FROM WOODY WITH “TUTTI FRUTTI”


Woody Allen at the premiere of the Woody Allen...

Woody Allen at the premiere of the Woody Allen film Whatever Works at the 2009 Tribeca Film Festival. (Photo credit: Wikipedia)

Italiano: Mario Monicelli, regista.

Italiano: Mario Monicelli, regista. (Photo credit: Wikipedia)

Rome

Rome (Photo credit: ryarwood)

 

“Minus habens” questo é l’epiteto con il  quale l’autore e regista di “From Rome with Love ” si identifica al  termine di questo film. “Obtortu collu”, per continuare nel parafrasare in latino, sono andato a vedere l’ultima opera del “fu” Woody Allen“, nel senso che ,avendo già scorso le critiche della stampa e le considerazioni del pubblico, mi ero fatto un’idea che non fosse un capolavoro.     Ma tant’é …… Diciamocelo ….la critica cinematografica non é che  sia poi così obiettiva. Un pò per spocchia, un pò per dovere nei confronti delle case di distribuzione, un pò per amore verso i loro idoli ,non infrequentemente, tendono a vedere arte là dove non c’é…. Tra questo film  e Manahttan é passato un secolo.  Ciò che lascia l’amaro in bocca é , tra l’altro, la visione di un’ Italia  immutabile ed immutata . Questo film potrebbe definirsi un “cameo” gigante del nostro paese. Che agli occhi degli stranieri rimane lo stesso,  così come i tipici comportamenti incoerenti , immaturi, schizzofrenici che riguardano gli italiani nei confronti del sesso, della religione , dei valori e del senso del ridicolo ed in questo caso anche del “bel canto”.

 

Ed i camei, cioé le piccole partecipaziooni fugaci di molte cariatidi del cinema italiano , sono il corollario della rappresentazione generale. Non si capisce davvero a quale titolo. Ma forse il  solo desiderio di essere , di partecipare , anche se in forma abbreviata, riduttiva ed inutile ad una pellicola del “maestro” é stato il collante.  A meno che i “cachets”  ricevuti non fossero così allettanti. Vedere la premiata ditta “Dolce&Gabbana” appollaiati come piccioncini, intenti ed assorti in un sala di teatro, a fare le comparse di rito fà un certo effetto. Prestarsi, concedersi é parte integrale della loro indole, ma forse hanno esagerato…..La milano da bere , gli stilisti moderni , anche loro  “tend to piss off”.  Tutto mi aspettavo fuorché una rappresentazione melensa , a skecthes,  tipica degli anni ’70/’80 nelle quali i Patroni Griffi,i  Monicelli, hanno dato il meglio di sè stessi. Lo stesso Benigni risulta troppo e sempre uguale a se stesso. Si ripete nelle sue gags, nei suoi tic, nelle sue allegoriche figure.

Il problema é che qui non c’é storia nelle storie. Non c’é pathos. Qualche timida battuta, dello spirito sarcastico/cinico del vecchio Woody che recita la parte , purtroppo molto reale quella,  del pensionato “metteur en scène” che non vuole rassegnarsi , tentando comunque di continuare a vivere dietro la scena. Quando esce dal suo mondo, da New York, dagli USA, Woody sembra soggetto ad amnesie,  tanto da non riconocerlo più. Comprendo che fare cinema oggi sia duro e complicato. Non ci sono soldi ed  il pubblico latita. Si preferisce la video cassetta all’happening collettivo. Ma non capisco perché tradirlo,  quel pubblico. Fin quando sono gli attori italiani che si vendono per quattro lenticchie, o per pura cortesia ed amore si dannano l’anima per il grande Woody , d’accordo, ma che sia lo stesso Woody a metterci la faccia , beh , questo mi pare eccessivo.

Più che un omaggio all’Italia questa  a me pare  la più grande presa per i fondelli del nostro modo di vivere dell’essere italiani.  Una caricatura . Al di là di tutto , gli stereotipi sugli italiani si sprecano e , credetemi, occorre essere incantati per considerarli un complimento. Ma sono certo che questo sarà il “leit motiv” dei trailers . La nostalgia del vecchio Woody, é vissuta attraverso il ritorno a Roma del maturo architetto che discetta sulla caducità dell’amore , o meglio , dell’infatuazione. No, non é cinismo il suo , é conoscenza, esperienza di vita vissuta. E Woody, ancora un volta, veste i panni del “grillo parlante” come già avvenuto nei suoi film più recenti.  Disincantato, nostalgico, malinconico guarda all’umanità come in un acquario , con distacco. 

La presa di coscienza del trascorrere  del tempo é evidente.  Ma quel suo modo caustico e caricaturale, da ebreo new yorkese che ne ha viste tante , quel cinismo da intellettuale urbano , o se preferite da “radical chic” .che tanto lo ha reso famoso, sembra volatilizzato. Non graffia più.  Penso ai vari episodi di cui si compone il film e cerco di immaginare cosa avrebbe potuto dire e fare di tutto ciò l’Allen di 20 anni fà. Come avrebbe potuto dipingere l’Italia di allora, o di oggi, poco importa.  Personaggi in cerca d’autore sono e restano.         Il caso , la causalità che si costituisce la trama  nel “plot” é lasciata a se stessa .                  Una causalità senza effetto. Amorfa.  La delusione é forte. Quel “minus habens” che  fà dell’autoironia, credo possa  rappresentare assai bene l’evoluzione del paese che racconta.   Un paese che ha dietro di sé una grande storia ed un grande passato , ma come un malato di Alzheimer, a poco a poco, perde coscienza di sé  e se ne va in silenzio…… Volendo essere meno melodrammatico,  il pensiero che rivolgo a Woody Allen é che più che ad un “minus habens” ,  stavolta abbia ecceduto in quel suo voler essere  maledettamente “shmuck”.      Lui che da sempre ha ridicolizzato, rendendola godibile , la figura dell’ebreo new yorkese, del yiddish integralista . Quella più greve del Sasha Baron Cohen dei giorni nostri . Stavolta sembra esserne stato a sua volta fagocitato. Comunque sia lo Shmuck  Woody Allen é sempre meglio della  la versione italiana del “tutti frutti” della cartolina From Rome with love!

 

 Buona vita a tutti.

 

 

 

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