Il PD


Proprio ieri parlando di questo PD stellare Luciana Castellina sul Manifesto affermava senza mezzi termini che questo PD più che una balena modello DC anni’50 assomiglia molto di più al Partito Democratico americano.               Con tutto il rispetto par la Castellina tra le due concezioni etico-politiche la distanza é abissale.                                                                                                                   Con ciò non intendo dire che non vi siano alcune similitudini, come ad esempio una componente interclassista , una forza propulsiva verso una più adeguata e democratica redistribuzione  della ricchezza, un riassetto più allargato del potere decisionale fortemente incentrato su un ristretto numero di gruppi economici.                                                                                                Ma per il resto a cominciare dalla laicità , elemento fondante e riunificante , perseguita e garantita da sempre nel Partito democratico, dove l’assoluta preminenza della struttura federale in rapporto a qualsiasi fede religiosa é una costante. Dove anche oggi di fronte a movimenti eterogenei e avulsi dalle realtà urbane,  quali sono i gruppuscoli che si riuniscono attorno alle destre del Tea party, il timone di ogni presidenza seppur con alcuni sbandamenti , vedi W Bush , é sempre stato superiore ed equidistante.                                          

Ecco un primo elemento discordante dall’analisi della Castellina.                       Il PD é sempre più oggi un bandwagon con caratteristiche pluridimensionali, trasversali, interclassiste, intergenerazionali, ma confessionalmente legato a doppio filo.                                                                                                                             Insomma un coacervo d’interessi e speranze  in parte contraddittorie,              il  prodotto di un accadimento storico, quali sono state queste elezioni europee versione nazional-popolare.                                                                                 Il desiderio di conseguire un minimo di stabilità, di non cadere nel baratro del “cupio dissolvi” paventato da un Grillo inconcludente , piacione, finto borgataro, ha determinato un voto di paura,  assai comprensibile, da parte di buona parte d’italiani.  

Ricordo che non si tratta del 40% come si vuole comunicare e sintetizzare,  no solo di un 22% degli italiani. Già perché, ci tengo a ricordare che il 47% degli italiani ha deciso di non recarsi alle urne.                                                         Per non parlare dell’astensione a livello europeo 58% che  ha determinato in Francia la vittoria di una formazione fascista con il 23,4%  a fronte di un’astesnsione nazionale del 59%  .                                                                                        Ma torniamo al PD.   Il 40% a me sembra più un fattore congiunturale, importante certo , ma pur sempre occasionale.   Renzi sembra dimenticare  che dietro a questo risultato non c’é una macchina organizzativa, una struttura territoriale,  una macchina elettorale.  Il fenomeno della fine dei partiti organici e strutturati è vero, é compiuto.                                                         Ma quando parlo di struttura mi riferisco alle cinghie di trasmissione del consenso popolare , della presenza territoriale.                                                                

Ciò che intendo é che al pari dei buffoni Grillo&C che hanno investito tutto sul miraggio internettiano per poi alla fine accorgersi che questo mezzo in Italia coinvolge al massimo 11 milioni di persone e che meno del 50% delle famiglie in Italia accede al mezzo.  Finendo per prostituirsi alla TV di Stato. Ecco, il PD di Renzi non ha a mio avviso il seguito, il follow up, i mezzi territoriali per poter interpretare il cambiamento .  Una certa comparazione si potrebbe fare con la Confindustria che perso il “deus ex machina” da sempre  rappresentato  dalla multinazionale a conduzione familiare,   gruppo Fiat , oggi non é né carne , né pesce.   Certo Squinzi non é un grande comunicatore, ma l’organizzazione dei cosiddetti industriali italiani ormai è solo la copia di sé. La sua rappresentatività é al minimo storico, i suoi membri in stato confusionale. Il loro giornale il Sole 24ore riflette bene questo stato di cose. Non si vuole prendere atto del cambiamento economico e politico , non si cerca di mettere in piedi una strategia degna di questo nome , ma soprattutto non si vuole comprendere che senza investimenti seri da parte loro,  il rilancio economico del paese non potrà avvenire poiché le risorse dello Stato non sono sufficienti e comunque non sono più disponibili a mantenere interi settori obsoleti! L’allocazione delle risorse in questo paese deve cambiare profondamente se si vuole uscire dalla crisi e riprendere un ruolo in Europa.

Interpretare il cambiamento.    Questo é  il tema.                                                Credo che l’unanimismo, la vittoria “tout azimut” , avranno vita breve.         Ritengo che dopo il semestre europeo che ci auguriamo possa essere positivo, il PD dovrà far fronte alle sue contraddizioni interne. Che le operazioni trasformistiche alle quali oggi assistiamo, dei Dalema dei Fassina e molti altri si scontreranno con la realtà. I programmi , i progetti, l’ideologia  non sono affatto un prodotto ad uso e consumo del tale  evento , o appuntamento politico , o di tempificazioni collegate . Così come non sono convinto che l’anima della sinistra del partito possa così facilmente convivere in un “Moloch doppio forno, dove ogni dissenso é asfaltato.  

Al di là della ricerca di dialogo da parte della sinistra non di governo , al di là delle buone intenzioni,  la storia di questo partito mi dice che una scissione é in vista qualora il governo Renzi giunga alla fine della legislatura.  L’alternativa é che uno scontro sulle riforme istituzionali, articolo V della Costituzione, legge elettorale, divengano ragioni per tornare alle urne nella convinzione di poter ottenere a livello nazionale  un risultato simile a quello delle recenti europee.  Qualora  ciò avvenisse gran parte del flusso di voti ottenuto dal PD riprenderebbe a scorrere verso gli alvei di appartenenza, senza contare il voto dell’astensione.

Il cammino del PD , versione renziana, é molto più stretto di quanto non si creda.  Stretto tra il personalismo e le personalizzazioni del capo , la mancanza di esperienza dei quarantenni e l’ampia area delle riforme che sono sul piatto. E qui torniamo all’attuale composizione di quel 40%.             Se ieri Renzi si fosse recato all’appuntamento confindustriale  avrebbe ricevuto un’ovazione. La vittoria a livello regionale é stata ampia.                   Ma gli interessi in gioco pesano. E le lobbies se non sono arginate stoppano! Ed il riformismo che sembra affermarsi é molto distante da ciò che giovani ed anziani in questo paese si attendono. Le due classi d’età e di censo che più hanno pagato e pagano il peso della crisi.

Sul Lavoro in particolare le contraddizioni  assumono toni tesi.                 Vedete si vuole spesso affermare che il periodo delle ideologie é passato.        A me sembra vero il contrario. Si vuole credere e far credere che la comunicazione possa far superare, edulcorandola,  la realtà.                                    Ma é la realtà stessa delle cose che  é la fonte dell’ideologia, non le teorizzazioni .                                                                                                                                    E prima , o poi la comunicazione ed i comunicatori devono cedere il passo  e ragione alla realtà.  Occorre tornare alla politica, quella seria, quella che é partecipe della transizione e cambiamento ed é nel contempo partecipata dai cittadini.  La partecipazione  é democrazia  e solo quest’ultima produce legittimità .  

Buona vita a tutti 

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Una risposta a Il PD

  1. redpoz ha detto:

    A dire il vero, Renzi ha insistito sulla necessità di rafforzare il partito, subito dopo i risultati elettorali.
    Insomma, almeno a parole la coscienza c’è. Ed è ben supportato in questo da Barca.

    Credo anche io che un ripensamento (più che una “resa dei conti”) all’interno del PD debba avvenire: è evidente che operazioni come quelle di Fassina sono poco credibili e deleterie.
    Ma non credo assisteremo ad uno scioglimento: certo, la strada è stretta. Ma mi pare diffusa la coscienza che sia anche l’unica.

    Piuttosto, potremmo assistere ad un mutamento nella natura del PD, finalmente partito “aperto” e contendibile e -in questo senso, sì- simile ai Democrats americani.

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