EUROPA – NORD AFRICA – IMMIGRAZIONE


Niente é mutato sotto il cielo africano!

I tentativi di ricondurre le molteplici fazioni/ tribù libiche ad un accordo per il cessate il fuoco languono sotto il cielo marocchino.  I due governi presunti su quel territorio sono,    e restano sempre più nelle mani di coloro che ne reggono le sorti dall’esterno ……      L’inviato delle Nazioni Unite continua nelle sue peregrinazioni ed inutili colloqui.             Non é questione di uomini , ma di politica e strategia.  La Libia diviene sempre più un “teatro di pupi”, al servizio d’interessi quanto mai evidenti , ma volutamente celati dai media .

Recentemente irridevo alla richiesta ufficiale della UE per poter intervenire contro il traffico di esseri umani nel Mediterraneo ed in Libia quando l’Arabia Saudita,  senza chiedere alcunché,  bombarda bellamente popolazioni civili in Yemen senza che si sollevi il benché minimo alto là.   Certo lo scontro  é ormai a livello di genocidio tra sunniti e sciiti ed ha nell’Arabia Saudita e nel nuovo vertice la sua massima espressione.        Eppure  non provoca alcuna onda.   Gli USA tacciono per  vari motivi, finanziari, politici, geo strategici, militari.   

Ed allora i Paesi del Golfo sono indotti a considerare la loro area geografica  un “piccolo santuario”, dove regimi teocratici che vivono socialmente e culturalmente  nel 18° secolo governano  come desiderano fottendosene delle N.U.

Noi europei che viviamo nel 21° secolo invece,  ci sentiamo vincolati dai trattati che abbiamo sottoscritto.  Una questione che prima , o poi dovrà avere risposte , se non conseguenze.   I poteri di veto dei 5 grandi +1  (si fa  per dire) purtroppo nella fase di stallo attuale non fanno che peggiorare una situazione sempre più conflittuale tra status quo ed evoluzione dei rapporti di forza globali.    In tal senso alcune mie considerazioni circa la creazione di una Comunità Europea di Difesa svolte in precedenti post  rappresenterebbero  una svolta, un’evoluzione ed uno smarcamento da parte della Potenza Europa da una supposta “univoca visione  e strategia occidentale”   .                                   L’incidente dell’altro ieri circa la nave bombardata in acque territoriali libiche battente bandiera turca,  é l’esempio lampante di una informazione asservita.                                Mentre il governo di Tobruk subisce un blocco di forniture militari, il Daech le riceve candestinamente. 

La Turchia ed il Qatar da oltre cinque  anni sovvenzionano movimenti legati al DAECH. L’Arabia Saudita dal suo canto  supporta  il movimento salafita.  Molta parte del rigurgito di questo fondamentalismo nasce dal wabismo . La visione fondamentalista sulla quale poggia il potere della teocrazia saudita ed a cui si ispira la parte integralista più asservita. 

Lo ripeto da oltre due anni e con dati incontrovertibili riguardo alle fonti.                              E’ evidente che il comandante delle forze armate governative di Tobruk , il gen. Haftar, sia costretto ad agire per prevenire lo sbarco di armi e munizioni dirette al Daech le cui milizie  si trovano lungo la fascia costiera Tripoli /Misurata.                                                                    Se gli occidentali  non hanno  il coraggio, l’interesse , la voglia d’intervenire nei confronti delle teocrazie dei Paesi del Golfo , allora che  lo  si dica e non si accrediti l’idea che non c’é niente da fare.   Prima , o poi si dovrà prendere atto che quei Paesi vogliono espandersi e realizzare un grande blocco  islamico che vada dal Medio Oriente a tutto il Nord Africa.    

La fine del petrolio come principale risorsa energetica  prevista per il 2050 é maledettamente vicina…….. Nel frattempo occorre valutare come arginare l’espansione, ponendo quei paesi in una condizione di sicurezza.                                                                  Tutta l’area del Maghreb , il sud del Mediterraneo , i nostri vicini  , sono sotto attacco .

Mauritania, Marocco, Algeria, Tunisia , e Libia , oltre l’Egitto,  sono divenute aree contendibili che ,a  mio avviso , debbono essere difese.                                                                Ed allora,  insieme alle azioni di risposta all’immigrazione , allo sfacelo libico, alle richieste di aiuto dell’Egitto , ritengo si debba  adottare una strategia comune di contenimento prima,  e di chiusura impermeabile dell’area poi . Il gen. Al -Sisi rappresenta un valido alleato per sigillare l’area del Daech …… 

Nel contempo  si deve pensare ad una politica improntata ad una strategia di coinvolgimento del bacino sud del Mediterraneo.                                                                  Realizzare uno sviluppo coerente ed armonico che tenga conto delle diversità , ma anche delle numerose similitudini.                                                                                                         Mare Nostrum si definiva ieri  , e lo é a maggior ragione oggi ,con la globalizzazione in atto. Dimenticarsene, oltre che un errore clamoroso,  sarebbe una immane sciagura politica.

L’intervento europeo che é in procinto di essere realizzato ha, e deve possedere , una duplice caratura .  Umanitaria e militare.  Il governo di Tobruk deve comprendere che deve sottostare alle regole imposte , se vuole operare come tale, non profferendo minacce velate, o peggio propaganda  ( jihadisti imbarcati con migranti) …..                                          Il Daech , ed i suoi supporters , Turchia, Qatar, Arabia Saudita , devono comprendere che il loro ruolo e la loro strategia non ha spazio alcuno!!!!    E che non sarà loro consentito di infiltrarsi oltre ……   Lo stesso massaggio  ,  ma ben più attenuato vale per la Russia che oggi rivolge lo sguardo ad Est , ma sempre guarda con interesse al M.O.

Ecco, qui ancora una volta gli interessi europei non sono, e non coincidono,   con quelli USA , né quelli della NATO, nella versione ultimo decennio.                                                  L’Ucraina rappresenta un falso idéologico!   Per giunta mal posto e peggio gestito! Tornando al prossimo  intervento in Libia,  é evidente che le operazioni dovranno avere  uno scenario di terra , oltre che marittimo.                                                                         E’ altrettanto chiaro che il fronte terrestre operativo supera i mille kilometri! Un’estensione enorme.

Su quest’area si fronteggiano 4 diverse milizie appartenenti a campi avversi, più l’esercito del governo di Tobruk che é  di fatto assediato nel nord est del Paese.                            Quindi  le operazioni del nostro intervento  , quando avverranno ,  si svolgeranno su territori  occupati dal nemico.    La nostra intelligence  gode di buone fonti ed ottime   relazioni.    Questo é un Paese dove l’ENI ha sempre avuto eccellenti  contatti  e mantenuto  un notevole fair play nei confronti delle tribù .                                                         La Libia rappresenta il più grosso investimento Eni fuori dall’Italia, come ha dichiarato Descalzi in un suo recente intervento .Operiamo là dagli anni ’50. Camp Elephant é il più grande campo petrolifero in Libia .

Occorre saper  fondare l’intervento sulla fiducia delle tribù ostili al Daech.                                Offrire loro l’appoggio per riportare la Libia allo stato di paese autonomo, indipendente e sovrano .  E’ fondamentale ricucire l’errore macroscopico dell’intervento anglo-francese!  Nel quale siamo stati trascinati da un governo incapace e privo di senso della realtà!                                                                                                                                                                                                                 Saper fornire aiuto e supporto nel costruire istituzioni e mezzi  per porre le basi di una convivenza civile tra le etnie del paese. E creare le condizioni politiche per una pacificazione , essenziale per la continuità .                                                                                   Le risorse finanziarie  non mancano:  1.6 milioni di barili costituivano  la produzione nel 2013 , pari a circa 420 milioni di dollari al giorno per il governo libico!  Oggi la produzione non raggiunge neanche 180 mila barili !                                                                               Occorre  ricondurre le varie tribù alla negoziazione   attraverso un coordinamento  obbligato.   Le tre aree geografiche  ;  Cirenaica, Tripolitania e Fezzan , devono comprendere che una loro divisione condurrebbe al disastro , mentre una forma federativa potrebbe dare spazio alle attese ed aspettative di ciascuna di quelle comunità.   

Soprattutto su questo progetto deve lavorare l’Italia. Con l’augurio che ciò possa realizzarsi.  

Buona vita 

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Una risposta a EUROPA – NORD AFRICA – IMMIGRAZIONE

  1. redpoz ha detto:

    Ottima analisi, come sempre

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