MEDITERRANEO :IL RISCHIO TERRORISMO SI ACUTIZZA


Le notizie che provengono dai vari teatri operativi  circa l’acuirsi di fenomeni terroristici non sono certo incoraggianti. Sul versante est del mediterraneo i fondamentalisti stanno occupando per la prima volta un villaggio libanese alla frontiera siriana.   In Libia stanno occupando temporaneamente parte della Cirenaica ed in particolare Benghazi.            

Il  nuovo Parlamento ha dovuto riunirsi a causa degli scontri  Tobruk.               Lungo la frontiera libico-egiziana si cerca di filtrare il rifornimento di armi che i jihadisti ricevono dal sud libico .  All’ovest, sulla frontiera libico-tunisina, da giorni ormai migliaia di libici sono accalcati per cercare di entrare in Tunisia con tutti i mezzi possibili. In Tunisia le misure anti-terrorismo poste in essere troppo tardivamente dal governo e la debolezza dell’esercito nel contrastare il fenomeno , a causa di mezzi assai limitati , ma soprattutto di mancanza di formazione specificatamente indirizzata allo scopo, rallentano il contenimento.

Ed infine, come già avevo sottolineato nei miei post precedenti  si amplia sempre più il fenomeno del ritorno dei giovani maghrebini che stanno rientrando dal teatro del conflitto  siriano. Poco i servizi hanno fatto  per comprendere questo fenomeno. In realtà i mezzi di cui dispongono, avrebbero potuto, se avessero seguito una strategia coraggiosa di contenimento,  comprendere ciò che stava avvenendo . La Siria ed il suo conflitto interno ed esterno è divenuto con il passare del tempo un campo di addestramento per migliaia di giovani reclute spinte inizialmente dalla disperazione economica e poi dall’incessante mole di reclutamento dell’organizzazione dei Fratelli Musulmani.

Con il dualismo politico del Qatar, progressista e avanzato in Occidente , teocrazie  inattacabili in M.O. ,  sponsorizzano ed offrono fondi importanti a diversi livelli . Dalle organizzazioni territoriali caritative, alle moschee più importanti, con imam allineati ideologicamente, a forze paramilitari che vengono utilizzate sui vari teatri operativi. Ecco che adesso, con lo stand by  dovuto alle condizioni climatiche  , precedute dal periodo del Ramadan , l’esodo per parte di essi ed il ritorno verso i paesi di residenza  é iniziato agli inizi di giugno.  Il percorso scelto da molti di coloro che, a vario titolo si sono recati in Siria, é quello che dalla Turchia usa come transito il nostro paese.

Fonti militari algerine  hanno a tal proposito avvertito  le nostre autorità e messo in stato di allerta le autorità tunisine  e libiche. Molteplici sono state le denunce su questo stato di cose che rappresenta un notevole problema e pericolo in particolare con condizioni socio-economiche  esplosive.                     Il prossimo periodo elettorale  in Tunisia, in presenza di una radicalizzazione dello scontro politico evidente e crescente.                                   Il caos libico, dove si scontrano forze  totalmente opposte, nazionalisti da una parte e fondamentalisti islamici dall’altra, non necessitano certo di forze esterne  che si rovescino sul paese come benzina .

Gli stessi algerini sono consci del pericolo . Ma a differenza degli altri paesi maghrebini  hanno sviluppato nel corso degli ultimi decenni un apparato anti terroristico di notevole portata , non dimenticando che il regime algerino é militare ed autoritario e gode quindi di notevoli facilità non dovendo rispondere democraticamente del suo operato.

Per dimostrare quanto il problema sia di pubblico dominio e quanto sia temuto dalle autorità, oggi 5/8/2014 il settimanale algerino ” Akher Khabar” segnala che circa 6000 jihadisti tunisini combattenti in Siria si trovano attualmente in Italia in transito. L’articolo sottolinea la  difficoltà  ed il pericolo  che rappresenta il rientro in queste circostanze.                                     Era questo un tema già dibattuto in maggio e giugno dalle autorità governative tunisine. Ma essendo queste legate di fatto alla formazione dei Fratelli Musulmani, di cui En-Nhada,  il partito politico islamico, é di fatto espressione, evidente che ciò si presta ad una doppia lettura.

La parte sud del Mediterraneo  può divenire una polveriera. Siamo nel bel mezzo del tornado. In quell’area centrale dove tutto sembra normale.

 Ma non c’é niente di normale. Abbiamo da un lato un grande paese ,l’Egitto  che, grazie ad elezioni , non con la forza, si é liberato dei Fratelli che hanno governato con Morsi il paese per oltre tre anni conducendolo sul baratro della guerra civile . Da allora sono stati dichiarati fuori legge,  e sono adesso    rientrati in clandestinità, ma dopo aver perduto quell’aura di salvatori della patria che hanno avuto presso le masse per oltre un trentennio.                     L’attività diplomatica a cui l’Egitto é chiamato oggi é il risultato di un ritorno alla stato di diritto e di ruolo di primo piano che ha sempre avuto nell’area.  Al- Sissi, il premier egiziano, sembra possedere quella “levantinità” politica necessaria per operare sullo scacchiere medio-orientale. Agisce  con agilità e spregiudicatezza riprendendosi lo statusdi cui godeva  prima del periodo fondamentalista. Alleato di primo piano degli USA, possiede il controllo del Canale di Suez,  rappresenta il contraltare nazionalista al potere di Erdogan e del suo islamismo “moderato” .

Con un ruolo di primo piano nei negoziati con Israele e confinante con la Libia . Il caos libico é per l’Egitto un problema da risolvere rapidamente.   Una Libia dove i nazionalisti guidati dal gen. Haftar stanno attrezzandosi per riprendere il controllo dell’Est del paese, ma che dovrà soggiacere,  per giungere al potere , al controllo e volere del nuovo Parlamento dove i nazionalisti hanno avuto la meglio.                                                                       L’evoluzione libica nel prossimo trimestre ci dirà quanto le tribù siano disposte ad uniformarsi alle richieste dei nazionalisti.                                             Certo é che il caos e la la ridotta capacità estrattiva delle risorse energetiche, riducono  molto il gettito finanziario e quindi il denaro per tutti.                      

L’ Italia si trova sia geograficamente,  che politicamente nel bel mezzo di questo scenario e che lo voglia , o meno, é coinvolta a vario titolo.                    Per non parlare dell’interesse nazionale,  dovuto al peso in termini energetici che proviene da quell’area  .Tra gasdotti, pipeline  e trasporti marittimi oltre il 40% degli idrocarburi d’importazione provengono da  Libia, Algeria, via Tunisia.  Ecco perché affermavo che la politica estera in quel quadrante del mondo si definisce all’ENI.  

Ma  forse é giunto il momento di cambiare strategia  ed incrementare l’apporto politico , oltre a  quello strategico.  Spostare l’ottica verso un periodo  medio-lungo e non solo  a breve!  Facilitare dunque la gestazione in corso, investendo selettivamente più risorse  nei confronti di quelle forze nazionaliste che,  sole possono riportare quei paesi ad un vivere civile.       Una scelta lucida a fronte all’incapacità mostrata dalle forze islamiche nel gestire società complesse come lo sono quelle odierne.                                             Società che ,pur nel rispetto di principi religiosi non possono auto -annientarsi e rinunciare a principi di convivenza assoluti come il ruolo della donna, dello Stato, dei diritti individuali e  soggettivi. Diritti inalienabili in società moderne che devono essere in grado di salvaguardare il principio assoluto dell’auto-determinazione.   La democrazia non s’impone , la si conquista.   Imporre attraverso una religione un “modus pensandi e vivendi” ad un intera società civile , quest si chiama teocrazia.  ,E le teocrazie dovrebbero essere abbattute a prescindere, anche quando si chiamano Arabia Saudita, Qatar, Baherein ,Iran ecc.  

Se no diciamocelo , non é il loro dio o fede   che sono in discussione , ma il loro potere ed il  loro denaro! 

Buona vita a tutti.    

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