CONFINDUSTRIA ED IL SUO CONIGLIO MANNARO


Logo de Confindustria

Logo de Confindustria (Photo credit: Wikipedia)

E’ da un pò di tempo che non mi occupo degli affari italiani. La diatriba, sempre artefatta dalla stampa del nostro paese, che si contraddistingue per prendere sempre una posizione prona nei confronti dei potenti editori, mi offre l’occasione di fare quattro chiacchere in materia.

Chiacchere da bar Italia , s’intende, quale si addicono all’attuale compagine  confindustriale . Ruspanti questi imprenditori da due miliardi di euro di fatturato annui. Nati all’ombra di quel miracolo italiano che fu la produzione delle piastrelle di ceramica, oggi in pre-agonia a causa di una totale mancanza di visione strategico – logistica del mercato, prodotto e contesto socio-industriale di riferimento. 

Mapei , da materiale povero, quale sono le polveri, le malte cementizie, é divenuto con i collanti e le resine quel gigante che é nell’ambito degli adesivi per edilizia.   La diversificazione é stata frutto del volano ceramico , poi in funzione dell’obbligo di produrre in loco , é divenuto gioco forza impiantarsi all’estero.  Alla Mapei é riuscito quello che poche aziende ceramiche hanno realizzato, impiantarsi all’estero e crescere all’interno di quei mercati , come Marazzi.

Così dal sotto delle piastrelle, le malte hanno superato la mosca cocchiera , le piastrelle, imponendosi sul mercato globale.  Bene,  fin qui la fiaba é riuscita. Ciò che é riuscito a questo gruppo , non é certo stato il destino della chimica italiana.   Distrutta e svenduta da un’assenza totale di strategia e codardia degli imprenditori di allora ,   la chimica italiana , Squinzi diviene  presidente della Federchimica,  pensate il proprietario della Vinavyl  .                                Questo per dire a che punto basso sia finita la chimica in Italia.               Organica, inorganica, fine ,o grossa, il nostro settore chimico non c’é più, così come la gran parte degli imprenditori italiani del settore che hanno vissuto alle spalle di uno Stato che riconosceva loro alti prezzi vedi   i Bracco, Menarini , medie aziende , mentre i grandi gruppi se ne andavano dall’Italia ; Glaxo, Ciba Geigy, Pfizer, Bayer ecc.

Ecco già da questa prefazione  si riconosce  d’amblé il tratto peculiare e distintivo dell’imprenditoria nazionale ;                                                     multinazionali a conduzione familiare!                                                                   Quello sono state ,  quello rimangono.  Giganti dai piedi di argilla.                      Al di là dei meriti e delle valutazioni più , o meno, positive dei singoli,  il tratto che le rende fragili, incostanti  e limitate é proprio questo.                                   Ed il Dr. Squinzi non sfugge a questa regola atavica. Allora perché sorprendersi quando esterna le sue considerazioni come si conviene ad un imprenditore del suo pari? 

Parliamoci chiaro ,il capello svolazzante di un Montezemolo , Cordero per giunta, assicurato per 500.000 euro,  non é certo meglio.  Almeno Squinzi imprenditore lo é davvero, non come l’altro,  che ha vissuto sempre per interposta persona, e di relazioni personali e trasversali ha da sempre goduto. 

Ma subito l’ex , past , post-  president da uomo di pubbliche relazioni quale é sempre stato , ha ritenuto di dover rimbrottare il novizio, ricordandogli dove , come , quando ci si relaziona con i poteri forti.  Da quel megafono di quei poteri che é sempre stato, ha rimbrottato da par suo , per conto di Eni ed altri , che hanno appoggiato la candidatura di Squinzi ,più di quella di Bombassei,  nella corsa finale alla poltrona di Confindustria.      

Niente di nuovo sotto il pigro sole italiano “Tutto cambi, affinché niente cambi!”.    Si é ritenuto Squinzi molto più malleabile, inesperto, parvenu, rispetto ad un Bombassei che da vice-presidente la Confindustria  e le sue meschinità interne ed esterne le conosce benissimo.   Dopo Marcegaglia, inutile ed imbelle contrattempo nella storia dell’associazione, pendant di un Berlusconi buffone e padre padrone,  si é forse creduto di poter gestire , o meglio telecomandare ……..

La dicotomia evidente e matura, tra una pletora di padroncini alla frutta ed i grandi gruppi industriali che da sempre comandano stà per tracimare….. Squinzi é, pur se di grandi dimensioni , il prototipo di qull’imprenditore della Bassa , come si dice in quel dell’Emilia Romagna,  che poco ha da spartire con i salotti buoni ; i Tronchetti, senza provola, gli Scaroni che, pur in assenza di Maroni e ,nonostante condanne penali pesanti ,  resta al comando per interposti servizi resi alla forza politica di riferimento.   Ed allora una parola tira l’altra e tutte e due schiaffeggiano il viso,  si giunge a Serravalle pistoiese.

Ridente località, non distante  da Montecatini, dove le acque passano , ma nel caso di Squinzi non convogliano.  Squinzi non é un fine politico, non é uno abituato alla dialettica. Non ha dimestichezza con l’intellighenzia…………..    La sua scrittura , la sua calligrafia, lo mostra , timido, insicuro, quasi immaturo ,certamente non consono alla leadership.  

Ma come tutti coloro che si sono fatti da soli, o quasi, si trova oggi schiacciato tra essere , o non essere. Il dubbio, conoscendolo, lo assalirà, diurno e notturno, e rischia di renderlo più fragile di quanto si possa credere.

La struttura confindustriale poi, non é quel giardino di solidarietà e buone intenzioni. Un imprenditore ruspante non é accostumato al compromesso. Tende a fare di tutto ciò che lo circonda  l’estensione della propria azienda.   La nomina della nuova direttrice generale ha già provocato onde e maremoti da forza 5.  Ma è la politica ,quella sporca, che deciderà.                                          In sintesi , le parole ed i concetti espressi in quel lessico territoriale che si esprime figurativamente ; boiate, macellerie ed affini,  non sono certo quelle che ne decideranno la sorte.  Neanche la condivisione di certi punti con la Camusso.

La concertazione non é certo un malanno per l’Italia di oggi e per il suo futuro prossimo. Anzi…….    Ciò che renderà la vita difficile al Dr.Squinzi sono tutti coloro  che, dopo averlo eletto ad una responsabilità  , forse  non congeniale, renderanno difficile anche quel poco di buono che potrebbe porre in essere per i piccoli imprenditori italiani , ridotti dalla crisi economica a boccheggiare. 

Ecco forse lui potrebbe far loro comprendere che non é con la protesta che saranno ascoltati.  E’ finita l’epoca dei Bossi…… dei Berlusconi imprenditori del niente ,ovvero delle comunicazioni. Non é con gli insulti che otterranno ragione. Non é con comportamenti individualistici che ne usciranno. No, questi padroncini del nord dovrebbero imparare da Squinzi come si riesce da piccoli a mettere insieme un’azienda che, come afferma, e posso testimoniare,  é sempre stata ricca di attenzioni,cure  e capitali , a fronte di una famiglia che , seppur non povera, non ha mai avuto manie di grandezza, non ha costruito ville e palazzi, non ha diversificato all’estero e tenuto all’estero ingenti capitali. E soprattutto non si é mai rivolta alla politica per ottenere favori e prebende come il 90% di quei tromboni che si accalcano nelle interviste sponsorizzate. 

Intendo con ciò affermare che le aziende in Italia non superano la crescita dimensionale che sarebbe opportuna , e restano lillipuziane perché coloro che le creano , le distruggono per ignoranza,o  per mancanza di strategia ed incapacità di delega. O più semplicemente perché, giunti ad un certo punto, ritengono più semplice venderle a qualche gruppo che desidera togliersi di torno un piccolo competitor che rompe le scatole.

Ecco che poi ci ritroviamo con indotti d’eccellenza comprati per quattro soldi, con marchi riconosciuti che prendono la via dell’estero , si pensi al settore della moda, del lusso, dell’auto, delle moto per non fare nomi . Forse in momenti come questi  ,invece di osannare tanto il settore privato che sembra non voler comprendere o peggio essere ottuso, occorrerebbe riportare in auge il modello del Dr. Beneduce.  

Il tanto vituperato I.R.I, grazie al quale l’Italia é divenuta tra gli anni ’50 ed i ’70 la potenza manifatturiera che é stata. Il che impedirebbe la svendita di know-how nazionale e di tanta capacità industriale artigianale e gioco forza di tanta e capace forza lavoro.  Mi domando se  il buon Monti, tra le tante idee , non possa essere colto sulla via di Damasco da un’idea che forse a molti potrà apparire peregrina , ma che personalmente, in un periodo di crisi come l’attuale , con i dovuti accorgimenti ed adattamenti ai tempi della globalizzazione , ritengo potrebbe dare risultati egregi.

In fondo, la Confindustria attuale si merita ciò che ha prodotto. Non certo un leone, ma un coniglio mannaro. Forse non basterà a salvarla dalla diaspora, ma questo è il suo miglior

risultato…….

Buona vita a tutti.  

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2 risposte a CONFINDUSTRIA ED IL SUO CONIGLIO MANNARO

  1. onrnnwepx ha detto:

    dlmertvcw jdqkj ieuqhpv wsfr eebwegwftbyqona

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  2. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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