L’INCONTENIBILE PESANTEZZA DELLE MENZOGNE


Da anni ce le raccontano e ce le raccontiamo. E certo, questa classe di giornalisti niente ha fatto, o fa per rendere i cittadini più informati e consci della situazione.  Ma cosa pretendere se ormai la raccolta pubblicitaria é controllata da due grosse società che,  con la scusa della razionalizzazione, detengono ormai oltre l’80% della stampa nazionale che su di essa campa!    

I dati del PIL,  oggetto in questi giorni  dei più disparati commenti, erano attesi e non rappresentano una novità. Sulla 7  Bersani con il suo semplice dialogare emiliano ha ribadito un dato di fatto, la ripresa non può esserci perché la crisi italiana  é maledettamente strutturale.                                         Non sono certo un fan del “diversamente abile” presidente del consiglio,     ma non si può davvero credere che si possa uscire dal tunnel in cui ci siamo infilati da oltre un decennio in due trimestri, o tre.                                               Certo se la comunicazione del sopracitato fosse improntata a toni  meno roboanti sarebbe meglio.

La totale mancanza di politiche industriali, di un ceto imprenditoriale capace, dinamico e soprattutto competente, sono evidenti e nulla è avvenuto per modificare la traiettoria del paese verso l’immobilità ed il declino nel quale oggi ci troviamo. I tagli lineari messi in atto dagli ultimi  governi hanno appesantito la zavorra. Tagli iniqui, tagli alla spesa sociale di Regioni e Comuni che gravano  sui ceti medio-bassi.   Per ripartire l’Italia necessita di un piano triennale di investimenti  di “almeno 400 miliardi di euro”.

Una diversa allocazione di risorse che,  partendo da un’analisi approfondita dei settori merceologici ,capaci d’imprimere il massimo volano di sviluppo e quindi di occupazione, possa permettere il decollo dell’economia nazionale che ha perso il 25% delle imprese negli ultimi 5 anni .                                           Una ristrutturazione delle industrie manifatturiere che tenga conto degli aspetti dimensionali, energetici, logistici. Siamo rimasti indietro rispetto alla modernizzazione  compiuta da altri paesi nostri competitori.

Abbiamo ceduto quote di mercato,  abbiamo perso marchi di prestigio in vari settori, abbiamo perso know-how e competenze professionali di notevole spessore  e posti di lavoro che non potremo recuperare.  E’ evidente che oltre il 50% di questo ammontare d’investimento debba essere costituito da apporto privato. Investimenti che potranno godere d’ incentivazione pubblica attraverso varie metodiche , ma che dovranno  fondarsi sulla modernizzazione della piramide organizzativa .                                                 Un’aspetto fondamentale per evitare nel futuro il protrarsi di un’imprenditorialità rapace,  fondata su multinazionali a conduzione familiare che, nella globalizzazione attuale hanno decisamente  piedi d’argilla  e non riescono a sopravvivere.  

Abbiamo perso centinaia di aziende negli ultimi 5/7 anni per transizioni generazionali  mal riuscite, per obsolescenza dei prodotti, per caduta in verticale  del brand, per delocalizzazioni presunte, o mal gestite.                        E con esse  tanto “savoir faire”, tanta capacità artigianale ed innovazione . Per non parlare dei grandi gruppi divenuti preda di acquirenti cinesi. Intendiamoci non é contro le acquisizioni estere , ma contro la perdita di posti di lavoro in Italia che occorre battersi.   Ed in questo i  governi succedutisi negli ultimi 15 anni non hanno mai posto dei vincoli, o dei limiti. Invece di considerare modifiche alla legislazione del lavoro, occorre difendere e conservare i posti di lavoro. Il lavoro non si produce con i regolamenti!

Il lavoro , o se preferite la disoccupazione,  é e resta il problema nazionale . Riassorbire la disoccupazione giovanile, giunta a livelli ormai insostenibili,  è il più serio dei problemi che dobbiamo saper affrontare. Come anticipato non si può ragionevolmente credere che la crisi economica possa risolversi prima del 2017/18.   Ed alcuni effetti si protrarranno almeno per un’altro decennio.   Occorre agire su due livelli .  

Un’iniezione d’investimenti capace di sollevarci dalla stagnazione attuale     e una riduzione del debito che ci permetta di poter agire senza i vincoli imposti dalla UE.   Inutile a mio avviso credere di poter ottenere dalla UE la  flessibilità richiesta. Non abbiamo le carte in regole per ottenerla.                   Le riforme che ci vengono richieste non sono certo quelle istituzionali, ma quelle economiche e fiscali.     E qui veniamo al secondo capitolo.                      Se questo governo é riformista, come sostiene, lo dimostri.                                   Sono più propenso a credere che la differenza tra politiche economiche di sinistra  e di destra rimane intatta. Allora se questo governo é di sinistra , si comporti di conseguenza.

Occorre giungere prima , o poi ad una sana patrimoniale specificatamente meditata nei confronti dei grandi patrimoni che per tante ragioni sono  quelli che riescono ad eludere le tasse.  Se è vero , come è vero da dati Bankitalia che,  negli ultimi 10 anni i grandi patrimoni sono cresciuti ad una media del 7/10% . Se come risulta dai dati del Ministero delle Finanze che il 5% delle famiglie detiene una ricchezza di circa 2.300 miliardi di euro su un totale di circa 9.000 miliardi, totale del patrimonio  privato nazionale.

Eh si perché l’Italia é uno strano paese . Dopo il Giappone é il secondo per debito pubblico al mondo, ma nessuno si accorge , o vuole accorgersi che siamo anche il quarto paese al mondo per ricchezza privata.Appunto i 9.000 miliardi!Questi due primati sono il frutto di politiche scellerate  dove  lo  Stato si é sempre indebitato   offrendo beni e servizi prezzi calmierati  lasciando ai privati il compito di gestire le risorse…                                             Così dal Medioevo  questo è un paese dove i privati (certi privati che a rotazione nei decenni si sono alternati) sono riusciti ad accumulare notevoli ricchezze investendo ben poco dei loro capitali . Siano esse frutto di concessioni, o appalti pubblici, l’industrializzazione del paese é stata dagli anni ’50 agli anni ’80 operata oltreil50% con denaro pubblico.

Molti degli attuali gruppi familiari ,considerati artefici  della modernizzazione,  hanno goduto di interventi  a pioggia , nazionali, regionali, provinciali,  locali. Occorre rivedere , se vogliamo davvero divenire un paese moderno  e non finanziariamente feudale,  tagliare degli alberi, non dei rami.   Occorre che l’impresa ritorni  a fare impresa e mi riferisco qui alle 80 famiglie che  a vario titolo controllano, badate bene non più le loro imprese in italia, ma la stampa ed i media.   Tutto questo grazie ad Istituti bancari compiacenti nei cui C.d.A. s’incrociano i destini di questa élite economica che spesso comanda senza usare il denaro proprio , ma quello degli altri.

Ecco , ritengo che se un governo é tale, debba condurre una politica capace di chiudere il sipario, chiudere i rubinetti di approvvigionamento dai quali la mala politica riceve supporto  e sostentamento  e fare ciò che l’Europa ci chiede da anni, riformare noi stessi!

Buona vita

Advertisements

Informazioni su exult49

JOHNS HOPKINS UNIVERSITY - MANY DIFFERENT LIVES- MORE THAN HALF SPENT ABROAD- CRITIC OF THE NOWADAYS ITALIAN WAY OF THINKING NEVERTHLESS OPTIMISTIC ! Leggete, il quotidiano del blog "free": "The exult49 Daily". www.paper.li/exult168/131966546
Questa voce è stata pubblicata in politica-economia e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a L’INCONTENIBILE PESANTEZZA DELLE MENZOGNE

  1. exult49 ha detto:

    Grazie Raimondo.
    Ti segnalo il post di oggi . Giusto seguito alle considerazioni ricevute dagli amici lettori circa la cura che ho proposto per arginare rapidamente la nostra discesa agli inferi. Mi si accusava amichevolmente di essere troppo drastico. Credo che i dati forniti con quello di oggi rendano ben chiaro ciò che ci attende come paese e cosa occorra urgentemente mettere in atto per rallentare il tonfo. Buona serata e grazie ancora per i tuoi puntuali ed amichevoli commenti.

    Mi piace

  2. Raimondo ha detto:

    Come al solito, la sua lucida analisi vorrei averla scritta io. Tra le cause del nostro declino aggiungerei più esplicitamente la modernizzazione forzata di regolamenti o prassi comunitarie, adatte ad economie più sviluppate, controproducenti in economie ricche ma arretrate. Mi riferisco alle normative sulla sicurezza, sulla privacy, sulle certificazioni che stanno generando delle vere e proprie burocrazie di tecnici improduttivi che riempiono tonnellate di scartoffie che servono solo a parare i rischi delle sanzioni previste dalle stesse norme senza facilitare la produttività del sistema. Sulle patrimoniali bisogna che la sinistra esca dall’ambiguità e dica cosa vuol fare. Avrei in proposito qualche idea http://rbolletta.com/2012/11/16/la-patrimoniale-2/

    Mi piace

  3. Raimondo ha detto:

    L’ha ribloggato su Raimondo Bollettae ha commentato:
    Sottoscrivo ogni rigo.

    Mi piace

I commenti sono chiusi.