FINE DELLE “RIVOLUZIONI” ARABE


 

Countries with Sharia rule.

Countries with Sharia rule. (Photo credit: Wikipedia)

Purtroppo il risultato delle elezioni in Egitto pone fine a ciò che é stato definito il movimento che ha dato origine alle cosiddette  rivoluzioni arabe. No, come spesso ho denunciato , il processo di democratizzazione del potere nei paesi del Nord-Africa non poggiava su una strategia di classe , o interclasse , ma piuttosto su un sentimento di rivolta nei confronti dei poteri costituiti. Dittature presidenziali,  supportate da tempi immemorabili dall’Esercito per quanto concerne l’Egitto. Dittature presidenziali familistico- economiche, prodotte dal golpe,  caso della Tunisia, dove la democrazia di fatto  era vigente.   

Si é trattato di proteste popolari che nascono da una  situazione socio-economica disastrosa nella quale si trovano gran parte delle popolazioni e delle  stesse classi medie di quei paesi.  In modo particolare di quella maggioranza di giovani che in quei paesi non solo sono disoccupati ,ma che di fatto non hanno status, non hanno identità e sono ostaggio di una visione arcaica e profondamente conservatrice della società. 

Egitto, Tunisia, Libia , Algeria , tutti questi paesi , anche se con profonde differenze, demograficamente  rappresentano una piramide rovesciata in rapporto alla struttura dell’Europa. Italia e Germania, paesi in cui già oggi, ed ancor più dal 2040, oltre  1/3 delle loro popolazioni saranno ultra 65 enni, dove circa 3 lavoratori su 10   dovranno mantenere altri 7  . Già oggi in Tunisia, Egitto ,  Libia i  cittadini sotto i 30 anni superano il 55% dell’intera comunità e costituiscono la maggioranza assoluta.  Le donne, a loro volta, rappresentano  in questa maggioranza la parte numericamente maggiore .  

A parte la Tunisia, dove la condizione femminile, grazie al periodo di elevata democrazia  sotto Bourguiba , ha vissuto un profondo mutamento ottenendo una parità reale a livello giuridico , purtroppo negli altri non ha goduto altrettanta evoluzione.  Proprio le donne sono e saranno le prime vittime di questa restaurazione .  

Sì , una vera e profonda restaurazione di una visione religioso-teocratica della società civile , del ruolo delle donne, del potere.  Potere,  questo é il concetto di fondo che emerge ed impregna  questi due anni di evoluzione politica in questi paesi.

In Egitto, l’affermarsi del maggior movimento politico, divenuto partito dominante,  i Fratelli Musulmani , ha condizionato notevolmente il percorso di affermazione dei principi religiosi. A questa affermazione ha contribuito la divisione dell’opposizione laica e copta. La stessa persona di El Baradei , figura di riferimento di queste variegate formazioni , ha subito una notevole riduzione di peso e seguito  a causa della sua partecipazione intermittente in rapporto agli accadimenti. Dalla caduta di Mubarak i Fratelli Musulmani ed il loro uomo forte, Morsi, sono riusciti nonostante le manifestazioni di protesta ad imporre la loro agenda.

Morsi stesso, attribuendosi tutti i poteri, ha esercitato il potere nei modi consueti, occupando i posti chiave degli organi di stampa, i maggiori quotidiani Al-Ahram, sono stati conferiti a familiari del leader .  La stessa relazione concretizzatasi con i militari, conferma la volontà di dividersi il potere. Sul piano interno l’agenda politica é tracciata dai Fratelli Musulmani . In  politica estera, il ruolo del paese nello scacchiere medio-orientale ed i rapporti con gli USA,   l’ultima parola resta nella mani dei militari che, di fatto,  pongono una sorta di tutela ed imprimatur sul futuro del paese.

Sembra quindi che il 64% dei votanti abbia dato il proprio consenso all’introduzione della Sharia come suprema legge dello Stato . I risultati ufficiali dovrebbero essere annunciati entro il 26 Dicembre .                      L’altro dato da tenere in considerazione che, politicamente  assume un certo peso quanto a democraticità e consenso all’attuale evoluzione,  é il tasso di partecipazione alle urne per questo referendum sulla Costituzione che cambia radicalmente la forma e la natura delo Stato.                                              Dai dati disponibili infatti il tasso di partecipazione  sarebbe all’incirca del 32% . Un dato che , se confermato, inficia e non di poco il supporto ed il sostegno del popolo egiziano circa il cambio imposto dal governo.                     

Vi sono in proposito accuse di frodi e di violazioni  , oltre al fatto che il debole tasso di partecipazione popolare potrebbe inficiare il risultato.                               Sono inoltre da considerare le dimissioni del Vice-Presidente  della Repubblica,  Mahmoud Mekki.                                                                                              Ancor più importanti, in termini di conseguenze immediate,  le dimissioni del Governatore della Banca centrale , Farouk Al-Oqda. 

Ciò in quanto le riserve valutarie del paese sono in condizioni disastrose .        Il Turismo ,seconda fonte di risorse per il Paese,  ha perso negli  ultimi 18 mesi  oltre il 60%  di entrate valutarie e l’economia interna é in ginocchio a causa delle continue manifestazioni e blocco a singhiozzo della produzione.   A questo stato di cose i Fratelli M;usulmani oppongono la considerazione che con l’adozione della nuova Costituzione infine si chiude la transizione  e si offre al paese un quadro istituzionale certo. 

Se la vittoria si conferma,  la nuova costituzione entrerà in vigore tra due settimane ed il Senato avrà il potere di legiferare in nome della Sharia, o legge islamica  suprema. E’ evidente, almeno per la gran parte degli osservatori, che ciò comporterà un seguito di scontri .                                               I rapporti tra minoranza coopta e maggioranza musulmana si aggraveranno. E’ altrettanto evidente che il ruolo che la legge islamica concede alle donne contrasta fortemente con le abitudini e le libertà faticosamente conquistate negli ultimi 30 anni sotto il regime di Mubarak che era fortemente tollerante delle minoranze e dei loro credo secondo il tipico esempio del ” divide et impera”.

Il ruolo defilato dell’esercito sul piano interno pone comunque degli interrogativi di un certo peso.

I Fratelli Musulmani hanno pervicacemente lottato per conseguire il risultato per loro esiziale: affermare la supremazia della loro fede . Trasformare la società egiziana dall’alto, modificandone la natura da laica in teocratica.      Ma non hanno in alcun modo arginato le profonda crisi economica finanziaria del paese. Niente é stato fatto per migliorare le condizioni di povertà che stanno mettendo in ginocchio il paese e dilatando le condizioni tra centri urbani e campagna . La religione , la fede sono sbandierate ovunque nel tentativo di nascondere i veri problemi .  Ma con l’oppio dei popoli non si mangia!Così come con l’ignoranza. 

 Il paese ha conosciuto, anche nel recente passato , rivolte sanguinose domate dall’esercito negli anni ’70 ,’90 e più recentemente nel 2007.                                    La crisi economica , la globalizzazione in atto, il conflitto siriano, la situazione militare  di cerniera dell’Egitto ,  pongono notevoli interrogativi sulla tenuta del governo , della capacità dei Fratelli Musulmani di trovare soluzioni adeguate.  In particolare, in un tale contesto ,occorrerebbe una forte dose di unità sociale, solidarietà,  mentre in realtà le divisioni di carattere religioso, di classe  stanno ampliandosi .

La povertà della gran parte del paese ed il disinteresse mostrato nella realtà delle cose nei loro confronti, sono a mio modesto avviso, i prodromi di una rovinoso scontro prossimo futuro. Ecco  allorache  l’esercito potrà per l’ennesima volta presentarsi sulla scena politica come l’estremo difensore del popolo, garante dell’unità nazionale, unico elelmento di continuità politico istituzionale.   La ricerca affannosa di ottenere un risultato simulacro, la nuova Costituzione , creata a loro immagine e somiglianza,  per i Fratelli Musulmani potrebbe rappresentare l’inizio della fine. Le religioni fortunantamente passano , ma i popoli restano! 

Buona vita a tutti.

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3 risposte a FINE DELLE “RIVOLUZIONI” ARABE

  1. my blog ha detto:

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  2. G. CARLO ha detto:

    Purtroppo per vincere sul fanatismo ci vuole un altrettanto ( e più forte fanatismo). Per fermare il drogato (da oppio religioso) non c’è atro sistema che colpirlo in modo intelligente, possibilmente senza ucciderlo; poi ci deve essere la, non meno importante, fase di disintossicazione.
    Siamo ancora nella fase in cui esiste il fanatismo da una sola parte, cioè da parte di quei religiosi o pseudo tali che si ritengono esseri superiori. Cominciamo a far scendere sulla terra questi “ariani religiosi” e magari sotto terra come meritano e vedremo tornare la ragionevolezza in modo spintaneo.

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  3. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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