Qatar double-crossing


Portrait of Mustafa Kemal Atatürk, first presi...

Portrait of Mustafa Kemal Atatürk, first president of the Republic of Turkey. (Photo credit: Wikipedia)

Flag-map of Qatar
Flag-map of Qatar (Photo credit: Wikipedia)

E’ lecito poter affermare che il dubbio di un doppio gioco sussista nella politica condotta da questo piccolo emirato del quale mi sono occupato in un recente post.

Allora prendevo in considerazione la qualità della strategia politica ed economica del paese fornendo alcuni spunti , certi legami e partecipazioni finanziarie in USA ed Europa.   Alle attività d’espansione finanziaria  si accompagnano sempre strascichi di accordi politici sotto banco che non lasciano dubbi. La partita attualmente in gioco sullo scenario medio-orientale é molto complicata e dagli esiti che si avranno dipende la stabilità politica del contesto.

Il conflitto siriano é l’incubatrice di forze  che possono disintegrare gli equilibri sui quali si é vissuto bene , o male,  negli ultimi 60 anni.                        La fallimentare politica estera americana, condotta scientemente nell’era Bush,  stà collassando sotto il peso di errori e strategie  basate su un’interventismo  inutile e dannoso per l’Occidente  e gli stessi USA.                

Ed allora ecco che tutto un quadrante geo politico si stà disintegrando.         Gli alleati più sicuri e fedeli come l’Egitto, sono oggi preda delle convulsioni interne.  Il supporto dato ai Fratelli Musulmani sembra ritorcersi contro. L’esercito resta il garante del sistema istituzionale , ma non può intervenire, pena la perdita della neo-neutralità acquisita nei confronti del popolo .  Mantiene certamente  l’ultima parola sull’evoluzione del regime attualmente  al potere.    Le prossime elezioni saranno un test di tenuta, o di rottura definitiva dell’equilibrio precario fin qui raggiunto.

La stessa cosa stà accadendo dall’altra parte con la Turchia.                           Membro Nato ,paese cerniera ,  ultimamente é in preda anch’esso alle convulsioni sociali dovute ad una crisi economica che ha messo a nudo le contraddizioni strutturali insite nella società civile.                                                                         Un paese condotto a forza da Kemal Ataturk alla laicità ,ma  che grazie ad essa ha conquistato un ruolo egemone nell’aria ,oggi é scosso dal fallimento dell’islamismo soft, o light , se preferite ,  propagandato da Erdogan in tutto il Nord-Africa. Un’esempio di società progressista islamica che veniva brandizzato e supportato dalla necessità di espandere l’influenza politica e con essa le esportazioni .  Ma anche qui le crepe sembrano aprirsi circa la possibilità di coesistenza di libertà e diritti individuali , quindi laicità delle istituzioni da un lato  e  religione islamica ,che s’impone nei comportamenti  e nelle relazioni a qualsiasi livello,  dall’altro. 

Ed allora, oltre all’appoggio prestato in termini di armamenti dall’Arabia Saudita ai ribelli siriani per interposto governo, oltre a milizie e gruppi tunisini inviati dal governo di Ghannouchi , finanziati dal Qatar, sorge il bisogno di usare tutti i mezzi disponibili per mantenere un minimo controllo nell’area.

E si assiste a competizioni di varia natura tra le varie forme d’islamismo che compongono il mosaico coranico, dove le teocrazie , o meglio le petrocrazie che di divino non hanno proprio nulla, sicombattono  sul terreno per interposta persona e con il sangue di tanta goiventù diseredata.                        Ma anche la stabilità delle teocrazie ibridate é a rischio.

Il Bahrain mantiene la stabilità sociale grazie all’aiuto delle truppe dell’esercito inviate dal vicino saudita in ausilio ad una dinastia sunnita che controlla un popolo sciita.  Gli EAU sono oberati dai debiti, ma fanno finta di niente. A parte l’Oman che cerca una via di neutralità formale, resta un solo paese capace di praticare attivamente una politica “tout azimut”,  il Qatar.  

E così, oltre a ricercare incessantemente  un posto al sole, un riconoscimento di potenza nel mondo politico che conta oggi,  si scopre anche terra di neutralità .   Eh si,  perchè l’emiro che già possiede il più avanzato mezzo di comunicazione satellitare del mondo arabo , Al Jazera , vuole adesso raccogliere i frutti del suo ruolo di pacificatore.  Come?  Offrendo ai talebani afghani l’apertura di un ufficio di rappresentanza , con status diplomatico , a Doha.  

L’apertura ufficiale é avvenuta ieri ed il porta parola dei ribelli afghani, Zabiullah Mujahid, ha dichiarato che il tema dei prossimi mesi sarà dedicato ad evitare un’ulteriore guerra civile, dopo il ritiro delle truppe Nato alla fine del 2014.   Ciò dimostra ulteriormente l’inutilità dell’intervento in Afghanistan e  delle morti che ha causato.

I ribelli  (molti dei quali qadaisti) fino a poco tempo fà consideravano le truppe Nato semplicemente “invasori”.  Ma adesso , con l’avvicinarsi del ritiro delle truppe,  attraverso questo avamposto diplomatico messo a disposizione gentilmente dal Qatar , potranno contattare le Agenzie dell’ONU e pubblicare le informazioni che li concernono.                               Questa la dichiarazione ufficiale : “L’emirato islamico d’Afghanistan non vuole che il proprio paese possa costituire minacce per altri paesi e non permetterà  a nessuno  di minacciare altri paesi dal suo territorio, noi sosteniamo una soluzione politica  e pacifica che possa porre fine all’occupazione  dell’Afghanistan  e garantire al paese un regime islamico e la sicurezza necessaria”.  

Ecco , finita l’occupazione ed il conflitto russo-  afghano e la successiva entrata degli USA nel deserto afghano, ci siamo ritrovati un Bin Laden.         Oggi alla fine del conflitto che vede le truppe Nato impegnate dopo anni di intervento, sembra che ci stiamo avviando verso un’ulteriore débacle.          Una strategia di vittorie di Pirro che inizia da Dien Bien Phu con l’entrata degli USA in Vietnam e che conduce dritto , dritto ai giorni nostri senza soluzione di continuità quanto a disastri politici ed economici.                          

Da parte sua Karzai , il presidente afghano , ex manager dell’Halliburton , dell’ex vice presidente USA Dick Cheney , invierà degli emissari a Doha per tentare di aprire dei negoziati.    Inizialmente Karzai si era opposto all’apertura di questa rappresentanza, temendo che gli accordi potessero essere fatti sulla sua testa tra americani e ribelli talebani.                                  Dei contatti erano in corso da due anni tra gli americani che dirigono le forze Nato ed i ribelli talebani.  Ma si erano arenati sulla richiesta dei ribelli della liberazione di cinque dei loro detenuti a Guantanamo alla quale gli USA si erano rifiutati.

Le posizioni sembrano piuttosto distanti al momento. I talebani affermano che nessuna negoziazione potrà aver luogo fin tanto che soldati stranieri saranno sul suolo afghano. Gli USA pongono quale condizione per l’apertura dei negoziati l’accettazione da parte dei talebani dell’attuale Costituzione afghana e la rottura dei legami con Al-Qaida.  E’ evidente che si giungerà ad un risultato, ma a quale prezzo…… Ed ancora una volta sarà difficile salvare la faccia ….

Resta, ciònondimeno  flagrante l’inutilità di anni di conflitto per giungere ad un tale risultato.  Il costo economico di questa guerra é stato enorme per il Tesoro americano ed ha certamente contribuito al disastro finanziario che pesa sul bilancio federale di oggi. La determinazione ad abbandonare l’Afghanistan da parte di Obama é la cosa più sensata che potesse essere fatta dopo aanni di dimostrazione muscolare priva di senso e strategicamente perdente.

Resta l’amarezza circa le decisioni che hanno condotto a questo disastro, Iraq- Afghanistan, sono due conflitti generati da un potere straripante del “sistema di difesa” che per anni é restato senza un reale controllo politico , tramutandosi,  sotto la minaccia terroristica, in una visione di lotta senza quartiere perdendo l’obiettivo che si era posto.

Con la tecnologia oggi disponibile si potevano evitare conflitti e morti sigillando quei territori, abitati da ribelli e capre ,  lasciando a quei popoli il tempo per uscire dal tribalismo  ed avvicinarsi ai principi di base della  democrazia. Non sarà  mai abbastanza  affermare e ripetere un principio cardinedella scienza politica  :la democrazia può nascere solo dal basso , non può essere paracadutata, o imposta dall’alto!                                                      Si può solo aiutare un popolo a crescere,  sostenendo formazioni partitiche , o borghesie nazionali abbastanza  secolarizzate da poter costituire un elemento attorno al quale assemblare un sistema capace di garantire quelle libertà.  

Sostenere in certi contesti socio-culturali principi religiosi assolutistici, teocrazie dinastico-familistiche, forme tribali di monoteismo atomizzato in cellule monadiche ,  conduce ad errori di valutazione enormi.                   Immaginare con cinismo che il nemico del tuo nemico rappresenta di fatto un tuo amico , é la strategia perdente fin qui usata in quest’area del mondo, che dovrebbe essere definitivamente abbandonata per dar luogo ad un pragmatismo e realismo a prova di stupido.

Buona vita a tutti.

P.S. Poche ore fà due notizie confermano lo scollamento dalla realtà.

Il governo siriano porterà la Tunisia di fronte alla Corte di giustizia dell’Aia per aver inviato gruppi armati a sostegno dei ribelli su richiesta dell’Emirato del Qatar.

La seconda é il diniego da parte di Karzai a recarsi al tavolo dei negoziati in Qatar.        Sembra quest’ultimo sia intenzionato ad alzare la posta con gli americani per sedersi al tavolo. Tipico dei servitori dei padroni quando presentono la fine degli agi.

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6 risposte a Qatar double-crossing

  1. exult49 ha detto:

    GRAZIE FRANCESCA.

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  2. exult49 ha detto:

    GRAZIE , COMUNQUE VALERIA ESSERE INFORMATI ED UTILIZZARE AL MASSIMO LE SINAPSI AIUTA , SENZA DUBBIO .IN BOCCA AL LUPO.

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  3. francesca ha detto:

    Grazie all’autore del post, hai detto delle cose davvero giuste. Spero di vedere presto altri post del genere, intanto mi salvo il blog tra i preferiti.

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  4. valeria ha detto:

    Ottimo articolo, ne faro’ un punto di riferimento, chissa’ che quanto letto non possa aiutare anche me.

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  5. web agency ha detto:

    La qualita’ delle informazioni su questo sito davvero alta. Ci sono un sacco di buone risorse qui. Di sicuro visitero’ il vostro blog di nuovo molto presto.

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  6. redpoz ha detto:

    per quando le elezioni in Turchia ed Egitto?

    la Turchia di Erdogan, il suo islam moderato, mi ricorda molto gli “Asian Values” di Thailandia, Birmania, Vietnam alla prova della crisi economica del 1998: fino a che in economia va tutto bene, si può anche far passare una linea conservatrice sui diritti, ma appena questa si blocca i diritti sono la punta dell’iceberg della protesta.

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