TUNISIA E FUTURO PROSSIMO


Avevo preso l’impegno di concludere il tema delle elezioni ed anche se il risultato ufficiale sarà reso noto oggi 30 Ottobre , lo spoglio e l’assegnazione dei seggi è già  conosciuto. Bene iniziamo da questi ultimi.

214 i seggi  su 217  disponibili così ripartiti : Nida Tounes  83 seggi,                  En-nahada (islamisti) 68 seggi,  Unione Patriottica libera  17 seggi,           Fronte Popolare 12 ,  Afek Tounes 9 , la Corrente  democratica 5,        Congresso per la Repubblica ed  Al Moubreda 4  ciascuno.                                       A questi seguono dieci partitini di cui due con 2 deputati ciascuno e gli altri con uno ciascuno. 

Ecco questo a grandi linee il risultato di questa  elezione, la seconda , dopo quella  dell’Ottobre 2011 che fece seguito alla rivoluzione dei gelsomini e che fu vinta dal partito islamico . Tre anni sono passati attraverso tre governi provvisori che hanno fatto precipitare la Tunisia in una profonda crisi economica e sociale. 

Vari i fattori che hanno contribuito al declino:    incompetenza dei responsabili che usciti dall’esilio, dalle prigioni sono stati nominati ministri senza avere il polso della situazione e della evoluzione che il paese aveva goduto. Sia ideologicamente , sia finanziariamente hanno mostrato scarsa comprensione del contesto politico e dei seri temi da risolvere.                           Al contrario , molto tempo è andato perduto circa il ruolo delle religione nello Stato,  della donna nella società civile,   della religione nella Costituzione. Mentre la seconda fonte di reddito del paese , il turismo,  subiva una contrazione tremenda perdendo quote di mercato,  contribuendo ad allargare la disoccupazione dilagante,  oltre ad una moria di strutture alberghiere riportando numericamente il settore agli anni ’80.  Per non parlare dell’industria manifatturiera e artigianale che ha perso il 30% della propria struttura. 

Le elezioni che molti osservatori stranieri davano per certo vinte dagli islamisti , sono  state invece appannaggio dall’opposizione laica!                         Il popolo tunisino ha compreso i rischi di una deriva islamista e l’incongruenza delle proposte di En-nhada , del suo vertice ed ha tenuto conto del caos politico istituzionale  che ha caratterizzato gli ultimi tre anni.   Adesso si apre un lungo periodo di negoziato tra le forze politiche.

Già il 26 Novembre si tornerà alle urne per il primo turno delle Presidenziali. Difficilmente credo si giungerà all’elezione al primo turno. Si arriverà dunque al secondo,  circa verso fine Dicembre . Per giungere alla nomina ufficiale verso la prima settimana di Gennaio.                                                       Quindi, a parte la nomina del presidente della Camera dei Deputati,  difficilmente una visione  completa della struttura istituzionale  e politica che si darà al paese sarà evidente fino ad allora. 

La prima risposta politica che Nidaa dovrà dare  è la scelta delle forze politiche , dei partiti con cui intende formare una coalizione.                              Già perché non avendo una maggioranza assoluta la scelta è obbligata.           Mi auguro che la “politica politicante” che, anche in Tunisia fa proseliti , non voglia promuovere una coalizione con il partito islamico.                                Sarebbe  rinnegare il voto di buona parte degli elettori tunisini che attraverso quest’ultimo hanno voluto sancire il principio dell’alternanza e non desiderano certo giungere ad un compromesso con gli islamisti.                         

Lo spazio per una coalizione laica esiste e va ricercato!!!!.                                       In particolare una coalizione con il Front Populaire  e con Afek Tounes .      Due partiti che rappresentano sia un “coefficiente di laicità elevato”,  sia al loro interno un numero notevole di tecnici e personalità del mondo dell’economia e della cultura non coinvolte con il regime di Ben Alì e del vecchio partito RCD.    La sfida che il nuovo governo ha di fronte è enorme!  

In primo luogo occorre ristabilire la fiducia dei cittadini nella politica.       Circa il 40% di questi  non ha votato. Quella è la prima fascia da convincere che le cose non saranno mai più come prima .                                                           Che la  transizione verso la democrazia è compiuta!                                                Che non si tornerà più alle trattative clientelari, alle ricompense familistiche, alle concessioni pilotate!!!!

Ecco perché occorrono persone capaci in grado di generare un nuovo modello di amministrazione e soprattutto di controllo “ex ante ed  ex post” !.            Occorre attrarre capitali esteri e rendere il processo  di modernizzazione  non soggetto a poteri di veto.

I settori sui quali puntare in prima battuta sono senza alcun dubbio  :Energia, Trasporti, Agro-alimentare  ed Informatica. Queste sono inoltre aree di sviluppo che possono egregiamente contribuire al riassorbimento della disoccupazione giovanile  che raggiunge oggi punte del 40%/45% di cui un’ampia fetta è di livello accademico elevato.                                                                Il ruolo della formazione è essenziale e deve essere praticato a livello territoriale.                                                                                                                                   A questo proposito la “decentralizzazione della macchina burocratica  e politica”  di cui si è discusso per anni deve finalmente vedere la luce.  Spostare a livello di governatorati controlli e e  investimenti è essenziale . Eventualmente si riduca il loro numero e si operi una concentrazione dividendo il paese in 4 grandi aree geografico – politiche per avvicinare la politica ai territori , ai residenti, ai cittadini.                                                                 Non solo per offrire a questi ultimi la possibilità di partecipare attivamente  a quanto viene eseguito nelle loro aree.                                                                               La sfida primaria è la lotta alla disoccupazione. Ma questa può essere combattuta con gli investimenti che in questi anni sono rimasti fuori , in attesa, alla finestra.  Un’ulteriore elemento di rottura con il passato è una visione strategica di lungo periodo che collochi il Maghreb come area primaria di espansione  e di libero scambio.                                                                 Che ponga la Tunisia democratica e progressista al centro di una comunità di paesi con cultura, usi e costumi  simili.  Occorre scommettere sull’evoluzione dell’intera area maghrebina e ricondurre paesi attualmente in preda al caos , al conflitto , nell’alveo del progresso  e della soluzione pacifica.                                   

Il riferimento è chiaramente  rivolto alla Libia . Un milione di libici vive oggi  in Tunisia. La centralità , l’integrazione tra i paesi del Maghreb contribuisce a ridurre  i rischi legati al terrorismo che si è espanso negli ultimi anni e  che oggi vede le frontiere tuniso-algerina ,e tuniso-libica  ad alto rischio.                  I Jihadisti di ritorno dal conflitto siriano  rappresentano per tutti questi paesi un reale pericolo. Non per niente il budget 2015 prevede un’allocazione di circa 800 milioni di dinari alle forze di polizia ed esercito per rendere la difesa del paese più efficace e moderna. 

A fronte  di tutto questo , sarà necessario che la nuova classe dirigente  sia all’altezza della sfida che l’attende.    Occorre seriamente giungere ad un rinnovamento  sostanziale della relazione tra istituzioni e cittadino.   Investire su un rapporto “demonstration effect” . Far seguire comportamenti coerenti con quanto si afferma e si dichiara pubblicamente.                                 Mi auguro che tutto ciò che i cittadini hanno voluto rappresentare con il loro voto  possa essere realizzato nei prossimi cinque anni .                                      Visione strategica e motivazione politica sono  i fattori trainanti . 

Buona vita.

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