L’ECONOMIA : ILLUSIONI , SPERANZE E GLI UTILI IDIOTI


Basta un piccolo venticello, una brezza per fare ricadere “il sentiment” sulle prospettive dell’economia italiana a livelli di Novembre 2013.                       Tutti i maggiori centri di previsione  e le immancabili  tre sorelle del rating ci vedevano in stabilità ,  con qualche speranza di agganciare quella ripresa che nel nord Europa é già realtà.    A parte le discrasie, le incongruenze , tra settori, sub settori, tra industria, agricoltura e servizi ,  a mio modesto avviso ciò che non vogliamo comprendere é che la crisi del Paese é crisi di sistema!

Non vogliamo comprendere  ad es. che l’industria delle costruzioni in Italia é definitivamente tramontata per quanto attiene il settore residenziale.           Ci vuole tano poco  per capire … La demografia  , la cementificazione  , i valori di riferimento sono tutti indicatori di una fine annunciata.                          Siamo insieme alla Germania il paese più vecchio d’Europa , quasi 1/3  degli italiani superano i 55 anni.  L’82% delle famiglie italiane possiede la prima casa, circa il 42% possiede la seconda, circa il 21% la terza. Siamo insieme alla Spagna il Paese più cementificato del continente.

Pensate,  la Germania, paese più ricco , ben 48% delle famiglie vive in affitto. La malattia del mattone  é atavica, tipica di paesi conservatori, tradizionalisti, arretrati. La riduzione del livello salariale , la riduzione drastica della propensione marginale al risparmio, l’incidenza della disoccupazione giovanile  ha messo  fine a questa corsa  al mattone  che personalmente definirei demenziale.                                                                               La mobilità del lavoro richiesta dal mercato oggi,  il fatto che una media carriera richieda almeno 3 , se non 4 cambi di posizioni di lavoro, rendono l’acquisto della casa quanto mai difficile , in particolar modo per  i giovani. Senza contare che il livello di vita subisce  una contrazione nell’accollarsi un debito , anche quando l’aiuto tipico della famiglia italiana interviene .  

Senza contare l’enorme patrimonio immobilare che  le banche oggi definiscono “sofferenze” . Riserve che prima , o poi dovranno subire il declassamento di valore subito dal mercato , con eventuale effetto palla di neve che si chiama perdite!

Ma se come ciò non bastasse,  l’assenza di politica industriale da oltre 20 anni ci ha massacrato.  Certo la politica ha mancato di previsione, di pianificazione , di strategia.     Ma che dire di questa classe d’imprenditori…..  Sono spesso caustico nei confronti degli pseudo leaders politici  che, di buffone in buffone riusciamo a scovare,   senza mai comprendere che occorre selezionare persone ben più preparate e serie.                                                              Il piccolo é bello ci ha condotto alla deriva.                                                           Circa 5000 aziende sono oltre i 100 dipendenti, circa 3000 oltre 250 .                    Il 92% delle imprese italiane sono sotto i 15 dipendenti.                             Strozzate da incapacità d’investimento  , assenza di ricerca, dipendenza da pochi fornitori e numero limitato di clienti/mercato.                                          

 Una politica economica  territoriale  che, invece d’incentivare gli artigiani ad accorparsi , a fare impresa comune, a mettere tutte le risorse in comune e quindi a superare i costi di commercializzazione a valle , del marketing  (oggi superano il 50%) sono stati  illusi con cooperative inutili. Individualisti fino alla morte!

Per non parlare delle aziende manifatturiere che fino a 15 anni fa riuscivano a superare la produttività delle consorelle settoriali tedesche  e che oggi quegli imprenditori ruspanti hanno venduto, ceduto , o producono a façon per loro , avendo perduto marchio , origine  e profitti.                                               Prendiamo poi il settore dei servizi. Quello attraverso il quale il paese dovrebbe divenire una miniera d’oro, il turismo ? Ridicolo.                                                        

Non abbiamo una seria politica di branding del paese  Italia.                             Abbiamo  una galassia di alberghi a conduzione familiare che non riesce a sopravvivere , ma non riesce neanche a investire,  ad essere competitiva, in una parola all’altezza.                                                                                                               Siamo il paese al mondo con il maggiore numero di siti UNESCO  (Patrimonio dell’Umanità) ma non riusciamo a sfruttare minimamente questa ricchezza. Per un paese che 20 anni fa era il secondo più visitato al mondo, secondo   l’O. M.T.,  Organizzazione del Turismo , oggi siamo al sesto posto!                 Perché? Ma perché il sistema trasporti é indietro di 20 anni.                               Metà dell’Italia é irraggiungibile via terra, auto-treno , se non con almeno 12 ore di viaggio.    Alta velocità?   Milano /Napoli e poi? Il nulla!                      

Trasporto internazionale ?  I grandi imprenditori , i salvatori della patria,  le famiglie che detengono, grazie al berlusconismo,  le concessioni autostradali, aeroportuali, la stessa Alitalia,  hanno mantenuto il paese agli anni ’80 ed adesso pure Alitalia sarà di fatto ceduta agli arabi, o fallirà miseramente grazie a questi cialtroni le cui concessioni andrebbero revocate ieri….!

Gruppi che nel giro di 15 anni hanno accumulato miliardi e che oggi sono i più grandi latifondisti sud americani, in Argentina e Cile.                                    Ha perfettamente ragione Innocenzo Cipolletta, ex dir. gen. della Confindustria.   Altri tempi quelli,  quando la Confindustria poteva contare su strutture e associati di diverso peso e profilo.                                                      

Quella di Squinzi é solo una brutta copia.                                                               Distrutta da un fuggi fuggi generale di pseudo imprenditori  che erano e sono solo dei public relations .   Dei burattini nelle mani di Gruppi bancari che tenevano in piedi le loro disastrate aziende .                                                           Aziende dove gli investimenti erano assenti da oltre un decennio e dove si credeva di poter continuare a vivere di rendita con branding e prodotti obsoleti.

Certo ci sono delle eccezioni . Brembo un guppo che negli ultimi 10 anni ha investito continuativamente il 10% dei profitti , oggi leader mondiale .     Della Valle  che é riuscito ad andare controcorrente. Unico esempio nel settore del lusso che é andato all’estero ed ha messo insieme  6/7  marchi stranieri che oggi gestisce con una politica di branding a livello internazionale, quando ormai solo tre sono i marchi in possesso di gruppi   italiani.

Ci siamo venduti tutto , Valentino , Versace ,  Loro Piana  ecc .                           Oggi ci rimangono Armani , Prada ed altri due . Il resto venduto a francesi, arabi ed altri.  Così nel manifatturiero, dove piccole  e medie aziende di punta e di nicchia sulle quali si poteva costruire delle piattaforme economiche ad alto valore aggiunto,  sono state vendute ai nostri principali concorrenti  , i tedeschi!   Siamo ancora il secondo paese manifatturiero in Europa, ma certo se continua così , ancora per poco!                                       Citavo Cipolletta perché a mio avviso coglie il punto che questi capponi d’imprenditori, che sbraitano , ma non fanno niente e soprattutto non investono, non vogliono affrontare. Non osano.                                                 Nessuno vuole ammettere che in assenza d’investimenti idonei la qualità , la innovazione delle nostre produzioni,  il made in Italy in una parola,  oggi ha perso il valore aggiunto che lo contraddistingueva.   Produciamo di più, ma generiamo meno profitto  !

Perché? Semplice la dicotomia stà tra il valore aggiunto  che si riesce a ricavare e la produzione fisica.  La statistica non può cogliere un tale cambiamento epocale  .  Noi siamo portati a credere che siano ancora i prodotti a distinguere l’italianità .   NO ! Solo degli stupidi possono ancora pensarlo. Gucci, Bottega Veneta, appartengono  a stranieri , ma sono venduti come accessori “nec plus ultra” della moda italiana!                                               La moda italiana? Oggi per 2/3 appartiene a gruppi stranieri che continuano ad acquisire i nostri marchi di punta nel lusso .                                                           Il prossimo marchio venduto a fondi stranieri sarà Roberto Cavalli e marchi annessi , annuncio ufficiale Giugno ! 

Ma giusto per farvi comprendere,  anche a livello di grande consumo, prendete l’olio d’oliva.  Siamo il più grande importatore e nel contempo il più grande esportatore di olio d’oliva al mondo!  Quindi l’origine dell’olio lavorato non é  certo solo italiana, ma….                                                                             Ebbene i tre maggiori marchi sul mercato da Bertolli a….  appartengono a fondi inglesi.   Ci facciamo rubare i marchi e rimaniamo a piedi.                        

Ecco,  quando me la prendo con i miei connazionali, con gli imbecilli dei leaders politici che acclamano , a cominciare da un cretino globale e integrale  come Grillo , ma gli altri 5 non sono certo da meno , voi capirete che qualche ragione politico- economica credo di averla. Tutti noi  finiamo per essere coinvolti e tracimati da questa stupidità che i media alimentano senza ritegno.                                                                                                                               Mi auguro  questa fornace d’imbecillità che ci sta sommergendo possa arrestarsi  presto , almeno prima  che la decadenza raggiunga il punto di non ritorno.

Buona vita a tutti

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5 risposte a L’ECONOMIA : ILLUSIONI , SPERANZE E GLI UTILI IDIOTI

  1. Pingback: una regione smarrita | redpoz

  2. redpoz ha detto:

    L’ha ribloggato su redpoze ha commentato:
    Leggetevi quest’ottima analisi sulle ragioni economiche della crisi italiana.

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  3. redpoz ha detto:

    Come sempre un’ottima analisi.

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  4. Giomax ha detto:

    L’ha ribloggato su Media Gears.

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  5. Chiara Bavila ha detto:

    = Analisi profonda e completa, ammiro chi l’ha scritta, bravo!! E’ triste dover constatare che l’Italia ha esaurito le proprie migliori risorse. Il mio pensiero è che, se non occupassimo con il cemento il terreno rimastoci, anche chi ha conseguito una laurea potrebbe riversarsi su attività già abbandonate a favore delle Grandi Aziende anche Multinazionali. Però ho letto che anche se produciamo delle eccellenze, queste stesse le esportiamo ed importiamo produzione straniera. Non c’è onestà di consumo per la propria Nazione. Chi ha guastato tutto è stato chi capì, a suo tempo, ormai, che era possibile fare grandi imbrogli per guadagnare di più, per potersi dare alla belle vita. Naturalmente questo stile ha fatto scuola e molti, infischiandosene del “prossimo tuo” come dice il Vangelo e non solo – Marx -, hanno confabulato pesantemente per se stessi (cito: persino Formigoni,, e non parliamo di alcuni preti, il quale avrebbe fatto voto di “povertà e castità. Ma scherziamo ? Ha perfino un’amante ufficiale e tutto il resto lo sappiamo). Stanno affluendo nella nostra Nazione grandi poveri di terre lontane :: cosa pensano di trovare ?? Fra non molto, i nostri giovani cercheranno altre Patrie, e lo scambio è bell’e fatto. I beni artistici italiani, i quali rappresentano immagini sacre, saranno rispettati ? Forse sono andata oltre, ma non certo per me ma per i giovani, sono molto scoraggiata !!!!!! .

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