EGITTO, L’INGENUITA’ DI UNA RIVOLUZIONE MANCATA


El-Baradei

El-Baradei (Photo credit: AslanMedia)

Ciò che stà accadendo in Egitto e quanto avverrà in questo week-end di elezioni e nelle prossime settimane è il frutto di una “naiveté” tipica dei movimenti di protesta e della autoesaltazione dei risultati teoricamente raggiunti. In altre parole, i capi della rivolta e qui non parlo del movimento dei Fratelli Musulmani , ma dei movimenti che dagli inizi hanno accompagnato  la rivolta scandendone messaggi ed azioni.  Definiamoli i movimenti liberali , anche se di fatto questo termine é piuttosto inadatto in un contesto come quello egiziano. I loro capi si sono resi conto , solo oggi, di quanto la loro azione di sfondamento sia stata di fatto sfruttata dagli islamisti stessi ,una volta ottenuta la vittoria, la caduta di Mubarak.

E’ da quel momento che si sono inebriati della loro riuscita. Convinti dal seguito dei media, dal supporto dei social network , hanno davvero creduto di poter incidere sulla realtà , di poter dirigere ed  indirizzare gli eventi. Purtroppo il tutto sembra prefigurare un enorme fallimento.                                 I Fratelli Musulmani anche loro hanno creduto di poter sostituirsi ai movimenti spontanei di piazza Tahrir e  comandare il gioco presentandosi come i veri vincitori, come il “nuovo volto dell’Egitto”.                                                In realtà hanno ottenuto che El Baradei figura che rappresentava l’Egitto secolare , meno colluso con il potere militare, si ritirasse  per poi farsi largo nella competizione elettorale.

Per entrambi la sconfitta é cocente. Le relazioni economiche e sociali , la struttura ed il tessuto connettivo che ha sostenuto il potere durante tre decenni era molto più variegata e solida di quanto apparisse  loro. La vecchia élite ha saputo imbrigliare la protesta e condotto la partita molto meglio di quanto i movimenti e gli stessi islamisti potessero immaginare. Le divisioni interne ad entrambi questi movimenti hanno  certamente contribuito a questa débacle.  Ma forse gli aspetti più strani e meno “evidenti” restano quelli legati alla comunicazione. I movimenti rivoluzionari sono stati affascinati dalla facilità di accesso dai social media, dalla potenza e forza delle loro parole e degli interventi. Dalle apparizioni televisive, dall’immediatezza con la quale da un giorno all’altro la loro rivolta raggiungesse  una tale risonanza e si autoalimentasse.

In altre parole hanno perso il senso della realtà. A questo ha senza dubbio contribuito in primo luogo la scarsa alfabettizzazione del popolo egiziano, la diversità enorme tra il contesto urbano e quello rurale, il peso che la rivolta avesse al Cairo e in tutto l’enorme hinterland che circonda la capitale che conta quasi globalmente tra 1/4 ed 1/3 della popolazione totale ed il resto del paese. La percezione di quanto avveniva al Cairo e di come fosse vissuto ed  interpretato dalla globalità della popolazione.

Tutti questi fattori e l’impressione di cavalcare l’onda ha fatto perdere il senso della realtà al movimento ed agli stessi islamisiti che hanno creduto poter ereditare il potere. Questi ultimi poi hanno compiuto un’errore fondamentale. Prima della caduta di Mubarak ,appoggiando la candidatura del Nobel El Baradei, che risultava essere ispiratore e mentor della protesta dei giovani intellettuali, in maggioranza non islamisti, poi ,dopo la sua caduta,  ritirando il supporto alla sua candidatura e cercando di divenire  la colonna portante del cambiamento. Invece di continuare un’alleanza che avrebbe potuto essere fruttuosa,  hanno pensato bene di dedicarsi immediatamente alla campagna elettorale per le elezioni per l’Assemblea,  ritenendo di essere in grado da soli di soddisfare le richieste popolari.

Questa decisione ha determinato la rottura della possibile unità tra islamisti e movimenti rivoluzionari , aprendo più fronti e la dispersione di una grande energia che proveniva dai giovani studenti ed intellettuali che si é trovata decapitata.  Anche se alcuni di questi movimenti hanno poi ottenuto dei seggi nell’Assemblea, da tipici movimenti di protesta, non unificati, hanno finito per  accusarsi l’un l’altro di tradimento della rivoluzione.

Nel contempo, la precedente stella nascente del movimento dei Fratelli Musulmani, Lofty,  cercava di attutire lo scontro e la polarizzazione tra coopti cristiani, che contano circa il 15% della popolazione  egiziana, per lo più urbana, il cui leader é Ms. Moore. Al primo turno delle elezioni presidenziali molti dei movimenti liberali, coopti e intellettuali hanno ,alla fine, optato per il boicottaggio e l’astensione dal voto. Altro errore , poiché  entrambi i due vertici ,dei Frattelli Musulmani e  quello dei militari , hanno raggiunto il risultato  del ballottaggio pur ottenendo entrambi un risultato inferiore  al 25% dei voti espressi .                                                                                                                                       In altre parole i leaders dei “movimenti rivoluzionari” si sono trovati a condurre una  strategia perdente in quanto hanno lottato sui due fronti, contro gli islamisti da un lato e contro il candidato della giunta ,ex primo ministro di Mubarak dall’altro.

Il risultato finale é sotto l’occhio di tutti, i movimenti liberali secolari sono rimasti fuori dall’elezione presidenziale, ma soprattutto si trovano oggi in condizioni di subalternità. Con l’intervento della Corte Suprema per i movimenti ed i secolaristi si apre ora una seconda fase e possibile chance.       Il nuovo presidente, chiunque esso sia , oltre che negoziare e trattare con la giunta militare al potere ogni qualsiasi riforma costituzionale e sociale, dovrà trovare supporto e sostegno nella società civile.    Inoltre delle nuove elezioni dovranno aver luogo.   La figura di El Baradei , ritorna ad essere una figura pivot,  per la capacità di rappresentare quella vasta platea di elettori musulmani che non vogliono dare carta bianca alla Fratellanza  , ma vogliono senza dubbio abbattere il regime militare a più lunga scadenza.

E’ evidente che l’obiettivo di giungere ad una vera e propria democrazia si allunga  e diviene un progetto quinquennale e non più immediato.  Resta il fatto che siamo ancora in una fase in pieno sommovimento. Il futuro dell’Egitto è sicuramente meno certo di qulche settimana fà.                               Ma forse questo stop, decretato da una Corte Suprema succube del regime , può determinare una riflessione tra i vari attori della politica egiziana. Nessuno di loro, Fratelli Musulmani, Salafiti, Movimenti liberal rivoluzionari, Coopti,   può davvero credere  di modificare lo status quo attuale senza prima creare un’alleanza  di fondo. L’errore degli islamisti é stato proprio quello di credersi vincitori senza aver combattuto il vero nemico, il regime.

Buona vita.

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Una risposta a EGITTO, L’INGENUITA’ DI UNA RIVOLUZIONE MANCATA

  1. I’m so happy that I was brought in to outdoor living and trailer tents from an early age. Absolutely certain it is better than staying in boring hotels!

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