RIFORMA PER LA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE E FATTORE DEMOGRAFICO


Cover of the Italian weekly Panorama featuring...

Cover of the Italian weekly Panorama featuring Andreotti (Photo credit: Wikipedia)

François HOLLANDE

François HOLLANDE (Photo credit: Parti socialiste)

Ancora una volta prenderò in considerazione e ad esempio  la Francia e la politica fortemente voluta dalla presidenza Hollande. Ragionavo in un post precedente della riforma attualmente in discussione  presentata da Montebourg , il ministro per la competitività.   Basata sul  rilancio dell’economia attraverso uno sgravio del cuneo fiscale sui salari che superano il salario minimo tra 1.6 e 2.8 , un intervento del valore globale di 20 miliardi di euro per tutte le imprese che intenderanno investire su tecnologie di prodotto e di processo.  Questo é un provvedimento che dovrebbe essere realizzato a partire da Gennaio 2013,   che coinvolge circa tre milioni e mezzo  di lavoratori , concepito in particolare per il settore industriale dove vi lavorano circa  un milione di addetti.

Accanto a questo progetto che vuole in primo luogo rilanciare il consumo delle famiglie,  anche oltr’alpe ai minimi storici , con un una stagnazione della crescita ed un PIL  per il 2012  a + 0.3% , oggi Hollande ha lanciato un programma chiamato “contrats d’avenir”.  Dopo aver promesso durante tutta la campagna elettorale una mobilizzazione senza precedenti contro la disoccupazione giovanile sembra che alle parole seguano i fatti.

Come ha dichiarato “non possiamo accettare una disoccupazione che  rappresenta circa 1/4 di una intera generazione. Ci sono momenti nella vita in cui ciascuno deve poter sfruttare un’opportunità.” Questa riforma di peso é destinata ai giovani tra i 16 ed i 25 anni poco qualificati ,con basso livello di scolarizzazione che vivano in zone socialmente , o economicamnete  sfavorite. Per il 2013 sono 100 mila i contratti  che saranno firmati con l’obiettivo di raggiungere i 150 mila per il 2014. Aventi una durata tra uno e tre anni,  saranno finanziati fino al 75% del valore del salario minimo lordo, ovvero 1380 euro. Si tratta di un ‘intervento a pieno regime  di 2.3 miliardi di euro per il  2013,   e di 3 miliardi per  il 2014.  Questi contratti hanno come principio cardine  quello di offrire un’impiego che assicuri formazione ed inserimento nel mondo del lavoro per una miriade di giovani  che oggi si trovano nella condizione  di “non studio e non lavoro” , l’emarginazione dei giorni nostri.

Perché tratto questo problema? Semplicemente in funzione all’enorme numero di giovani che , nella stessa classe d’età 16 /24 , si trovano in questa condizione da noi .  Un’enormità, il doppio del valore francese;  1.3 milioni sono in Italia i giovani in questa condizione  a carico delle famiglie.                Non solo, occorre  inoltre ricordare che il tasso di abbandono alla fine della scuola dell’obbligo in Italia dal 2006 stà rapidamente salendo.  Abbiamo un macigno che grava non solo sul presente , ma soprattutto sul futuro di questo paese.  Così , mentre la Francia cerca di porre rimedio allo scollamento sociale ed alla  mancanza di solidarietà tra generazioni , in Italia  i media si occupano di nomenclatura vecchia e semi-nuova,  di primarie , di tutto, fuorché del problema più grave che il paese vive quotidianamente da oltre un decennio.

La demografia é alla base di ogni mutamento sociale che si ripercuote a sua volta , inevitabilmente,  sull’economia ed infine sulla politica. I nostri politici sono fondamentalmente ignoranti in materia e quando non lo sono s’interessano all’ottenimento del consenso momentaneo , non agli effetti disastrosi che le loro politiche comportano nel tempo.. Un’esempio per tutti: Andreotti.  Osannato da una piccola borghesia, cattolica , tradizionalista , bigotta ed ignorante,  é stato l’effige del politico  raffinato.

Bene, il debito italiano,  almeno nella misura del 50%,  é stato accumulato  dalle sue sconsiderate politiche economiche ed a quelle democristiane. Non é una mia presunzione, potete verificare statistiche ISTAT e Bankitalia in merito.

Se non s’interviene rapidamente su questa piaga sociale ogni possibilità di ripresa economica e soprattutto di rilancio dell’economia industriale e manifatturiera  non sia possibile.  Non possiamo giungere ad un’espansione dell’economia se ,oltre 4.5 milioni d’italiani sono disoccupati , calcolando  i cassintegrati che non vengono conteggiati e coloro che sono in mobilità. Senza valutare che solo il 58% delle donne in Italia lavora .

Per  i giovani é ancor peggio,  una questione di motivazioni, di desiderio che, una volta scemato , o schiacciato dalla situazione , determina frustrazione e  deviazione , rifiuto .  Pensate che questa fascia in Italia non rappresenta che il 16.5% dell’intera popolazione.  Pensate che il dato globale dei  laureati  dal 2008  non supera i 280 mila all’anno,  dai 360 mila degli anni ’80/’90 .

Ma come,  già così pochi in rapporto alla popolazione e nonostante ciò non riusciamo ad integrarli? Pensate su 27 Paesi  U.E, 15 hanno istituito la formula del salario minimo.  Uno strumento giuridico che riesce ad aiutare i giovani a far fronte al loro inserimento professionale.

Una ragione ,spesso discussa , é la struttura produttiva italiana che al 97% é composta da imprese con meno di 15 dipendenti. Da imprenditori che non generano profitti sufficienti per investire e crescere, restando legati e dipendenti dal credito bancario . D’altra parte mancando essi stessi della cultura e preparazione per impiegare giovani a più alta professionalità.

La territorialità , la non vocazione alla mobilità, tutta italiana, la dipendenza economica dalla famiglia fanno il resto.L’inesistenza della formula del campus che obbliga il giovane a distaccarsi dal nuclo familiare come in molti paesi europei fà il resto.   Ma anche qualora questi passaggi siano superati ,non  lo sono  per la cultura  della famiglia di appartenenza.Siamo ancora allo stadio di riproduzione della classe dominante. 

Ovvero, oggi in Italia siamo tornati in certoqualmodo al passato . Chi proviene da una famiglia agiata, o comunque pronta ad investire procede negli studi, gli altri , la maggioranza , chiude la scolarizzazione con la  scuola media superiore. Siamo in fondo alla classifica europea.  All’altro capo della fune, oggi troviamo situazioni incresciose che non hanno riscontro in nessun paese europeo.

Ovvero giovani con 19 anni di studi , cioé laurea breve+specializzazione + master che grazie ad una legislazione idiota, fatta da incapaci , sono costretti ad accettare stages gratuiti di vario periodo che spesso non si rinnovano   producendo di fatto dei disoccupati  che restano a carico delle famiglie.           A 28/29/30 anni ,quando in altri paesi sono uomini e donne inseriti ed integrati nel mondo del lavoro in questo sciagurato paese sono “ragazzi”.

Questo é il prodotto di una società profondamente , intrinsecamente malata.  Che non ha compreso che flessibilità , non significa sfruttamento intensivo del capitale umano , né devalorizzazione del fattore lavoro.
Che il peso dell’investimento  per l’istruzione possa essere a carico delle famiglie , può sembrare in “parte”  accettabile, ma che alle famiglie sia fatto carico delle spese d’inserimento professionale questo é , oltre che illegale , totalmente inaccettabile . Le discriminazioni ,a cui tutta questa situazione conduce, sono enormi. 

Siamo l’unico caso in Europa dove, ad una massa notevole di giovani non qualificati , si aggiunge un’altra fetta di notevoli proporzioni di giovani estremamente qualificati che non trovano collocazione.  Due estremi .            Dove si tratta di salari d’inserimento a 27/28 anni di 900 euro .  In Olanda a parità di qualifiche, (livello master) con 19 anni di studi in media ,  si entra a 1900 euro , in Germania 1.750, in Francia circa 1.600 (dove il salario minimo garantito per legge é di 1.380 euro lordi).  Allora se con la cultura non si mangia, figuratevi senza………

Non é poi un caso se, da statistiche recenti , si evince che circa 50.000 all’anno sono i giovani laureati italiani che vanno a lavorare in Europa, o anche fuori , perché il sistema non é in grado di assorbirli. Pochi tra di essi ritornano, così oltre ad aver contribuito alla loro formazione, con un costo medio individuale per lo Stato di 1oo mila euro per i maturi, circa 150/170 mila per i laureati, al master superiamo i 200 mila , abbiamo contribuito alla ricchezza altrui. Un’allocazione di risorse umane  e finanziarie da perfetti imbecilli.

Siamo l’unico caso, tra i maggiori paesi  europei, a trovarsi  in questa deplorevole condizione . Per non voler affrontare il problema nazionale per eccellenza , costituito da familismo,  raccomandazioni e assoluta mancanza di meritocrazia, sia nel pubblico che nel privato.  Non so quanto ancora possiamo credere di restare in Europa con simili livelli.   Ma vorrei tanto poter contare su governi ed esecutivi in grado di affrontare seriamente questi problemi che i media trattano solo nella  loro marginalità , senza mai offrire un quadro d’insieme. 

Buona vita tutti.

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4 risposte a RIFORMA PER LA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE E FATTORE DEMOGRAFICO

  1. redpoz ha detto:

    bel post, lo condivido e lo sento molto vicino, trovandomi proprio in quella fascia d’età (seppur in condizioni delle quali non posso lamentarmi).
    ricordo solo che quando studiavo in Germania i miei coinquilini, pur sentendo quasi quotidianamente i loro genitori, mi spiegavano che erano stati quasi tutti gentilmente “cacciati di casa” (invitati a studiare altrove) quando avevano 18-19 anni. perchè solo così si diventa autonomi e solo così anche i genitori hanno una vita loro.
    e gli stages riuscivano a farli durante gli studi, accumulando un’esperienza professionale invidiabile.
    insomma, uscivano a 25 anni meglio preparati e più intraprendenti.
    in Italia il problema è letteralmente strutturale: attitudine dei giovani e dei genitori, carenza di strutture, mancanza di supporto da parte delle imprese…. eppure qui ci si gioca il futuro!

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  2. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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  3. Estonia57 ha detto:

    Concordo pienamente con quanto scritto, è veramente una vergogna. Come giustamente ha scritto anche Luciana Litizzetto in un suo libro, ci costerebbe meno pagare unatantum l’esodo definitivo degli imbecilli che far entrare nel mondo del lavoro i nostri cervelloni costretti a trovare giusta collocazione e qualche volta gloria all’estero.

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  4. Pingback: Questione giovanile | Raimondo Bolletta

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