RISCHI E SPERANZE


Mentre noi vediamo il nostro sistema politico cadere sotto il peso del malgoverno e della corruzione senza che si ponga rimedio al disastro , i rischi che corriamo a medio termine sono molto elevati. Ho già trattato del problema  del finanziamento dei partiti politici. L’astensione non aiuta certo a fugare questi rischi.  Anzi direi che, visti i capi popolo che ci assillano con le loro stupide pusillanimità , rischiamo di cadere dalla padella nella brace.  I Bossi , i Grillo sono parte integrante della stessa cancrena populista .La prova provata di gentaglia che, oltre alle urla e le battute,  i comici dovrebbero avere la decenza di restare tali.  Di non usare la politica per fare denaro. 3.8 milioni hanno fruttato a Grillo i suoi comizi a pagamento secondo la sue dichiarazioni di reddito.  Con ciò non intendo dire che le cose non debbano cambiare.         Chi mi legge conosce bene la mia idiosincrasia per il sistema socio-politico-economico in essere.  Ma per cortesia , cambiamo  in meglio. Con partecipazione ed informazione.    

Certo che  occorre porre un tetto ai fondi necessari per le elezioni politiche e regionali.  Ad esempio 250  milioni di euro” plafond ” , rimborsabili contro spese certe e certificate. E’ il costo delle due tornate delle elezioni presidenziali francesi. Poi , come si conviene ad un paese civile , che non vuol delegare la politica ai gruppi di potere, che sono anche gruppi con molteplici interessi,  possiamo pensare ad un 3xmille in grado di soddisfare nel contempo le formazioni politiche. Se molti danno un 8xmille ad uno Stato Estero che gode di esenzione fiscale totale per i suoi beni , allora……Che siano però distribuiti in funzione dei voti realmente espressi  a favore di  ogni partito. Non sulla base degli iscritti ed aventi diritto nelle liste elettorali. 

L’astensione é un tema che assilla l’Europa intera per il distacco che si é creato in quasi tutti i paesi membri tra politica e cittadini, tra governi  e corpo elettorale. Le tematiche che hanno dato la stura al malcontento , ai dubbi,  se non alla critica radicale  sono: mondializzazione, globalizzazione, perdita di sovranità nazionale, identità territoriali contrapposte a identità nazionali,  sentimenti contrastanti circa ingiustizia sociale e e misure di riequilibrio attraverso la leva fiscale e /o la redistribuzione dei redditi.           Tutto questo può determinare nella classi  a bassa scolarità una forte astensione.

I rischi, oltre ad un populismo di bassa lega,  sono oggi rappresentati dagli effetti provocati da una rigidità eccessiva che rischia di condurci ad una deflazione strutturale.             Intendo dire con ciò che a fronte di un debito elevato , sia pubblico , che privato, il rischio c’è che i prezzi delle merci e dei servizi collassino.  Al contrario di quello che si ritiene , il valore delle passività resterebbe allo stesso livello,  impedendo di fatto il rientro. I bilanci cioé restano passivi e larga parte delle attività chiudono. Per le famiglie il problema é           l’erosione dei risparmi,   la  perdita di valore dei beni (casa, investimenti mobili, ecc.) ed infine la perdita delle entrate a causa della disoccupazione galoppante.

Ora , non é con l’immissione di liquidità che và a coprire l’indebitamento delle banche che risolviamo il problema. I bassi tassi d’interesse praticati sia in USA dalla FED , che in Europa dalla BCE,  non sono sufficienti.   Per rilanciare l’Europa occorre uno vero scatto di reni della Politica con la P maiuscola.  Per lo sviluppo dell’economia reale occorre la vecchia ricetta Keynesiana.  La vecchia idea che la BCE debba avere come unico obiettivo la salvaguardia dall’inflazione , la vecchia idea tedesca , nata in reazione all’iperinflazione degli anni ’20, deve essere superata. Occorre aiutare l’economia reale a riprendere vigore. Occorre cioé che lo Stato, l’Europa intera intervenga per rilanciare l’economia dell’Eurozona. Solo con interventi mirati ed adeguati allo sviluppo ed alla crescita  si può ragionevolmente sperare di uscire dalla crisi alla fine del prossimo triennio/quinquennio. Perché questo possa divenire realtà , come scrivo ormai da mesi ,  la politica economico-finanziaria della Germania deve cambiar rotta. Se no ci ritroveremo come il Giappone degli anni ’70 che ha subito una deflazione paurosa per oltre 15 anni!

Eccoci dunque arrivati  al capitolo speranze. Come sapete seguo con molto interesse lo svolgersi delle ultime battute delle elezioni presidenziali francesi.  La vittoria di François Hollande sembra  divenire sempre più probabile.  In realtà la stessa politica tedesca sembra prepararsi all’inevitabile. Franz Steinemer presidente dell’SPD ha dichiarato al Bundestag pochi giorni fà;  “sarà bene che in Germania ci  abituiamo all’idea che Hollande sia il prossimo presidente francese”. Fedele alla linea della Cancelliera Merkel,  la CDU continua ben inteso a sostenere pervicacemente Sarkozy. Ma ormai il rischio di dover rinegoziare il patto fiscale di Mastricht ,come previsto e richiesto da Hollande, in caso di vittoria socialista, è preoccupante . Pur avendo rifiutato un incontro con Hollande ,cosa inedita nella politica tedesca , la Merkel ha ricevuto discretamente Karine Berger e Valèrie Rabault, due economiste del team di Hollande. Non c’é dubbio che il messaggio é stato recapitato alla Merkel.  Dal 7 Maggio, in caso di vittoria e nei 100 gg. seguenti , la politica europea subirebbe un’accelerazione notevole.  Ed i tedeschi ,a fronte di un duo franco -italiano deciso a rimboccarsi le maniche per far decollare la politica del lavoro, dell’occupazione , in ultima analisi del rilancio e della crescita,  poco potrebbero fare per opporsi. La responsabile delle relazioni franco-tedesche, in seno al più importante think-tank berlinese , Claire Demesmay, ritiene che in rapporto al 2007 ,dopo la vittoria di Sarkozy , Hollande oggi  sia più preparato e più pronto a lavorare con la Germania.

Il problema , oltre al riaggiustamento ed un’ accelerazione della politica europea , é anche temporale. In generale occorre  un certo rodaggio affinché le nuove équipes possano iniziare a produrre risultati concreti.  Questa volta  purtroppo, vista la situazione di stallo con cui l’intera Europa si confronta,  di tempo non ce n’é.  Quindi occorrerà rapidamente trovare un modus operandi prima , per poter realizzare un modus vivendi  dopo.

Un’altro aspetto di cui si farà bene a tener conto sono le ripercussioni che la vittoria socialista in Francia provocherà sui mercati. Nonostante alcune prese di posizione recenti , favorevoli alle tesi di Hollande,  da parte del Financial Times, la finanza non vede di buon occhio i socialisti al potere. Ciò in quanto le proposte di controllo sulla speculazione e la tassa sulle transazioni proposte,  non sono ben viste. Pare inoltre che  le 3 società anglosassoni che controllano il rating mondiale , ed in particolare Mody’s,  abbiano già pronto un comunicato per il dopo elezioni. Di questo ha  parlato lo stesso Hollande.         Pare che il tenore di questo fantomatico comunicato sia improntato ad un “sentiment” molto negativo e potrebbe comportare un’ulteriore riduzione del rating della Francia.  E’ evidente che una tale mossa potrebbe condurre ad uno “show down”, uno scontro definitivo ed epocale tra società di rating  ed Unione Europea , accelerando di conseguenza la creazione della tanto discussa società di rating europea. Ancora una ventina di giorni tra montagne russe delle borse mondiali e prese di beneficio e poi vedremo il da farsi.

Buona vita a tutti.

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Una risposta a RISCHI E SPERANZE

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto and commented:
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