L’EUROPA FUTURA E IL DESTINO DELLA GRAN BRETAGNA


Un macigno sulla strada dell’integrazione europea e’ da tempo all’opera ed oggi si delinea all’orizzonte. Il ministro delle finanze britannico , George Osborne, ha invitato in un’intervista al Die Welt i responsabili politici europei a modificare parte dei trattati affinché la Gran Bretagna possa restare membro dell’UE

L’offensiva dei conservatori britannici é già iniziata, nel 2012 con le rimostranze ed i veti di Camerun. Già considerazioni e richieste di questo tipo erano state espresse nei recenti vertici. Prima in merito del bilancio UE, poi sull’utilizzazione delle risorse disponibili, infine , punto di non ritorno, l’offensiva contro la Tobin Tax europea. La volontà britannica di voler essere sempre più il centro finaziario europeo e base della speculazione mondiale, la rende particolarmente sensibile.

Ecco la visione dei tories é puramente britannico centrica. Ovvero la visione dei conservatori britannici é in perfetta rotta di collisione con quella europeo continentale. Il passaggio successivo per i continentali é a breve termine una cessione progressiva di sovranità su settori che riguardano la fiscalità, la tassazione, la gestione amministrativa integrata ecc. ecc. Tutti temi che gli inglesi vedono come fumo negli occhi. Da sempre il popolo britannico é isolazionista, isolano, legato storicamente ad un impero, ad uno status ormai perso .L’Europa é sempre stata percepita e recepita come una sovrastruttura , un’insieme da usare , non di cui essere partecipi attivamente.

D’altronde è dal 1973 che sono membri della UE, ma certo non dell’euro zona in euro. I partiti politici ne hanno coscienza e conoscenza. Nel passato si sono ben guardati dal ricorrere al referendum per chiudere la partita. Unico premier che ha accarezzato seriamente l’idea di organizzare un referendum circa l’adesione fu Tony Blair, ma dovette rinunciarvi. Oggi l’élite politica gioca l’ultima carta. Pone sul tavolo la questione della modifica dei Trattati di partecipazione alla UE come ricatto, adducendo la frustrazione del popolo nei confronti della UE per risolvere i problemi immediati, occupazione, debito, qualità della vita.
Semplice, al pari dei governi Berlusconi, seppur con metodi e modi diversi, più raffinati, ma comunque con destrezza,i tories hanno fatto molte promesse, che oggi sanno di non poter mantenere. La finanza , la City , rappresentano circa il 20% del PIL britannico. Ma per il resto é un deserto. La manifattura si é dissolta con la Tatcher, altri settori di punta sono stati ceduti con i loro marchi a gruppi indiani, cinesi ecc.ecc.

La sicumera inglese é la logica conseguenza di una situazione finanziaria compromessa ed a medio-lungo termine disastrosa.
Dopo il salvataggio del sistema bancario, di fatto nazionalizzato per circa il 70%, visto che lo Stato é entrato a far parte dei C.d.A. dei maggiori istituti nazionali. Già da tempo , ma ancor più oggi , la semplice possibilità per la gran Bretagna di accedere e partecipare all’euro zona é preclusa .
Non hanno i requisiti per rientrare nei parametri richiesti per ‘euro zona. E questo e’ un segreto di pulcinella.
Ecco perché sbraitano. O trovano il sistema per salvarsi allentando la morsa e rifiutando l’integrazione prevista , o tra due/tre anni sono fatti.
Le principali agenzie di rating mantengono per la GB la tripla A, ma non per i risultati economici, pessimi, o la capacità industriale, ma solo in quanto piattaforma speculativa da usare con capitali asiatici, americani, o europei stessi, attraverso società estero vestite. La risposta del ministro degli esteri tedessco,Guido Westerwille, é stata misurata ed interlocutoria.”Ci auguriamo una UE approfondita e implementata a 27 con la Gb” e che resti partner attivo nell’unione.

Camerun chiede ed insiste, minacciando veti, una revisione dei trattati per non dover conformarsi a certe decisioni europee .
Una risposta secca e decisa l’ha fornita Jacques Delors, ex presidente della Commissione. Egli suggerisce ai britannici ed al governo di optare per un’altra forma di partenariato con l’UE. I britannici sembrano, ormai da tempo, interessarsi solo ai loro interessi economici. Non sembra ci siano possibilità di nuovi accordi.
Il discorso di Delors é semplice e lineare. Se l’obiettivo primario dei britannici oggi é di opporsi ad una maggiore integrazione, ne restino fuori.
Van Rumpuy Pres. della Commissione Europea, ha chiarito che certe prese di posizione possono mettere a rischio la stessa Unione.
Quindi se la GB non intende perseguire e proseguire nel processo d’integrazione, può restare partner sotto un’altra forma .Un’accordo di libero scambio, uno spazio economico europeo. La Gb potrà comunque restare partner privilegiato.

Sicuramente il Regno Unito é strategico ed importante , ma lo é al pari di altri :Cina, India, Brasile Russia . Van Rumpuy rincara la dose “La partenza della GB dalla UE é come vedere un’amico partire per il deserto…..ovvero per il nulla
La crisi economica é dura e difficile per tutti, ma in GB stà diventando un problema sociale, oltre che politico. La presenza di un numero notevole di immigrati, di cittadini delle ex colonie che vivono nell’indigenza ,rende la situazione esplosiva. Il governo cerca di addossare ad altri colpe e mancanze prprie.
La posizione dell’opposizione, seppur diversa per molti aspetti, non può contare sul sostegno dell”opinione pubblica che resta in maggioranza contraria ad una maggiore integrazione con il continente.
L’altro problema che rischia di modificare ed alterare le relazioni tra GB ed USA é che per molti aspetti gli USA contano da sempre sui loro maggiori soci d’affari sul terreno europeo. Se, come sembra , queste relazioni si incrinano , lo stesso ,si presuppone, avverrà nei confronti dei rapporti con gli USA.

Occorre che la questione possa venire risolta nei tempi più brevi . Accelerare l’integrazione su vari piani tra i paesi membri. Occorre che il più grande e più ricco mercato al mondo possa prendere in mano i suoi destini. L’UE rappresenta il maggior mercato più “affluent”, 450 milioni di consumatori. Contro i 300 milioni degli USA ed i circa 300/350 di consumatori affluent cinesi. L’integrazione e la parificazione di tributi e tariffe dovrebbe rendere più competitiva e meno litigiosa l’Europa. Inoltre occorrerà prendere in seria considerazione la possibilità di costruire un sistema di bilanciamento tra l’ import e l’export extracomunitario. Compensazioni tra mondo in via di sviluppo ed economicamente avanzato. Valutare la possibilità di elevare barriere doganali e promulgare specifiche legislazioni anti concorrenziali per impedire il dumping dei prodotti esteri. Per salvare il lavoro dei nostri giovani .Occorre anche difendersi da contraffazioni, ed un sistematico problema di copiatura . Avere, se necessario, il coraggio di porre un limite agli accordi del WTO. Selezionare i settori di punta da proteggere dalle importazioni cinesi, o indiane .

Accordi che aiutino ed implementino il commercio internazionale, senza peraltro distruggere la ricchezza esistente.. Ecco quegli imprenditori da” scuole serali alla Berlusconi” che ancor oggi continuano a suggerire, o richiedere di ritornare alla lira dovrebbero chiedersi cosa faremmo con una svalutazione immediata del 20% ed una successiva di almeno altri 30%. Torneremo all’economia del baratto?
Un sistema economico complesso e strutturato può competere sul mercato mondiale in tempi di globalizzazione. Non certo i singoli Stati. Questi ultimi per quanto grandi ed importanti soccomberebbero. Solo l’integrazione delle risorse disponibili ci pone al riparo. E certo, questo comporterà una cessione di sovranità su determinati settori. Inoltre comporterà una ulteriore divisione del lavoro tra i membri partecipanti alla UE. Un’attenzione particolare dovrà essere legata alle quote di valore aggiunto che ciascuno avrà in relazione alla sua forza. Ecco tutta questa materia dovrà essere affrontata nei prossimi 10 anni.
Mi auguro che il ceto politico italiano possa essere all’altezza nell’affrontare la transizione che ci attende , invece di preoccuparsi delle piccole beghe interne. Bisogna ritrovare la coesione politica per affrontare le sfide che ci attendono. L’alternativa é quella di divenire progressivamente insignificanti.

Buona vita a tutti.

Buona vita a tutti

Informazioni su exult49

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Una risposta a L’EUROPA FUTURA E IL DESTINO DELLA GRAN BRETAGNA

  1. Millie O. Galloway ha detto:

    “È imprenditore chi esercita professionalmente una attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi”. Così recita l’art. 2082 del Codice Civile , che definisce e regola la figura dell’imprenditore, stabilendone i requisiti fondamentali nella professionalità, intesa come svolgimento non occasionale ma abituale dell’attività economica, nell’organizzazione di quest’ultima, intesa come gestione coordinata delle risorse disponibili da parte dell’imprenditore, e nell’economicità della stessa attività.

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