LIBIA , SCENARI PROBABILI


Map of the three . After independence in 1951,...

Map of the three . After independence in 1951, until 1963, Libya was divided into three governorates (‘): , , and . Español: Mapa de las tres governorates de Libia: Tripolitania, Fezzan, y Cirenaica. Français : Carte de les trois governorates de Libya. (Photo credit: Wikipedia)

Italiano: Apollonia (Libia) - Central church

Italiano: Apollonia (Libia) – Central church (Photo credit: Wikipedia)

Ho recentemente trattato di certe richieste americane circa una funzione di gendarme che al nostro paese verrebe affidata per riportare la situazione sociale in Libia “alla normalità”.  

Ammesso che nel caso della Libia si possa parlare di “normalità”, poiché a ben vedere dopo l’uccisione di Gheddafi il 20 Ottobre 2011 , niente appare più normale.   Il caos di cui ho parlato nel mio post precedente, sembra addirittura accrescersi  in quanto l’incapacità del governo é manifesta, sia nel cercare di arginare il fenomeno della detenzione di armi di ogni specie da parte delle varie milizie coinvolte , sia nel cercare di limitare il controllo del territorio da parte delle vere e proprie bande armate.  

Non esiste alcuna possibilità di raggiungere la benché minima stabilità politica se non si disarmano le milizie e si garantisce alla popolazione un minimo di sicurezza. Ancora fino a pochi mesi fà la situazione era difficile, ma vivibile. Oggi uscire , in pieno centro a Tripoli , richiede una certa dose di  coraggio.  E quando un governo non é in grado di garantire ai propri cittadini una qualità di vita e di sicurezza decente , allora non si definisce più come tale.      Questa é la reale situazione di questo grande paese , ricco in tutti  sensi di risorse energetiche e finanziarie.                                                             Pensate che lo Stato percepisce qualcosa come quasi 400 milioni di dollari al giorno, grazie alle royalties che provengono dagli idrocarburi.                             Di che poter seriamente pianificare una crescita esponenziale del paese  attraverso l’investimento in infrastrutture di base, turistico-alberghiere, e manifatturiere.Ma niente di tutto ciò  é possibile. Il perché é presto detto. Il paese si sta avvitando in una pericolosa spirale di violenza in preda a convulsioni che originano negli scontri tra milizie locali che si scompongono in quel mosaico di fondamentalismo islamico di cui oggi il Nord -Africa é divenuto fucina. Come ho avuto modo di descrivere nel recente post,  la guerra dei francesi in Mali , gli scontri in Niger , il silenzio assordante dei ribelli algerini, ed in ultima analisi l’esplosione del fenomeno jihadista in tutto il Sahel, tutti questi fenomeni stanno coagulandosi in Libia.   Il sud del territorio libico offre oggi rifugio ad una miriade di formazioni paramilitari jihadiste.             La vicinanza del confine tunisino ad occidente ed all’Egitto ad est, tende cioé a costituire un corridoio libero da controlli  dove passa di tutto.

Da qui sono partite per la Siria alcune unità combattenti  tunisine, con il beneplacito di Ghannouchi ed il supporto finanziario del Qatar . Addestrate in loco per eliminare sulla carta  ogni legame con la madre patria. Peccato che i servizi segreti siriani li abbiano colti in flagrante. Qui le forze jihadiste collegate ad Al-Qaida stanno concentrando la loro “force de frappe”.  

E l’Italia? Che c’entra l’Italia in tutto questo? C’entra eccome……                          E’ in primis l’ex potenza coloniale , il che non é certo un “plus”.                        Ma costituisce,  anche grazie ai suoi insediamenti , alle società petrolifere, ai suoi numerosi interessi , una rete di intelligence eccezionale e molto affidabile.  Ciò di cui gli americani sono da sempre carenti e per questa ragione prendono troppo spesso cantonate feroci.   Il legame con il territorio. Ecco cosa rappresenta l’Italia in questo scenario.

Peccato che pochi mesi fà i franco-britannici-americani e pure il Qatar,  siano intervenuti cercando di spiazzarci,  per poi rendersi conto che i “cocoricò francesi” (chicchirichì per gli italiani)  erano insulsi e stupidi. Adesso che la linea interventista “tout azimut” del “genio politico militare Sarkozy” é caduta a pezzi nel deserto libico, e non solo qui, e si  cerca di rattoppare i buchi creati.  Adesso si chiede agli italiani che, durante la guerra mediatico -militare hanno solo prestato le basi aree, non potendo farne a  meno,  di rimediare agli errori di strategia politica-militare compiuti dall'”invincibile armata”.

Salvo poi, trovandosi a mal partito, poter solo esprimersi alla Cambronne; merde! In un modo , o nell’altro ci troveremo ancora una volta immischiati nella cloaca creata da altri.  

In tal caso il mio primo suggerimento politico é ,se proprio dobbiamo sporcarci le mani , di avere il pieno controllo della missione e degli obiettivi. Su questi ultimi la discussione é sostanziale.   Noi non siamo gendarmi. Noi non vogliamo essere la polizia di nessuno. Noi non vogliamo essere nuovamente considerati attori di un’ingerenza nella politica interna della Libia.  

Nonostante tutto godiamo presso la popolazione di una buona immagine e abbiamo molti interessi geo politici ,energetici ed economici da non mettere a repentaglio.  Allora  possiamo, previo un’accordo con il governo e tutti i partiti libici,  accettare di offrire il nostro aiuto .                                                      Questo aiuto deve essere definito e chiaro.                                                                 Soprattutto, cosa in cui il nostro governo difetta da sempre ed i militari in particolare,  deve essere organizzata un’ attenta e precisa campagna di comunicazione mediatica attraverso tutti i canali nei confronti di tutte le tribù che compongono la società politica libica.                                                 Ovvero definire il nostro intervento , laico , neutrale,  richiesto dalle condizioni oggettive e dal governo libico.         L’addestramento di unità del futuro esercito libico, la copertura elettronica del territorio , sigillandone , come poteva essere fatto in Afghanistan , ogni varco in uscita ed in entrata.

Il tracciamento via infrarossi,e satellitare prodotto dalle nostre industrie permette di controllare i territori oggi  occupati dai jihadisti .  Certo é che questo sforzo dovrà essere ricambiato dalla parti interesate con altrettanti investimenti.  I costi , quando siamo in presenza di un quadro di riferimento certo e conosciuto,  sono non solo condivisibili, ma equamente sostenuti.        

A tutto questo schema di massima ,resta quantomeno una grande incognita: la Cirenaica.   La gran voglia separatista da parte dell’élite politica di Benghazi é evidente. Il nostro controllo su queste istanze é pari a zero.    Anche qui disponiamo di grandi risorse umane e godiamo  in questa regione  del paese di notevole stima.       Ma anche qui non dobbiamo minimamente parteggiare, né tantomeno intervenire in questioni etnico-politico-economiche interne.  3/4 delle risorse energetiche libiche sono situate in questo territorio, da qui nasce il desiderio seccessionista, ma purtroppo l’assenza di istituzioni, di cinghie di trasmissione del potere affligge la Cirenaica, quanto la Tripolitania.  

Prima di separarsi sarebbe meglio che fosse risolto in parte il problema delle sicurezza per non far seguire al caos attuale , una guerra d’indipendenza inutile e sanguinosa , dove nessuna tribù avrebbe di che guadagnare, ma dove i libici , tutti , perderebbero.   O meglio,  forse solo i jihadisti ed il fanatismo potrebbe averne  e conseguirne un vantaggio immediato che noi europei ed italiani pagheremmo a caro prezzo.  Pensate a quante barche di poveri emigranti raggiungono le nostre coste e quante insidie possono nascondersi.Dobbiamo restare neutrali ed in caso di separazione a breve-medio termine accettare il corso della storia.  Della loro storia ,solo i libici hanno diritto di scrivere. Questo é, e dovrà  essere l’elemento portante di ogni nostro intervento in Nord-Africa.  Un territorio globale di oltre 300 milioni di abitanti che prima , o poi saranno in grado di autodeterminarsi al di là di ogni fede.

Buona vita a tutti

Informazioni su exult49

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5 risposte a LIBIA , SCENARI PROBABILI

  1. exult49 ha detto:

    GRAZIE GIULIA PER IL SEGUITO.

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  2. exult49 ha detto:

    WELCOME AND THANKS FOR YOUR KIND COMMENT.

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  3. kidney diet ha detto:

    Id have to check with you here. Which is not something I usually do! I enjoy reading a post that will make people think. Also, thanks for allowing me to comment!

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  4. Giulia ha detto:

    bel servizio, da provare, complimenti per il blog😉 Continuo a seguirvi, aspetto con ansia nuovi aggiornamenti!!

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  5. redpoz ha detto:

    “what a load of Cambronne”!!

    ma in Cirenaica il controllo del governo o delle autorità locali è maggiore?

    personalmente sarei molto favorevole ad un nostro ruolo più focalizzato sul Mediterraneo: Libano e Libia in testa.
    ma certo restano da definire esattamente condizioni ed obiettivi…

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