L’AMARO RISULTATO DELLA PRIMAVERA ARABA


Flag map of Algeria.

Flag map of Algeria. (Photo credit: Wikipedia)

Un risultato che definire deludente é già poca cosa. Ironicamente queste rivolte , come personalmente preferisco definirle , non rivoluzioni, hanno prodotto come risultato ultimo un aumento esponenziale della disoccupazione. Invece di rispondere alle aspirazioni di milioni di giovani di quelle società, immobilizzate da tanti fattori , non solamente politici, ma anche, e soprattutto, sociali , di classe, di sesso, di religione,  che rendono tanto fragile il loro progresso .

E’ una vera débacle quella avvenuta in tutta la regione in termini di occupazione.  Giusto qualche flash prima di approfondire il tema paese per paese.   In Marocco la disoccupazione ha raggiunto il 34% per le classi d’età tra i 15 e i 29 anni al Gennaio 2012 e si stima che già oggi sia intorno al 40%. L’Algeria  ha toccato il suo massimo storico con il 24% di disoccupati nella stessa classe d’età a causa del ritorno di un gran numero di emigranti dalla Tunisia , Libia, Egitto, Siria.  La Tunisia stessa, alla fine del 2011 ,  secondo i dati ufficiali aveva un tasso di disoccupazione del 20%. 

Ma la realtà ci insegna che i dati ufficiali citati sono espressi  per difetto. Uno studio molto ben eleborato, promosso dalla Banca Mondiale ed edita alle fine del 2011 indicava che , al solo fine di mantenere  lo “status quo” del tasso di disoccupazione già elevato,  il bisogno dei paesi arabi in termini di posti di lavoro era stimato in  100 milioni entro il 2025!!!                                                          Si sottolineava  inoltre che la media dela disoccupazione  nei paesi considerati era tra il 25 ed il 30% alla fine del 2011.

l’Organizzazione Araba del Lavoro nel frattempo indicava che a fronte dei circa oltre  15 milioni di disoccupati alla fine del 2011 , la previsione per fine 2012 é che si superino  ampiamente i 23 milioni.  Va ricordato inoltre che la piramide delle società arabe in questione é,  in termini di età , completamente rovesciata rispetto a quella europea che presenta in particolare in Italia e Germania oltre 1/3  della popolazione superare i 60 anni.  Nei paesi oggetto d’indagine i 2/3 della popolazione si trovano sotto i 35 anni . 

 Secondo le stime del consiglio economico dei paesi arabi , CAEU, le rivolte avvenute in Tunisia , Egitto, Libia, Yemen, Siria , hanno causato una perdita economica netta per quei Paesi valutata ad oltre 100 miliardi di dollari dovuti a mancata produzione e ridotte esportazioni.

Oltre alle differenze nella struttura demografica di questi paesi rispetto ad Europa e USA si deve considerare che qui trattiamo  di medie e che quindi nelle rispettive aree rurali di questi paesi la situazione é ben peggiore.           Ad esempio la disoccupazione femminile è oltremodo appesantita.                   Ma un’altro fattore è ancor più determinante ; la disoccupazione giovanile investe la gran parte dei laureati di quei paesi . Il tasso di disoccupazione dei laureati tra le diverse Università arabe é di circa 20 milioni di giovani!             Il problema, oltre che economico e sociale, rischia quindi di essere una bomba ad orologeria per la tenuta politica e la capacità di superare il grande handicap di democrazia reale in Medio oriente e in Nord Africa. 

E questo é un problema che ci riguarda tutti e molto da vicino. Non solo per i flussi migratori ai quali non ci sono reali ostacoli da contapporre, ma anche per le implicazioni che questi comportano.  Occorre  rivedere la politica europea, rivedere la cooperazione con il Mediterraneo tutto  per dare una spinta , un supporto, un’aiuto a quelle fasce di popolazioni che vogliono far avanzare e progredire i loro rispettivi paesi.

Il problema della disoccupazione intellettuale è più , o meno similare in tutti i Paesi della fascia mediterranea. In Marocco oltre il 34% delle classi di età tra 15 e 29 anni  secondo due fonti ufficiali , la Banca Mondiale e la Banca Al -Maghrib é a rischio.  Il problema di fondo sono  le aspettative di miglioramento delle condizioni di vita che non solo non si é realizzato , ma é ancor più peggiorato se così si può affermare . I  regimi politici non riescono ad offrire la ben che minima qualità di vita. A questo si aggiunga che la crisi economico-finanziaria che ormai colpisce l’Europa dal 2009 , ha delle forti ripercussioni sui paesi dell’area sud del Mediterraneo. In Marocco la crescita del PIL é passata dal 5.5% del 2010 al 3.9% del 2011. In Tunisia dal  5.2% al 3%, in Algeria dal 5.2% al 4.8% ,grazie anche alle risorse energetiche di cui dispone il paese.

Come descrivevo la disoccupazione anche in Algeria colpisce ed ufficialmente si attesta intorno al 23% . Per rispondere a questa crisi, che non sembra allentare la morsa,  il governo per ridurre i rischi di rivolte, sempre possibili ,tenuto conto delle differenze etniche  interne,  ha stanziato 286 miliardi di dollari nel Piano quinquennale che intende arginare gli effetti nefasti della disoccupazione.

In Tunisia la disoccupazione nella classe d’età compresa tra 15 e 29 anni è ufficialmente dichiarata 19%  a maggio 2011, ultimi dati disponibili, ovvero 740 mila persone. Ma il problema é che il governo  formato dagli islamisti di En-nhada, da Novembre ,e quello transitorio precedente, niente hanno fatto per arginare il fenomeno che produce circa 12 mila nuovi disoccupati al mese .La disoccupazione tunisina, come negli altri paesi arabi , colpisce molto di più le donne,  in una proporzione doppia.  Non solo,  ma anche la distribuzione geografica di questo sfacelo, al quale le istituzioni politiche non sanno rispondere, nonostante le promesse fatte durante le elezioni per               l ‘Assemblea Costituente, é evidentemente  più penalizzante per il Sud ed il Sud est ove la disoccupazione supera ampiamente il 30% , mentre nel Nord del paese e nelle aree urbane si attesta tra il 12 ed il 14%.

 A seguito della rivolta della scorsa primavera, la situazione economica e sociale  é notevolmente peggiorata. Instabilità ed insicurezza , oltre all’incapacità del governo di produrre politiche di contrasto alla crescente miseria, sono i maggiori fattori di rischio per il prossimo futuro.    Le ragioni che hanno condotto alla vittoria delle formazioni islamiste stanno rapidamente scemando, come accennavo in un mio recente blog,  in tutta l’area.  Affermatesi grazie ad un’opposizione di lunga durata contro i precedenti regimi , oggi questi movimenti ,nati nelle strade e nelle moschee, non sanno  trovare risposte adeguate alla crisi economica che le attananaglia. I giovani, le classi più povere e meno abbienti , quelle che li hanno sostenuti e che hanno contribuito alla loro vittoria ,sono proprio quelle che pagano il prezzo più alto per la incapacità di relazionarsi con il mondo e trovare risposte adeguate alla complessità delle società odierne .                                  Paesi che come la Tunisia , o l’Egitto , vivevano di turismo, seconde , o terze fonti di reddito nazionale , oggi si trovano con le casse vuote, emarginate dai tour operators, ignorate dai maggiori gruppi industriali capaci di generare investimenti.

A fronte di tutto ciò questi governi straparlano di principi coranici, di comunità , di ristabilire la sharia, di ritrovare il senso della vita suscitando appositamente temi capaci di provocare polemiche per distogliere   l’attenzione popolare dalla misera realtà  ; fame e disoccupazione.               Non potranno continuare molto a lungo. La situazione stà diventando  esplosiva,  l’ incapacità di governare la complessità di popoli in parte già secolarizzati,  istruiti ed abituati a livelli e qualità di vita occidentali farà il resto.

Quando nel mio precedente blog, relativo all’Egitto, prendevo in considerazione il trend in atto che vede i fratelli Musulmani ed i Salafiti perdere gran parte del consenso acquisito negli ultimi anni, anticipavo quello che stà accadendo ovunque . Con la religione, con i principi fideistici non si dà da mangiare ad un popolo.  Si rischia solamente  di rendere ancora più schiavi del sistema 300 milioni di individui che anelano a divenire semplicemente cittadini.  Decisori ultimi della loro sorte a prescindere dalla loro fede.

Buona vita a tutti.

Informazioni su exult49

JOHNS HOPKINS UNIVERSITY - MANY DIFFERENT LIVES- MORE THAN HALF SPENT ABROAD- CRITIC OF THE NOWADAYS ITALIAN WAY OF THINKING NEVERTHLESS OPTIMISTIC ! Leggete, il quotidiano del blog "free": "The exult49 Daily". www.paper.li/exult168/131966546
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Una risposta a L’AMARO RISULTATO DELLA PRIMAVERA ARABA

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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