ART.18, MARCHIONNE, ITALIA VS. SPAGNA……QUANTE BALLE


spagna

spagna (Photo credit: marettay Maurizio Mori)

Icon of autostrada A13, Italy. Español: Símbol...

Icon of autostrada A13, Italy. Español: Símbolo de autostrada A13, Italia. Italiano: Simbolo dell'autostrada A13, Italia. (Photo credit: Wikipedia)

Fiat 600d.JPG

Fiat 600d.JPG (Photo credit: peterharding)

Quante balle occorre sorbirsi da questi tecnici, politici, giornalisti che compongono e proiettano  una società   sull’orlo del baratro.  Sì amici miei,  perché  di balle cosmiche si tratta, ma nessuno ha il coraggio di affermarlo .

Per quanto attiene l’art.18 é talmente evidente che forse non sarebbe il caso di scriverne . Se non fosse che anche i professori commettono errori. La ministra Fornero, comportandosi da professore universitario quale é, dimentica che la società italiana e  le rappresentanze sindacali non hanno necessità di ulteriori chiarimenti né diretti, nè indiretti. Ritrattare punti negoziali al termine di una trattativa per apparire e sentirsi più bravi, o “smarter”,come direbbero i “pret à penser”, dimostra che sono dei teorici, ma che di negoziazione questi, non hanno la men che minima idea. Non so chi abbia avvallato, o  chi sia stato tirato per la giacca, ma il Professsore ha perso una buona occasione per tacere e non prestarsi ad una “operazione berlusconiana”. Lui non può permettersi di dichiarare di essere stato frainteso dall’alto della sua accademia. Comunque l’art.18 é una pura “stronzata” .  Non serve a niente, non impedisce certo gli investimenti in Italia, non modificherà di una virgola la congiuntura occupazionale. E proprio questo é il punto, non si comprendono le ragioni per andare ad incartarsi su un simile tema quando l’art.18 é un elemento insignificante nel complesso della riforma del lavoro.  In senso pratico.   In senso ideologico colpisce al cuore la parità del fattore lavoro in rapporto al capitale.   E  non risolve certo, né migliora quella del  capitale.

Marchionne. La continuazione del paradigma con gli stessi mezzi. Ho già scritto in proposito della perdita di credibilità del nostro “grande manager”, quanto a richiedere aiuto alla Commissione Europea per aiutare i tre porcellini generalisti (Fiat, PSA, Renault) a chiudere alcuni impianti europei adducendo la balla della sovracapacità del vecchio continente. Balle , solo balle, e chi ha contestato questa visione é stato proprio il grande Manager della Volkswagen.  L’associazione dei costruttori d’auto europea,  di cui il Marchionne aveva appena avuto l’investitura a presidente, ha dal canto suo smentito che la richiesta fosse stata espressa in loro nome.  La Fornero farebbe meglio a studiare gli effetti e gli squilibri delle delocalizzazioni produttive. Comprendo che sia di Torino, ma come Monti intelligentemente ha dichiarato, il gruppo Fiat può investire dove più ritenga opportuno, ma perdendo ogni situazione di privilegio passata, presente  e futura. 

Inoltre ci ha già pensato il grande Manager a mettere in ginocchio il settore auto in Europa; 40% in meno di vendite in Italia, 23% in meno in Europa. Il brand image distrutto. Fiat non é più percepita come  l’auto degli italiani in senso lato e stretto .        Forse questi grandi “financial controllers” prestati alla direzione, riusciranno a ridurre il costo delle loro auto in Serbia , o in Polonia, ma poi a chi le venderanno? Già in USA hanno compreso che le delocalizzazioni impoveriscono nel medio-lungo termine il paese della casa madre. Ma a questo punto, forse, la casa madre per Marchionne é già a Detroit.

Il problema di quest’Italia sono gli investimenti. Sono 12 anni che non si investe e si permette ai vari oligolopolisti, alle grandi famiglie italiane di arricchirsi con contratti “generosi” in netto contrasto con la legislazione europea .Vedi ad esempio il contratto che assicura ai Benetton la concessione delle Autostrade italiane fino al 2036 ,quando le concessioni nel quadro UE  non possono oltrepassare i 10 anni. Passera se é presente a sè,  batta un colpo! Basterebbe rendere efficace  la normativa europea. O si invoca l’Europa solo a fasi alterne. Si attende ancora il lavoro sulle liberalizzazioni serie. Dei taxi ce ne fottiamo. TV, Banche, Autostrade, Energia, Raffinerie ecc,ecc.

Veniamo al confronto debitorio-finanziario-economico piuttosto stupido a cui siamo sottoposti  quasi  quotidianamente tra  Italia e Spagna.  Un confronto che presenta nel contempo dati simili e dati contrastanti nel quadro di una congiuntura che vede entrambi i paesi arrancare dal punto di vista sociale e patrimoniale.  Un dato che differenzia in modo sostanziale  la  situazione é il seguente:  l’Italia presenta un debito pubblico  su PIL del 120% ed un debito privato del 76%. La Spagna un debito pubblico  su PIL del 64% ed un debito privato che é de 174%.

Ciò significa che nel medio termine la situazione spagnola si presenta spaventosa perché se famiglie e società sono così ampiamente indebitate, sarà ben difficile risolvere la situazione anche per lo Stato. Le grandi banche spagnole hanno tutte speculato facendo indebitare in maniera esponenziale le famiglie. Ma oggi con una disoccupazione giovanile del 41% e del 32% quella generale, sarà molto difficile riuscire a riprendere fiato. La stessa situazione politica in Spagna è oggi in stallo. Le elezioni non hanno prodotto miracoli.        Il Partito Popolare ha la maggioranza in Parlamento e nelle maggiori regioni.  Il regionalismo spinto ha prodotto solo disastri e non ha portato i frutti sperati, fatta astrazione  per la Catalunia.  Hanno prodotto deficit spaventosi.   In Andalucia, con le elezioni di domenica scorsa  i socialisti resteranno al governo. Unico bastione socialista. Ma la società spagnola stà interrogandosi ancora sullo sviluppo scellerato che il paese ha avuto nell’ultimo decennio e che oggi rischia di crollare come un castello di carte sotto il peso di una gigantesca colata di cemento che ha distrutto le coste spagnole e creato migliaia di abitazioni vuote ed invendibili.   

Anche in Spagna il governo impone riforme e sacrifici. Il problema resta la creazione di posti di lavoro . Un problema con cui dovremo  tutti confrontarci   per il prossimo triennio. L’Europa deve poter modificare la propria politica  delle relazioni industriali. Deve mettere mano ad una politica industriale comune , ovvero europea, capace di dare nuovo slancio al continente e superare il rischio di smantellamento , o di svalutazioni competitive che la distruggerebbero.   Nessun paese, neanche la Germania, può permettersi di non ascoltare. Il 63% delle merci tedesche é venduto in area UE. Se il mercato  cede,  tutti perderemo ,questione di tempo.

Quindi due sono i grandi temi politci da affrontare entro la fine del 2012 ; l’armonizzazione delle politiche fiscali nazionali a livello continentale ed  il lancio di una politica industriale capace di rilanciare l’occupazione.  Senza uno sforzo immediato in tal senso,  il rischio di una disgregazione é molto elevato.  Basta con interventi finanziari a pioggia sugli istituti di credito, occorre fare arrivare liquidità a valle  obbligando le banche, almeno nella misura  del 50%. Lanciare investimenti in nuovi settori economici.   Basta con interventi di sostegno a settoti obsoleti i cui imprenditori peracottari delocalizzano in Romania, Serbia , Turchia, Polonia. L’auto stessa, intesa in senso Fiat, é  obsoleta. La progettualità e la tecnologia sono oggi tedesche perché loro hanno investito, non hanno tirato a campare, non hanno chiesto denaro pubblico, non hanno delocalizzato e soprattutto non hanno licenziato e chiuso unità produttive facendo passare il tutto come inevitabile frutto della modernizzazione. No, “hic sunt leones” dovremmo mutarlo ad onore di Marchionne   in “hic sunt peones”.

Buona vita a tutti.

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3 risposte a ART.18, MARCHIONNE, ITALIA VS. SPAGNA……QUANTE BALLE

  1. exult49 ha detto:

    Il problema Fausto é il livello enorme di disoccuppati sia giovani che non. Non si tratta di furbizia , ma di semplice sopravvivenza. Il sussidio non supera i 600 euro ed è limitato nel tempo. Molti giovani spagnoli stanno andandosene dal paese per cercare “fortuna” all’estero, come negli anni ’50 . Occorre seriamente rivedere le misure di rilancio dell’occupazione, occorre creare nuove politiche per il lavoro che é ormai “il problema ” in tutta Europa. Occore rilanciare dal basso , non con interventi dall’alto. La demografia in Germania ed in Italia é disastrosa. I giovani (14 /29 anni ) in entrambi i paesi rappresentano un misero 15% sul totale.
    Smettiamola di tassare le retribuzioni e cominciamo seriamente a tassare le rendite come in tutti i paesi europei evoluti. Per rilanciare il lavoro occorrono investimenti che possono essere effettuati solo con una redistribuzione più equanime della ricchezza nazionale. Buona vita

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  2. fausto ha detto:

    Leggendo qualche notizia sulle riforme spagnole, ho però notato che il loro governo intende mantenere forti i sussidi per disoccupati ed inoccupati. Sono abbastanza furbi da capire che non è una buona idea creare degli affamati. In Italia abbiamo questa furbizia? Non so.

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  3. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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