LIBYA: CONTESTO POLITICO ED ELEZIONI LEGISLATIVE


Pochi giorni fa commentavo alcune considerazioni di Amedeo Ricucci sulla copertura delle elezioni libiche e sul ruolo dei media televisivi italiani in merito agli accadimenti recenti. Il senso del mio breve intervento era che i media nazionali , Rai in primis,  non offrono certo analisi ed approfondimenti.     Gli inviati sono dei cronisti che giungono due/tre giorni prima  degli avvenimenti per coprire l’evento.  

  Spesso, troppo spesso,  mancano della cultura necessaria per comprendere e talvolta della capacità di offrire un commento accurato.  Aggiungevo poi che gli osservatori , coloro che seguono con continuità l’evoluzione politica dei paesi oggetto d’ interesse,  arrivano molto prima , si documentano , si relazionano con esperti e cercano di esporre uno scenario , una visione d’insieme.   E’ il caso della Libia .   Ieri si sono svolte le elezioni legislative e ,come d’altronde  tutti coloro che seguono la parabola politica del dopo Gheddafi si attendevano ,  il caos e l’astensione hanno costellato l’avvenimento.

La Libia é ormai in preda ad una instabilità politica totale che si ripercuote sulla vita quotidiana attraverso un clima d’insicurezza che mina la stessa convivenza civile . La volontà governativa di dare un minimo di speranza al popolo attraverso il processo di democratizzazione e che questo  sia avviato, si scontra con una realtà ben diversa.  La Libia non dispone di un vero e proprio esercito capace di mantenere in sicurezza il Paese.  Basti pensare che il Sud del paese é praticamente abbandonato a se stesso.  Dopo l’intervento francese in Mali forze jadìste si sono accampate e proliferano sul territorio senza che vi sia un controllo reale con il rischio che a medio termine possano costituire una seria minaccia .

All’interno del paese la divisione delle tribù é sempre più evidente.                 Lo scontro a livello politico tra interessi della Cirenaica e della Tripolitania resta elevato. La compensazione stessa che il governo  centrale ha tentato di offrire spostando la sede del Parlamento da Tripoli a Benghazi non credo avrà gli effetti sperati.                                                                                                         Nella mia critica di fondo al sistema mediatico, offrivo un’ulteriore elemento di giudizio.                                                                                                                                  Per comprendere meglio l’evoluzione del paese affermavo che forse era più opportuno non stare a Tripoli, ma in Tunisia. Il perché é presto detto , ufficialmente i libici che oggi risiedono in Tunisia sono 750 mila. Quelli che risultano al consolato libico in Tunisi.  In realtà si ritiene che siano oltre il milione.   Si tratta di cittadini appartenenti alla “affluent society libica”. Molti di questi fanno dei brevi viaggi di andata e ritorno  a casa.                           Molti sono legati al vecchio regime di Gheddafi e dalla vittoria dei “thouars” ,così vengono definiti i rivoluzionari, non osano rientrare per paura delle milizie e di rappresaglie .Che sia Tripoli, Misurata, Benghazi ,  in ogni città libica controllano con i loro pick up forniti di mitragliatori  la vita del paese  accrescendo il caos.                                                                                                                Non esiste un corpo di polizia, ed i poteri dei ministeri sono di fatto inesistenti. L’organizzazione , l’amministrazione tipica dei nostri sistemi , qui sono inesistenti, da sempre!                                                                           Probabilmente entro questa sera , al massimo domani si conosceranno i risultati di queste prime elezioni. Ma già é chiaro un dato; l’astensione sarà elevata, molto elevata.

Pensate dei 750 mila libici residenti in Tunisia solo 393 sono coloro che si sono iscritti al voto. Pensate inoltre che la popolazione libica é di circa 4 milioni .  Dunque quel milione che oggi vive in Tunisia e che detiene molti mezzi nell’attuale compagine socio-economica del paese non partecipa minimamente all’attuale fase di transizione.  Molti di questi sono considerati filo Gheddafi.  Anche se così non fosse  il loro pensiero é certamente di rimpianto nei confronti di un recente passato  che comunque offriva un minimo di stabilità ed una sicurezza sociale oggi impensabile.

Per questo vivono in Tunisia dove la sanità offre buon livello di assitenza e dove i figli frequentano scuole private libiche. L’incaricato d’affari dell’ambasciata libica in Tunisia  afferma che tutti questi sono libici “da gettare nel pattume”…..ma Moktar Drira afferma anche che i problemi non si esportano e ritiene che non ci sarà una caccia  al dissidente.                        Anche se i “servizi libici” cercano di tenere sotto controllo i nostalgici che comunque hanno mezzi economici sufficienti per mutare nel breve medio termine la situazione politica al di là dei confini!

Tornando alle elezioni legislative libiche , il cui risultato definitivo sarà dato domani, sussistono molteplici variabili all’evoluzione politica del paese.      La prima resta la capacità di direzione ed organizzazione governativa.         La seconda, la sostanziale volontà d’indipendenza della Cirenaica che vuole sottrarsi al ruolo egemone di Tripoli. La possibilità di trovare un giusto equilibrio federativo , o meno tra le due istanze é piuttosto difficile .                Il terzo territorio di cui si compone la Libia , il Fezzan é sempre stato equidistante ed ha cercato di comporre le controversie. Quanto ancora questa capacità e volontà dimostrata in passato si manifesterà in futuro.       Il desiderio di stabilità , di ritorno alla normalità é forte nel paese.                Ma questo é anche un paese diviso tra comunità tribali pervicacemente ancorate al territorio .

Senza contare i berberi ,che vivono sul confine tuniso-libico , e che sono sempre stati invisi a Gheddafi non avendo mai goduto della ricchezza del paese.  Un ultima considerazione che dovrebbe rendervi la situazione presente quanto più aberrante di quanto già non sia….. Immaginate che ogni giorno la Libia , il governo libico, i gruppi familiari -tribali maggiori che controllano il paese ricevono circa 400 milioni di dollari al giorno grazie alle risorse energetiche! Di che far vivere confortevolmente tutti , cioè i 4 milioni di libici .  Al contrario la divisione in tribù , la divisione in aree territoriali d’influenza, la divisione d’interessi contrapposti conduce il paese ad un caos inimmaginabile e lo pone in uno stato di debolezza politica non indifferente. Per finire gli interessi italiani sono stati tutelati da un ENI che ha sempre saputo restare neutro tra gli interessi collettivi della popolazione e politico- governativi. Anche dopo l’intervento voluto da Sarkozy per poter metter mano sul petrolio a scapito degli italiani,  con ingenti interventi di sicurezza privata (circa 2000 sono gli addetti ai pozzi) si é riusciti a mantenere in piedi e far funzionare l’insieme del sistema estrattivo gas/petrolifero. L’augurio é che si possa addivenire ad un compromesso che conduca la Libya fuori dal caos attuale e riprendere la via tracciata di una transizione che sarà comunque lunga e laboriosa.

Buona vita a tutti

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