LIBIA, L’USCITA DAL TUNNEL E’ ANCORA LONTANA


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Deutsch: Historische provinzen (Governorates) Libyens English: Map of the three . After independence in 1951, until 1963, Libya was divided into three governorates ('): , , and . Español: Mapa de las tres governorates de Libia: Tripolitania, Fezzan, y Cirenaica. Français : Carte de les trois governorates de Libya. (Photo credit: Wikipedia)

Libia, Cirene (sito archeologico), Ginnasio

Le rivoluzioni della primavera araba dello scorso anno , che a mio avviso sarebbe  più corretto definire rivolte, sono  in fase di stallo. Le ragioni sono molteplici. Certamente hanno origini e contesti diversi. Ma in comune hanno un deficit di democrazia evidente, un comun denominatore di molte società arabe , che dovrà essere colmato.  Libia , Tunisia , Egitto,  per citare solo quelle dove la rivolta nei confronti del potere é stata di popolo e più marcata , devono ancora trovare una loro via per uscire dall'”impasse” nella quale socialmente e  politicamente si trovano.

Mi concentro sulla Libia poiché é senza dubbio il paese economicamente e finanziariamente  più dotato, sia in termini di risorse energetiche ,che di capitali .  Un paese con un tale potenziale di petrolio e gas naturale che non necessità di aiuto esterno, ma al contrario ha bisogno di know-how.                  Budgets miliardari sono pronti per la ricostruzione del paese. Altre risorse sono attualmente spese per “compensazioni”, per mantenere un minimo di sicurezza, per pagare salari , pur in assenza di occupazione.   Sì perché dopo la partenza delle migliaia di egiziani, cinesi, ed altre nazionalità africane che costiutivano la vera forza lavoro in Libia sotto il regime di Gheddafi , di fatto mandando avanti il paese,  i cittadini libici superano di poco i 4 milioni . Di conseguenza  il reddito pro capite é comunque elevato, grazie alle risorse di cui dispone il paese. A patto che non siate russi, o cinesi, due nazionalità con le quali i libici non vogliono avere a che fare , la Libia oggi rappresenta un’ottimo business per le società di costruzione , engenering  , settore  della sicurezza e ovviamente  dell’estrazione petrolifera e di gas .  Gli italiani , oltre che essere presenti da sempre , sono apprezzati dal popolo libico . L’ENI é il primo gruppo straniero del paese ed i suoi siti estrattivi sono sparsi su tutto il territorio.   Il più grande giacimento , Elephant Camp , si trova a circa 300 km a sud di Tripoli ed anche durante il conflitto non ha subito il benché minimo danno.   Ed infatti l’ENI é stata la prima società a riprendere con successo le attività.

Il vero problema é che oggi il paese si trova in condizioni disastrose. Il governo di transizione , NTC, non é assolutamente in grado di imporre la propria autorità e controllo . La gran parte dei leaders che lo compongono sono degli illustri sconosciuti al popolo libico. Molti di essi poi sono degli “ex illustri” del vecchio potere . Da ciò ne deriva che mancando di autorevolezza, le tribù , le sole  entità territoriali che detengono il vero potere di controllo del paese , che sotto il regime di Gheddafi  godevano di una notevole autonomia , oggi tendono a intravedere come soluzione definitiva per il paese quella federale.

Benché non creda molto in questa evoluzione , in quanto poco in linea con il centralismo che ha caratterizzato  il potere nei  paesi arabi nel recente passato, anch’esso  conseguenza diretta del colonialismo e delle dittature che hanno fatto seguito all’indipendenza.          L’altro fattore che mi induce a non essere troppo ottimista in materia di federalismo é la tolleranza. O meglio l’intolleranza del potere verso i diritti civili , etnici, religiosi dei cittadini. La tolleranza religiosa poi  ,letteralmente,  non esiste in molti stati arabi.          Non si potrebbe spiegare altrimenti la lotta contro gli Sciiti in Bahrain, determinata da una esigua minoranza sunnita che é rappresentata dalla famiglia reale contro il 90% della popolazione sciita.  E questo sotto l’egida delle truppe saudite chiamate a dare manforte . Cioé da quei difensori supremi della fede islamica che schiacciano nel sangue la rivolta popolare .  D’altronde i whabiti , sono essi stessi degli  integralisti fondamentalisti .

Tornando al federalismo, si potrebbe pensare che questa soluzione  potrebbe risolvere il problema dell’insicurezza e del caos attuale . Mi riferisco alla bande armate che continuano, dopo la fine della rivolta, a mantenere intatto il loro arsenale di armi ed a usarlo fin quando il loro destino non sia chiarito e possano essere integrati.                       Più di  1/3 della popolazione é sotto i 30 anni.  La disoccupazione é alle stelle, lo Stato inteso come struttura, organizzazione, istituzioni non esisteva e continua a non esistere. Ecco il perché del potere delle tribù che rappresentano le vere cinghie di trasmissione del potere.

A loro era demandata l’amministrazione civile, territoriale e della giustizia nella Jamarhjia, l’entità statuale , virtuale di Gheddafi. Ecco lo “iatus”, la dicotomia che si é creata tra il potere del NTC ed il territorio. Chi ha il controllo , il vero  potere, a livello locale, lo esercita, ovvero  così facendo si “autodetermina” ,  cosa che evidentemente non si può fare da Tripoli , Benghazi, Washington, Londra. E fin quando le regioni, i territori,  le tribù non saranno in grado di accordarsi ,negoziando una pace duratura , il conflitto resterà evidente.

Oltre a questo conflitto di attribuzioni e competenze tra le varie tribù , o famiglie , sussiste un ‘altro importante aspetto. Il conflitto da decenni latente tra la comunità  Twargha , dei libici di colore , ovvero Touareg , che sono presi di mira dalle milizie e bande . Numerosi casi di uccisioni sia a Misrata (Misurata) che lungo il confine ovest del paese dove si addensa la maggior parte del popolo Touareg. La ragione più recente di questo odio é che questa comunità é sempre stata fedele al regime di Gheddafi. Numerosi eccidi sono stati perpetrati dalla milizie del NTC sia a  Misurata, che lungo il confine con la Tunisia  contro i Touareg. Questi scontri continuano ed il potere centrale non sembra in grado né di fermarli, né di opporvisi. Quello che viene definito l’esercito dell’NTC , che tale non é sembra continuarea comportarsi come il precedente di Ghaddafi. Recentemente invece di cercare di riportare la pace nel sud del paese , a Kufra , ha bombardato il distretto di Tebu accrescendo oltre misura il conflitto con la tribu del Zway. E’  con questo tipo di azioni che l’acrimonia e la rivolta  fomentano contro il potere centrale.

Al di là di questi conflitti interni, alla  ventina di tribù di cui si compone la popolazione del paese, vi sono inoltre differenze notevoli tra le richieste di federalismo e quelle  politiche d’ indipendenza della Cirenaica nei confronti della Tripolitania che minano alla base il progetto federale.    Infatti  in questo caso si tratta piuttosto di volontà di indipendenza “tout court”, non di una semplice autonomia,  per quanto ampia.  Ragioni storiche , politiche  ed economiche sono alla base di questa visione.  Vedremo nei mesi a venire quale sviluppo prenderanno le cose. Già la discussione circa il ruolo delle religione nel quadro della società , suscita notevoli perplessità.  L’introduzione palesata dal NTC  della “sharia” nella nuova Costituzione  sarebbe un passo indietro per il paese che, d’altronde non sembra affatto condividere questa scelta proclamata del ceto politico governativo. Ciò impatta inoltre con il ruolo della donna nella società libica, e le donne ,almeno nelle zone urbane,  non sono affatto d’accordo con un tale ritorno al passato.

La Libia si trova dunque di fronte ad un bivio cruciale.  O aprirsi defintivamente al mondo e al  progresso ed ampliare i suoi commerci internazionali , non solo per le materie prime , ma soprattutto per rendere più rapida la modernizzazione del paese che all’interno é rimasto piuttosto arretrato, o cedere alla tentazione di un ritorno all’indietro.

Molto dipenderà anche dall’atteggiamento che l’Europa e l’Italia avranno nei confronti della Libia. Se ragioniamo in termini di sviluppo del’area economica del  bacino del mediterraneo e di progetti d’interscambio proficui per gli interessi reciproci,  il rischio di una Libia rivolta al passato si allontanerà.  Occorre che si riesca ad integrare il  bisogno di know-how , delle richieste del bacino sud del mediterraneo quanto a formazione ed interscambio con la nostra capacità di interpretare la loro crescita in relazione alle nostre stesse esigenze di sviluppo. Invece di delocalizzare a migliaia di km verso l’Asia ed il  Sud America,  investiamo nel giardino dietro casa.  Questa dovrebbe essere la strategia vincente di uno sviluppo possibile e funzionale.

Buona vita a tutti.

Informazioni su exult49

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