IL QATAR ED IL NUOVO ESPANSIONISMO


Qatar_June07062

Qatar_June07062 (Photo credit: Julie Lindsay)

English: Construction in the Qatari capital, Doha

English: Construction in the Qatari capital, Doha (Photo credit: Wikipedia)

 

The Emiri Diwan.

The Emiri Diwan. (Photo credit: Wikipedia)

Molti osservatori durante il corso delle primavere arabe hanno sottolineato come il potere economico e finanziario  di questo staterello  di circa due milioni di abitanti , la cui maggioranza é costitutita da lavoratori stranieri, avesse costituito un sostegno non trascurabile delle rivolte

Le definisco tali   in quanto non avevano obiettivi  precisi e comuni , né erano strategicamente organizzate.  Erano animate dal desiderio di scalzare dittature anacronistiche.  Per le rivoluzioni le società arabe devono ancora attrezzarsi culturalmente.  In realtà l’attivismo e le dinamiche espresse dal Qatar in quest’ultimo quinquennio rendono evidenti i diversi piani d’azione di una politica che desidera presentarsi come punto di riferimento sullo scacchiere medio-orientale  e nel contempo suscitare un polo di forte attrazione per il Nord-Africa.

Una politica che può, a giusto titolo,  essere definita espansionistica, ma con caratteristiche differenti dal passato.  Che si passi dalla questione di armare i ribelli libici, o di partecipare a pieno titolo ai raid aerei della Nato con i propri velivoli nel 2011, al sostegno politico finanziario nei confronti del Fratelli Musulmani in Egitto .                                                           E’ evidente  che il Qatar voglia influenzare il corso degli avvenimenti in tutta la Regione. Scopo principale  di questa frenetica attività ed interventismo é quello di promuovere  l’immagine  di un paese arabo dinamico, aperto all’occidente, desideroso di contribuire alla stabilità internazionale, ma soprattutto di presentarsi come il promotore  di un cambiamento dei regimi dittatoriali : Tunisia, Egitto. Libia , tutti regimi  con stadi di democrazia a geometria variabile.

In precedenza,  la politica espressa era molto più equidistante, oggi lo é oggettivamente molto meno.  Forse é più corretto affermare  che molti vicini si ritrovano accomunati  nella visione di nemici degli interssi di Doha.  Ovvero man mano che si conclama  la volontà di svolgere un ruolo guida  nella Regione,  si cominciano ad intravedere le crepe circa i veri obiettivi.   L’intervento politico e finanziario in supporto dei Fratelli Musulmani in Egitto e di En-nhada in Tunisia , ha avuto come conseguenza quella di alienarsi buona parte  delle società civili e laiche di quei paesi .

Le ragioni sono evidenti, si é dato il via ad una islamizzazione strisciante attraverso il finanziamento ai partiti di riferimento ideologico-religioso nei due paesi.                             Cioé si é inteso supportare e sostenere non l’indipendenza  di questi ultimi ed il processo di democratizzazione in atto , ma  favorire il cammino dei partiti islamici.                                Così che la volontà di apparire   come portatori di democrazia e di libertà che l’Emirato intende affermare , entra in contrasto con la realtà delle cose .  Un contrasto simile si riscontra in Siria , dove inizialmente si sono armati i ribelli ed oppositori al regime di Assad, in seguito si sono appoggiati gli oppositori nella conquista del seggio presso la Lega araba , ma non appare chiaro come questo attivismo politico favorirà  in ultima analisi il ruolo che Doha cerca di assumere in questo scacchiere del mondo.                                                  Volendo approfondire il ragionamento,  si può porre in evidenza come il mondo arabo sia molto diviso tra varie visioni politiche .

Un comun denominatore  é l’anti-americanismo a livello popolare  che anima la percezione omni-comprensiva di un’occidente anti-arabo , anti-islamico e predatore delle risorse locali. La risposta é quindi un pan arabismo a varie tinte,  un nazionalismo più , o meno radicale ed infine oggi un radicalismo di carattere ideologico che poco ha a che fare con la religione.  La prossimità di alcuni modelli pro occidentali delle politiche qatariote  risulta in effetti   a tratti contraddittoria .  Intendo affermare  con ciò che Al Jazeera,  il più grande ed importante  network multimediale  arabo , di proprietà dell’emiro, tende ad influenzare  quale mezzo culturale importante,  il modello, lo stile, , l’immagine che il  Qatar vuole dare di sè all’intero mondo arabo.                        

Se il modello di un arabismo aperto , culturalmente ed economicamente  vincente , dovesse essere  percepito non come un target di riferimento per la società araba nel suo insieme   , ma unicamente  obiettivo politico dell’espansionismo dell’emirato, impegnato a giocare  una sorta  di ruolo imperialista nella regione,  le cose cambierebbero  molto rapidamente.                                                 Le primavere arabe  che inizialmente hanno costituito  un grande successo  per la politica estera dell’emirato ed hanno contribuito a rafforzarne il ruolo a livello internazionale, rischiano oggi di ridurne fortemente impatto ed immagine.  

Il documento più originale, che meglio sintetizza la dottrina espansionistica di Doha,  é il “National Vision 2030”.  Uno studio ben congegnato che cerca di consolidare  ed implementare  la ricchezza ed il patrimonio accumulato,  attraverso  l’acquisizione  di un maggior ruolo regionale in termini politici, economici, e culturali.  

In termini culturali la preminenza di Al Jazeera , quale veicolo e motore  di una visione ed interpretazione  araba del mondo,  sembra procedere  al meglio  e diviene sempre più  incontrastato.

In termini economici, la ricerca  di forme, le più diverse, per concludere accordi e scambi commerciali , di partecipazioni pubbliche/private , di montaggi di joint-ventures nei settori energetici;  gas , petrolio, petrolchimici, rende evidente  il collegamento organico e strategico tra politica economica e politica estera “tout court”.                                                          Si può definire questo un piano, “tout azimut”.   Ovvero un piano che si sviluppa in ogni direzione.   Sviluppare relazioni  con USA , Cina, UE ed  altre nazioni che contano.    Lo strumento principe di questo sforzo é il fondo sovrano,  Qatar Investment Authority, Q.I.A.,    che é anche l’elemento  fondante della costruzione  del “branding” del paese.  

Non é un caso  che le sue acquisizioni non riguardino solo  “assets” di cattere prettamente economico, produttivo, o tecnologico. Quando si pensa ad Harrods, o al Manchester United , si comprende come , attraverso queste acquisizioni,  si voglia  giocare una partita eminenetemente politica.                                                                                                      Divenire cioé parte integrante di quei contesti, cioé marchi domestici , non più stranieri ed alieni.   Quindi simboli stessi delle società delle quali sono parti integranti e fortemente emotivi e significativi.                                                                                                                    Cioé migliaia  di fans , consumatori, supporters, tifosi che di quei simboli sono fedeli sostenitori.  Lo stesso dicasi  per il desiderio marcato  del Qatar di essere  il paese ospite  dei prossimi mondiali di calcio, o di voler ospitare  i prossimi Giochi Olimpici.                                                                                                        

In ultima analisi divenire un marchio , un brand / paese nel mondo.   Un brand arabo positivo, capace di attrarre  il massimo consenso.  Diverso anche da  quello tentato  dagli Emirati Arabi Uniti con Dubai, dove il turismo rappresentava il principale obiettivo.                                                           Nel caso del Qatar  si é in presenza di un posizionamento strategico  che ha notevoli ed evidenti valenze politiche ed economiche.  Questa evoluzione dovrebbe far riflettere  quei paesi del Nord-Africa che oggi  si confrontano con le loro  crisi  socio-economiche interne  .                                 Le operazioni d’intervento, di rilancio, di partnership,  che sono in atto, rischiano di modificare il senso ed il peso  specifico della volontà politica espressa da quei governi  e popoli , rischiando di renderli sempre più zone d’influenza  di un certo malcelato espansionismo medio-orientale. Le teocrazie vigenti in quella parte di emisfero non sono comparabili in termini sociali  alle libertà ed ai costumi delle società  nordafricane  che hanno conquistato e conoscono libertà individuali e diritti soggettivi e sociali sognati nei paesi del golfo.

Lo stesso dicasi di certe operazioni spot, come l’offrire aiuto alle autorità cittadine di Parigi per aiutarle nella la gestione di alcune zone difficili della banlieu della capitale.                            Di diverso significato la partecipazione al capitale di aziende manifatturiere  europee come ad es. BMW posseduto al 25% dalla seconda moglie dell’emiro che rappresenta una diversificazione logica e ha un significato di redistribuzione patrimoniale su scala globale delle importanti riserve del paese. In Italia oltre alla partecipazione limitata nel capitale di alcune banche e gruppi d’interesse nazionale, il Qatar sembra muoversi verso l’acquisizione completa dei complessi turistici appartenenti all’Aga Khan, ma la definizione degli accordi deve ancora avvenire.  Vedremo nel prossimo futuro in quali modi si manifesterà la capacità d’investimento e  di interazione del paese. 

Buona vita a tutti

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3 risposte a IL QATAR ED IL NUOVO ESPANSIONISMO

  1. lucia ha detto:

    Info Molto utile. Spero di vedere presto altri post!

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  2. redpoz ha detto:

    situazione complessa, con molteplici risvolti dai quali è difficile districarsi… tanto per dire: se l’Occidente volesse predisporre una politica “di contrasto” a quella del Qatar, gli macherebbe la stessa visione olistica…

    nell’immediato, il fatto più grave è che gli aiuti alle “primavere” arabe furono spesso destinati a gruppi islamici, specie oggi in Siria, col rischio di fare un salto indietro di secoli nella regione.

    ti copio anche questa interessante analisi sulla Libia:
    http://justiceinconflict.org/2013/05/31/icc-rules-saif-gaddafi-should-be-tried-in-the-hague-not-libya/

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  3. G. Carlo ha detto:

    Tutto questo mi ricorda la Firenze del passato che poteva prestare soldi ai re e ai principi.Però la Firenze di allora non era potente solo grazie all’intermediazione commerciale,ma anche ad una potenza di pensiero che portava grandi innovazioni e avanzamento. Tale potenza è poi velocemente decaduta per un discorso di dimensioni rispetto ai veri stati.
    Non vedo grande positività nella politica di uno staterello che solo per l’eredità non meritata del petrolio puo’ influire grandemente sui destini dell’umanità o almeno di una o parte. Mi chiedo se l’umanità possa tollerare che le risorse mondiali possano essere gestite da un pugno di fortunati e probabilmente viziosi eredi che non conoscono il significato della parola lavoro.
    Qusto vale anche per i vari falsi imprenditori alla Elkan che anch’essi eredi non per meriti hanno un ingiusto potere su una grande parte di umanità.
    … dimenticavo: del potere fiorentino è poi rimasto uno strano refuso chiamato Renzi.

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