REFERENDUM SCOZZESE E POSTUMI


Sono tra coloro che vedevano il referendum scozzese come un’evoluzione naturale del principio di sovranità.  All’opposto di quanto media, governi e fanatici  hanno blaterato circa il risultato.  Sovranità in senso stretto. I  l popolo scozzese è sovrano al pari di quello britannico , o gallese ! Ovvero 307 anni fa gli scozzesi hanno “deciso” di unirsi costituendo il Regno Unito. 

Niente a che vedere con le idiozie padane, o catalane. La Costituzione italiana , o spagnola sanciscono l’unità, in quanto derivante da un processo storico politico dove l’unificazione è avvenuta tra entità territoriali prima appartenenti  e soggette ad altri Stati.                        Nel caso specifico del Lombardo-Veneto,  all’impero -austro-ungarico, dove il popolo era percepito e trattato  da  bifolco  . Il Feld-maresciallo Radetzky , boemo,  e le sue marcette  di produzione straussiana,  dovrebbero ricordare qualcosa ai leghisti bifolchi di oggi.  Ma decisamente quella marcetta  divenuta il simbolo stesso dell’occupazione austriaca , oggi viene salutata da questi cialtroni  con plauso e battimani. Ma bravi coglioni!

La sovranità scozzese è sancita giuridicamente per accettazione ed accordo tra stati indipendenti . Anche dopo questo referendum ce ne potrebbero  essere altri e la Corona non potrà mai negare l’assenso. Quanto ai numeri, come si evince dall’alta affluenza alle urne,  il 46% in favore non è certo il prodotto  di un’infima minoranza. 

Ma volendo essere pragmatici , ricordo ai miei lettori che la Gran Bretagna non ha superato il problema di fondo.  L’appartenenza stessa alla UE!                                                  E già……. Questo è il vero nodo da sciogliere …..Entro il 2017 !                                                 

Un referendum sull’Europa è infatti previsto e posto in agenda  da Cameron e dal suo governo . I britannici  ,conservatori, nonché parte dei laburisti  da sempre sono anti-europei.   L’UK  specula,  approfitta di ogni disgrazia dell’euro, la City di Londra conta il 20% dell’intero PIL del paese , un’enormità se ci riflettete, ma non vogliono ( e non possono , non avendo la sterlina i parametri di adesione all’Euro) minimamente condividere il sogno europeo.                                                                                                           Questo fermo proposito condurrà di fatto al rifiuto.  I soli pro europei sono gli scozzesi. Britannici e Gallesi da sempre sono convintamente anti- europei.  I loro governi rispecchiano fedelmente il volere della popolazione. E non perdono occasione nel ribadire il  loro fermo  proposito:   l’accettazione limitata del trattato di Schengen , la non applicazione della regolamentazione bancaria europea, la non partecipazione a molte pianificazioni europee e direttive lo dimostrano! 

Come ho avuto modo di sottolineare , sono fermamente convinto che la devoluzione di alcune prerogative  politico-economiche e finanziarie  e diritti statuali  dagli Stati nazionali all’ Unione Europea potranno essere accelerate solo con l’uscita della GB.                             Otterrà lo status  di associato, o un diverso ruolo, ma non sarà più un’ ostacolo alla prosecuzione del percorso federativo europeo.                                                                            D’altronde è evidente dalle dichiarazioni di Bill Clinton , di Barak Obama stesso,  il giorno precedente  il referendum quanto gli americani considerino la GB ed il suo ruolo in Europa.   Obama : “La GB è il nostro primario alleato in Europa, inconcepibile una sua divisione”.  Certo le basi dei sommergibili nucleari sono tutte in Scozia ed il suo ruolo nel dispiegamento Nord -Atlantico è fondamentale.  A questo si aggiunga il fondato timore che, in un momento di sconquasso economico e politico,  i governi europei non potessero sopportare gli eventuali effetti  di un referendum in senso divisorio.

Il timore di una potenziale esplosione di tale tipo di richieste e di un’implosione del  sistema hanno determinato la ferma opposizione della maggior parte dei governi europei e delle loro rispettive “borghesie nazionali”!   Nonché della stampa che di queste borghesie  è l’espressione .                                                                                                                                     Eugenio Scalfari nel suo editoriale di ieri poneva in evidenza questo forte  legame .             A tal proposito mi permetto di aggiungere  a quanto da lui scritto in merito all’intervento della BCE che , ancora una volta,  quest’ultima ha peccato nel non prevedere forti sanzioni, o sostanziosi  incrementi dei tassi per il denaro che le banche nazionali non prestino ad imprese , o privati.   Eh già,  perché già nel passato recente le banche hanno preso  in prestito somme ingenti depositando il denaro stesso presso la BCE sotto varie forme lucrando ,senza alcun beneficio per chicchessia , dall’ overnight alle 48 ore.                          La Banca centrale inglese recentemente  ha varato internamente una manovra simile senza prevedere sanzioni ed è finita con l’ulteriore accaparramento a puri fini speculativi.

Senza un reale controllo politico-economico  dell’Euro, quindi una Banca Federale in grado di agire con gli ampi poteri conferiteli dal sistema economico-finanziario integrato , non arriveremo mai a difendere gli interessi europeo continentali .                                            A dotarci di quei meccanismi che contrastano la speculazione finanziaria contro la nostra moneta.  Come in politica ,così in economia , siamo artefici di una sciagurata competizione tra piccoli interessi di bottega e ci dimentichiamo che fuori dall’Europa noi siamo percepiti come un’Unione.  Da qui la sensazione di inadeguatezza.  Desideriamo essere uno dei maggiori attori sul piano internazionale , ma non ci dotiamo dei mezzi necessari per divenire tali.    La transizione verso una maggiore integrazione con il conseguente ridimensionamento dei nazionalismi,  delle aspettative localistiche  sembra oggi subire un arresto . La crisi occupazionale, la crisi economica ci fanno credere che si possa trovare la soluzione a livello del singolo Stato, o interregionale.   Errato .

Ma non si deve confondere irredentismo con indipendentismo, o peggio separatismo.      Lo scozzese appartiene al primo fattore e non pregiudica di fatto l’integrazione europea. Diverso il discorso per il catalano , o peggio ancora per l’inesistente caso leghista.           Non si tratta solo di numeri, di affluenza, ma di voler condividere un destino comune.    Nel caso della Scozia non si pregiudica alcunché , al di là della lettura di parte che si è voluto dare al referendum.

D’altronde le promesse fatte dal governo centrale agli scozzesi , dimostrano non solo la democraticità del processo , ma anche l’assoluta necessità di quest’ultimo di porre rimedio alle diseguaglianze imposte nei secoli.   Diverso discorso è la mistificazione posta in essere  nel  voler far credere di risolvere  problemi insolubili con soluzioni elementari. Ecco occorre proteggersi da tali interpretazioni della realtà.

Non è certamente nella dimensione più ridotta dello scenario economico che si trova soluzione al problema inarrestabile della globalizzazione.                                                           E’ in una maggiore difesa del sistema europeo , nel rafforzamento del confine esterno della UE , in una difesa del nostro know-how, delle nostre produzioni, del nostro modus vivendi e operandi  che troveremo la soluzione al progressivo  deterioramento delle nostra qualità e condizione di vita e di lavoro.   Solo in tal modo potremo difenderci  e difendere il nostro modello di vita. ……                                                                                                                              Ma per realizzarlo occorre investire e puntare  su una maggiore coesione tra gli europei, una maggiore solidarietà , e partendo dal presupposto  che se non ci arriviamo da soli nessuno potrà farlo al posto nostro.  Buona vita

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