ILVA E LE OMISSIONI


Arcelor Mittal Research Industry Liege

Arcelor Mittal Research Industry Liege (Photo credit: jepoirrier)

arcelor_mittal_rebranding :  Lakshmi mittal

arcelor_mittal_rebranding : Lakshmi mittal (Photo credit: buzzbuzz)

English: Wordmark of Tata Steel

English: Wordmark of Tata Steel (Photo credit: Wikipedia)

Molte, troppe continuano ad essere le cose non dette di quanto accade oggi e che la stessa stampa italiana tratta da un punto di vista meramente nazionale con tutto ciò che questa visione comporta in termini di effetto di distorsione. Lasciamo  da parte il discorso centrale, che resta fondamentale per un paese che é la seconda potenza manifatturiera europea, l’assenza da oltre 15 anni di una seria politica  industriale . Questo la dice lunga sul perché la magistratura deve assolvere il compito che il ceto politico -imprenditoriale non ha avuto il coraggio di assumersi. Ma veniamo a dati certi dal punto di vista europeo. 

Negli ultimi 4 anni la produzione europea é crollata del 20% ed il suo prezzo del 30/40 %. Le sovracapacità produttive  sono valutate da Eurofer ,la confindustria europea , lobby potente dei siderurgisti in circa 60 milioni di tonnelate.  Arcelor- Mittal, gruppo francese acquistato dal gruppo indiano di Adity Mittal, gestito dal figlio Lakshimi  ha fermato 14  su 25 dei suoi altiforni .Il Gruppo indiano Tata Steel, dopo aver soppresso 1500 posti di lavoro, ne sopprimerà altri 900 nei suoi insediamenti britannici . Il Gruppo tedesco Tyssen Krup ha provveduto ad un programma di riduzione su 5 anni.

Cosa é avvenuto ? Una crisi strutturale  che seguiva un certo trend di lento declino, sulla quale si é innescato un mini boom,  dovuto in gran parte ad una domanda dopata da parte della Cina. . Un causale che ha avuto effetti dirompenti in termini di errati investimenti e d’altro canto la creazione di un’esportazione di provenienza cinese.  Ovvero, si crea domanda per dopare il prezzo dei materiali , creando false aspettative sul mercato, per poi provocare la crisi dei maggiori produttori offrendo materiali a prezzi notevolmente inferiori. Questo é quanto é successo sul piano mondiale.

Il primo gruppo vittima di questa parabola é stato  l’indiano Mittal. E’ pur vero che anche le manie di grandezza hanno contribuito  a mettere in ginocchio le finanze del gruppo. Questa é la ragione della ricerca affannosa di capitali pubblici attraverso ricatti di chiusura d’impianti. Un’esempio attuale che ha molte similitudini con l’Ilva di Taranto é quello di Florange in Francia sul quale il governo francese ha grosse difficoltà di scelte politiche fino a minacciare una nazionalizzazione .Il gigante Mittal é stato creato con continue acquisizioni prima nei paesi emergenti ,poi con un investimento enorme di 25 miliardi di euro ha acquisito il gruppo francese Arcelor nel 2006.

In quell’epoca all’acme della sua storia con prezzi di mercato  all’apice.            In tre anni hanno generato 17 miliardi di euro di prdite. Il corso delle azioni ha perso l’80% del valore.  Standard&Poor e Moody’s hanno portato la valutazione delle obbligazioni da loro  emesse a livello spazzatura.  Perché ho fatto questo excursus relativo alla Francia ed al suo maggior Gruppo? Perchè  leggendo la stampa italiana sembra che il problema ILVA sia solo una tematica legata all’inquinamento generato dall’impianto.

Certo questo problema é grande e non recente, ma occorre vedere al di là e comprendere quali le sono le strategie da intraprendere per mantenere in piedi la filiera siderurgica italiana .  Al Gruppo Riva, o Riva Fire, non é stato possibile ricattare il governo come in Francia. Ci hanno provato, ma sarà difficile viste le condizioni oggettive della situazione, e la diversa dimensione dei due impianti .

Si sommano in termini strategici due livelli dai quali non si può prescindere.  Uno quello finanziario.  L’interesse é quello di riuscire a produrre prodotti a maggior valore aggiunto per far fronte alla diminuzione del prezzo dei materiali base . Quindi spostare parte della produzione su fasce di maggior profitto . Qui si pone inoltre un’ulteriore problema di divisione del lavoro tra i diversi produttori nazionali ,ad es. Marcegaglia, l’ex Lucchini,  oggi russo.

Un piano economico industriale  dovrebbe essere messo sul tavolo dal governo e far parte integrante del rilancio dell’industria siderurgica nazionale. Purtroppo sembra ci si concentri su aspetti marginali ,sulla continuazione del processo produttivo,  senza porsi la domanda essenziale,  cosa produrre dopo la bonifica degli impianti.                                        E qui veniamo al secondo aspetto fondamentale che non viene quasi mai citato, ma costituisce un pilastro dell’evoluzione del settore.Il progetto europeo ULCOS. Un progetto che non é stato inserito nel piano di ammodernamento dal governo. L’Ulcos rappresenta un dimezzamento delle emissioni di CO2 entro il 2050 .Questo consorzio rappresenta tutti i produttori siderurgici europei ben 48 società situate nei 15 paesi europei L’Ultra Low Carbon Steelmaking sembra un progetto che attraverso l’idea dell’abbattimento delle emissioni  sembra fatto a posta per spillare denaro pubblico ai governi interessati. 

Un modo di ridurre gli apporti di capitali propri che sarebbero richiesti alle società proprietarie che riuscirebbero in tal modo a dimezzare il costo della revisione ed implementazione degli impianti.  Il problema non é di poco conto. L’ILVA di Taranto rappresenta “l’amont” della produzione siderurgica italiana,  il 40%della capacità produttiva nazionale,con oltre 10 mln di ton. dalla quale dipendono a catena molti altri produttori nazionali che coprono a loro volta le diverse nicchie .Un settore formato da 6 grandi gruppi, da un indotto di circa 500 imprese con 40 mila addetti  un fatturato di 21 miliardi ed un export di crca il 35%.

E’ evidente anche ad un bambino che l’Italia non possa dismettere un tale settore che resta strategico per lo sviluppo del paese. Una tale mossa sarebbe il più grande regalo ai cinesi ed indiani che oggi detengono di fatto il mercato europeo.  Ma é altrettanto evidente che l’ingente bisogno di capitali per riammodernare gli impianti deve avere obiettivi chiari e ambiziosi per poter essere accettabile e profittevole.  Su questo punto si gioca il futuro della siderurgia italiana tutta.  Tutti i produttori ai vari livelli devono contribuire ad una nuova strategia integrata.  E’ evidente che il gioco al massacro del chi resiste più a lungo vince la guerra non può divenire la strategia vincente. E’ altrettanto evidente che il lobbismo deve essere gestito e posto in una condizione di collaborazione forzata..

Così come in Francia il governo ha minacciato la nazionalizzazione occorre che anche in Italia si addivenga ad una maggiore coesione d’intenti.          Infine occorre che anche a livello europeo si giunga ad un accordo tra le parti che riequilibri il peso della Germania che oggi a livello siderurgico ha nell’automotive un settore trainante e riesce a modernizzare   a basso costo e gli  altri paesi europei . Francia e Italia che invece stanno attraversando una notevole crisi. L’Europa ha necessità di rielaborare un progetto siderurgico a forte impatto che possa confrontarsi con il mercato , e con una domanda che fino al 2015 non rivedrà alcuna ripresa.  In attesa di assistere ad un nuovo corso nella politica industriale del paese , capace di sfruttare al meglio la nostra produzione , cerchiamo almeno di salvare il salvabile.

 Buona vita a tutti 

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Una risposta a ILVA E LE OMISSIONI

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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