TUNISIA , AMBIGUITA’ E INTERESSI MUTANO L’ATTEGGIAMENTO DEL GOVERNO


Localisation du Maghreb

Localisation du Maghreb (Photo credit: Wikipedia)

 

 

Official photo of Tunisian president Habib Bou...

Official photo of Tunisian president Habib Bourguiba (Photo credit: Wikipedia)

 

Rached Ghannouchi, président du parti Ennahda,...

Rached Ghannouchi, président du parti Ennahda, et Samir Dilou, membre de son bureau exécutif, lors d’une conférence de presse (Photo credit: Wikipedia)

 

Termino con questo post la trilogia sul Nord-Africa ed i cambiamenti che hanno luogo in quel quadrante geografico dopo lo stallo ed il declino dello slancio democratico delle primavere arabe. L’interesse é maggiormente rivolto alla Tunisia in quanto paese del Maghreb più evoluto, sia in termini socio-economici,  che come apertura all’occidente ed all’Europa nel suo complesso.

 

Volendo riprendere quanto scritto di recente riguardo agli scontri avvenuti alla periferia di Tunisi ed all’atteggiamento tenuto dal partito al potere Ennhada nei confronti di Ansar al Charia, occorre sottolineare che la tolleranza nei confronti dei partigiani del ritorno alla Sharia , dei conservatori più beceri di questo movimento, che di per sè non ha niente di strettamente religioso.                                                                                                                          Contrariamente a quanto  si vorrebbe far credere si tratta di un movimento politico che utilizza temi conservatori e fà riferimento alla tradizione islamica di origine più medio-orientale che non locale , nord africana.               Il linguaggio, le forme di protesta utilizzate sono radicali ed estremiste, niente a che vedere con la naturale bonomia e tolleranza della cultura dei marabou.

 

L’onestà intellettuale  richiede che sia detta la verità sui rapporti tra il partito di maggioranza ,Ennhada ed i militanti jihadisti,  che spesso in questi lunghi mesi di transizione , non ancora terminati, hanno accompagnato le manifestazioni . Fianco a fianco hanno sfilato ripetutamente  nelle piazze del paese  per il ritorno alla legge islamica nella primavera del 2012 , prima che il partito rinunciasse a menzionarla nella Costituzione.

 

Il vecchio leader Ghannouchi, il cui solo merito é di essere stato in esilio in GB per 20 anni , ha sempre definito i giovani radicali islamisti come “ragazzi”.  Per non parlare di quanto é avvenuto all’interno delle Università, dove il movimento dei jyhadisti é riuscito ad imporre all’interno delle facoltà il niqab.  Rimproverando ufficialmente il rettore dell’Univ. di Manouba per essersi opposto.

 

Parliamoci chiaro, l’impressione evidente era che un governo intero volesse dimostrare l’indimostrabile.  Ovvero che un paese aperto,  pacifico, libero e sostanzialmente laico , che del turismo ha fatto la seconda fonte di reddito , fulmineamente , “malgré soi”, fosse divenuto pro-islamico e quasi fondamentalista.  Ora per coloro che il paese lo conoscono dall’interno e lo hanno vissuto , niente é più falso.   Da italiano  é come dire che tutti gli italiani sono cattolici. La realtà é ben diversa. La religione é consuetudine , tradizione , spesso ignoranza.  Solo il 24% degli italiani da una recente ricerca commissionata dalla CEI segue i dettami religiosi.                                  Ecco potrei tranquillamente fare la stessa comparazione.                                        Il tunisino ha un comportamento non conforme alla religione islamica ed infatti all’aumento del costo degli alcolici voluto dal governo, il consumo di birra é quasi raddoppiato. Ecco questo è il fondo,  anche se superficialmente narrato,  della morale esistente.  

 

Ma il partito islamico volendo marcare le differenze con il passato ha creduto di voler cavalcare l’etica e la morale che non sono  più di fatto le radici del paese.  Un primo cambiamento é avvenuto a seguito dell’attacco all’ambasciata USA. Poi in successiva sono seguiti scontri tra la popolazione e  gli estremisti radicali, fino alla manifestazione oceanica a seguito della morte del leader della sinistra  tunisina.

 

Ora  il ministro dei diritti dell’uomo , Samir Dilou , ha dichairato che             “Il governo é responsabile della crescita dei movimenti salafiti e degli imam estremisti a causa del suo lassismo e della mancanza di coraggio politico”. Lacrime di coccodrillo ufficiali,  le definerei.                                                                  Il governo ha scientemente cavalcato per oltre un anno  la virulenza dei giovani estremisti che sono un ristretta minoranza nel paese per forzarne la natura tollerante e pacifica  e che non é mai stato islamico nel senso più tradizionalista del termine .

 

 Hanno  creduto in tal modo di condizionare le masse che, colpite da una disoccupazione bestiale , oltre il 20%, e giovanile oltre il 40%,  per condizionarne e coartarne  le azioni e gli intendimenti.  Ma questo rapido cambio di marcia non servirà a granché.   Soprattutto oggi che  il legame tra Ansar al Charia ed il movimento qadaista maghrebino non solo é conclamato,  ma  evidente anche ai meno informati.  Risulta  a mio avviso inutile dichiarare oggi ” il governo tratterà il movimento Ansar  come un’organizzazione illegale che ha commesso violenze  e che ha legami con il terrorismo” . Dichiarazione del primo ministro Larayedh.  

 

Risulta ridicolo chiudere la stalla  quando ormai i buoi sono scappati.            La ragione di un tale ritorno “forzato” alla legalità  é che l’opinione pubblica é stanca di assitere a manifestazioni che finiscono sempre in sommosse.        E’ stanca di vedere un governo, due governi , tre governi che si occupano di tutto quello che in realtà al popolo non interessa.                                                   Con la fede non si mangia!                                                                                                      Ed invece, da due anni, per non parlare dei miseri risultati ottenuti, della miseria che sta rapidamente espandendosi nel paese , delle difficoltà di molti ménages, i media non parlano d’altro che di niqab, sharia, principi islamici, valori islamici ecc. ecc.   Perdonatemi , ma agli occhi di un “pauvre bougre qui vit dans un village de l’intérieur,  ceux -là restent des foutaises”.

 

Abou Iyadh ,capo supremo dei jyhadisti tunisini , ridicolizzava su FB l’altro ieri il potere con queste parole: “Avete commesso  delle stupidate che ci hanno aiutato a propagare le nostre predicazioni!”                                                                  Il ritardo delle riforme democratiche non é solo dovuto a problemi istituzionali.  Vi sono due tendenze contraddittorie all’interno del governo islamico oggi in Tunisia . Cambiare tutto affinché non cambi niente , legge che conosciamo perfettamente bene e che é maggioritaria, e ricercare un minimo di consenso per formulare la nuova Costituzione , qualche leggero mutamento ritocco all’architettura istituzionale,  e poi andare alle elezioni politiche.

 

Dal punto di vista della struttura della sicurezza del paese, il nuovo ministro degli interni sembra usare metodi più efficaci e duri nei confronti delle bande armate. Anche sul comportamento da tenere nei confronti dei jyhadisti si assiste  a due scuole di pensiero.   Coloro che ritengono la repressione unico metodo efficace e coloro che pensano che tale atteggiamento ricordi troppo da vicino i tempi di Ben Alì e della repressione dei movimenti religiosi.   Con l’eventuale ritorno ad una violenza ancora maggiore ed esasperata da parte dei jyhadisti radicali.  

 

Si tratta di scelte politiche ben definite che questo governo non prenderà per evidenti rendiconti politici.  Per En-nhada già distanziarsi dai radicali ha un costo politico evidente  tra i tradizionalisti religiosi , ma un  guadagno netto di consensi da parte di coloro che desiderano il ritorno al rispetto della legalità.   Oltre questo limite la débacle sarebbe totale e plateale.                                La borghesia nazionale é fino ad oggi restata alla finestra  e assai divisa sul “che fare” , cercando di non essere coinvolta .                                                                     Ma la situazione socio- economica tanto  precaria rende sempre più difficile il costo del non prendere posizione. Resta uno stallo a livello generazionale che non permette un vero ricambio del ceto politico.                                         Resta un gap politico evidente , quando si cerca di mascherare , come da noi in Italia, attraverso governi tecnici , la non volontà di attuare i cambiamenti necessari.  Pochi galli,  ormai spelacchiati ed imbelli , si combattono in uno scenario da anni ’50.  Incredibile in un paese dove il padre della patria, Bourguiba,  é riuscito a creare dal nulla , senza una goccia di sangue versato, una Repubblica laica e fortemente solidale ,assistere oggi a questo scempio. 

 

Buona vita a tutti.  

 

Ed in questo caso ,  bonne chance ai miei amici tunisini .

 

Informazioni su exult49

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Una risposta a TUNISIA , AMBIGUITA’ E INTERESSI MUTANO L’ATTEGGIAMENTO DEL GOVERNO

  1. redpoz ha detto:

    complimenti per la bella analisi complessiva.

    cui aggiungerei solo quella che, di fatto, è un premessa: molti dei movimenti politici islamici (e mi dirai in che misura si applica anche alla Tunisia) hanno conquistato il loro attuale consenso puntando non sui temi ideologici dell’islam, bensì sul supporto che fornivano alla popolazione civile, alle risposte ai problemi quotidiani che i governi non davano.

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