MARKETING STRATEGICO E VATICANO


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English: Scala a Chiocciola Vatican Museums Vaticano, Castielli CC0 (Photo credit: Wikipedia)

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English: Via della Conciliazione Vatican St Pieter Basilica Vaticano Roma Rome Lazio Italia Italy Castielli CC0 (Photo credit: Wikipedia)

Nel precedente  post  ho fatto riferimento al Piano di marketing strategico del Vaticano ed  un’amico lettore che stimo per la sua onestà intellettuale e libertà di pensiero in quanto credente ha negato questa mia interpretazione.

In realtà però le mie considerazioni erano  piuttosto fondate quanto a progetto di comunicazione. Niente di veramente nuovo sotto il cielo, poiché ad essere sinceri si deve risonoscere a Cesare quel che é di Cesare.                                                         Il marketing della fede  é certamente il più antico al mondo ed ebrei e cristiani se lo dividono e contendono da secoli.   Ho già avuto modo di esprimermi  al riguardo dei gesuiti,  un’ordine fondato su una forte preparazione intellettuale  ed altrettanta caparbietà nel raggiungere gli obiettivi fissati. Di gran lunga il meglio nei secoli della cultura cattolica , anche se con varie cadute quanto a metodi  di catechizzazione e di espansionismo . Negli ultimi papati caduti in disgrazia, sia come élite, sia come ordine , poiché non troppo inclini a piagarsi alle “necesssità mondane” della Curia vaticana.

A fronte di movimenti più recenti e più accondiscenti , ma soprattutto più attratti dall’esercizio del potere e di conseguenza dal denaro . Prelature apostoliche come la Compagnia delle Opere  e la sua costola di boy scouts attempati  che praticano con fierezza non cristiana un’apostolato sui generis come C.L. i cui segni nel nord Italia sono più che evidenti quanto ad accumulazione di beni e di errori.   A molti era evidente  la parabola discendente  che, anche in Italia , ultimo bastione in Europa di un cattolicesimo barocco , la chiesa stava vivendo …..   E non solo per le attività, prese di posizione, formulazioni  e teorizzazioni socio-politiche di molti membri curiali, ma anche per vicissitudini e scandali finanziari accaduti in questi ultimi 30 anni.

Bene,  é arrivato Francesco.   Da buon gesuita abituato ad una coerenza di principio tra pensiero ed azione,  ha compreso  quanto la credibilità di questa chiesa in Italia , ma anche nel mondo fosse a rischio per evidenti  e meno evidenti incongruenze tra dottrina e  pratica. Quanto l’ecclesia fosse ormai ridotta allo stato di spettatrice passiva e non quale base  e motore primario della vita della chiesa e della comunità nella quale vive ed esercita la sua funzione.  Questa separatezza,  che definerei dicotomia,  è oggi largamente vissuta  e visibile.  

Ed allora l’intelligente gesuita é tornato agli albori: la Comunicazione con la C maiuscola.  Sì,  non la teoria  delle comunicazioni alla Cuperlo,…… ma , la manifestazione più elementare del relazionarsi  intimamente con i propri discepoli.  Quindi si riparte dal basso delle relazioni interpersonali, si comunica con semplici gesti, con semplici concetti e si riduce al minimo la verbalizzazione degli stessi. Una verbalizzazione  concettualistica  da  PNL .   In tal modo si rafforza il messaggio, s’introduce l’effetto sinergico dell’esempio , di tutto ciò di cui la chiesa degli albori, o quella definita dai suoi detrattori,  della Liberazione , molto praticata in Sud America,  amano  ed usano come riferimento.   Ma come comprenderete riuscire a modificare lo “status quo” curiale non é certo uno scherzo e la maggior parte dei papi ha ceduto dopo i primi anni , se mai ci ha provato.

Francesco  sembra tentare seriamente. Ha dalla sua una situazione interna penosa che negli ultimi anni é divenuta cancerosa. Nel giro di un anno é riuscito a sbarazzarsi di personaggi improponibili , Bertone e più recentemente , Bagnasco. E dei loro nemici .Un sano ripulisti dalle beghe della lotta di potere.  L’ultimo baluardo che gli resta per completare l’opera é Domenico Calcagno.   Colui che detiene il forziere vero del Vaticano che non é certo lo I.O.R, ,ma l’A.P.S.A. Amministrazione del Patrimonio della S.Sede nel mondo! ………  Non credo passerà molto tempo.                                                     Dopo aver affidato il controllo finanziario interno  a personalità civili e non ad ecclesiastici, aver ricondotto lo status del Vaticano ad una più seria valutazione del Moneyval .Cioé da stato canaglia , a partecipe della comunità finanziaria europea ,quanto a trasparenza e disciplina , ha attraverso un ‘asta  scelto  la KPGM per la  certificazione dei propri bilanci .  

Ebbene  ora un’altra società americana  la McKinsey  si occuperà della consulenza circa la nuova struttura , un’iperstruttura,  perché ingloba la direzione integrata di giornali, siti web e  agenzie di stampa collegate .     Ecco le nuove divisioni del Papa.  Certo non le occorrono carri armati , ma fedeli vocianti che ritrovino il “verbo” , la speranza……..Il dado é tratto.           Come annunciato ;  “I mass media dell S. Sede devono essere più funzionali, efficaci e soprattutto moderni” (sic) .                                                                           Sembra rispondere al desiderio delle masse odierne, in cerca di leaderismo……”l’obiettivo,  si afferma,  é dare una linea editoriale  chiara ed univoca”.     Basta cioé con le diatribe interne, basta con le correnti , i conflitti tra le diverse congregazioni.   Si torni ad una sana , forte e rispettata teocrazia e non se ne parli più…….

Forse …..In un momento di confusione, di caos , di secolarizzazione rampante , non c’é di meglio che ritornare alle origini . Un pò come riscoprire il gusto della Coca cola classica, o della caffettiera Bialetti , quella con i baffi. Ed allora ecco pronti ai nastri di partenza i nuovi giovani .                       Spataro,  direttore della Civiltà Cattolica, rivista dei gesuiti, colta e spesso tranchant, di lui si parla come il prossimo portavoce del papa.     Quest’ultimo dovrà vedersela in termini di comunicazione primaria con il “ghostwriter” del papa.                                                                                                             Sì anche Francesco ha il suo intellettuale che scrive i suoi discorsi , o buona parte di essi ; Paolo Luca Braida da Lodi.  Un giovane ,considerato il quadro delle carriere all’interno della S. Sede  , 54 anni, che ha un’ esperienza notevole acquisita presso la  Cancelleria  di Stato.  

Bene,  si direbbe che il piano di rinnovamento sia stato ben congegnato.      Per la scelta dei colossi consulenziali americani vedremo. ………..                         Certo più pragmatici e meno baciapile dei loro corrispettivi europei, ma forse poco a conoscenza dei “potholes” presenti nel più piccolo Stato del mondo che sono forse tra i più profondi della terra.                                                 Da esterno, quale sono,  faccio i miei migliori auguri a Francesco perché in questo mondo di mezze calzette, impostori, cialtroni, approfittatori  populisti,  avere degli interlocutori di peso, capaci di andare alla sostanza delle cose, é un bene per tutti.   Last, but not least, gli auguro di campare  tanto da riuscire a scalfire le incrostazioni e la melma che si é accumulata nei decenni.

Buona vita 

 

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3 risposte a MARKETING STRATEGICO E VATICANO

  1. exult49 ha detto:

    Grazie dei commenti.
    Sui consulenti americani non c’é che dire …sempre pronti ad aggiustare, spesso commettendo errori grossolani……
    Quanto a Cesare Borgia nello scrivere mi chiedevo quanto fosse comprensibile il riferimento al lettore …..A seconda del tema trattato il linguaggio cambia e poiché alla mia età l’intolleranza nei confronti dell’idiozia generale ed individuale é elevata, stavolta ho volutamente scelto toni pacati, ma con bersagli grossi e precisi.
    E bravo Redpoz!

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  2. redpoz ha detto:

    Il link su Cesare (Borgia) è un piccolo tocco di classe.

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  3. cannedcat ha detto:

    molto d’accordo, infatti ne parliamo qui: http://digitalvizir.it/3-lezioni-di-papa-francesco-sulla-comunicazione-2-0/
    Meno sull’affidarsi alle società di revisione e a quelle di consulenza strategica.
    I casi Enron e Parmalat dimostrano che non sono affidabili e i consulenti esaminano le organizzazioni come se fossero meccanismi da oliare e semplificare, senza tenere conto di fattori culturali, antropologici, sociali e storici che hanno la loro importanza per far funzionare il sistema.

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