IL DECLINO ITALIANO E’ TRACCIATO


Facendo seguito ad alcune considerazioni dei miei amici lettori circa il precedente post e le pesanti riforme strutturali che il contesto economico richiede in tempi brevi,  vi sottopongo alcuni dati che rivelano quanto  il destino sia in larga parte  segnato. L’unica variabile degna di essere valutata è  rappresentata dal lasso temporale che ci divide dalla “débacle”.       Iniziamo con uno studio circa la demografia prodotto e presentato recentemente da Moody’s.  Sapete quanta importanza abbia per me il tema demografico nel discorso economico ed ho più volte sottolineato l’ignoranza di  questo rapporto da parte della politica.

Ebbene l’invecchiamento della popolazione avrà effetti notevolmente negativi sulla mano d’opera , sui tassi di risparmio delle famiglie, e quindi a cascata sulla produzione e gli investimenti. Italia e Germania per inciso sono i paesi più vecchi d’Europa.                                                                                                      Nei prossimi 20 anni anche  i paesi emergenti ne subiranno gli effetti.             Si stima che i tassi di crescita economica annuali subiranno un declino del 0.4% nel quinquennio 2014/2019 e  dello 0.9% tra il 2020 ed il 2025.                   Il raffronto con i  tassi medi di crescita  tra il 1990 ed il 2005 é enorme , 2.9%.

Questi dati si fondano su un campione di 33 economie mature e 22 mercati emergenti ed in via di sviluppo.

La popolazione mondiale in età lavorativa crescerà ad un ritmo del 50% inferiore rispetto agli anni precedenti :il 24.8% tra 2000 e 2005 , il  13.6% tra 2104 e 2030!    Quasi la totalità dei paesi subirà una decrescita della propensione marginale al risparmio. Insomma diverremo tutti un pò più poveri! 

Pensate un punto percentuale in più aggiunto alle classi d’età superiori ai 64 anni in rapporto alle classi tra i 15 ed i 64 anni conduce ad un declino di circa 1.2%  del risparmio medio…….  Questi dati e proiezioni  voi mi direte sono elaborazioni, non costituiscono prova…..                                                               A me non sembra,  tenuto conto che la classe dirigente di questo paese siano essi , politici, o imprenditori, non  manifesta il  minimo segno di ravvedimento.   Ma quanto già espresso é solo una parte di quanto si constata già per quanto concerne lo sviluppo mondiale ed i suoi attori principali.  

Sappiate che i paesi industrializzati nel loro insieme producono ormai meno del 50% della ricchezza mondiale!!!!

In effetti sul PIL mondiale i paesi emergenti (  BRIC) e quelli in via di sviluppo rappresentano ormai  il 50.8%, mentre gli industrializzati il 49.2%!La quota parte maggiore di questo avanzamento é dovuta ai BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) .  Paesi che giusto in Luglio hanno costituito  “in nuce ” una loro organizzazione in concorrenza con il Fondo Monetario Internazionale. Quindi sui 100 mila miliardi di dollari che rappresentano il PIL mondiale oltre il 50 % appartiene a loro.

Ciò dimostra quanto il processo di espansione economica  e la rottura degli equilibri internazionali avvenuta negli ultimi 25 anni  abbia modificato alla radice il sistema.   Per decenni 36 paesi sviluppati che partecipano al F.M.I. hanno rappresentato circa il 70% della ricchezza mondiale .

E questa convinzione resta ancora  indelebile nella mente della stragrande maggioranza dell’opinione pubblica occidentale. Un dato immutabile!!      

Gli altri 153 paesi si dovevano accontentare del 30%.                                         Tutto questo in 25 anni é finito!!!!!  Questo è l’effetto della globalizzazione mondiale.   Ma sembra che in Italia gli imprenditori , medio- grandi vogliono non guardare in faccia la realtà .Vivere  di rendita e di oligopoli. Delocalizzare le produzioni manifatturiere? Ma dove? Ovunque tu vada fuori dall’Europa sei morto! No, si deve cambiare mentalità; investire sulle risorse umane, produrre know-how ,Ricerca e Sviluppo,  Sistemi e Processi!  

La caduta delle nostre economie ha avuto ritmi diversi a partire dal 2000.       I paesi ricchi hanno iniziato a declinare  fino ad oggi.  La stima  di questo declino delle economie industrializzate  è la seguente ; nel 2020, cioè fra 6 anni 6 , la spartizione della ricchezza sarà del 46% contro il 54% degli emergenti. La Cina peserà più degli USA .                                                                   Pensate nel 1995 pesava il 3%del PIL mondiale , nel 2020 rappresenterà il 18.5%!!!!!! L’ Africa stessa riuscirà a piazzare ben 11 paesi tra i primi 30 che avranno più peso nel prodotto mondiale.                                  

L’Italia nel 1994 nel Ranking dei primi 8 pae si più industrializzati figurava 6° , sesta, dopo USA, Giappone, Germania,Francia. Bene, le proiezioni al 2019 ci vedono fuori dai primi 10. La Francia che nel 1994 pesava il 3.8% del Pil mondiale nel 2019 solo il 2.3%!!!!! L’Italia che era nel 1994 al 3.5% conterà appena il 2% del PIL mondiale.  Perdite secche . Ridimensionamenti che talvolta divengono tragici.

Caso anomalo, ma poi non tanto, la Germania. Unico paese europeo che sembra tenere . Dal 5.6% del 1994 rappresenterà comunque il 3.2% del PIL nel 2019. Il Giappone anche lui resisterà al declino meglio di altri dall’8.9% del ’94  passerà al 4.6%.   Vedete che quanto affermavo riguardo alla ripresa europea nel precedente post  é purtroppo in linea  con le stime dell’OCDE .

L’Europa soffrirà molto più degli USA,  pagando le sue divisioni, particolarismi, nazionalismi. La mancanza di una politica unitaria la rende instabile ed indifesa. Lo dimostra l’attuale impasse con la Russia. Manchiamo di strategia globale e sul mercato mondiale ci presentiamo stupidamente disuniti e talvolta nemici . Ed ora ritornando al contesto nazionale vorrei sottoporre  agli amici che considerano le mie tesi piuttosto drastiche  quali potrebbero essere le alternative. Il fattore tempo a questo punto  diviene  esiziale .

Il problema del declino  é appurato. Ciò che può modificare la traiettoria , o se preferite la curva gaussiana, é la  capacità di intervenire rapidamente per ridurre al massimo la velocità del nostro tonfo.  Non credo che si possa credere di salvare il salvabile.  Le rendite di posizione salteranno comunque . Difendere come sembra fare la destra ad oltranza,  non fa che peggiorare la situazione sociale.    Occorre come affermavo il coraggio di modificare in profondità la struttura rivitalizzando e investendo . Restare alla finestra  è quanto di peggio una classe politico-imprenditoriale  intelligente potrebbe fare.  Il Paese soffoca e soccombe sotto il peso di zavorre che tendono a proteggere settori obsoleti, centri di potere  inutili, ma che contano.  

Basta con i salotti buoni.  Basta con gruppi che vogliono controllare senza rischiare. Questo vale certamente anche nei confronti delle tre prime banche nazionali che producono profitti  , ma non distribuiscono investimenti.        La liquidità c’è ed è  notevole . Bisogna obbligare con le buone , o con le cattive i gruppi ad investire. Incentivandoli se è il caso , ma obbligandoli ad agire . Ne va del paese e della sua libertà ed indipendenza.  

Buona vita.

 

Informazioni su exult49

JOHNS HOPKINS UNIVERSITY - MANY DIFFERENT LIVES- MORE THAN HALF SPENT ABROAD- CRITIC OF THE NOWADAYS ITALIAN WAY OF THINKING NEVERTHLESS OPTIMISTIC ! Leggete, il quotidiano del blog "free": "The exult49 Daily". www.paper.li/exult168/131966546
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Una risposta a IL DECLINO ITALIANO E’ TRACCIATO

  1. G. Carlo ha detto:

    Ottimo come quasi sempre; aggiungerei ad integrazione/precisazione che tra le rendite contrarie allo sviluppo/resistenza bisogna mettere 1) interi settori della burocrazia statale e locale che non solo costano senza produrre ordine ed efficenza , ma spesso sono dannosi e producono inefficenza 2) Tutta quella pletora di imprenditori parassiti che sono a parole favorevoli al miracoloso “libero mercato” , ma che si appropriano proprio di quei settori dove la concorrenza non esiste o è limitata (acqua, energia, sanità… ).
    Sarebbe poi ora che il contratto del lavoratore pubblico sia identico a quello del privato… non necessariamente verso il basso e ovviamente agganciato all’andamento economico. Aggiungerei che il conflitto generazionale nato dal criminale concetto che il “vecchio” porterebbe via il lavoro al giovane è quanto di più dannoso ci possa essere: quando un organismo è in difficoltà e sta soccombendo ai fattori esterni tutte le risorse devono essere utilizzate nel migliore dei modi… altro che eliminare delle risorse per sotituirle semplicemente !
    Poi che certi settori abbiano dei “tappi” che impediscono lo sviluppo è un’altro discorso !
    Altro fatal-error è quello di considerare come migliorativo il mettere “per forza” a capo l’altro sesso indipendentemente dal valore effettivo… mi sembra che allora certi settori come la scuola, le amministrazioni pubbliche ecc… dovrebbero essere equilibrate dal punto di vista sessistico dove la prevalenza non è certo maschile. Lo stesso discorso di riequilibrio vale anche per ciò che riguarda la provenienza territoriale degli impiegati pubblici dove (se pensiamo di essere ancora una Nazione ) la situazione attuale ha portatato a due conseguenze: uno sradicamento di migliaia di famiglie dal loro territorio di provenienza e uno squilibrio di mentalità non compensato alcun fattore. Non sono certo le riforme del Senato le vere riforme !

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