IL DIBATTITO


Ho scritto il post sulle primarie poco prima del dibattito televisivo.                                     , L’ho seguito con attenzione , con i vari battibecchi degni della peggior TV elettorale  italiana.             

Il livello  , come mi aspettavo , non era certo all’altezza  del paese più potente del mondo. Almeno nominalmente.  No , si direbbe che il populismo stia mettendo radici ovunque e che i candidati non superino la selezione di una volta…….                                                          Persino le primarie in USA hanno perso questa capacità.    Non mi riferisco ai dibattiti televisivi , ma ai diversi percorsi che i candidati dovevano percorrere all’interno dei loro territori e Stati .    Certo, durante il dibattito il differenziale culturale e di know-how  era percepibile, ma la media tendeva sempre a glissare verso il basso.                                            Le diatribe scoppiate  ad arte , tra il moderatore ed alcuni candidati ravvivano la monotonia espositiva.   Molti recitavano  a memoria , pochi a soggetto ed in tema.      Trump si è rivelato per ciò che rappresenta . Il re buffone! Ma sicuramente ha il suo elettorato e vuole omaggiarlo con performance degne del suo ruolo.                                     Non credo proprio che arriverà al finale della nomination . Ma , mai dire mai!                      Se ci è riuscito Berlusconi , niente è impossibile…… E l’opinione pubblica  in USA non è molto dissimile dalla nostra quanto a cultura politica.   Lo dichiarano numerosi studi OCSE, non certo il sottoscritto.   Alcuni amici hanno fatto i nomi di Rand Paul, altri di Jeb Bush ecc…….. I programmi dei candidati sono scritti sull’acqua ……..                                        Il partito in funzione dell’evoluzione della candidature impone dei mutamenti  assai notevoli.   Certo la capacità dei candidati , la loro empatia contano.   Ma,  ad esempio,  la tipologia del candidato intellettuale non viene quasi mai scelta!!!!                                                                                                                                                      La comunicazione tende ad avvantaggiare il linguaggio diretto, la resilienza ecc. ecc.  Ovvero per intendersi l’elettrice/elettore attivo,  non s’innamora, come in Italia,  del modo di esporre   (ah, ma come parla bene……)  , no, se non comprende non lo appoggia , né lo vota!    Per indicare in una parola ciò che l’americano medio considera “foutaises” , cose inutili , si dice “Philosophy” . Si avete capito bene! Filosofia”.  Roba inutile ……..!           Quindi l’approfondimento è lasciato alla comunicazione collaterale strutturata per la stampa,  per i comunicati.   Il candidato si guarda bene dall’essere percepito come culturalmente profondo.     Obama è stato l’unico presidente intellettuale degli Usa del dopo guerra.     E credo resterà un ricordo! Almeno osservando la panoplia dei candidati di oggi! 

Buona vita

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