PARABOLE…….


Italiano: Sergio Marchionne

Italiano: Sergio Marchionne (Photo credit: Wikipedia)

Non mi si potrà certo accusare di essere un voltagabbana. Da tre anni critico, a volte  con virulenza, l’A.D. del Gruppo Fiat.  Sempre sulla sostanza delle decisioni, sempre in riferimento alla valutazioni ed alle strategie poste in essere. Nel tempo per la sua evidente mancanza di visione strategica, l’elemento che ho sempre ritenuto essere la sua fondamentale pecca quale C.E.O. 

Oltre a questa deficienza , vi é da dire che la tipologia delle relazioni sindacali, delle relazioni umane “tout court” , all’interno del gruppo,  improntate sempre e comunque alla scontro, spesso fine a se stesso, non hanno assolutamente giovato alla dinamica ed evoluzione aziendale. Adesso, almeno da  un punto di vista europeo, il buon Marchionne che, come sempre, in Italia é stato lodato a destra come a sinistra , dopo continue esternazioni contraddittorie, riceve il ben servito dal più grosso gruppo europeo automobilistico. Come ho avuto modo di riportare in precedenti posts , già all’atto del suo insediamento quale presidente dell’associazione costruttori europei automobili (Acea),  “aveva pisciato fuori dal vaso”.

In un discorso a Parigi , in occasione del Salone dell’auto, senza alcuna preventiva consultazione con gli altri gruppi tedeschi e francesi ,da buon  “one show man” quale é , ed é sempre stato,  se ne uscì richiedendo l’intervento della Commissione della UE per aiuti al settore . Determinando l’immediato comunicato della stessa associazione che smentiva in maniera totale ed inequivocabile quanto da lui dichiarato e sottolineando che il pensiero espresso era riconducibile al solo Marchionne.  La stampa italiana, prona di fronte a questo grande elemosiniere di pubblicità, si é ben guardata dal riportare la figura meschina fatta in sede europea dal nostro Ad italo-elvetico-canadese. 

Insieme ai providers telefonici, le case automobilistiche , restano in questi momenti di vacche magre,  gli unici finanziatori dei media. Ciònondimeno avrebbero almeno potuto riportarne le stranezze ideologiche dell’appello da lui espresso. Stranezze , o meglio vere e proprie contraddizioni. Eh sì perché non puoi esortare alla competizione , alla libera concorrenza , al libero mercato, quando vivi in un oligopolio strutturato e ben congegnato  , in una torre d’avorio richiedendo aiuti diretti , o indiretti .

Non puoi mettere sulle spalle degli italiani ,da anni , le tue incapacità di visione imprenditoriale e strategica. Non puoi andare avanti “sine die” raccontando di investimenti, mentre nel contempo chiudi impianti e poni in cassa integrazione integrale , o a rotazione, migliaia di lavoratori diretti,  esterni, o esternalizzati..

Per Cassa integrazione lo Stato Italiano , se i dati di cui dispongo sono corretti, ha sborsato qualcosa come 8.5 miliardi di euro dall’inizio della crisi . La quota Fiat non è certamente inferiore ai 2.8 miliardi. Ora, a fronte di questo denaro, che certamente serve a limitare gli effetti nefasti della congiuntura negativa, occorre da parte governativa una considerazione e meditazione circa il da fare, il futuro. La Cassa integrazione “deve servire ad assorbire le fluttuazioni” , “non a divenire un aiuto di Stato permanente al Gruppo” contro ogni logica europea.     Se non s’investe da parte dei gruppi che costituiscono il settore  , il denaro deve essere socialmente utilizzato per riqualificare i lavoratori e “mantenere viva l’eccellenza di quell’indotto della manifattura metalmeccanica che rappresenta il settore dell’automotive”.

Non si può restare inermi mentre i nostri marchi vengono acquisiti da gruppi esteri . Lamborghini, Ducati,  a breve Iveco e forse CNH ….ecc.ecc.  Si é addotto a motivo di crisi l’oneroso costo del lavoro italiano come scusa per le chiusure , poi successivamente  la carenza di domanda.   Balle, solo balle megagalattiche.  Il costo del lavoro in Italia è decisamente inferiore a quello tedesco e francese.  Un operaio Fiat con 7 anni di anzianità percepisce al netto in busta paga 1280/1320 euro.  Un pari grado tedesco dell’IG Metal ,il più grande sindacato tedesco dell’automotive, che siede nei C.d.A ed in cogestione gestisce tutti i marchi auto tedeschi percepisce 2180 euro.

La domanda ? I maggiori marchi tedeschi ottengono in periodo di crisi  un incremento medio di vendite di circa 4% in Europa.  La Fiat é sotto del 23%.    I nuovi modelli del gruppo VW negli ultimi 3 anni sono stati 60, quelli Fiat 6. Infine, la mia critica maggiore,  da chief financial officer quale é, e sempre é stato,  non ha compreso ,come spesso ho avuto modo di dire in quel suo Canada,  che” i controllers non avranno di che contare se non sono supportati dalle vendite!”  Intendo dire che tagliare costi e ridurre sprechi é doveroso, ma se tagli i rami sui quali sei seduto , allora sei un pirla.  

Ecco, quando non si presta attenzione al Brand  management, alla politica di marchio, all’ottimizzazione degli assets aziendali ,quando si aliena il consumatore finale , non percependo che il marchio nazionale gli appartiene idealmente , si creano le condizioni della débacle , del rigetto per cui non lo si sente più proprio.  Questa é  la differenza, la percezione di fondo tra consumatore americano ed italiano. L’acquirente italiano tradizionale e conservatore acquista l’auto, la compra fisicamente, é sua , ne fà il simbolo della sua riuscita , del suo status. Quello americano vive tutta la sua esistenza in leasing, così prende anche l’auto , non le appartiene, non la vive in termini di possesso , ma solo utilitaristici.    Ecco dove e come  si buttano a mare decadi di  controllo e di quote di mercato.               

In Italia, ma anche in Europa.  Errori notevoli . Ma oltre a questi , anche di previsioni e trend  settoriali di mercato .  Fino a sei mesi fà si sottolineava che Fiat doveva raggiungere i sei milioni di auto prodotte per restare sul mercato mondiale dell’auto . Oggi non si é neanche capaci di venderne 3 milioni.   Dove sono i consulenti milionari , gli strateghi delle famiglie che compongono la proprietà Fiat , la strategia non hanno idea  dove sia!   

Una Punto, in termini di costi di produzione, vale circa l’11% del valore di vendita. Oltre il 60% é costituito da spese di marketing e   commercializzazione.    Questi sono i valori e su questi si costruisce la politica commerciale del brand . Il resto sono quisquilie !  Non si fanno  proclami di finta politica imprenditoriale.

Ed ecco , per riprendere il lungo filo delle esternazioni di Marchionne  che , dopo le dichiarazioni fatte circa gli sconti praticati da VW che sarebbero, a suo avviso, un bagno di sangue , il gruppo tedesco si é rotto le palle di questo pusillanime individuo e ne ha richiesto le dimissioni immediate  dalla carica di presidente ACEA . La sua (finta) faziosità risulta incompatibile  con la funzione di presidente dell’Associazione..Finta perché con essa nasconde le proprie cazzate!  “Marchionne deve dimettersi , si é spinto troppo oltre” afferma Stephan Gruesheim, responsabile della comunicazione  del gruppo VW.   Almeno lì la comunicazione la sanno fare, o sono liberi di esprimerla!  

Per inciso l’ACEA ( Associazione costruttori europei automobili) raggruppa 18 produttori di automobili, autobus, camions. Una delle associazioni di categoria più forti in europa . Quella poltrona appartiene temporaneamente all’Italia ed il comportamento “leggero” dell’AD Fiat pone evidente come, anche a livello imprenditoriale, stiamo scivolando in serie B con questi “grandi managers”.  Ormai la dicotomia é netta .  La serie A è rappresentata dai marchi tedeschi, poi c’é una serie B composta da ex marchi europei inglesi , svedesi, ecc . che oggi appartengono a gruppi indiani  Tata, vedi Jaguar & Co, o Volvo  ai cinesi , per citarne solo alcuni. 

Decisamente stiamo lentamente scivolando verso il basso. Non é solo questione di ceto politico. Si tratta di rivedere strategicamente, a livello globale,  il ruolo che il Made in Italy ha e quale ruolo vogliamo avere nel mondo.  Fiat non rappresenta più , come in passato,il biglietto da visita del marchio Italia,  ma un’azienda importante del paese. Manca all’Italia una strategia di sistema che può derivare solo da un ripensamento politico economico comune.  Che funzioni sinergicamente per tutti i settori industriali e merceologici , dando maggior vigore all’elemento d’origine.  

Troppo  spesso si vuole ricorrere all’aspetto individuale, alle capacità del singolo. No,  la riuscita é di un team, del gruppo , di tutti noi.  Ecco perché in Germania con la cogestione,  sindacati, proprietà ed  istituti bancari , gestiscono le grandi aziende metalmeccaniche e non si perdono in questioni politiche di secondo piano, che niente hanno a che vedere con la politica imprenditoriale ed il fare seriamente impresa. Senza risorse umane motivate  e capaci non si và da nessuna parte. Questa é la lezione che la nostra classe imprenditoriale deve ancora metabolizzare.  Così pure come i sindacati devono poter assumere oneri ed eventualmente onori partecipando più attivamente alle scelte strategiche dei settori di appartenenza.

Buona vita a tutti.

Informazioni su exult49

JOHNS HOPKINS UNIVERSITY - MANY DIFFERENT LIVES- MORE THAN HALF SPENT ABROAD- CRITIC OF THE NOWADAYS ITALIAN WAY OF THINKING NEVERTHLESS OPTIMISTIC ! Leggete, il quotidiano del blog "free": "The exult49 Daily". www.paper.li/exult168/131966546
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3 risposte a PARABOLE…….

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  2. G. CARLO ha detto:

    LA VISIONE STRATEGICA C’E’ ECCOME… E’ IL CLASSICO INFILTRATO NELLE LINEE NEMICHE CON LA FALSA DIVISA !

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  3. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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