono gli Hezbollah  che sono alleati dell’Iran,  i peshmerga curdi ,  ed alcuni battaglioni iraniani.  Oggi tra Assad e il Daesh non vi sono dubbi , il male minore è Assad che,  chiuso il conflitto,  si ritirerebbe . Il piano di divisione della Siria in tre federazioni distinte , accennato recentemente ,ha un serio valore geo-politico di realizzazione.

Gli Usa sono coinvolti in una lotta fratricida portata avanti dai sunniti contro gli sciiti e non riescono , o vogliono  uscirne.   Colui che più di ogni altro ha condotto in prima persona questa politica sciocca è Dick Cheney, padrone della Haliburton,  che con i sunniti ha da sempre intrattenuto affari miliardari. Tra i primi lobbisti per  il conseguimento di un prossimo presidente repubblicano da ammaestrare come George W.

Veniamo adesso al ruolo dell’Italia. Il desiderio di essere posta alla guida di un’operazione  di peace enforcing , peace keeping in Libia le è stato negato da ONU,  Francia ed UK.   Da Giugno siamo restati volutamente alla periferia del processo decisionale.   Lentamente ci siamo autoesclusi perdendo centralità .E’ certamente vero che per le ragioni sovraesposte un’ intervento in Libia sarebbe risolutorio per mettere al sicuro tutto il Nord Africa e rappresenterebbe un filtro eccezionale  per controllare il flusso migratorio!

Da allora Maggio/Giugno, come bambini offesi , non vogliamo partecipare  a niente.  I nostri punti di forza sono:                                     una conoscenza approfondita del territorio nord africano, una buona capacità di dialogo in quanto non percepiti come ex colonialisti a tutto tondo,  un’intelligence e dei servizi ben preparati e molto attivi, una rete di relazioni valida e credibile.                                                              Attendiamo che il centro d’interesse  si sposti nuovamente sulla Libia per comprenderne  gli sviluppi.  Non siamo certo determinanti.      

E certo non siamo un paese unito e capace di solidarizzare di fronte ad un pericolo esterno .   Ma più il tempo scorre , più i rischi e la pressione  si faranno pesanti.  Nel ruolo che volenti , o nolenti ci siamo ritagliati possiamo contribuire a creare le premesse e le condizioni per  addivenire a medio termine a quella Comunità Europea di Difesa  di cui avremmo tanto bisogno.

Ciò proprio in quanto non suscettibili di venire percepiti come Francia , o Germania desiderose di  avere un ruolo guida . D’altronde questa è la ragione dell’assenso del governo tedesco al dispiegamento di unità speciali in Mali. Dare sollievo alle operazioni francesi in Siria, ma nello stesso tempo mostrare che non intendono abdicare al loro ruolo guida nella UE. 

Ecco facciamo delle nostre debolezze una forza  .  Cerchiamo di far avanzare politicamente una strategia comune europea che certamente non vedrà negli americani dei grandi sostenitori.  L’Europa ha un ruolo importante  da esercitare , ma se continua a rendersi imbelle , incapace di reagire , confusa nelle sue dirette responsabilità ,  così sarà poi percepita in futuro , lasciando ad altri il potere decisionale vero!     Questa è la ragione per cui che lo si comprenda , o meno il ruolo della Russia resta  essenziale. Non si può assolutamente pensare di tenerla fuori.   Al contrario . E’ proprio interesse europeo quello di renderla parte del processo decisionale . Ed è un voluto e preciso intento americano quello di voler giocare una partita da soli in uno scenario nel quale sono parte terza.  Intendo con ciò che il ruolo primario spetta all’Europa , se ne è capace e si rende conto del ruolo che le spetta! Buona vita a tutti.

 

Informazioni su exult49

JOHNS HOPKINS UNIVERSITY - MANY DIFFERENT LIVES- MORE THAN HALF SPENT ABROAD- CRITIC OF THE NOWADAYS ITALIAN WAY OF THINKING NEVERTHLESS OPTIMISTIC ! Leggete, il quotidiano del blog "free": "The exult49 Daily". www.paper.li/exult168/131966546
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2 risposte a Attacco al Daesh: un dilemma dei prigionieri

  1. GIAN CARLO ha detto:

    Era ovvio che i “grandi” strateghi USA dopo il sostanziale fallimento dell’operazione Irak avrebbero mascherato il fallimento rilanciando la carta della contrapposizione sciiti-sunniti. Sparigliare le carte… grande strategia ! Abbiamo già visto anche in Europa gli effetti di questa strategia: Ex Jugoslavia (fuoco ancora acceso)-Ucraina (fuoco da accendere alla bisogna) – Afganistan ( Fuoco acceso endemico) – Pakista/India ( non serve accendere ) (India /Cina (non serve accendere)- Cina /Giappone (da accendere alla bisogna ).
    Questi strateghi occidentali assieme a quegli schifosi ricchi teocrati che dicono di essere musulmani utilizzano le ricchezze immeritate del petrolio (che è dell’umanità) ripeto (che è dell’umanità come l’aria)
    contro l’umanità !

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  2. redpoz ha detto:

    Detta così, fa sembrare Renzi un intelligente stratega per l’attenzione che sta chiedendo sulla Libia! Resta da vedere se l’Italia riuscirà in questo obiettivo, che come dici è fondamentale per tutta l’Europa e l’area mediterranea.
    (e pure Corbyn…)
    Concordo che Assad sarebbe il male minore (lo penso -purtroppo- già da diverso tempo).

    Parli di un “genocidio” degli sciiti all’interno di alcuni paesi, hai fonti specifiche a riguardo?

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