L’URLO DISPERATO DEL PRIMO MINISTRO LIBICO


E’ veramente incredibile la disperazione del governo libico alla ricerca spasmodica  di porre fine al caos che da ormai troppo tempo sta distruggendo il tessuto socio-economico del paese.  Mohamed Abdelaziz  , l’attuale primo ministro  libico, si è rivolto ieri al Segretario dell’ONU  per richiedere   l’intervento di questa organizzazione al fine di ricevere squadre di esperti in sicurezza che possano intervenire sulla situazione ormai fuori controllo che ormai dalla caduta del regime di Gheddafi attanaglia e blocca il paese.

Negli articoli  precedenti avevo già sottolineato le difficoltà enormi nelle quali si trova impigliato il paese.  Il problema della sicurezza è oggi diventato la priorità assoluta.  La Libia è oggi il paese più pericoloso al mondo.                     In primo luogo per la sicurezza stessa dei suoi cittadini a causa di una criminalità diffusa che si estende a macchia d’olio sia al livello urbano,  che extra-urbano.   Una criminalità  d’origine politica che vede giovani armati con materiale leggero e pesante che pattugliano aree urbane con pick-up  senza alcuna forma di controllo e/o rete di comando apparente.                                       E poi una guerra intestina che dura ormai da due anni tra jihadisti  legati all’organizzazione Ansar  Al -Sharia e  l’opposizione laica . Quest’ultima oggi in via di riorganizzazione sotto il comando del gen. Haftar di cui ho trattato in precedenza. 

Tutto questo su vari livelli territoriali . Perché  oggi è in gioco l’esistenza stessa dello Stato libico quanto a espressione territoriale e geografica.               Il rischio di secessione da parte di componenti del Paese quali Cirenaica e Fezzan dalla Tripolitania, nucleo centrale della pseudo organizzazione amministrativa del paese , è ormai evidente.   Non a caso questa richiesta di aiuto viene a pochi giorni di distanza dalla dichiarazione dei risultati dell’elezioni legislative svoltesi in data 25 Giugno.   Proprio il 27 Luglio è la data indicata per diffondere i risultati di questa tornata di elezioni che dovrebbe porre in essere l’Assemblea dei Rappresentanti .                          Questa Istituzione ,trasferita da Tripoli,  per sopire le richieste di indipendenza da parte di Benghazi  e di tutto l’est del paese, rischia di non veder neanche la luce se le forze centrifughe che animano la secessione non vengono represse da un’accorta manovra politica di compromesso tra le varie fazioni in campo. 

D’altronde è già evidente alla gran parte degli osservatori che il risultato stesso di queste elezioni è inficiato dalla bassa affluenza . Meno del 50% degli aventi diritto sui 3.5 milioni di cittadini si è recato alle urne. Circa 800 mila sono i libici ormai residenti in Tunisia che non hanno partecipato. E questi sono considerati dall’attuale governo come nemici dichiarati in quanto presunti supporters del passato regime.  Si aggiunga a questo il fatto che a quanto sembra,  fondi provenienti dai dissidenti pervengano al gen. Haftar , che gode d’immagine d’uomo forte in grado di assumere una leadership riconoscibile ad una parte consistente di tribù  che compongono il tessuto connettivo politico del paese.

Certo,  la situazione potrebbe degradare in maniera esplosiva a breve termine. Ma una rapida analisi di questo potenziale scenario deve essere affrontata per comprenderne gli eventuali sviluppi.                                                    Il Paese ricco di risorse energetiche si trova di fronte ad un impasse evidente quanto a capacità estrattive. La produzione di milioni di barili/giorno previsti non sono all’appello. Scioperi , mancanza di trasporti, interruzioni dovute a mancanza di manutenzione dei pozzi, ma soprattutto mancanza di sicurezza per gli stessi operatori , hanno dimezzato la produzione sia petrolifera , sia di gas. Quindi la situazione finanziaria stessa comincia a subire dei contraccolpi.  Alcune compagnie straniere hanno ritirato i propri tecnici. L’Eni,  il più importante gruppo in termini estrattivi ,con grandi sacrifici e migliaia di persone dedicate alla sicurezza dei pozzi,  ha subito rallentamenti , ma è ancora operativo. Giusto per completezza oltre il 25% del fabbisogno italiano di riserve energetiche proviene dalla Libia. Oltre il 30% se valutiamo il gas! Ebbene i governi italiani sembrano essere sempre più assenti. 

Abbiamo offerto per anni assistenza  e collaborazione. L’anno scorso ci siamo impegnati ad organizzare in Italia , a Cassino, dei corsi di formazione per i primi nuclei di polizia libici.  Ma a mio avviso ciò che rende la nostra capacità nulla è l’assenza di una vera strategia ! Gli Usa ci hanno accordato una sorta di mano libera in quanto amministratori della ex colonia. Siamo restati (neutrali di fatto)  durante l’intervento NATO, fortemente voluto da Francia e Gb , appoggiato dagli USA. Il fine ultimo di scalzarci dalla Libia da parte degli anglo- francesi è finito nel cesso. Bene , ma a tutto questo non abbiamo poi saputo opporre un piano per aiutare l’evoluzione politica della Libia.

Il timore di alienare alcuni interlocutori interni, ha frenato , rendendole caduche , le energie che ci hanno permesso di stabilizzare la nostra presenza. Oggi dobbiamo uscire dal guscio. Dobbiamo aiutare quelle forze che vogliono ritornare ad una seria convivenza civile.                                                                            I libici non sono tutti uguali come sotto la dittatura!  Le differenze di fede, etnia, territoriali,  tribali,  sono oggi evidenti. Da queste non si può prescindere e non si può pensare di ritornare alla situazione ex ante.                  I problemi della Libia sono i nostri problemi.  Accennavo al problema sicurezza nel mio post precedente.   Se le nuove forme di terrorismo prendono piede in Nord-Africa , noi europei siamo i primi a farne le spese.  La Libia poi per la sua totale assenza di esercito e forze di polizia è un caso  unico .   Ma anche Egitto , Tunisia  ecc.  hanno oggi problemi di lotta al terrorismo a cui non erano abituate ed i cui costi saranno enormi .

Quando penso alle guerre , sommosse, conflitti  che ci circondano l’esigenza di una politica estera europea attiva ed efficace mi sembra essere di profonda attualità.  Altro che Alto rappresentante. Qui ci vuole un ministro degli esteri europeo dotato di pieni poteri.  Altro che diatribe tra Mogherini sì , o no ! L’incapacità delle due a me sembra evidente.  La baronessa l’ha manifestata in tutta il suo splendore conservatore britannico.  La  nominata dal governo italiano non sembra possedere un tale CV da impressionare. 

Ma soprattutto un po’ come nella politica industriale , dove non abbiamo un piano strategico ed operativo da oltre 20 anni, anche nella politica estera non battiamo un colpo.  Qui si deve comprendere che la politica estera in Nord-Africa e M.O.  non può essere delegata all’ENI ,ai suoi interessi,  alle lobbies,  pur importanti .  Che l’area d’influenza oggi rappresentata da questo immenso territorio che si trova a 200 km in linea d’aria da noi è fondamentale per il futuro italiano ed europeo.                                                           

E che quindi oltre che del conflitto israelo-palestinese, dove i massacri continueranno fin tanto che verranno finanziati   dall’estero le rispettive classi politiche, faremmo meglio a prestare attenzione a quanto accade a Sud.  I romani , che certo non mancavano di strategia,  lo definivano a ragione Mare Nostrum . Sembra che gli attuali eredi non ne comprendano più il vero significato non solo del termine , ma delle connessioni che generano dall’insieme.

Buona  vita a tutti.

Informazioni su exult49

JOHNS HOPKINS UNIVERSITY - MANY DIFFERENT LIVES- MORE THAN HALF SPENT ABROAD- CRITIC OF THE NOWADAYS ITALIAN WAY OF THINKING NEVERTHLESS OPTIMISTIC ! Leggete, il quotidiano del blog "free": "The exult49 Daily". www.paper.li/exult168/131966546
Questa voce è stata pubblicata in politica-economia e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.