USA , MIDTERM ELECTIONS ………


Meno di due settimane , il 4 Novembre , e gli americani saranno chiamati a votare per le elezioni che andranno a mutare la composizione di 1/3 dei rappresentanti del Senato . Di limitato rilievo per la politica estera del paese , ma di enorme significato per la politica interna  e le prossime elezioni presidenziali . E come al solito la stampa ed i media italiani molto interessati alla stupide baruffe interne, a chi la  spara più grossa tra i capponi nostrani , giustamente continuano nel disinteresse. Un peccato. Perché se il Senato sarà perso dai democratici,  il potere del presidente ,seppur nel presidenzialismo istituzionale americano , sarà molto ridotto e lo renderà nella tipica espressione yankee un “lame duck”, un’anatra zoppa!

Un primo fattore in grado di modificare lo scenario sarà il voto degli afro-americani. Voi penserete che sia un dato scontato. Non lo è per niente.              Il perché è presto detto, Barack Obama è al suo secondo ed ultimo mandato e quindi tra due anni lascerà la politica attiva.   Il boom di voti afro-americani che riuscì a portare alle  elezioni del 2012 fu enorme ed il più elevato storicamente  per quel partito.                                                                                           Le tecniche usate in termini elettorali sono ancor oggi materia di studio di marketing elettorale  tra i politologi  e gli attivisti per la raccolta fondi  . Utilizzazione sinergica di ogni possibile media, spot mirati ed empatia profusa. Una strategia di motivazione e di contatto capillare.

Giusto per farvi comprendere , per ottenere il voto da un nuovo elettore , occorreva contattare una media di 14 potenziali elettori “iscritti  al voto”. L’innovazione della strategia fu di non usare a random le liste telefoniche  per estrarre i nominativi ,come sempre avevano fatto le agenzie di “opinion pols” , ma solo le liste delle persone registrate presso il partito democratico per quella elezione in quella circoscrizione .

Giusto per farvi comprendere,  in uno Stato come la Georgia  ad es. il costo di una tale operazione a tappeto , che necessita di un volontariato dotato , si aggira all’incirca intorno ai 40 milioni di dollari.  Obama  dovrà fare uno sforzo supplementare, nel raggiungere il massimo di elettori per ottenere una affluenza uguale , se non superiore a quella che riuscì ad ottenere due anni fa. Un traguardo molto difficile da raggiungere oggi.   Non solo per la possibile defezione del voto di colore.  Il Senato , ma anche la Camera dei Rappresentanti , sono  oggi appannaggio di  uomini e donne che appartengono nella stragrande maggioranza alla “upper/affluent  society”.

Giusto per darvi un’idea,  la dichiarazione dei redditi dei senatori , mostra che il meno benestante tra loro dichiara $1.5 milioni  annui. La media è di circa $2.4 milioni.   Da noi è sconosciuta, ma noi in fondo sappiamo di vivere nella provincia degradata,  in una democrazia formale!                                          La forbice tra abbienti e poveri in USA si sta , come da noi , riaprendo ad un ritmo crescente.  E questo incide notevolmente  e negativamente sulla comprensione e la volontà di partecipare al voto. A sostegno di Obama restano i latinos che nella maggior parte degli USA sono sensibili ai valori espressi dal progressismo di stampo democratico . Ma le differenze sono abissali tra Stato e Stato e molte attengono all’individuo che le incarna , ovvero il Governatore ed il suo staff. 

A tutto ciò si aggiunga un’ulteriore fattore negativo per Obama.                          La sua elezione e la sua conferma hanno innescato un processo involutivo  “un razzismo di ritorno ” dell’elettorato bianco . Movimenti come il Tea Party  hanno sfruttato la presidenza nera come motivazione secondaria al declino del potere “universale” della supremazia americana nel mondo.                            I Repubblicani dal canto loro hanno avuto buon gioco nell’addossare ai democratici e quindi ad Obama gli effetti della crisi economica e della disoccupazione. 

E non solo , da buoni supporters del complesso militare industriale  e del sistema sanitario privato , profondamente iniquo ,che vige in quel paese dove per la mortalità infantile gli USA sono al 160° posto dopo il Bangladech.           Su questi due temi ,hanno avuto buon giuoco nelle votazioni per alleggerire , sminuire, ridurre al minimo le riforme presidenziali.                                               Se fosse per i Repubblicani le truppe americane sarebbero già sul terreno a combattere quei 40 mila imbecilli del Daech. 

Mica perché rappresentino una serie minaccia per l’Occidente, no, solo per recuperare i milioni di dollari che Obama ha tolto loro dimezzando la spesa militare .  Per inciso,  poco meno della metà delle multinazionali  che compongono il Gotha dei fornitori del Pentagono sono dirette da C.E.O.  parte della lobby ebraica del paese.  E’ come la storia recente dell’ebola!!!!!         Dopo il battage mediatico oggi in USA l’opinione pubblica è convinta sia uno dei tre principali rischi per il paese. Siamo alla follia pura, o se preferite all’ignoranza strumentalizzata.

L’approvazione del lavoro di Obama secondo i più recnti sondaggi Gallup  è del 41.5%. Non male  si potrebbe dire. Ma il voto del Senato concerne non il presidente direttamente , ma i rappresentanti che siederanno in rappresentanza di quello Stato. Gli Stati che decideranno la sorte del Partito Democratico in  queste elezioni sono:  New Hampshire, North Carolina, Kansas Georgia , Iowa, Arkansas , Alaska.

Questa è la lista degli Stati cerniera . Ma un’ulteriore aspetto  negativo per Obama è il dato relativo al voto anticipato previsto in quasi tutti gli Stati dell’Unione.  Il dato presenta al momento un’affluenza nettamente inferiore a quella del 2012.  Se così stanno le cose , la perdita del Senato da parte dei democratici è cosa quasi certa.  

Aggiungo da parte mia che in questo caso le chance di Hillary Clinton di guadagnare il ticket democratico alla primarie per le prossime elezioni presidenziali  si accrescono. La Clinton, a differenza del marito, per visione geo-politica e attitudine personale  è una repubblicana in pectore.                    Un po’ come Renzi,  un centrista prestato al PD.                                                        Ed i democratici potrebbero sceglierla sia in quanto donna per giocarsi la carta del voto femminile , sia perché potrebbe convogliare su di sé il voto di una parte di repubblicani. Evidentemente un’altra parte  non la voterebbe.

Quanto ai Repubblicani hanno ancora difficoltà di origine dinastica per decidere il ticket presidenziale tra due anni. Jeb Bush, per definitivamente affossare la credibilità degli Usa nel mondo dopo padre e fratello,  o un latino americano che divida in tal modo l’elettorato dei latinos ,un esempio su tutti Marc Rubio ….

“I beg your pardon fellows”  , dimenticavo , anche Bush può giocare la carta latina, la moglie Colomba é nata in USA, ma di origine messicana.  E’ per questo forse che è grande amico del suo finanziatore prossimo venturo ,Carlos Slim,  il magnate più ricco al mondo. Ma per questo c’è tempo……                                                                                                                                    

Al momento le elezioni di midterms non si annunciano positivamente  per i democratici .

L’onestà intellettuale mostrata da Obama nel non  proseguire la politica di forza del suo predecessore è agli sgoccioli . Le aree di scontro economico vanno sempre più allargandosi nel mondo. Le materie prime e le risorse necessarie esaurendosi. La speranza è che non si ricorra alla solita vecchia maniera di risolvere i conflitti.

Buona vita.

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