U.S.A: IL SENTIMENT DEL CETO MEDIO


 

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united states currency eye- IMG_7364_web (Photo credit: kevindean)

 

Ivy League logo

Ivy League logo (Photo credit: Wikipedia)

Piuttosto che trattare il tema delle elezioni presidenziali, ormai prossimo alla  soluzione, 6 Novembre,  preferisco fare una carrellata dei vari problemi socio-economici che attanagliano il paese e contribuiscono a produrre il   “sentiment” politico del vasto ceto medio americano.  I tanti dubbi ed incertezze che assalgono la società.    Dopo un decennio di battaglie sulle sabbie dell’Iraq,  le montagne dell’Afghanistan,  gli americani ne hanno abbastanza  delle spedizioni militari.   Oltre il 71% ,secondo un sondaggio del Pew Center , sono per il ritiro. L’interventismo arrogante , unilaterale di Bush é oggi impopolare , come afferma l’analista di Foreign Policy,  Michael Cohen.

Così come i “progetti di promozione della democrazia all’estero”……..               Anche candidati presidenziali, come Ron Paul, affermano che “gli USA sono in bancarotta e debbono smetterla di giocare ai poliziotti del mondo”……       Si tratta di un isolazionismo sul modello degli anni ’20-’30, o di una sorta di pragmatismo legittimo?  In un recente sondaggio realizzato da Foreign Policy Initiative,un think tank della destra repubblicana, solo per il 5% degli americani  la sicurezza nazionale é una priorità. Per il 49% l’economia, il 62% l’occupazione. Interessante, da leggere,  un recente libro di  Christofer Nichols, “Promise and Peril at the Dawn of  a Global Era”.

A parte gli interventi militari, con i loro esorbitanti costi ed il ruolo degli USA  nel mondo,  c’é il problema , molto sentito dal cittadino medio,  del declino dell’industria americana  che  ha come corollario l’ascesa della Cina sullo scacchiere mondiale.   Durante la campagna elettorale il tema della delocalizzazione produttiva , della fuga dei posti di lavoro ed in particolare di quelli tecnologicamente più avanzati  verso la Cina ed il Far East , é divenuto spesso  forte punto di contrasto. 

Romney ne ha approfittato e spesso ha volutamente battuto su questo tasto. Nel Mid -West , la cosiddetta “cintura della ruggine” (rust belt), come spesso viene definito il Nord  Est del paese,  la de-  industrializzazione ha svuotato letteralmente la mission di molte città e cittadine legate alla produzione primaria. Proprio lui che, con la sua Bain Capital , (fondo d’investimento) negli ultimi 5 anni ha contribuito a delocalizzare verso la Cina migliaia di posti di lavoro.  Si stimano in oltre 5 milioni i posti di lavoro persi dal 2000 verso Cina e Messico. Da notare che un’operaio oggi in Stati come Wisconsin, Michigan, Illinois percepisce una paga lorda oraria tra i 14 ed 18 dollari (cambio $/euro, 1.3).

Molte aziende americane hanno iniziato ,per varie ragioni, il rimpatrio di parte dei posti di lavoro precedentemente esportati negli anni ’90.  Spesso dalla Cina, che non ha mai aperto il suo mercato interno, come sperato dagli investitori occidentali. Obbligato a produrre nelle “aree cosiddette doganali” da dove sei obbligato ad esportare  il 100%. Con la crisi economica e l’incremento dei costi della mano d’opera in Cina, per molti è divenuto anti-economico , il sogno di crescere, quale quota di mercato interno , é finito!

Ed anche quello della grande classe media si é spezzato, a causa di una crisi economica che ,dal 2007 la stà ampiamente assottigliando ed ampliandone  a dismisura le incertezze. Negli ultimi 10 anni ha subito un’erosione ed impoverimento senza precedenti.   Si stima  che 1/3 di famiglie stanno raggiungendo il livello di povertà a causa della precarietà d’impiego e dei salari troppo bassi.            

La stessa Fed , la banca federale, il mese scorso ha pubblicato la sua inchiesta triennale sui redditi e patrimoni delle famiglie americane .Quest’ultime hanno subito un’erosione del 39%  dei loro redditi dal 2007. Per non parlare del percentile di americani che detengono la vera ricchezza del paese.                Il famoso rapporto 20 /80 (il 20% delle famiglie che detengono l’80% della ricchezza)  si stà ulteriormente riducendo. E sapete quale altro paese, appartenente alla OCSE, vanta un simile divario e concentrazione di ricchezza ? L’Italia. Ma da noi é atavico e non accenna a mutare nei secoli.

Come in Italia la riproduzione della casta avviene per eredità e censo (non propriamente tassati)  , più che per merito.  L’istruzione , per lo più privata, é la cinghia di trasmissione delle élites in USA. Scuole come Crainbrook nel Mid -West, dove ha studiato Romney e dove ha incontrato sua moglie Ann, costano 39 mila dollari l’anno.  Non che le figlie di Obama, che frequentano Sidwell (  Washinton D.C.),  costino meno, 48 mila l’anno……                                 Il concetto di questa élite  é garantire ai propri figli l’accesso ad un’ Università della Ivy League.  Dove oggi quasi il 50% dei posti assegnati sono occupati da studenti stranieri.

Un sistema quello americano dove 5.3 milioni di studenti frequentano scuole ed Università  private e 49.8 milioni l’istruzione pubblica . Ecco questo é il sistema di riproduzione efficace delle élites !Il censo e la selezione attraverso l’istruzione  . Ma loro ,almeno dal punto di vista della cultura , riescono poi a trarne beneficio attraverso una classe dirigente degna di questo nome. 

Noi invece depauperiamo una scuola pubblica buona, o talvolta eccellente, aperta a tutti , con costi accettabili , e poi  mandiamo molti rampolli in scuole private ,in grande maggioranza cattoliche ,dei veri  diplomifici dai quali escono degli inetti,incapaci   e viviamo in un clima di crassa ignoranza.

I migliori ,dopo gli studi in Italia  vanno  , obbligati dall’assenza di reali opportunità e da un sistema di raccomandazioni schifoso , all’estero e non tornano più in questa babele dove il merito non conta e gli accattoni entrano in politica.  Poi scegliamo ,per completare il tutto, come rappresentanti degli affabulatori, chansonniers da crociera ed il paese é servito.      

I repubblicani di Romney rifiutano le tasse e la redistribuzione con l’assioma reaganiano che si é avverato compiutamente  falso. Si proclamano investitori, creatori di occupazione, dunque la legge permette loro basse aliquote poiché non devono essere puniti per il loro successo economico.   Purtroppo negli ultimi 20 anni il saldo dei posti di lavoro creati in USA é fortemente negativo, ma loro , l’esempio lampante é proprio Romney,  investono, speculano all’estero ed in USA sono soggetti ad un’ aliquota del 14% sul capital gain.

Pagano di tasse meno di una segretaria. Anche questa é America.                     

40 milioni di americani vivono sotto la soglia di povertà. La soglia  é fissata in 11 mila dollari per singoli e 22.025 per una famiglia di 4 persone. (fatevi 4 conti  cambio $/euro; 1.3)   Il reddito mediano delle famiglie  é sceso del 3.8% tra il 2007  ed il 2008.  Il rapporto del Census Bureau 2012 sottolinea che gli americani senza alcuna copertura sanitaria (possono tranquillamente crepare senza alcuna assistenza medica) sono il 15.4% della popolazione, ovvero  46.3 milioni !   A questi dovrete aggiungere altri 25 milioni, circa che ne dispongono, ma solo parzialmente.    Come a dire che più di 1/4 della popolazione , 300 milioni,  é a rischio !

Per mortalità infantile gli USA sono al 145° posto nel ranking mondiale dell’OMS  (Org. mondiale della sanità) , prima del Bangladesh .                      L’Italia al secondo. Giusto per farvi comprendere che lamentarsi é da idioti , poco informati. La prevenzione per l’americano medio resta e resterà un sogno! La povertà tocca in particolare i bambini allevati da  un solo genitore. Più della metà dei bambini americani  con meno di 6 anni , con madri single, vivono sotto la soglia di povertà. 

Il 25% dei cittadini di colore  vivono sotto la soglia di povertà, contro l’8.6% dei bianchi. Il tasso di povertà degli ispanici é molto vicino a quello dei neri 23.2%,  mentre quello degli asiatici é del 11.8%. Ecco una fotografia  reale di quello che é il grande paese  USA per coloro che ci vivono, o ci hanno vissuto.   Certo non solo questo. Anche tante altre cose belle e brutte.  

Ma la visione edulcorata che l’industria cinematografica a stelle e strisce , i media europei, in genere occidentali , ne offrono  é da anni ’50. Un’immagine datata, ignorante, volutamente ipersofisticata che non ha riscontro nella realtà.  Si vuole accreditare un’immagine parziale, fortemente incentrata su una ristretta porzione del paese,  ignorandone l’integralità e quindi le enormi problematiche che lo avvolgono. Un grande paese fatto di 50 Stati , di due coste, occidentale ed orientale , dinamiche e ricche,   ed in mezzo il grande ventre molle di un corpo che riesce sempre più difficilmente a metabolizzare le sue diversità.

Buona vita a tutti

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Una risposta a U.S.A: IL SENTIMENT DEL CETO MEDIO

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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