L’OPPOSIZIONE LIBERALE VINCE LE ELEZIONI IN LIBIA


Mahmoud Jibril, leader della Coalizione delle Forze Nazionali, ovvero dell’opposizione liberale di fronte agli islamisti , ha vinto con il 48.8% le elezioni alla Camera dei Rappresentanti che siederà a Benghazi.                Questo è un primo dato che, badate bene, non fornisce un quadro d’insieme completo  del puzzle politico elettorale libico.                                                           

Intendo chiarire che dei 200 seggi in palio soltanto 80 sono riservati ai partiti e formazioni politiche partecipanti al voto. Di questi Jibril ne ha conquistati 41 ! La seconda formazione politica risulta essere Giustizia e Sviluppo , ovvero la denomiazione libica dei fratelli Musulmani che ha ottenuto il 21.1% dei voti  e cioè 17 seggi . Altre formazioni hanno ricevuto risultati non superiori al 3/3.5% ciascuna.  Per comprendere il senso completo e l’interpretazione politica di queste elezioni occorre attendere e vedere quali alleanze si andranno a creare tra i  120 candidati indipendenti eletti sul territorio che,  a loro volta,  si uniranno agli 80 precedentemente descritti , eletti nelle liste dei partiti.  

Politicamente l’affermazione dell’opposizione liberale conferma ciò che si comprendeva essere il sentimento diffuso nella popolazione .                               Il desiderio assoluto di uscire dal caos socio-economico, dalle violenze  e tornare ad una normale convivenza civile. Il Primo Ministro si è dichiarato soddisfatto  dei risultati fin qui ottenuti che considera innanzi tutto una vittoria della democrazia nel paese.                                                                                

La vittoria della coalizione centrista rappresenta  in primo luogo la vittoria dei giovani libici che demograficamente rappresentano la maggioranza degli iscritti al voto , circa il 60% dell’elettorato. I giovani hanno voluto premiare un progetto politico non fondato su principi religiosi , proposto con violenza dagli islamici,  disancorato da ogni ideologia, ma aperto e soprattutto in grado di far uscire la Libia dal tunnel nel quale è sprofondata nell’ultimo anno.   Questo Congresso dei Rappresentanti avrà tre obiettivi principali durante la sua esistenza fissata in 12 mesi.

La nomina di un nuovo primo ministro che subentrerà all’attuale che ha guidato transitoriamente il paese con estrema difficoltà dal 2011.

Dovrà riscrivere la Costituzione ed anche questo compito sarà notevolmente pesante.                                                                                                                                

Ed Infine , e questo  sarà quello di maggior impegno , fornire al paese quella struttura istituzionale ed organizzativa che non ha mai avuto.                           Un’ obiettivo estremamente difficile e complesso, viste le tribalità e le richieste provenienti dal territorio.  Dotare il paese di un’ esercito degno di questo nome, di un corpo di Polizia  che possa avere il polso della situazione ed agire conseguentemente.   

Resto,  come indicato nei precedenti articoli sul tema ,  che si possa pervenire a tale livello solo agendo sui due fronti.   Organizzando dall’alto una struttura  flessibile ed adatta alle peculiarità del territorio, provvedendo a fornire dal basso alle comunità tribali la capacità di formare la infrastruttura con una certa autonomia , capace di adattarsi alle esigenze specifiche ed alla volontà di queste ,  alle quali non possono essere imposte condizioni perentorie.  Ecco, a me sembra sia  questo il mix istituzionale che può attecchire . Coordinamento e autonomie locali. 

Questo è il mix politico  che Jibril ed i suoi alleati dovranno ricercare in questo mosaico di fazioni, tribù, richieste regionali che compongono la Libia odierna.  Certo è che il  risultato che si annuncia con queste elezioni pone seriamente le condizioni per uno stop definitivo al caos.                                       

Ma soprattutto alle pretese islamiste,  e quindi uno scacco matto alla strategia perseguita dai Fratelli Musulmani  che, così come in Egitto,  hanno esaurito la carica d’appeal sulle masse…. Mostrando non solo una totale incapacità nel governare  una società civile in era moderna , ma soprattutto nel credere di poter imporre con la forza principi che possono essere condivisi solo con la partecipazione, siano essi religiosi, o semplicemente laici come le libertà individuali e soggettive.

Buona vita a tutti.

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