IL SUPPORTO POLITICO VERSO GLI ISLAMISTI STA’ DECLINANDO


Flag of Tunisia. Italiano: Bandiera della Tuni...

Flag of Tunisia. Italiano: Bandiera della Tunisia. Русский: Флаг Туниса. Slovenščina: državna zastava Tunizije (Photo credit: Wikipedia)

flag of the Kingdom of Egypt (1922–1958).

flag of the Kingdom of Egypt (1922–1958). (Photo credit: Wikipedia)

Dai più recenti sondaggi effettuati, non solo in Egitto, appare sempre più evidente che i movimenti islamisti stiano perdendo consenso e spinta in vista delle elezioni presidenziali della prossima settimana . Meno della metà degli egiziani , esattamente il 42%, secondo un sondaggio effettuato in Aprile, hanno affermato che voteranno per i Fratelli Musulmani. La maggior forza politica che, giusto in Febbraio, raccoglieva il 63% dei consensi .  Il consenso nei confronti dei fondamentalisti , i salafiti, é anch’esso in ribasso, ma in minor misura . Essi raccoglierebbero all’incirca il 25%  dei consensi espressi. Il pendolo sembra rapidamente spostarsi. Dopo l’ampio sostegno che queste formazioni , o movimenti,  raccoglievano dopo la caduta del regime di Mubarak , oggi subiscono  una forte erosione alla luce della grave crisi economica che colpisce il paese ed in funzione delle incognite che tale alternativa rappresenta.

Un’altro segnale degno di nota é l’accresciuta mancanza di fiducia nei confronti delle Isituzioni , in particolare del  Parlamento, oggi nelle mani del Nour Party e del FJP (Freedom&Justice Party). In realtà gli obiettivi ed il lavoro, la composizione stessa dell’Assemblea Costituente incaricata di riscrivere la nuova Costituzione é piuttosto in stallo. Lo stesso sondaggio esprime diverse visioni circa chi dovrebbe avere l’ultima parola in merito:

44% lo indica nel partito che avrà il maggior numero di seggi in Parlamento, 17% ne ruolo del Consiglio Supremo militare che governa il paese da 50 anni, 14% lo esprime  a favoredel  nuovo presidente che sarà eletto a breve.

Come vedete segnali, ed idee confuse che si rincorrono in un contesto in rapido mutamento. Il problema della confusione , del caos politico , si riverbera inoltre sulla figura dell’attuale primo ministro del governo ad interim, Kamal Ganzouri.  Si constata una crescente frustrazione da parte del popolo egiziano nei confronti del potere “tout court” che non riesce, secondo la maggioranza, a portar il paese fuori da questa lunga transizione turbolenta , per non dire , sanguinosa che attanaglia l’Egitto da oltre un anno e che non sembra conoscere seri spiragli di soluzione democratica.                 Tra il potere storicamente dittatoriale dell’esercito ed una pletora di istanze che non trovano soddisfazione, il rischio  é la continuazione di uno “status quo” che finisce per erodere le già scarse chances di uno sviluppo democratico del paese. 

In realtà , dopo il forte risultato ottenuto dai movimenti islamici nelle elezioni parlamentari di Dicembre , molti osservatori salutarono il fatto come l’alba  di una nuova era islamica.  Altri ritennero che la scelta era dovuta semplicemente al rifiuto nei confronti della giunta militare al potere ed al desiderio di una maggiore trasparenza  e competenza  nel governare l’Egitto durante questa difficile transizione. Il fallimento del FJP  di mantenere le promesse iniziali ,  ha eroso la fiducia espressa a suo tempo dagli egiziani.      Il declino finanziario del paesepoi , ma soprattutto il declino geo-politico dell’Egitto nell’area medio-orientale ha reso la situazione molto più labile .La portaerei territoriale che l’Egitto rappresentava geo-fisicamente   si é lacerata e mostrato tutte le proprie debolezze .

L’Iran ,acerrimo nemico della potenza egiziana in quanto principale antagonista  dell’ espansionismo nell’area, la situazione siriana che fà da pendant a questa diminuita capacità, il sostegno americano venuto meno a causa degli eccessi commessi dai militari nel reprimere le rivolte , tutto questo determina un caos notevole e ripercussioni gravi, interne ed esterne .  Per non trattare della grave corruzione che da sempre sopravvive ad ogni regime in queste terre. 

Ecco che gli egiziani condizionano ,oggi più di ieri, alle performance politiche ed alle realizzazioni concrete ,  l’assegno in bianco fornito fin’ora agli islamisti siano essi moderati , o fondamentalisti.

Un trend similare, anche se con differenze importanti, dovute alla dimensione stessa del paese, al minore impatto di questo nell’area del Nord Africa, ed al ridotto ruolo politico ,rispetto all’Egitto,  sembra essere quello seguito dalla Tunisia.   Un paese anch’esso nel bel mezzo di una transizione  che, sulla carta,  sembrava molto più praticabile e possibile nella realizzazione immediata di una compiuta democrazia.  Aveva dalla sua un diverso approccio nei confronti della religione , in quanto paese molto più secolarizzato e laico dell’Egitto, ed un esercito da sempre equidistante  politicamante e men che mai interventista.  Una popolazione largamente alfabetizzata ed informata.  Ma, come in Egitto,  il voto per l’elezione dall’Assemblea Costituente  di ottobre scorso ha premiato quei partiti che più di altri avevano sofferto delle angherie del regime e quei leaders che avevano dovuto abbandonare il paese per l’esilio.

Ecco, in tal modo andava letta la vittoria di Ennhada in Tunisia. Non l’interpretazione successiva che si é voluto darne. La vittoria del movimento islamista rappresentava un’apertura di credito verso degli  intellettuali che si presentavano sulla scena politica per la prima volta con le mani pulite , quindi non corrotte, come il potere che era stato abbattuto della famiglia del dittatore Ben Alì.  Purtroppo le religioni a qualsiasi latitudine  non mettono al riparo i loro leaders ed i seguaci nè dall’incompetenza , né dalla corruzione , o peggio da entrambe. Dopo  oltre 6 mesi il governo di transizione é incapace di governare il paese, d’incidere nella crisi tremenda in cui la Tunisia versa da oltre 15 mesi. La casse dello stato sono vuote. La disoccupazione giovanile supera il 40%. Nessuna riforma seria ha visto la luce. Ma peggio ancora, tutto sembra avvitarsi in una spirale che non condurrà a niente di buono.

Lo scontro tra le due anime del Paese quella moderna e  progressista che fà riferimento al fondatore della Tunisia ,Bourguiba, che si fonda sulla netta separazione tra fede e Stato e l’altra conservatrice , tradizionalista che tenta di ricondurre il tutto ad una mera questione di principi coranici . I tunisini cominciano ad essere stanchi di inutili e talvolta stupide diatribe  che concernono le varie distinte interpretazioni comportamentali e fideistiche.Tutta forma  e niente sostanza! Le trovano avulse dalla realtà quotidiana e dalla storia recente del paese .  Con la fede non si mangia, né il paese  riesce ad evolvere come comunità libera e democratica. Un’altro  dato interessante é constatare come il fenomeno sicurezza sia percepito oggi ,in paesi nei quali fino all’altro ieri non si poneva neanche. Alla  domanda ;           Vi sentite al sicuro camminando di notte in città , o nell’area dove vivete i tunisini hanno risposto:  Sì al sicuro, nel 2010 all’82% , nel 2011 alla stessa domanda  sì al 61%,  nel 2012  al 48%.  Al di là della percezione immediata del campione di cittadini intervistati,  il dato esposto spiega  la riduzione drastica del turismo , seconda fonte di reddito del paese, ed il diminuito interesse da parte degli investitori e partners europei .

Di fronte a tutto questo il governo sembra letteralmente paralizzato, incapace di una qualsiasi risposta ,quantomeno tattica.  Gli intellettuali islamici , almeno ciò che veniva percepito di loro , si sono rivelati incapaci di comprendere la complessità del governo  del paese.  Ganouchi, il vecchio leader del partito ,che finge di lasciar governare il suo delfino, appartiene alla vecchia guardia della politica araba; salottiera ,teorica,  filosofica, distante dalla immediatezza ed operatività richieste oggi per governare un paese in transizione per quanto piccolo come la Tunisia.   Si muovono con lentezza esasperante anche per una paura incofessabile di sbagliare.                                    

I partiti d’opposizione non hanno, a mio avviso, ancora compreso l’estrema fragilità del partito al potere e dei suoi satelliti.  Non sono attrezzati culturalmente e politicamente per fare opposizione , devono attivarsi in tal senso. Ma per il bene del paese , per evitare che in autunno o, agli inizi del 2013 , la rivolta dei gelsomini , non la rivoluzione, perché se così fosse stato il caos  che ne ha seguito ,non lo avremo  avuto.  Non si tramuti in guerra, sarà bene che comincino a muoversi. La Tunisia é da sempre un paese pacifico, ma si rischia il bagno di sangue. Occorre disinnescare la miccia. Le opposizioni devono intimare al governo di indire in maniera definitiva la data delle prossime elezioni legislative  e prepararsi ad una grande mobilitazione generale per condurre il paese in salvo da un’involuzione certa.

Nel contempo le opposizioni devono essere in grado di dimostrare con programmi politici adeguati che non sono gli eredi del mal costume precedente . Che il taglio  con la corruzione del regime Ben Alì é profondo e irreversibile, definitivo!  La classe dirigente del paese deve assumere il proprio ruolo e affrontare una redistribuzione seria e  democratica delle ricchezze del paese. Questo costituirà  il primo elemento di cambiamento. Solo così si potrà lottare contro  la disoccupazione che da troppo tempo é la piaga del paese.

 Buona vita a tutti

 

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Una risposta a IL SUPPORTO POLITICO VERSO GLI ISLAMISTI STA’ DECLINANDO

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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