F.I.A.T.


 

Italiano: Sergio Marchionne

Italiano: Sergio Marchionne (Photo credit: Wikipedia)

Mi sono occupato in questo blog del più grande gruppo industriale italiano ripetutamente.  In particolare delle capacità strategiche di  Marchionne e della evoluzione del Gruppo dal 2008. Potete rileggere quanto da me scritto a suo tempo.  Ho aspramente criticato  la mancanza di visione strategica del Gruppo per il settore automotive , l’errore nel non percepire e  comprendere il ruolo del brand, del marchio ,  in un mercato primario, quale é sempre stato l’italiano .  

Sul manager, in termini di competenza finanziaria, CFO, lo  ritengo un’eccellente  manager. Come  Chief Executive Officer nutro dei dubbi, poiché il contesto operativo non é una variabile indipendente, ma un dato incontrovertibile del quale e con il quale occore fare i  conti.

Ma dopo averlo criticato , a suo  tempo, oggi non vorrei cadere nella tipica reazione italiana .

Ascoltando la trasmissione di Gad Lerner  tutti, ma dico proprio tutti, gli intervenuti sembravano aver compreso già dal 2010 che le balle raccontate da Marchionne sulla Fabbrica Italia  erano tali.  Ma perché non l’hanno detto allora ….. No, sono quasi tutti quaquaraquà. Salvo alcuni rari ospiti, che presero  posizione.  Parlar male del gruppo Fiat , del suo A.D. , della Famiglia significava , significa, essere posti all’indice come fornitore ,di servizi ,  come consulenti, in una parola  non lavorare !

Questo é il rapporto causale tra proprietà multinazionali a conduzione familiare  e l’economia relazionale che vige come sistema in Italia. Ieri Della Valle ha fatto delle considerazioni simili a quelle che formulavo circa la situazione Fiat.

– assenza d’investimenti tecnologici a misura di mercato e di segmento,               – assenza di modelli  e di conseguente turn-over , scarsa qualità di prodotto,      – disinvestimento relativo alle risorse umane e  di politica di brand, non  adeguato supporto alla percezione/promozione  del marchio su scala europea.                       

– conflittualità sterile e incessante con le risorse interne,                                            – incapacità evidente di comunicazione interna ed esterna .

La figura peregrina in qualità di Presidente dell’Associazione di Costruttori Europei di Auto fatta da Marchionne nella richiesta alla UE di sostegno e denaro per la chiusura di impianti in Europa può bastare a definire la dicotomia netta tra imprenditorialità e assistenzialismo  . VW lo annichilì . Ma  non voglio andare oltre su questi che ormai sono temi sui quali sembra siano tutti d’accordo……. Magari!

Oggi ,volendo essere onesto intellettualmente, vorrei mettere in chiaro alcuni punti che sono il viatico e gli impegni di un Manager che assume le responsabilità di Marchionne. Un contratto che si basa sulla fiducia, sulla partecipazione alla strategia ed infine , soprattutto, sulla realizzazione degli obiettivi fissati.  Un lanzichenecco di alto valore che s’impegna con una remunerazione e benefici elevati a condurre l’organizzazione aziendale per conto di una proprietà che lo delega  in quanto incapace  a vario titolo.           

La famiglia. Gli italiani come al solito pensano agli Agnelli, il Gianni nazionale. No, oggi la famiglia é allargata, divisa, in conflitto tra le varie componenti . Circa 16 sono i vari rami in cui si scompone. A parte gli Elkan che ne sono investiti in prima persona, vi é poi il gineceo delle vedove e dei consorti incapaci, quelli del golf e dello sci … Non ha tutti i torti Della Valle.  Questi sono dei ricchi “rentiers” ,  e come tali si comportano,  ormai da anni.

Inutile quindi  prendersela con Marchionne per quanto attiene la volontà di disinvestimento . A prescindere dalle responsabilità dirette nella gestione , il problema é  più profondo . Vi é , s’intravede da ormai cinque anni , la volontà di delocalizzare in USA, ma anche Brasile, Serbia ecc.  . Lui ha un rapporto di fiducia con la proprietà che non é rappresentata dal solo  John Elkan, un bravo giovane, ma inadeguato per il  momento industriale del paese e della situazione contingente di Fiat. Gianni Agnelli aveva vissuto alle spalle di Valletta per un decennio. Ma Marchionne , non é un mentor, non gestisce una transizione, Lui dirige, centralizza, coordina  in una parola dispone.

Disinvestimento , delocalizzazione?  Le Famiglie hanno deciso  5 anni fà di andarsene, e se ne andranno, a prescindere dai tempi e dai compromessi che parzialmente accetteranno.  L’assenza di politica industriale da oltre un ventennio ha favorito  questa dismissione. L’assenza di un governo degno di questo nome  é stata evidente. 

La nostre aziende  di medio- alto  livello , quelle che contano, le mille qualificate, su tremila , hanno vissuto di rendita, di  aiuti governativi diretti , o indiretti. L’assenza di investimenti e d’innovazione  da parte della nostra imprenditoria é plateale . I governi succedutisi non hanno assolutamente cercato di invertire il trend. Il problema di fondo, quello più cruciale,  é che nel settore automotive risiede buona parte dell’ eccellenza del made in Italy.

Un indotto quello della meccanica, della meccatronica, su cui abbiamo ,in quanto Italia, una forte capacità . Non possiamo smantellare il nostro presidio su quei settori affini , solo perché il primo gruppo auto italiano decide , per ragioni proprie , di non proseguire in questo paese la propria evoluzione.

Così come non si può accettare  che gruppi come CNH, Case New Hollande,  IVECO, o IRISBUS, ed altri gruppi  vengano condotti ad asfissia commerciale.  Queste aziende sono prima di tutto degli italiani , solo poi della Fiat. Un’ impianto su tutti , Melfi, per volumi d’investimento profusi é senza dubbio proprietà dello stato, non certo della famiglia. 

Se la proprietà ha deciso di delocalizzare l’ headquarters a Detroit , come avverrà nel 2013,  si fanno già preparativi in Usa a tal proposito, se i suoi investimenti futuri sono all’estero , e la richiesta di chiudere due stabilimenti é formalmente annunciata  ,  é libera di farlo.    Ma come avvenne nel caso Alfa Romeo,  in simili contingenze ,  FIAT lascerà i suoi impianti al valore simbolico di un euro,  così come la acquisì . 

Avendo notato come il concetto di cosmopolitismo assuma oggigiorno  significati negativi per i provinciali italiani, vorrei sottolineare che il CEO Marchionne , ha dichiarato che attendeva una chiamata dal governo.  La ministra Fornero , molto torinese, forse non aveva compreso. Forse, quale donna, si attendeva un gesto di galanteria? Ma suvvia lasciamo perdere.  

Nella mentalità del CEO, chi ha bisogno é il governo , non Fiat.  Adesso la convocazione viene direttamente da Monti. Ho stima di lui , molto meno per Passera , colui che per funzione doveva essere il primo a richiedere l’incontro.

Ma il banchiere ,che studia da politico nella speranza di arrivare al posto del capo,  ha compreso che certe negoziazioni sono sempre malauguranti e creano nemici . Più facile vivere tra le poltrone dei C.d.A. bancari. Ecco la mia speranza é  che ci torni , in quanto incapace di assumersi responsabilità personali  , ma più dedito alle mediazioni.   Il centrismo gli é connaturato. Entrambi Monti e Passera hanno lavorato quali consulenti per il Gruppo,  con il vertice Fiat. Entrambi  in occasione dell’ultimo dei tanti salvataggi dell’azienda , in posizioni diverse, ma estremamente utili  (per l’azienda).  

Mi auguro sappiano ben scindere le loro esperienze e conoscenze personali di allora , con il ruolo che vanno a giocare per conto degli italiani . Che l’oggetto della negoziazione , se ci sarà , sia fatto nei termini dovuti, con la più ampia trasparenza.  Il rischio di posticipi, di rinvii, di interpretazioni divergenti é alto.   Gli italiani, il sistema economico,   non si possono permettere di attendere ulteriormente .  Risulta altresì incredibile che Confindustria non si esprima in materia  né oggi , né ieri. Il più grande Gruppo industriale del paese se ne va dall’associazione e niente , come se nulla fosse. Marcegaglia,  Squinzi battete un colpo…….

Sappiamo tutti che fino al 2015 il mercato dell’auto sarà piuttosto stagnante. Noi vorremmo sapere cosa si intende fare da qui ad allora. Quali gli investimenti in gioco .  L’alternativa é che Monti e Passera impongano delle condizioni chiare e quand’anche lo fossero , vessatorie , badate bene , non ricattatorie per portare chiarezza e certezze  sul futuro.  La Fiat puo certamente sopravvivere senza l’Italia , gli italiani sono perfettamente in grado di fare a meno di questa Fiat.

Buona vita a tutti.

 

Informazioni su exult49

JOHNS HOPKINS UNIVERSITY - MANY DIFFERENT LIVES- MORE THAN HALF SPENT ABROAD- CRITIC OF THE NOWADAYS ITALIAN WAY OF THINKING NEVERTHLESS OPTIMISTIC ! Leggete, il quotidiano del blog "free": "The exult49 Daily". www.paper.li/exult168/131966546
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2 risposte a F.I.A.T.

  1. Anonimo ha detto:

    Il cinismo é divertente, ma fino a quando non diviene scorbuto. Essendo un pessimista ottimista ritengo che si possa sempre migliorare. Gli Italiani sono 56 milioni. Non si può generalizzare. A me non importa se produrremo VW, Toyota, o Renault. Sono un europeo convinto . Vorrei che ci svegliassimo europei , tutti, perché quanto a cervello e cultura gli altri europei non sono messi meglio.

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  2. Sion ha detto:

    Splendido delineamento della vicenda fiat condivido a pieno questa realta dei fatti.Ci sono pero alcuni fattori che trascuri.Gli agnelli come anche altre famiglie d’elite europea appartengono alla schiera degli illuminati.I poteri forti x intenderci.Sono gli italiani che non l’hanno capito. L’attacco al paese italia e’ sistemico a 360 gradi.
    Chi non vuole soccombere va via. Meno 20 per cento di vendite auto fiat si traduce a dire che auto in in italia( per via della crisi e mercato del lavoro)non ne produrremo piu automaticamente acciacierie non ne servono piu vedi ilva in via di spegnimento.Il filo che guida il tutto e’ sottile e a tesserlo ci pensano i bancheri di turno (monti, passera etc sotto ordine della bce) che dopo aver commissariato la nazione (complice in primis napolitano) ora ne svendono i beni per poi ricomprarseli privatamente a quattro soldi.Italiani spegnete la televisione e accendete il cervello.Viva il paese dei balocchi.

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