IL DIBATTITO : HOLLANDE VS SARKOZY


 

Français : François Hollande en 2011

Français : François Hollande en 2011 (Photo credit: Wikipedia)

Avrete compreso che il titolo si riferisce al dibattito televisivo finale tra Hollande e Sarkozy per la presidenza della Repubblica più laica di quest’Europa in cerca di cambiamento , dall’occupazione all’ integrazione politica ed economica. Ma prima di entrare nel contesto del tema , mi sento in dovere di porre l’accento sulla enorme differenza sia in termini qualitativi , che di profondità con la quale la sfida é stata condotta da entrambi i candidati.  Una differenza a dir poco abissale in termni  di conoscenza e competenza tra i politici di vertice francesi e quelli italiani. Pochi , davvero pochi, i politici italiani in grado di affrontare con  tale dimestichezza i diversi aspetti dei dossiers affrontati . In rapporto a quel buffone che é stato Berlusconi,  che quasi mai ha affrontato dibattiti  , il cosiddetto Berlusconi francese, Sarkozy , é una cima.  Per inciso ad una precisa domanda di Hollande circa la stessa appartenenza nel partito europeo  del UMP e di Forza Italia , Sarkozy ha ripetutamente negato, affermando che in realtà il partito appartiene a Berlusconi e non il contrario. In proposito negando anche la sua amicizia con Berlusconi, che avrebbe, a suo giudizio, espresso la sua propensione favorevole alla vittoria di Hollande.

Ma come vi accennavo durante tutto il dibattito, assai lungo e molto articolato , dove in alcuni punti l’asprezza é stata palpabile, il flusso dei dati , la statistica a supporto delle tesi di ognuno era una costante. Ecco qui la enorme diversità nella qualità del discorso capace di  affrontare le tematiche di fondo, offrendo nello specifico le differenti visioni dei due con dovizia di particolari. Ogni capitolo, come si conviene con spirito cartesiano, con dovizia di termini , competenza , conoscenza non solo rabberciata da qualche sherpa. Per questo dibattito al color bianco entrambi si sono adeguatamente preparati  e testati con i rispettivi “sparring partners”. Sarkozy ha certamente fatto del suo meglio nel trattenere la sua arroganza ed i suoi scatti di nervi, spesso non riuscendovi nella seconda parte del dibattito. Hollande ha superato se stesso e la prova a cui era chiamato; mostrare che la bonomia ed il tratto “bon vivant” che lo caratterizza agli occhi dei francesi  , poteva mostrarsi come un guanto di velluto su un pugno di ferro. E più  di una volta il pugno é stato agitato e talvolta ha colpito il presidente quando l’arroganza lo rendeva più scoperto.

Personalmente , cercando di essere il più obiettivo possibile, ritengo che  il risultato finale sia  a favore del candidato socialista. Non perché sia da ormai 10 mesi convinto della sua vittoria. Ma piuttosto perché ha goduto il vantaggio di avere un’ avversario che troppo spesso ha giocato in difesa ,talvolta  esagerando, quando  ad esempio su alcuni provvedimenti governativi, rivelatisi dei boomerangs,  ha caparbiamente ripetuto le sue certezze.    Nella seconda parte Sarkozy si é mostrato assai provato.                  Ai suoi ripetuti assalti, interruzioni studiate, atteggiamenti bullistici, e numerose invettive rivolte ad Hollande , quali;  mentitore , calunniatore, falsificatore, il candidato socialista con pacatezza, ma fermezza ribatteva colpo su colpo. 

La fase finale é stata la più difficoltosa per il presidente.  La battuta folgorante , il colpo basso , lo scacco matto che, forse in cuor suo, cercava non é arrivato ed é apparso indebolito.   Sulla carta, secondo i sondaggi tra i due turni , Sarkozy doveva rimontare 8 punti percentuali su Hollande per giocarsela. Molto difficile , impossibile che possa riuscirvi. E’ altrettanto vero che da sondaggi telefonici in corso durante il dibattito varie società hanno cercato di valutare il potenziale spostamento di voti che la discussione poteva conseguire. Bene,  il risultato é un misero 18% a favore di possibile cambiamento di campo , contro un macigno 82 % che indicava che il dibattito non avrebbe influenzato minimamente l’intenzione di voto.

Sul tema europeo  e più precisamente sulla richiesta di ridiscutere il patto di stabilità, Hollande ha ripetutamente indicato che a suo avviso é essenziale trovare le risorse per lo sviluppo e la crescita. Che un budget bloccato e stabilizzato non sarebbe in grado di far decollare l’economia europea . Questo punto é essenziale, come spesso ho scritto. Poichè se il PIL dei paesi in difficoltà descresce  , ma il debito resta elevato la possibilità che si riesca a colmare il “gap” creatosi é pressoché nulla . Ha inoltre citato l’onda di commenti favorevoli che la sua volontà  di rinegoziare ha suscitato negli altri paesi,  Spagna ed Italia in particolare. Ma ha anche citato Draghi .

L’impressione che se ne ricava é che probabilmente il trattato non sarà ridiscusso nei termini generali. Ma il compromesso sarà trovato in un documento che avrà  il ruolo di “addendum ” al trattato stesso, che permetta, in condizioni specifiche, l’utilizzazione dei Fondi Europei e l’intervento della BCE a sostegno non delle banche , ma delle imprese. Ha inoltre reiterato la sua ferma intenzione di tassare con una patrimoniale “ad hoc” i redditi superiori al milione di euro. L’imposta sui fabbricati in Francia esiste da oltre 20 anni ed é nazionale e locale. la tassazione francese è la seconda dopo la Svezia quanto ad esosità . L’Italia in questa classifica risulta terza. Un ‘altro elemento di scontro assai duro é stato il tema dell’investimento sull’istruzione. Hollande intende assumere 12.000 insegnanti e addetti scolastici per ogni anno della sua presidenza . Con ciò s’intende 60.000 nuovi posti di lavoro nelle scuole primarie e secondarie. Una risposta ai tagli apportati dai governi UMP che hanno ridotto la scuola pubblica in uno stato simile a quello  italiano. In situazione rovesciata . Le loro primarie e medie sono leggermente inferiori , le loro superiori decisamente migliori delle nostre . Per non parlare delle Università , dove i nostri atenei salvo alcune eccezioni sono inferiori. Concorsi adeguati al ruolo , sistema meritocratico e non familistico, età media molto inferiore dei docenti , ma soprattutto un impegno orario mensile che , tra lezioni e “travaux dirigés” i nostri professori ordinari non fanno neanche in tre mesi, tenuti come sono alle 6 ore settimanali. Una sensazione evidente nella parte riguardante l’Europa é stato il modo in cui il ruolo guida sia appannaggio di Germania e Francia. Gli altri sembrano non avere voce in capitolo. Sgradevole. Comprendo la decisione del Premier lussemburghese che ha lasciato la presidenza dell’europgruppo proprio adducendo questo modo di concepire i rapporti.   

Differenze notevoli dunque tra noi e loro,  sì certo , ma niente che non sia migliorabile e ripetibile. Ma per conseguire tali traguardi occorre “cambiamento”. Da noi  però,  il cambiamento é sempre compito degli altri. Siamo e restiamo una società di “riformatori che non desiderano essere riformati”.   Vi annuncio formalmente , come se non lo avessi già fatto negli ultimi 10 mesi , che la sera di domenica 6 Maggio Hollande sarà il nuovo Presidente .   Una vittoria che muterà gli equilibri europei , come già indicato e che aprirà le porte ad un decennio socialista europeo. Il programma socialista europeo é delineato.  Molto più avanti di quello del PD.                        Ma lo sappiamo , la nostra destra é becera, provinciale e  retrograde, ancor troppo legata alle rendite di posizione, al mattone, alle banche localiagli oligopoli gentilmente concessi loro “sine die” dallo Stato .                                      Al suo tran tran abituale dove la politica é al suo servizio e non viceversa. Questo é il prodotto degli ultimi 25 anni.

E la sinistra? Anche lei in larga misura incapace di scrollarsi di dosso l’accidia di distinguo intellettuali degni della magna grecia, di inutili diatribe tra capponi. Suvvia non é con i Dalema ed i Veltroni che riavvieremo la macchina. Diatribe fuori tempo su laicità , laicismo??…                                      Questa sinistra deve aprirsi al mondo reale. I partiti sono finiti come strumenti di consenso.  Movimentare la sinistra , creare occasioni di dibattito vero. Divenire laici per davvero, questa é un’altra esigenza di questa sinistra ancora legata ad un mondo cattolico che non c’é più.                                         Bersani i moderati laici in Italia non esistono! Per favore , lascia perdere.       La coscienza, l’etica  di questi cattolici , da CL a Compagnia delle Opere , é tanto sporca che sarà più facile , come dici, smacchiare i leopardi.

Buona vita a tutti.

P.S. In onore della Francia e dei Francesi che, a differenza degli Italiani, vanno a votare all’80% (primo turno) e sanno chiaramante scegliere tra chi racconta balle e chi é serio, una bottiglia di Veuve Cliquot é già in fresco e mi attende. A’ la votre, mes chers amis!

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