LA LIBIA : IERI, OGGI , DOMANI


Due settimane sono trascorse , ma delle elezioni legislative  e dei risultati non si sono uditi riflessi . Niente di nuovo sotto il sole……Ho trattato l’argomento della Libia più volte. Dall’increscioso  intervento Nato voluto con grande determinazione dal Presidente francese Sarkozy ed appoggiato a malincuore dagli USA. Il risultato é sotto i vostri occhi.                                      Assenza di visione strategica, Connessione  e radicamento contatti territoriali assenti, Assenza di progetti politici a breve – medio termine. Tanta tecnologia ,ma  basso, bassissimo “Know-how”  e “savoir faire”!              

Ma il passato é passato . Un passato comunque da dove fuoriescono dei fantasmi ingombranti. Prendiamo ad es. il gen. Hafter . Alleato di Gheddafi nei lontani anni ’80. Incaricato di varie operazioni militari  al “confine con il Ciad”,  non ottenne i risultati attesi dal Rais ed invece di rientrare in Libia decise di rifugiarsi in USA.  E lì ha vissuto per anni in qualità di esiliato ed “acerrimo oppositore di Gheddafi” .  E tutto questo fino a pochi mesi fà, quando rientrato in Libia si é ritrovato subito a fianco un numeroso  e selezionato gruppo di supporters.  Uomo d’ordine,  ha avuto un notevole impatto sui media e sul larvale sistema di sicurezza governativo , che sul territorio non ha alcuna capacità di controllo. Ma dove non si arriva con le gambe , il gen. Haftar é arrivato con l’aviazione.  

Dopo l’attacco alla residenza del P.M. , l’uccisione di un magnate dei media nazionali, occorreva battere un colpo contro il terrorismo poliforme  e radicato nel sud del territorio.  Dare una risposta prima delle elezioni legislative .  Sotto il suo comando l’aviazione libica ha sferrato un’attacco alle postazioni di Ansar Al Sharia nell’est del paese ( Cirenaica).                      Un buon effetto di dimostrazione, veicolato puntualmente attraverso i media. Peccato che il vero peso specifico dei jihadisti e dei loro adepti si trovi nel sud del paese.  

La Libya , il popolo,  aspirano  e chiedono  un ritorno alla normalità, ma oggi in Libya  non c’é proprio niente di normale! L’idea di metter mano ad una nuova Costituzione entro Luglio é da tempo tramontata.                                         Il tentativo di migliorare i rapporti politici tra Tripoli e Benghazi spostando la sede dell’Assemblea parlamentare in quella città non sembra aver ottenuto un granché.  A quanto si vocifera  l’infima partecipazione alle elezioni ha creato ancor più malumori. Il caos politico e sociale continua imperterrito . Sembra che le occasioni per Haftar si moltiplichino per divenire l’uomo forte che riprende in mano le sorti del paese.

L’uomo della provvidenza , come lo invocavano gli italiani , sempre pronti a vivere la speranza degli sprovveduti e degli ignoranti.  Una corrente politica del paese tenta di accreditare questa tesi come la migliore per scongiurare una guerra civile, e/o lo smembramento del paese in tre o più entità separate.    E’ vero che il problema delle divisioni, delle peculiarità territoriali,  delle etnie rappresentate dal potere esercitato dalle diverse tribù che controllano in senso stretto e reale il paese  é irrisolvibile  a mio avviso,  anche in presenza dell’uomo forte al potere.                                                  A questo si aggiunga che il governo non ha i mezzi  per esercitare il controllo territoriale.  Le province del Sud sono alla mercé di bande che commerciano armi usate da  Al Qaeda in Mali, o in Siria . Ciò comincia apreoccupare seriamente ed allertare,  creando problemi per la  prevenzione al terrorismo che sale dal Sahel ed ha come potenziale scenario l’intero Nord-Africa.

Vi é poi l’aspetto economico- finanziario.                                                                       Sì é vero che la Libya conta su fonti energetiche enormi. Che gli introiti provenienti da queste permettono al governo di fornire ad ogni cittadino benefits , salari, sussidi che raggiungono in media un controvalore di circa tremila  euro mensili.   Ma é altresì vero che la produzione di petrolio ha subito nell’ultimo anno notevoli blocchi ed arresti .                                                 Nel 2013 il governo contava su 1.45 milioni di barili/ giorno.   Ha chiuso l’anno con 993 mila barili/giorno 38% in meno!                                                       Pensate il picco produttivo ai tempi del Rais era  stato di 1.6 milioni di barili/giorno.  Oggi se  raggiungono i 500 mila barili sono fortunati.                

La Libya produce meno , ma spende di più!  Dispute tribali, dissidi interni alle tribù,  controversie territoriali , lotte socio-economiche  per il controllo dei pozzi ecc. ecc.    Oggi la Libya é uno dei posti più pericolosi al mondo. Durante il regime del Rais tutti erano uguali!!!!    Tutti cittadini, tutti i libici erano uguali senza distinzioni di background.                                                               Oggi storicamente é dimostrato che il volere della dittatura aveva nascosto il fuoco , ma le ceneri ,appena caduto il regime,  sono riapparse. E le diversità e differenze producono richieste continue di trattamento diverso da parte delle varie aree territoriali considerate!                                                                           Ed il denaro che veniva elargito alle tribù in epoca gheddafiana , oggi non é nelle stesse proporzioni e soprattutto non é mai sufficiente a sopire la domanda.  Così già nell’ottobre del 2013 il Fezzan , il territorio più ricco di giacimenti dell’intera Libia , là dove passano km di pipelines , gasdotti,  aveva dichiarato la sua autonomia . Nel Novembre del 2013 era venuto il momento della Cirenaica di dichiarare a sua volta l’indipendenza .                                      

Ma quest’atteggiamento non conduce a niente di razionale.                                   Si cerca di esportare per conto proprio, senza controllo di Tripoli, quantitativi irrisori di petrolio, ma nella sostanza il caos aumenta.                Nel sud veri “signori della guerra” controllano le infrastrutture e agiscono da negoziatori.  Ibrahim Jathran controlla le strutture di Ras Lanif e Zuwetria , Mabrouk Al Obeidi controlla quelle site in Tobruk  più ad Est.            Il governo centrale non può niente. Qualora intervenisse  sarebbe l’inizio di una guerra civile .  Questo é il Presente della Libia.  

Cosa ci attende ? Quale futuro ci si può aspettare ? Il popolo non crede che un’altro Gheddafi , un’altro Rais,  possa ancora governare il Paese  da Tripoli!   Il vaso di Pandora, delle diversità  , si é aperto e nessuno riuscirà mai più a richiuderlo.   Questa é anche la mia personale visione.                           Certo,  il noto gen.Haftar potrà , se sostenuto poderosamente , cercare di portare stabilità , ma non certo con un putch ……                                         Dovrebbe essere attuato in modo soft, ammirevole, ma dubito che vi si possa riuscire.  Credo che anche lo spostamento dell’Assemblea parlamentare a Benghazi non riuscirà nell’intento di “apaisement” ricercato.  

La mia tesi é quella di un ritorno in veste moderna ed organizzata funzionalmente di una vecchia tradizione berbera ed  anche araba. Assemblee di anziani , di capi delle maggiori tribù che avrebbero il compito di auto-organizzarsi in termini costitutivi, politici , quanto alla  alla gestione del loro territorio.   E che un’Assemblea Generale poi ricomponga con rappresentanti di ogni area/tribù la generalità così composta.                               Un tale Concilio di rappresentanti delle varie culture, tribù, etnie potrebbe essere l’organo di rappresentanza a livello nazionale.                                  Garantendo cioé l’unicità del territorio , ma lasciando a ciascuna area d’influenza tribale , la capacità di auto-determinarsi , di non subire  di fatto imposizioni non congrue con il fatto di appartenere alla stessa nazione.        

A mio avviso ,se invece a livello politico  centrale si crede di poter mantenere un governo  situato a Tripoli  ed un Congresso basato a Benghazi resteremo lontani , molto lontani dal risolvere questo gigantesco puzzle .                                In tal caso avremo ancora mesi  di caos davanti a noi!  Un caos che con il contesto attuale ad est , del DAEGH  e del jihadismo al  Sud , non condurrebbe a niente di buono.                                                                                               Un’ultima considerazione é il ruolo che l’Europa vuole e può giocare in questa parte di mondo , prima che ne sia costretta dalle condizioni di fatto.

Buona vita a tutti.

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