EGITTO, LA FINE DEL POPULISMO RELIGIOSO ISLAMICO


Mohamed Morsi - Caricature

Mohamed Morsi – Caricature (Photo credit: DonkeyHotey)

Standard of the President of Egypt

Standard of the President of Egypt (Photo credit: Wikipedia)

 

 

 

 

 

 

Il Gen. Abdel Fattah al-Sisi , capo di stato maggiore dell’esercito egiziano si é finalmente espresso e lanciato un ultimatum al Pres. Mohamed Morsi. L’ultimatum, i cui prodromi erano già evidenti e noti, é stato deciso dopo mesi di continuo stallo che di fatto ha provocato la peggiore crisi economica del paese dal blocco del canale di Suez. Risulta eclatante l’incapacità mostrata dei Fratelli Musulmani  nel riuscire a governare il paese. 

Dalla destituzione di Mubarak la protesta , la divisione del paese, la crisi economica dovuta all’arresto del flusso turistico e dall’arresto dell’attività manifatturiera , non si é mai affievolita.  Il partito islamico dei Fratelli Musulmani , all’inizio ha goduto del pieno appoggio popolare.                 Galvanizzato dalla fine della dittatura di Mubarak, divenuta nel tempo personale, e dell’assenso incondizionato e  supporto  delle alte cariche dell’esercito , che da sempre e’ il tutore dello stato, dall’epoca Nasser , passando per Sadat , fino a Mubarak .

 Lentamente, ma inesorabilmente il consenso , il supporto nei confronti dei Fratelli Musulmani si é dissolto quando, invece di arrestare la crisi galoppante e promuovere una politica economica in grado di assorbire l’enorme disoccupazione giovanile del paese, invece di rispondere alle esigenze delle classi più povere, il potere  ha scelto di spingersi su temi meno sentiti dalla popolazione ; islamismo, revisone costituzionale, lotte intestine di potere all’interno del partito , incapacità e/o non volontà di ricercare un dialogo con l’opposizione .  A questi aspetti di politica interna, va inoltre aggiunta l’incapacità di sfruttare l’enorme credito ricevuto da parte del maggiore e più importante alleato , gli USA.

Obama si é speso ripetutamente e con convinzione nei loro confronti, offrendo il  suo personale supporto, appoggiando senza mezzi termini  la transizione dell’Egitto verso una soluzione democratica.                                               I contatti decennali tra le gerarchie militari dei due paesi sono stati implementati , la casta militare ha dato il suo “placet” al cambiamento in atto.  Gli USA hanno offerto all’Egitto un’aiuto supplementare in termini finanziari, oltre ai circa due miliardi di dollari annui, in quanto il paese da sempre ha rappresentato la portaerei sul canale e ,più in generale,  una piattaforma geo-politica e strategica di primaria importanaza nel e sul M. O.                    L’Europa stessa, attraverso la Commissione , ha offerto all’Egitto l’estensione di credito e l’appoggio politico .

Ma niente , i Fratelli Musulmani hanno davvero creduto che questo fosse loro dovuto.  Che potessero, in un paese di 90 milioni di abitanti, governare le enormi disparità sociali ed economiche ricorrendo al verbo della religione. Utilizzando la fede , come un sorta di lasciapassare per la loro inadeguatezza a governare le numerose istanze di libertà che nascevano dal basso.       Hanno cioé creduto che il consenso ricevuto fosse dovuto alla radicalizzazione dello strumento religioso. No, quel consenso era loro dovuto in quanto avevano liberato l’Egitto dalla dittatura  ed alla speranza di poter finalmente raggiungere una migliore qualità di vita .

Nel frattempo le diatribe interne si sono accresciute.  La protesta popolare non si é mai ridotta ! Dopo l’elezione di Morsi alla Presidenza si é creduto che l’inizio del cambiamento potesse avvenire in maniera composta, senza ulteriori colpi di coda. In tal senso veniva accolta la sentenza della Corte Costituzionale  in favore di Morsi.  Ma niente,  la riforma costituzionale ha rappresentato un nuovo forte scontro con le opposizioni guidate , forse in maniera non convinta e con troppo distacco intellettuale, da El Baradei.                                                                               A niente sono serviti gli altolà ripetuti,  venuti dallo stesso Obama circa la promulgazione di leggi liberticide.

L’esercito, da sempre custode del potere reale in Egitto,  ha cominciato a nutrire seri dubbi sulla capacità del governo , ma soprattutto del leader Morsi,  di poter condurre a termine  la transizione.                                               Ecco che nell’allocuzione a reti televisive unificate il capo di stato maggior ha fatto riferimento alle circostanze storiche che  hanno oggi determinato l’ultimatum.   Cioé “trovare una soluzione” , adempiere in modo inequivocabile alle istanze popolari, quelle da due anni sbandierate , ma mai realmente promosse..   Morsi ha avuto tre colloqui  con Obama.                            Il primo, da lui posto in atto ,nel tentativo d’influenzare il giudizio del presidente americano in suo favore . Il secondo da parte di Obama che ha chiesto ufficiosamente a Morsi di prendere atto dell’ultimatum nel senso di facilitare il dialogo con l’opposizione e far avanzare il cammino della democratizzazione del paese. Il terzo é avvenuto questa mattina , quando Morsi ha cercato di salvarsi proponendo le dimissioni del governo e del primo ministro. Ma già sei ministri del governo avevano dato le dimissioni ieri.  La situazione é di fatto oggi in stallo.

L’esercito é sempre più convinto che occorra una politica di mutamento che trovi soluzioni immediate . Che s’imponga alle parti , opposizione e Fratelli musulmani ,  una tregua , una sorta di governo di unità nazionale che metta fine al disastro economico nel quale il paese stà lentamente scivolando.           A mio avviso Morsi ha le ore contate.   I Fratelli musulmani tenteranno questa sera e domani un colpo di forza per mostrare alle opposizioni la loro forza rimanente. In questo stato di cose é  inoltre evidente il contrasto all’interno delle due realtà sociali,  tra città e campagna.                                            Tra folle urbane e contadine. Ma il vero elemento politico che determinerà l’esito della situazione é il sostegno che l’esterno offrirà all’esercito.                        

In altre parole , le casse dello Stato sono vuote perché il Pil dalla destituzione  di Mubarak per questi due anni ha subito una forte contrazione.   Chiunque vada al potere deve poter contare sull’aiuto esterno. I Fratelli Msulmani non solo non hanno mantenuto le promesse con il popolo egiziano , ma neanche con gli alleati.  E’ quindi molto improbabile che possano ancora determinare il futuro del paese , se non accettando il compromesso e la collaborazione delle forze politiche laiche e liberali.               In questo senso la figura di Morsi assume il ruolo di  il “capro espiatorio”.    Un biennio di scontri aspri e sanguinosi  hanno prodotto solo miseria e sconforto.                                                                                                                                      Ciò che avviene in Egitto ,credo rappresenti  un “turning point” per le cosiddette primavere che sono divenute in poco tempo degli autunni , se non inverni della democrazia tanto ricercata ed agognata. 

In Tunisia En-nhada, il partito islamico che alla destituzione di Ben Alì vinse le elezioni per l’Assemblea Costituente, si trova “mutatis mutandis” nelle stesse condizioni dei Fratelli musulmani egiziani.                                                        Non ha prodotto altro che divisioni ed inutili diatribe , senza risolvere alcuna delle promesse fatte al popolo , né ai suoi sostenitori.                      L’Assemblea Costituente dopo due anni non ha prodotto uno straccio di Costituzione, la disoccupazione giovanile supera il 50%, la condizione economica del paese é allo stremo, il turismo, seconda fonte finanziaria del paese é crollato.                                                                                                                                Il destino del sud del mediterraneo, che é anche il nostro , é legato alle condizioni di vita di quei paesi. La vittoria delle formazioni politiche religiose é stata, quantomeno parzialmente,  dovuta alla caduta dei regimi dittatoriali che li avevano, in diversa misura,  congelati per oltre un ventennio.

I governi islamici non hanno saputo cogliere il momento, il sostegno elettorale che li ha portati alla guida del paese.  Non hanno compreso a fondo il desiderio di profondo cambiamento che esiste a tutti i livelli della società.  Non hanno fatto ricorso alle borghesie nazionali che in quei paesi detengono di fatto parte del potere. L’economia, l’industria, la burocrazia.                         Hanno creduto di poter fare da soli.                                                                                  In Tunisia un esiliato in GB per 25 anni ,Ghannouchi, che non ricopre alcuna carica ufficiale, é il “deus ex machina” della rivoluzione islamica.                                        Un emigrato di scarsa cultura, di scarso appeal personale, che del paese ha un’idea ferma agli anni ’70 , che non può contare su un gruppo dirigente degno di questo nome , crede di mantenere il potere.                                                     La differenza sostanziale in questo caso é che l’esercito tunisino non ha una tradizione di “tutore” e più difficilmente scenderà sul terreno dello scontro politico. Il lento inesorabile distacco tra populismo islamico e società civile é in atto , anche se in fase iniziale , nei paesi nord-africani.                                     Il populismo non paga a qualsiasi latitudine , e lo sfruttamento intensivo del fattore religioso provoca alla fine il  rigetto.

Buona vita a tutti

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Una risposta a EGITTO, LA FINE DEL POPULISMO RELIGIOSO ISLAMICO

  1. redpoz ha detto:

    concordo soprattutto sul fatto che l’Egitto sarà il turning point di questi movimenti.

    ricordo che l’anno scorso un amico tedesco che ha vissuto al Cairo mi illustrava con grande interesse la peculiarità della situazione egiziana: Morsi non è un leader carismatico ed anzi -forse per la prima volta in questo genere di rivolte- rischiava di esser schiacciato nell’ingranaggio del partito che lo ha messo al potere.
    questa sua debolezza si vede perfettamente oggi, incapace com’è di uno scatto di reni per provare a cambiare le cose, schiacciato nell’esasperazione dello scontro voluta dai fratelli mussulmani.

    certo per l’opposizione laica è un’occasione unica.
    ma resta da evitare la tentazione di affidarsi nuovamente all’esercito come “nume tutelare” per provare a tagliare fuori dai giochi Morsi e correre a nuove elezioni.
    un simile intervento significherebbe affossare la democrazia sul nascere.

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