LE PRIMARIE AMERICANE


Il lungo percorso delle primarie americane è iniziato.                                             Molti saranno gli sviluppi sia a livello dei singoli candidati , sia delle piattaforme politiche, espressione del ventre profondo della società americana.                                                                                                                                Una società per certi versi non dissimile da quella italiana a cominciare dalle disparità socio economiche interclasse e dalla diseguaglianza esistente tra le varie etnie che compongono il puzzle sociale.   Un dato che la dice lunga sullo stato della politica dell’opposizione è il numero dei candidati nella corsa alla nomination nel campo dei GOP : 16 ! Una pletora di candidati decisamente agguerrita, maschilista e fortemente legata ai valori repubblicani del neoliberismo più spinto, sostenitore a spada tratta del complesso militare-industriale che Barak Obama , primo Presidente dal dopo guerra ha avuto il coraggio di contrastare riducendo il budget del Pentagono di ben il 30%!!!                                                                                                                                Chiaramente alienandosi buona parte di quelle lobbies fortemente radicate nella tradizione  del contributo di riconoscenza presidenziale partecipando attivamente al supporto finanziario del candidato.  

A tal proposito sarà interessante vedere la reazione del Senato sulla votazione al via libera dell’accordo sulle limitazione dell’armamento nucleare iraniano.   I concetti e le parole espresse da Obama per mettere in guardia dal rigetto di questo accordo da parte dei repubblicani  sono pesanti. 

E si collocano giusto nel solco di una forzata pace , o a breve-medio termine in una prevedibile  guerra in M.O.  Un’area dove gli USA hanno condotto una politica incerta che potrebbe scatenare davvero un conflitto pesante.              Ma torniamo alle primarie.  Evidente che la figura di  Donald Trump ha acceso i riflettori dei media europei su questo “Tycoon” che per molti versi ricorda il “nostro” Berlusconi.

Per i toni , le battute , il razzismo malcelato  ed il populismo che lo contraddistinguono rispetto agli altri candidati.  La differenza tra i due è che mentre il “nostro” risultava spesso un imbonitore , Trump soffre chiaramente di sicumera debordante.   Certo la notorietà e la familiarità di cui gode sovrasta  gli altri…….. Ma certo pur partendo da favorito in termini di notorietà , si coglie già nei sondaggi Gallup il tallone d’Achille che lo abbatterà.  La difficoltà nel costruire e sviluppare , al di là delle battute populiste , un consenso reale da parte della classe media bianca che in USA è più pragmatica circa il ruolo  del paese . La sua credibilità politica rimane fortemente  in dubbio. 

Va inoltre ricordato che dal 2025 la demografia degli USA affronterà un “turning point” epocale. La classe bianca ,  Wasp , (White ango saxon protestants)  che ha guidato il paese per due secoli,  cederà la preminenza all’etnia latino americana.  Con questo capovolgimento   i candidati repubblicani, tutti,  dovranno fare i conti .    Un altro aspetto assai “dividing” nei due campi è la totale diversità nella proposta delle candidature alla nomination…….

Nel campo democratico si punta ad un unica candidatura omnicomprensiva, quella di Hillary Rodham Clinton . Una diversità d’intenti che la dice lunga sul contesto politico che la riproduce. Il doppio mandato di Obama, se segna notevoli differenze con i precedenti ,  seppur in un contesto di crisi economica perdurante, marca anche un contesto molto deteriorato nella relazione bianchi /neri .  Da vari sondaggi la peggiore negli ultimi 15/20 anni. La figura della Clinton gode di un certo fascino da parte dell’elettorato bianco femminile  , middle class …..                                                                                             Peccato che la middle class , come in Europa,  stia assottigliandosi , pagando il prezzo più alto dal dopoguerra. Vedremo  come reagirà nei diversi talk shows e scontri che la attendono.  Il “mood” attualmente sembra essere molto critico e tende a dare una leggera preminenza ai repubblicani.

Un altro candidato eccellente nel campo repubblicano è Marco  Rubio, di origini cubane, che può contare sul voto dell’elettorato ispanico.                      Nei sondaggi è colui che tiene testa a Trump . Nel Gallup survey più recente,  ottiene  53% di voti favorevoli , Il 14% di voti contrari e gode di una notorietà del 66%. Trump a sua volta , gode del 55% di voti favorevoli, ben 37% contrari ed una notorietà del  92%.                                                                                                                                                        Jeb Bush  rispettivamente ; 52% , 19 contro  , 70 di familiarità.                              Rand Paul 43% , 20 contrari  , 63% notorietà.  La notorietà è di fatto un coltello a doppia lama.   Nel caso di Trump nel medio termine rischia di farlo precipitare nei consensi.                                                                                                      Jeb Bush sconta il suo non eclatante ruolo di governatore della Florida ed al pari della Clinton la ritrosia di parte dell’elettorato verso le famose dinastie politiche americane che tanta fortuna hanno avuto nell’ultimo cinquantennio.    La campagna per le presidenziali sarà lunga , costosa come sempre,  a suon di milioni  di dollari.                                                                               

Il ruolo dei media  risulterà sempre primordiale.  La comunicazione ed il suo ruolo fattuale nell’orientare un’ elettorato passivo e poco partecipativo, come quello americano,  dove in media raramente i votanti superano il 40% degli aventi diritto.  Giocheranno a favore del candidato che commetterà meno errori.  La sovraesposizione, la tendenza a mantenere ruoli aggressivi saranno fattori estremamente negativi in una  società che ancora pratica il “politically correct” !    Ed infine  le lobbies.                                                                       Il peso , l’importanza di queste ultime,  ha acquisito valori  e peso del tutto fuori dal comune senso della democrazia , intesa come rappresentanza equanime dell’interesse pubblico ,   del senso di comunità,  per assumere un valore  relativo . Vedremo come i candidati si posizioneranno nei confronti dei maggiori portatori d’interessi “particulari”……

Sanità, finanza, difesa, trasparenza , sono i settori di punta dove gli interessi scontano le maggiori conflittualità. In tal senso il peso demografico e di potere di alcuni Stati sarà determinante ;Texas, California , Illinois, New York, oltre al ventre del paese costituito dagli Stati centrali .                                  Il Texas conta ben il 60% delle multinazionali legate al complesso militare-industriale …………

Difficile prevedere oggi un vincitore. Troppo lungo il lasso temporale che ci separa dall’elezione. Innumerevoli gli avvenimenti che accadranno.                Nel campo repubblicano, a mio avviso, Rubbio e Bush hanno entrambi buone chances  di battersi per la nomination . Outsider ; Rand Paul , ma molto distaccato .                                                                                                                                      In quello democratico Hillary sembra avere in mano le sorti del partito democratico. Con tutti i rischi che ciò comporta!   Non sembra al momento che i democratici vogliano realmente aprire un serio dibattito sulla visione degli Usa a medio termine. Ci si orienta  verso la continuazione della politica di Obama. Peccato che la Clinton non sia Barack Obama.                                     Brava nello  svolgere compiti assegnati,  meno nel proporre e gestire politiche innovative. Risentirà inoltre degli strascichi del passato che in una campagna lunga e difficile potrebbero lacerarne le speranze.                                            Comunque sia, sarà una campagna per molti versi diversa,  dove la visione degli USA e del  ruolo che vorranno avere nel XXI secolo sarà da seguire con molta attenzione ,  tenuto conto dei cambiamenti epocali a cui andranno incontro.

Buona vita . 

Informazioni su exult49

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2 risposte a LE PRIMARIE AMERICANE

  1. exult49 ha detto:

    Ciao, condivido pienamente quanto da te scritto. La scelta del partito democratico di candidatura predeterminata non mi appare pagante. Vedremo. Sono contro le dinastie da entrambe le parti. Credo poi che i Bush abbaino già condotto gli USA per ben due volte in guerre stupide senza strategie adeguate sulla spinta del peggior nazionalismo e panamericanismo. Quanto al mood , certo al momento tende a privilegiare il partito repubblicano. Ma da qui ad allora molte cose possono mutare……

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  2. redpoz ha detto:

    Personalmente, sarei pronto a scommettere che la Clinton non vincerà neanche stavolta. Anche se dovesse ottenere la nomination (come tutto, anche stavolta!, sembra indicare), credo molti americani preferirebbero un repubblicano, sia per l’impressione che sia necessario un cambio di politiche, sia per l’astio che la Clinton alimenta.

    Personalmente, non sono mai stato un suo fan.
    Hai visto questo articolo? http://www.huffingtonpost.com/h-a-goodman/president-hillary-clinton_b_5525235.html

    Sono veramente curioso di vedere come andranno candidati come Paul e Sanders, con poche possibilità di vincere, ma con l’agenda politica -a mio giudizio- più interessante e meritevole.

    Per il resto, temo sia molto presto per fare previsioni sulle prospettive dei candidati: sia Rubio che Bush hanno una loro piattaforma (meglio Bush, da questo punto di vista, direi), ma può bastare veramente poco per costruire o distruggere una candidatura vincente….

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