LA REPUBBLICA CECA E’ GIUNTA AL “TURNING POINT”


Václav Klaus, president and former prime minis...

Václav Klaus, president and former prime minister of the Czech Republic (Photo credit: Wikipedia)

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English: Flag of the president of the Czech Republic. Česky: Vlajka prezidenta České republiky. Italiano: Bandiera del presidente della Repubblica Ceca. (Photo credit: Wikipedia)

La vittoria di Milos Zeman alle elezioni presidenziali può rappresentare la fine di un certo isolazionismo nel quale il paese ha vissuto nel passato decennio. Un decennio dominato dai conservatori anti-europei capitanati da Vaclav Klaus e dallo stesso ministro degli esteri che era il rivale / competitor alle presidenziali , Karel Scharwzenberger.  Erede di quella famiglia austro-ungarica che qui dettava legge  ai tempi dell’impero . Un diplomatico di carriera che incarna l’effige stessa del conservatore ante litteram.

Zeman é stato eletto con il 55% dei voti e diviene il terzo presidente della Repubblica dall’indipendenza nel 1993, dopo Vaclav Havel, il fondatore della Cechia moderna e Vaclav Klaus.  Zeman, economista di formazione, ha nel passato recente ricoperto varie cariche politiche ; presidente dellla camera bassa dal 1996 al 1998 , poi Primo ministro dal ’98 al 2002. 

Insieme agli altri due ex presidenti é stato artefice della” Rivoluzione di velluto”  ed ha sicuramente marcato l’evoluzione del paese dalla caduta del comunismo. Aveva aderito al PC durante il periodo della “primavera di Praga”  e sostenuto il governo Dubcek. Fu espulso dal partito al momento della restaurazione sovietica nel 1970 . Estremamente critico dei governi successivi  , a cominciare da Husak ,  fu apprezzato  per il coraggio dimostrato in quel periodo per le critiche mosse nei confronti dell’economia comunista. Alla fine della rivoluzione di velluto nel 1989 aderisce al partito social democratico,CSSD.  Ne diviene capo nel ’93, tenta l’elezione alla presidenza nel 2003 , poi nel 2007 lascia il CSSD e fonda il “partito dei diritti del cittadino” , SPOZ.

Da sempre eurofederalista , favorevole all’adozione dell’euro , al pari della vicina Slovacchia, le sue posizioni politiche e la sua visione  contribuirà a cambiare  senza dubbio la ritrosia , vedi idiosincrasia , nei confronti della UE mostrata e ribadita dagli esponenti conservatori Klaus e Scharwzemberg . Una posizione quest’ultima che, nella sua non definita avversione ,  ha notevolmente nuociuto al paese se teniamo conto dell’atteggiamento dei conservatori nell’ultimo decennio. 

In realtà questo atteggiamento era ed é ancor in parte attribuibile  al passaggio repentino da una economia statalista e  di piano, come quella comunista,  ad una economia di mercato con le sue regole e standards.            La transizione politica é stata meglio gestita, quella economica necessitava di un periodo di decantazione . Rendere più competitiva l’economia e nel contempo cercare di difenderla dalle acquisizioni straniere.

La stessa legislazione comunitaria rappresentava un’ostacolo notevole per un paese che si affacciava all’economia di mercato   e che in ambito  politico non accettava la cogenza del poderoso sistema giuridico comunitario. Ecco il perché di un malcompreso antieuropeismo che in parte i governi conservatori hanno cavalcato. Nella  grande maggioranza il popolo ceco é europeista, ma talvolta le ridotte dimensioni del paese rendono i rapporti internazionali difficoltosi poiché si tende a giocare la carta della sopraffazionre da parte di Stati più importanti .Con un pò di vittimismo, peculiarità del buon soldato Schweik , figura che ha rappresentato il carattere nazionale dal quale i cechi di oggi cercano di smarcarsi.

La difficoltà di non riuscire a stare al passo , di non poter produrre tutte le riforme di cui il paese, uscito dal comunismo, doveva dotarsi.  Ed allora, come per la volpe,  l’uva europea era troppo difficile da realizzare e si é voluto dire che era acerba.  Gli anni ’90 hanno rappresentato un mutamento profondo nella società ceca a tutti i livelli  a cominciare dalla stessa struttura sociale.  A livello economico un crogiuolo di privatizzazioni ha caratterizzato  il decennio. Talvolta creando delle sacche di rendita non consone alle dimensioni del paese.

 Tra i paesi non in euro, la Cechia é divenuta poi , a causa della sua visione commerciale, neo liberista,  anti UE , un cuneo  britannico nel quadrante  est-europeo.Un legame  che la GB ha sempre sfruttato per contrastare  una maggiore integrazione.  Varie le manifestazioni di voto contrarie  in sede UE , riguardo al Budget, alla allocazione delle risorse ecc.ecc.

Zeman da europeista convinto quale é,  sarà certamente di stimolo ad una revisione della politica ceca nei confronti della UE.  Forse a breve vedremo la bandiera europea sventolare al castello , sede della presidenza.

Vi sono altri aspetti che possono essere presi in considerazione circa Zeman ed  il futuro prossimo.  Uno tra i maggiori punti critici sono i rapporti che egli ha  intrattenuto con il gruppo petrolifero Lukoil, gigante russo degli idrocarburi. Rapporti che risalgono al periodo in cui era primo ministro.  Anni come scrivevamo di grandi difficoltà.  Dove ad un mondo che era dalla fine della guerra rivolto a est , se ne sostituiva un’altro completamente concentrato ad ovest. Basti pensare all’adesione alla Nato, alla OSCE. Ma che nel contempo doveva tener conto ed in equilibrio i rapporti con  la vecchia madre Russia .

Da non dimenticare che gli investimenti russi nel paese   sono notevoli e spaziano in vari settori.  Uno dei principali, il turistico alberghiero, dove tra Praga e le stazioni termali, Karlovy vary e Marianske Lazne ,  i capitali russi rappresentano una fetta non indifferente , se non maggioritaria in certi casi del  flusso di capitali intervenuti dall’indipendenza. L’afflusso turistico costante ed in espansione, la possibilità di accedere a divise estere, il basso livello di controllo in termini di  transazioni e afflusso di capitali sono stati tra i principali motivi di interesse russo. Si é così giunti ad un vero e proprio” turning point” , un passaggio che potremo definire epocale nella politica ceca. La transizione é conclusa ed emerge chiara la volontà di partecipare più attivamente alla costruzione comunitaria. La crisi finanziaria di fatto ne rappresenta un’acceleratore.  Vedremo nei prossimi mesi quali saranno gli strumenti che la presidenza Zeman vorrà mettere in atto. 

Buona vita a tutti.  

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