World Economic Forum


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English: Official logo of the World Economic Forum. (Photo credit: Wikipedia)

Oggi 23 gennaio si apre il grande teatrino della finanza internazionale.           Lungi dall’essere impegnati a migliorare lo stato del mondo, come recita il loro frontespizio,  i grandi della finanza mondiale, i capi di stato e governo, si aggireranno per le sale e salette per discutere incessantemente di flessibilità, crescita e dinamismo.

Si reitererà il solito refrain, di questi neo-liberali che parlano d’investimenti , di libero mercato, di trasparenza, di etica del capitalismo, ma che in realtà non hanno alcuna idea di come uscire dal pantano nel quale il mondo è finito.  O meglio, l’idea  ce l’hanno, ma non possono certo comunicarla perché la triste realtà è che si sono sbagliati. 

L’aumento esponenziale delle diseguaglianze, il crescente divario  tra debito/PIL ed importazioni, l’arricchimento costante e continuo delle fortune economiche che risultano sempre più inarrivabili e soprattutto intoccabili hanno generato effetti collaterali  enormi.

Giusto per farvi comprendere il sistema di questo club del quale sentirete parlare almeno per i prossimi 3 giorni …. Sappiate che la semplice partecipazione  (membership)  che include una singola entrata costa ben 53.600 euro, 117.800 euro per avere accesso alle sessioni private……           Ecco questo è il contesto nel quale l’Who ‘s who , sembra essere il primum mobile alla partecipazione forzata.  Ed in questo aeropago degli eletti(?)  dei tempi moderni sarà proprio “il nostro” salvatore della patria a pronunciare il discorso inaugurale. Affiancato dal presidente  della Confederazione  e dal fondatore del forum Klaus Schwab.  Attesi 40 capi di governo ; Merkel, Cameron, Medvedev ecc. ecc.

Ciò che è interessante è il titolo  di questa edizione “Resilient Dynamism”  Dove per resilient si dovrebbe intendere la capcità di resistere , di opporre resistenza  per affrontare lo shock e poi riuscire a farsi carico della ripartenza.  Peccato che gran parte della crisi in cui siamo immersi dal 2007, che nel frattempo dagli USA ha coinvolto tutti i paesi industrializzati ed infine anche i BRICS,  è frutto delle analisi, e consigli che questo stesso Forum ha somministrato nell’ultimo quinquennio.

Ovvero,  “la ricetta  per resistere agli shocks e fare ripartire l’economia”, titolo quanto mai roboante scelto dal Sole24 ore, è quella che ci ha condotto dove siamo.  Non per nulla verrebbe da dire colui che pronuncia il discorso inaugurale è il premier italiano.  Premier che viene da quella stessa scuola di neo-liberisti che siedono in vari C.d.A di istituti bancari nazionali , che si fregiano di insegnare in Università americane ( da visiting professors, badate bene…) come i gemelli Alesina e Giavazzi.  Due autorità che hanno fatto dell’ “austerità espansiva” il loro credo e come novelli apostoli l’hanno predicata nel mondo economico …….

Una tesi  che più , o meno  afferma e ritiene che il taglio della spesa pubblica alimenterebbe lo sviluppo. Cioè a dire che, i tagli della politica fiscale,  cioè quando il prelievo fiscale supera la spesa pubblica,  determina una crescita  del PIL.  Tesi che si è rivelata irrealistica e che tale oggi inizia ad essere confutata dalle stesse organizzazioni che per anni l’hanno perorata, FMI in primis!  La tesi iniziale si fondava sul presupposto  che il comportamento degli operatori economici  e dei consumatori di fronte ad una riduzione del peso fiscale, e quindi a sua volta  dei tassi d’interesse , avrebbe condotto ad un incremento della domanda di beni di consumo  da parte dei consumatori e di investimenti produttivi da parte delle imprese.  

Ecco su questa visione teorica molti istituti di ricerca ed organizzazioni internazionali hanno prodotto previsioni di espansione  per i paesi secondo la ricetta  dell’austerità. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.  Lo stesso FMI,  nella persona di Olivier Blanchard,  ha dovuto ammettere  che nelle sue analisi , così anche come in quelle delle altre organizzazioni,  OCSE e Commissione Europea,   vi sono state delle sottostime  dei moltiplicatori della politica fiscale  e  quindi ciò ha condotto ad effetti  moltiplicatori dell’austerità stessa inficiandone gli effetti sulla espansione  . 

Quindi la ricetta propagandata per 4 anni è quantomeno errata poiché i modelli previsionali hanno mostrato  che la spesa pubblica ha in realtà una influenza positiva più che proporzionale sulla domanda aggregata.                

Per tornare al Forum di Davos ,  invece del titolo “Resilient Dynamism”, come ha affermato un noto editorialista del Guardian,  avrebbero dovuto scegliere “We were wrong”, o se preferite, Who was wrong?  Ci siamo sbagliati! Chi ha sbagliato?  Ma questi si sa , so’ professori e “ipse dixit” , nun se sbagliano mai!

La prova dell’ inconsistenza di certe tesi e della difficoltà ad uscire dalla crisi è fornita  dall’elaborato prodotto dalla società di consulenza PWC che conduce un sondaggio sui grandi  del mondo del business…..                                 Il risultato è che la fiducia del grande business è sotto terra e siamo di fronte ad una recessione a W .

In Europa  l’impatto dei programmi di austerità  ha massacrato l’occupazione  e di conseguenza la possibilità di crescita.                                                                       In India ha prodotto inflazione. In USA  il baratro fiscale dal quale Obama cerca di fuggire. In Giappone  la prospettiva di svalutazione dello yen e di una svalutazione competitiva  che rischia di azzoppare ancor più la ripresa.            In UK Cameron annuncia un referendum sull’uscita del paese dalla UE che la Francia è ben felice di salutare.                                                                       Incredibilmente  le aspettative migliori sembrano provenire dai paesi in via di sviluppo. Ma certo il mondo industrializzato stà leccandosi le profonde ferite. Le aziende si concentrano sul taglio dei costi e sulla produttività.

Invece di rilanciare l’occupazione, avendo nel frattempo accumulato forti liquidità , i gruppi multinazionali stanno alla finestra . In realtà il dilemma centrale  dei partecipanti al Forum è se la politica di austerità sostenuta in passato , la volontà , desiderio , in parte realizzato, di avere interlocutori più deboli a livello sindacale , l’aver ridotto considerevolmente la domanda , siano state le ricette giuste…..In passato la domanda aggregata , era sostenuta dalla spesa delle famiglie anche attraverso l’indebitamento, ma stavolta le banche hanno drenato il denaro per tappare i loro buchi e per speculare e non hanno permesso ai clienti di accedere ai prestiti. Questa ricetta ha condotto all’impasse nel quale ci troviamo. Ed allora invece di discutere del sesso degli angeli , quei signori che si trovano a Davos dovrebbero

a) Ammettere i loro errori e prenderne atto invece di cercare di accampare scuse  b) Accettare un controllo maggiore dei rispettivi governi sul comportamento anti – etico e anti- sociale dei principali istituti e delle agenzie di rating che hanno tenuto bordone, penalizzandole con opportune misure.  c)  Mettere  in piedi ed  assicurare una nuova politica economica che redistribuisca in maniera più equa tra lavoro e capitale i profitti generati dalla maggiore efficacia e dall’austerità rilanciando i consumi a livello sociale.

Buona vita a tutti

Informazioni su exult49

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